"Operazione Haiti": quando il Cuore comanda sulla Ragione.
Dussich (Comites RD) e Prudenza (Ctim Boca Chica) descrivono il loro pericoloso viaggio nel paese più povero del Caribe

Il presidente del Comites di Santo Domingo,
Paolo Dussich, Gianni Pudenza e Livio Franzoni
in uno degli orfanotrofi di Haiti.
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11.04.2010 - Partiamo per Haiti venerdi pomeriggio da Santo Domingo.
Ci dirigiamo speditamente verso Baní Azua e Barahona percorrendo la costa, dopo di che verso l'interno in direzione Jimaní cittá di frontiera con la vicina Haiti fiancheggiando il salato lago Enriquillo.
Arriviamo a Jimaní alle 7 di sera, prendiamo contatto con l'autista che ci porterá ad Haiti facendoci anche da interprete-guida, si chiama Lelys .
La frontiera é ormai chiusa da un paio d'ore e riaprirá l' indomani alle 8.
Pertanto Lelys Camilo ci aiuta a trovare alloggio in un albergo chiamato Jimaní ed a mettere qualcosa nello stomaco.
E cosí facciamo, mangiamo ci corichiamo presto per poterci alzare di buon'ora ed essere tra i primi a Mal Paso,
il posto di frontiera.
Di confortevole non abbiamo trovato assolutamente nulla né la locanda ne tantomeno il cibo, per fortuna comunque io dormo e ne sa qualcosa il camerata di turno Livio.
Il nostro viaggio ha come scopo andare ad Haiti e vedere il da farsi in quanto tra una ventina di giorni arriverá dall'Italia un conteiner contenente cibo raccolto a Verona da amici di Paolo Dussich dalla Protezione Civile di San Giovanni Lupatoto Verona e la Fe.Na.L.C. (Federazione Nazionale Liberi Circoli) Comitato Zonale di VR VI RO BS TV rappresentati dall’amico Luciano Tedeschi, padre di Fabio, della DIV, Distribuidora Italiana de Vinos di Santo Domingo e destinato agli infelici sopravvissuti che hanno subíto il 12 gennaio scorso danni e perdite per un tremendo terremoto.
Abbiamo dei contatti con degli italiani che ci aiuteranno a capire un poco la situazione.
La nostra delegazione é composta da: Paolo Dussich, Presidente del Comites della Circoscrizione Republica Dominicana, Haiti, Jamaica ed isole minori nonché Delegato Nazionale del C.T.I.M del Ministro per gli Italiani nel Mondo Mirko Tremaglia in Rep . Dominicana e Panama; Livio Franzoni un imprenditore bresciano che ha ad Haiti
del macchinario per il movimento-terra in uso ad una societá coreana che sta costruendo una centrale elettrica a Port-Au-Prince.
Lelys il nostro autista-guida ed io.
Sabato mattina presto dunque partiamo per Mal Paso, posto di confine che dista un paio di chilometri da Jimaní.
Qui, in cammino verso la frontiera come in cittá abbiamo trovato veicoli pesanti parcheggiati in ogni dove, allo stesso modo il mattino i 2 chilometri
che ci separano dal posto di frontiera, sono coperti da una colonna ininterrotta degli stessi.
Ci sono camion e container che attendono l'apertura della frontiera alle 8 in punto. Per fortuna noi abbiamo il “nostro” Lelys bvf che
in pochi minuti percorre questo tratto insinuandosi in una striscia strettissima con a destra i mezzi pesanti ed a sinstra
un fittissimo cespuglio di rovi facendoci risparmiare chissá quanto tempo.
Al posto di controllo dominicano vengono espletate le formalitá doganali nostre e del veicolo su cui viaggiamo poi ci dirigiamo
verso il posto di controllo haitiano non senza essere fermati almeno 3 o 4 volte peró sempre con cortesia da parte di tutti.
Fiancheggiamo l'altro lago salato chiamato Etang Saumatre popolato da tante anatre ed anatroccoli e percorriamo la strada
che ci condurrá sino alla capitale Port-au-Prince che dista una sessantina di chilometri.
Lungo il percorso incontriamo i tipici mezzi di trasporto haitiani multicolori, come li chiamano loro Le Tap Tap, stracarichi di gente e di animali domestici
penzolanti vivi dai tettucci.
Alla frontiera ed anche prima di essa i camions verso Haiti sono carichi e con i sigilli ai portelloni, al ritorna da Haiti, vuoti
e con un portellone spalancato sulla fiancata per consentire, ad ogni posto di controllo,di ispezionarlo senza che l'autista
debba scendere ad aprirlo.
