TESTO
INTEGRALE
Il discorso
di fine anno del presidente della Repubblica
Gli auguri agli italiani
31.12.08
- Questa vigilia del nuovo anno è dominata,
nell'animo di ciascuno di noi, dallo sgomento
per le notizie e le immagini che ci giungono
dal cuore del Medio Oriente. Si è riaccesa
in quella terra una tragica spirale di violenza
e di guerra. Una spirale che va fermata. Lo
chiedono l'Italia, l'Unione Europea, le Nazioni
Unite, il Pontefice: sentiamo oggi, mentre
vi parlo, che questo è il nostro primo
dovere, riaprire la strada della pace in una
regione tormentata da così lungo tempo.
Parto di qui per rivolgere il mio tradizionale
messaggio di auguri a voi tutti, italiani
di ogni generazione e di ogni condizione sociale,
residenti nel nostro paese e all'estero -
ai servitori dello Stato, ai civili ed ai
religiosi operanti per il bene della comunità,
alle forze dell'ordine e alle Forze Armate,
e con speciale calore e riconoscenza ai nostri
militari impegnati in missioni difficili e
rischiose per garantire la pace e sradicare
il terrorismo nelle regioni più critiche.
Nel rivolgervi questo augurio, non ignoro
la forte preoccupazione che ci accomuna nel
guardare all'anno che sta per iniziare. Un
anno che si preannuncia più difficile,
e che ci impegna a prove più ardue,
rispetto alle esperienze vissute da molto
tempo a questa parte. Nel corso del 2008 è
scoppiata negli Stati Uniti d'America una
sconvolgente crisi finanziaria, che ha investito
molti altri paesi, anche in Europa, e che
sta colpendo l'intera economia mondiale. Dobbiamo
guardare in faccia ai pericoli cui è
esposta la società italiana, senza
sottovalutarne la gravità : ma senza
lasciarcene impaurire. L'unica cosa di cui
aver paura è la paura stessa. Vorrei
in sostanza parlare questa sera con voi il
linguaggio della verità, che non induce
al pessimismo ma sollecita a reagire con coraggio
e lungimiranza. Sono convinto che possiamo
limitare le conseguenze economiche e sociali
della crisi mondiale per l'Italia, e creare
anzi le premesse di un migliore futuro, se
facciamo leva sui punti di forza e sulle più
vive energie di cui disponiamo. A condizione
che non esitiamo ad affrontare decisamente
le debolezze del nostro sistema, le insufficienze
e i problemi che ci portiamo dietro da troppo
tempo.
Facciamo della crisi un'occasione per liberarcene,
guardando innanzitutto all'assetto delle nostre
istituzioni, al modo di essere della pubblica
amministrazione, al modo di operare dell'amministrazione
della giustizia. C'è ragione di essere
seriamente preoccupati per l'occupazione,
per le condizioni di chi lavora e di chi cerca
lavoro, e per le famiglie più bisognose.
E c'è da esserne preoccupati in special
modo guardando al Mezzogiorno, che non ha
fatto i passi avanti necessari e rischia di
essere più di altre parti del paese
colpito dalla crisi, se non vi si dedica l'impegno
che ho di recente sollecitato con forza.
L'occupazione in Italia è, da diversi
anni, cresciuta. Ma ora è a rischio.
Mi sento perciò vicino ai lavoratori
che temono per la sorte delle loro aziende
e che potranno tutt'al più contare
sulla Cassa Integrazione, così come
ai giovani precari che vedono con allarme
avvicinarsi la scadenza dei loro contratti,
temendo di restare privi di ogni tutela. Parti
sociali, governo e Parlamento dovranno farsi
carico di questa drammatica urgenza, con misure
efficaci, ispirate a equità e solidarietà.
Mi sento, egualmente, vicino alle famiglie,
specie a quelle numerose, o che comunque fanno
affidamento su un solo reddito, sulle quali
pesa la difficoltà per le donne di
trovare lavoro, e che non hanno abbastanza
per soddisfare bisogni fondamentali : e quelli
che ne soffrono di più sono i bambini.
Hanno fatto scalpore nei giorni scorsi le
statistiche ufficiali sulla povertà
in Italia : ed è parola che esitiamo
a pronunciare, è realtà non
semplice da definire e da misurare. Sono comunque
troppe le persone e le famiglie che stanno
male, e bisogna evitare che l'anno prossimo
siano ancora di più o stiano ancora
peggio. Dalla crisi deve, e può, uscire
un'Italia più giusta. Facciamo della
crisi un'occasione per impegnarci a ridurre
le sempre più acute disparità
che si sono determinate nei redditi e nelle
condizioni di vita ; per riformare un sistema
di protezione sociale squilibrato e carente;
per elevare, a favore dei figli delle famiglie
più modeste, le possibilità
di istruzione fin dai primi anni e di ascesa
nella scala sociale. Ci sono stati in questi
mesi dibattito e confronto in Europa e in
Italia sui temi del clima e dell'energia,
sui temi dell'innovazione necessaria e possibile.
Lo sforzo che in questo momento va compiuto
per sostenere le imprese - grandi, medie e
piccole - che sono in difficoltà pur
essendosi mostrate capaci di ristrutturarsi
e di competere, non può essere separato
dall'impegno a promuovere indirizzi nuovi
per lo sviluppo futuro dell'attività
produttiva in Italia. Vanno in particolare
colte le opportunità offerte dalle
tecnologie più avanzate per l'energia
e per l'ambiente. Facciamo della crisi l'occasione
per rinnovare la nostra economia, e insieme
con essa anche stili di vita diffusi, poco
sensibili a valori di sobrietà e lungimiranza.