Avvicinandoci alla capitale si cominciano a vedere piccole costruzioni crollate, tendopoli multicolori di terremotati ed automezzi
delle Nazioni Unite coi soldati dai Caschi-blu di tante nazioni : Giapponesi, Peruviani, Nepalesi, Cinesi, Cubani, Brasiliani e tanti
altri, abbiamo incrociato anche una “Campagnola” dei Carabinieri.
Entrando in cittá si cominciano a vedere palazzi di 2-3 4- piani scivolati in avanti e crollati su pilastri sottili che sembrano fuscelli,
a volte l'impressione é che pesassero troppo su quei deboli pilastri . Aumentano di dimensione le tendopoli che occupano in cittá tutto lo spazio disponibile, piazzali stradali, aiuole, giardini pubblici e privati e financo marcipiedi.
Alle 9 ora locale arriviamo puntuali all'appuntamento con Paolo Chilosi un ingegnere romano presente sull'isola da oltre 30 anni
che ci ospita nel suo ufficio e col quale si comincia a parlare degli aiuti provenienti dall'Italia .
Di li a poco giunge la responsabile di uno de due orfanatrofi che visiteremo, Madame Yvelise Plantin e poi Vladimir un collaboratore e referente di Paolo Chilosi, il quale
ci dice di avere varie relazioni con organizzazioni internazionali umanitarie .
Tutti assieme ci rechiamo dunque all'orfanatrofio di Madame Plantin dove un nugolo di bambini ci viene incontro festosi .
Li fuori c'e' un automezzo bianco delle Nazioni Unite che accompagna 3 francesi con maglietta nera, tipo quella che usa il nostro Bertolaso,
col bordino tricolore e lo scudetto sul braccio blu-bianco-rosso . Vedo scaricare vari sacchi di aglio di provenienza argentina .
C'é un po' di disordine in giro nel cortile e giardino e mi viene detto che gli ospiti sono poco meno di 100, tra maschietti e femminucce,
la loro eta' va dai 6 ai 12 anni all'incirca . Vengono chiamati a raccolta tutti i bambini e viene intonato un coro un poco triste.
Facciamo alcune fotografie lasciamo parte dei vestiti raccolti da Ivo Bellassini a Boca Chica e da Paolo che abbiamo portato con noi dalla Republica Dominicana.
Ci congediamo con un po' di tristezza da quei bambini dagli occhi neri neri e grandi grandi.
Montiamo in auto e ci rechiamo presso un altro orfanatrofio che ci viene detto gestito da tre sorelle giunte ad Haiti tre giorni dopo
il terremoto. Si pensava fossero italiane, ci viene incontro una di loro che parla italiano ma di li a poco mi dice che é di Lugano, e
si chiama Michela. E' giovane e bella, dai modi molto educati e gentili dall'aria peró molto stanca.
Parla molto bene l'italiano quasi privo del tipico accento ticinese.
L'orfanatrofio da lei diretto ospita 116 bambini tra maschi e femmine grosso modo dai 6 ai 12 anni. Sempre dolce, sorridente ed
entusiasta col suo UAU. ad ogni buona occasione.
Distribuiamo il rimanente dei vestiti e un poco di cibo, facciamo indossare alcune magliette Came- Dussich e facciamo alcune fotografie
coi bambini allegri e sorridenti nonostante tutto.
Stappiamo una bottiglia di ottimo Chardonnay gentilmente regalato da Fabio Tedeschi accompagnato dall'immancabile UAU di Michela e ce la beviamo in buona compagnia.
Noto che qua i bambini e le bambine stanno divisi in due gruppi.
A questo punto Michela si aggiunge alla compagnia e tutti assieme ci rechiamo in collina a Petion-ville da una cortese signora che ci ospita a casa
e con la quale si conversa dei bambini orfani, della possibilitá di costruire delle casette prefabbricate, e del fatto che pare lei abbia un terreno
e sarebbe disponibile a darlo a Michela per i suoi bambini.
Si parla un po’ in francese, un po’ inglese, un po’ spagnolo, e un po’ italiano... speriamo di esserci capiti.
Madame Roi e' molto cordiale ed ospitale, dai modi molto gentili e signorili che denotano una certa classe.
Ci congediamo da Madame Roi dopo avere assaggiato degli stuzzichini di pesce caldo e freddo veramente deliziosi.
Non lontano ci rechiamo a pranzo in un ristorante chiamato Fior di latte, gestito da Beatrice, una signora di Locarno con la quale scambio
due parole in dialetto che mi fanno sentire sempre bene. Peccato non avere fatto lo stesso con Michela...ma magari lei non parla l'insubrico.
Ci congediamo da tutti loro con un ..arrivederci
La sera prendiamo alloggio nell'hotel Ibo Le Le, arrivando troviamo nel parcheggio fronte l'hotel una quindicina di automezzi bianchi con la scritta N.U.
evidentemente vi alloggiano alcuni funzionari delle Nazioni Unite. Lungo la strada abbiamo visto alcune costruzioni crollate.
Dall'hotel si gode una vista fantastica dato che sta in collina e da li si vede tutta la citta' sottostante illuminata.
La sera usciamo per andare nuovamente nella parte bassa della citta'.
Ad un certo punto percorrendo una strada ci colpisce un telo luminoso video , sembra un telo cinematografico o televisivo, noi lo vediamo da dietro, e cioe'
dalla strada , ci fermiamo incuriositi, scendiamo dall'auto e veniamo subito colpiti da un forte odore acre dolciastro che sale dalla tendopoli sottostante tre metri circa.
C'e' un parapetto, ci affacciamo, e vediamo una sorta di cinema all'aperto a sinistra e un predicatore che parla ad una piccola folla a destra; nel mezzo capannelli di
persone che chiaccherano molte camice bianche gli uomini le donne vestite varicolori, e' sabato sera. Dietro attaccata la loro tendopoli.
Ci stiamo allontanando quando vediamo una scritta che dice: Il Vigneto Ristorante Italiano e Pizzeria. Non ostante l'odore, decidiamo di entrare , che' dentro magari
non si sente . Entriamo e' cosi' e', l'inferno e' poco lontano da noi , fuori.
C'e' ancora poca gente, prendiamo posto, e di li a poco viene al nostro tavolo il proprietario, un giovane siciliano di nome Fabrizio dai modi molto affabili e gentili
tante' che Lelys si siede ad un altro tavolo pensando che fosse nostro amico e commensale. Cidice di avere avuto pochi danni materiali dal terremoto e di avere sistemato
rapidamente il tutto. Passiamo una bella serata , conosciamo un messicano che lavora per una compagnia elettrica .....? ma soprattutto ci beviamo la solita bottiglia
che ci siamo portati , mentre un'altra l'abbiamo regalata a Fabrizio, con l'ambasciatore di Argentina ad Haiti, un uomo molto allegro e simpatico, chiede di dove siamo,
e quando gli dico che vengo da Milano, mi dice che lui vi e' nato , penso all'origine italiana di molti argentini, sembra leggermi nella mente ed aggiunge:"mio padre era
Console a Milano."
Scambiamo anche delle opinioni con Fabrizio e mi colpisce quando manifesta la sua inquietudine quando ai dannificati dal terremoto verra' tolto il pasto ed il bere
quotidiano gratis, allora dice " se ne potranno vedere di cose..". Manifesta anche una critica all'ambasciatore Italiano che pochi mesi fa ha fatto visita ad haiti senza a suo
dire incontrare la comunita' italiana la esistente. Piu' tardi e' arrivato un gruppo di "bolivariani"con le loro camice rosso-amaranto, la gente venezolana di Ugo Chavez.
Mi sarebbe piaciuto scambiare quattro parole con loro sugli aiuti ai terremotati ma l'ambasciatore argentino ha avuto la meglio.
Ce ne andiamo abbastanza tardi ma non tanto da rinunciare di gironzolare ancora un po nella notte per la citta' con le sue rovine, i soldati delle N.U. ormai tutti in borghese
alla ricerca di case con fuori una lampadina rossa, locali equivoci in cui pero' si sa gli stranieri ,civili o militari, trovano da divertirsi. Qua si ritrova la storia di sempre da Tombolo
al Viet-Nam dall'Afganistan ad Haiti e... la vita continua..
Entriamo in una discoteca, ed incontriamo un simpatico salernitano, Vito che lavora per una ditta italiana in appoggio alla nostra " Cavour".
Abbiamo sempre con noi una bandiera e Vito quando la vede ci dice di metterla a una parete dove ve ne sono altre: una dominicana, una Haitiana , ed una francese e cosi'
facciamo, ci assicura che periodicamente ci mandera' una foto a garanzia del suo impegno che nessuno la tolga.
Ci salutiamo scambiandoci gli indirizzi elettronici e ce ne andiamo da un'altra parte e poi in hotel a riposare.
L'indomani mattina guardo il panorama dalla stessa terrazza della sera prima e lo trovo ancora molto bello.
Scendiamo verso la citta bassa e' domenica ed incontriamo molta gente con rami di palme arrotolate a ricciolo e ci ricordiamo che stiamo entrando nella Settimana Santa.
Ed e' solo oggi, goirnata domenicale con meno gente ed auto per le strrade, che ci rendiamo conto veramente della vastita' del disastro.