Ho, nel corso di quest'anno, levato più
volte la mia voce per sollecitare attenzione
verso le esigenze del sistema formativo, del
mondo della ricerca, e delle Università
che ne rappresentano un presidio fondamentale.
E' indispensabile, per il nostro futuro, un
forte impegno in questa direzione, operando
le scelte di razionalizzazione e di riforma
che s'impongono sia per ottenere risultati
di qualità sia per impiegare in modo
produttivo le risorse pubbliche. A ciò
deve tendere un confronto aperto e costruttivo,
al quale può venire un valido apporto
anche dalle rappresentanze studentesche, come
ho avuto modo di constatare in diverse città
universitarie, da Roma a Milano a Padova.
Facciamo della crisi un'occasione perché
l'Italia cresca come società basata
sulla conoscenza, sulla piena valorizzazione
del nostro patrimonio culturale e del nostro
capitale umano.
Spero di aver dato, almeno per qualche aspetto,
il senso dell'atteggiamento da tenere dinanzi
alla pesante crisi che si farà sentire
anche in Italia nell'anno che ora inizia.
Non spetta a me indicare quali decisioni vadano
prese in via immediata. Il governo è
intervenuto innanzitutto per porre il nostro
sistema bancario, che pure è apparso
meno esposto, al riparo da rischi gravi, e
si sta confrontando con ulteriori esigenze
di intervento, sul versante economico e sul
versante sociale. In seno al Parlamento -
la cui capacità di giudizio e di proposta
resta fondamentale nel nostro sistema democratico
- tocca a ognuno fare la sua parte, in un
clima di reciproco ascolto e senza pregiudiziali
chiusure. Nel far fronte alla crisi, l'Italia
non agisce da sola. Agisce come parte di quella
Europa unita che si conferma come non mai
un punto di riferimento essenziale : e siamo
orgogliosi di avere concorso con tenacia e
coerenza a costruirla. Tuttavia, l'Italia
è condizionata nelle sue scelte dal
peso dell'ingente debito pubblico accumulato
nel passato, e nessuno può dimenticarsene
nell'affrontare qualsiasi problema. Dobbiamo
considerare la crisi come grande prova e occasione
per aprire al paese nuove prospettive di sviluppo,
ristabilendo trasparenza e rigore nell'uso
del danaro pubblico. E' una grande prova e
occasione non solo per l'Italia.
La portata della crisi è tale da richiedere
imperiosamente il massimo sforzo di concertazione
tra i protagonisti dell'economia mondiale,
per definire nuove regole capaci di assicurare
uno sviluppo sostenibile, ponendo fine alla
frenesia finanziaria che ha provocato stravolgimenti
e conseguenze così gravi. Il mondo
in cui viviamo è uno, e come tale va
governato. Per l'Italia, la prova più
alta - in cui si riassumono tutte le altre
- è quella della nostra capacità
di unire le forze, di ritrovare quel senso
di un comune destino e quello slancio di coesione
nazionale che in altri momenti cruciali della
nostra storia abbiamo saputo esprimere. Ci
riuscimmo quando dovemmo fare i conti con
la terribile eredità della seconda
guerra mondiale : potemmo così ricostruire
il paese, far rinascere la democrazia, stipulare
concordemente quel patto costituzionale che
è ancora vivo e operante sessant'anni
dopo, creare le condizioni di quella lunga
stagione di sviluppo economico e civile che
ha trasformato l'Italia. E ci riuscimmo ancora
quando più tardi sconfiggemmo il terrorismo.
Dobbiamo riuscirci anche ora, a partire dall'anno
carico di incognite che ci attende. Ed è
una prova non solo per le forze politiche,
anche se è essenziale che queste escano
da una logica di scontro sempre più
sterile. Esse possono guadagnare fiducia solo
mostrandosi aperte all'esigenza di un impegno
comune, ed esprimendo un nuovo costume, ispirato
davvero e solo all'interesse pubblico.
E' una crisi senza precedenti come quella
attuale che chiama ormai a un serio sforzo
di corresponsabilità tra maggioranza
e opposizione in Parlamento, per giungere
alle riforme che già sono all'ordine
del giorno e che vanno condivise. Tutto ciò
è importante e tuttavia non basta.
Sono chiamate alla prova tutte le componenti
della nostra società, l'insieme dei
cittadini che ne animano il movimento, in
una parola l'intera collettività nazionale.
Questo è lecito attendersi dalle generazioni
che oggi ne costituiscono la spina dorsale
: un'autentica reazione vitale come negli
anni più critici per il paese. Lo spirito
del mio messaggio - italiane e italiani -
corrisponde alla missione che i padri della
Costituzione vollero affidare al Presidente
della Repubblica : unire gli italiani, tenendosi
fuori dalla competizione tra le opposte parti
politiche, rappresentando, col massimo scrupolo
d'imparzialità e indipendenza, i valori
in cui possono riconoscersi tutti i cittadini.
I valori costituzionali, nella loro essenza
ideale e morale. Il valore, sopra ogni altro,
dell'unità nazionale. I valori della
libertà, dell'uguaglianza di diritti,
della solidarietà in tutte le necessarie
forme ed espressioni, del rispetto dei ruoli
e delle garanzie che regolano la vita delle
istituzioni. Sento che questo è il
mio dovere, questa è la mia responsabilità.
E vi ringrazio per le manifestazioni di simpatia
e di fiducia, per gli schietti e significativi
messaggi che mi giungono da tanti di voi :
mi confortano e mi spronano. A voi che mi
ascoltate, a tutti gli italiani, a tutti coloro
che venendo da lontano operano in Italia nel
rispetto delle regole e meritano il pieno
rispetto dei loro diritti, un augurio più
che mai caloroso e forte per l'anno che nasce.
Per difficile che possa essere, lo vivremo
con animo solidale, fermo, fiducioso.
31
dicembre 2008