Percorriamo la parte vecchia della capitale, qua le case crollate sono veramente tante , diciamo che la meta' delle case sono totalmente inservibili, arriviamo davanti al
palazzo del governo che e' imloso su se stesso con le cupole crollate , immagini che hanno fatto il giro del mondo, il parco circostante il palazzo e' pulito ed ordinato, non si vede
nessuno dentro. Di fronte un altro parco, adibito a grande tendopoli, la gente che vi si vede muoversi appare, nonostante l'immensa promiscuita', normale, si lavano,
si sbarbano, si pettinano si vestono come se nulla fosse . Lasciamo l'auto di fronte alla tendopoli ed attraversiamo la strada per fare alcune foto al Palazzo, tornamo all'auto
e la stessa gente di prima sembra quasi non vederci, nessuno ci chiede nulla , nessuno allunga una mano , bambini non se ne vedono quasi, chissa' dove sono i bambini...
Ci troviamo poi a percorrere una strada molto larga e rettilinea molto commerciale, li i crolli delle case sono veramente tanti, le costruzioni sono molto vecchie, molte case
sono fatte senza ferro con dei blocchi tenuti assieme forse solo da calce gesso e sabbia, le macerie sono state tolte dalla strada ma raccolte sui marciapiedi e sopra le
macerie la mercanzia in vendita dei negozi .
Si capisce bene che le macerie delle case crolate sono rimaste tutte li, nessuno ha ancora spostato nulla e sono trascorsi oltre 2 mesi dal sisma. Chissa' cosa aspettano.
In un ampio parcheggio vediamo stazionare molti automezzi pesanti adatti a demolizione e trasporo delle macereie hanno una scritta CNE, pare siano del governo, Livio
ci dice che anche 20 giorni prima erano li fermi. Lo stesso Livio ci dice spesso che non ha visto nessun cambiamento nella posizione delle macerie e Lelys conferma sempre.
Percorriamo la strada che fiancheggia l'aeroporto , vediamo atterrare un aereo militare da carico , un Hercules canadese. Fiancheggiante l'aeroporto dall'altro lato della strada,
un marciapie pieno di bancarelle di souvenir, percorro a piedi il marciapiede per vedere se riesco a spendere quei pochi gourde che avevo compèrato entrando ad Haiti alla frontiera,
niente da fare anche li i prezzi in dollari usa . Pertanto tra che i prezzi erano in dollari tra che gli stessi oggetti li trovo a Boca chica dove vivo a meno prezzo e vengono da Haiti,
insomma non e' stato fatto nulla per invogliarmi a comperare qualcosa e niente ho comperato.
Arriviamo al posto di frontiera di Mal Paso, entriamo a Jimani, dove ci congediamo dal nostro insostituibile accompagnatore interprete-autista Lely e ci dirigiamo verso Santo Domingo.
I posti di blocco dominicani sono numerosi, si rallenta ci si ferma , si abbassa il finestrino , si aspetta la domanda ogni volta differente ci guardano fissi dopo la risposta e poi via.
Durante il viaggio sino alla capitale veniamo tutti quanti presi da molti dubbi ed interrogativi a cui non abbiamo saputo dare una risposta, quando arrivera' il container e dovremo
accompagnarlo ad Haiti magari avremo le idee piu' chiare.
Livio ci ha spesso detto che la cosa migliore da farsi per aiutare gli infelici Haitiani e' quella di mandare qualche nave
carica di chiodi martelli tavole di legno e lastre di zinco e con questi mezzi fargli costruire le loro case. Non mi sembra una cattiva idea anzi..
Arrivati a Santo Domingo ci salutiamo ed ognuno prende la direzione della propria casa. Chissa' cosa ci siamo portati dentro di cio' che abbiamo visto. Certo e' che ho
cominciato ad usare l'esperessione :" bisogna vedere per capire" tanto per non dire molto, forse perche' non sono certissimo di avere molto capito.
Le macerie ancora tutte li, la poca gente per strada la domenica mattina, la quasi totale assenza di bambini per le strade, la gente che ti guarda e non ti dice e chiede nulla,
i bottegai che non fanno nulla per invogliarti a comperare le loro carabattole, le signorine che si offrono a prezzi da Panama, tutto cio' a me che vivo nei caraibi da molti anni
fa una certa impressione. Chissa' cosa riserva il futuro a questi infelici..? francamente credo molto poco.
Intanto mentre sto terminando di scrivere questo mio diarietto di viaggio , un forte acquazzone rinfresca la serata, ma il pensiero subito corre alle tendopoli che cosi dove sono
ubicatre non sopporteranno 3 giorni di queste piogge torrenziali , e la " temporada ciclonica "...si sta avvicinando....