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Lettera aperta per la difesa e la promozione dell’italiano in sede europea


ASSOCIAZIONE NAZIONALE DI DIFESA DELLE LINGUE E DELLE CULTURE
ALLARME LINGUA allarmelingua@infinito.it C.P. 1265 – 34121 Trieste 3
Tel.: +39 335-5415595 ■ Fax: +39 02700448910

Gianluigi Ugo

Trieste, 26 Novembre 2011


Prof. Mario Monti
Presidente del Consiglio
Palazzo Chigi – ROMA


Oggetto: Lettera aperta per la difesa e la promozione dell’italiano in sede europea.

Signor Presidente del Consiglio,

l’associazione Allarme Lingua, che ho l’onore di presiedere, ha preso nota con grande interesse del fatto che, al Suo insediarsi a capo del Governo italiano, Lei ha dichiarato di voler rimettere l’Italia al centro dell’Europa e di questo gliene siamo, tutti, profondamente grati. Cogliamo pertanto l’occasione per attirare la Sua attenzione sullo stato di abbandono e di aperta discriminazione in cui si trova la nostra lingua in sede di istituzioni europee e riteniamo che, se l’Italia ha, finalmente, deciso di voler assumere il ruolo che le spetta, in seno all’Europa, farsi carico del problema della lingua risulta un atto dovuto e imprescindibile.

Nel corso dell’ultimo decennio, la negligenza delle autorità italiane di qualsiasi bordo politico, ha permesso l’instaurarsi, in sede europea, del cosiddetto trilinguismo, francese, inglese e tedesco, che ha fatto scadere l’italiano a lingua minore, allo stesso livello del maltese e del lettone. Il cosiddetto trilinguismo ha provocato, infatti, una valanga di discriminazioni nei confronti dell’Italia e dei cittadini italiani anche in termini di Servizi linguistici, di organizzazione di concorsi, di gare di appalti, di partecipazione a progetti di cooperazione con i Paesi terzi e di organizzazione di molteplici Servizi intermi alle istituzioni europee.

In un tale contesto, Allarme Lingua desidera affermare, con forza, che l’italiano, in sede di istituzioni europee, deve godere dello stesso trattamento delle lingue degli Stati Membri di equivalente peso demografico, politico, economico e istituzionale, deve disporre degli stessi Servizi e deve essere utilizzato in uguale misura e negli identici ambiti delle lingue ufficiali degli altri tre grandi Paesi d’Europa: Francia, Germania e Regno Unito. Si tratta di una questione di alto profilo tecnico che il Governo che Lei presiede non può esimersi dall’affrontare e risolvere.

Allarme Lingua desidera, peraltro, sottolineare che la questione linguistica europea non è una questione tra inglese e francese e che, in seno al processo di integrazione dell’Europa, non si tratta di scegliere “una” “sola” lingua di “comunicazione” tra i popoli europei. Si tratta, al contrario, di affermare e rendere operante la necessità, riconosciuta dai Trattati, di disporre di molteplici lingue di riflessione e di concepimento, di creare le condizioni per preservare l’identità europea e di garantire la partecipazione di tutti i cittadini e di tutte le civiltà, che compongono l’Europa istituzionale, al processo in corso, sulla base della democrazia, del rispetto reciproco e della corresponsabilità.

Tutto ciò ci conferma nella nostra convinzione che la battaglia per la difesa e la promozione dell’italiano è una battaglia a favore dell’Europa e non, solo, dell’Italia anche se all’Italia incombe il dovere di avanzare e far rispettare le sue ragioni. Riteniamo infatti che il processo di integrazione dell’Europa e gli stessi cittadini europei habbiano bisogno della dimensione umanistica e spirituale che l’italiano apporta nella riflessione e nel concepimento di nuove idee e strategie.

Sul piano interno, desideriamo, peraltro, stigmatizzare quanto avviene in varie università, con la completa sostituzione, in alcuni corsi di laurea, dell’italiano con l’inglese o l’affrancamento dalle tasse universitarie in favore della seconda, in caso di possibile opzione tra le due lingue, motivando il quanto con la crescente partecipazione di corsisti stranieri, non ritenendo per essi essenziale l’apprendimento dell’italiano all’interno del programma di corso, in evidente contrasto con quel processo di integrazione voluto invece, giustamente, per i lavoratori immigrati. Vedasi per tutti il caso del Politecnico di Torino, il cui rettore, per giunta, anziché una patria ramanzina, si è visto attribuire la poltrona di Ministro dell’Istruzione, facendo temere per l’identità futura della nostra scuola e delle nostre università, sempre più minacciate da un’internazionalizzazione che altro non è che un’anglofonizzazione graduale a senso unico che impoverisce progressivamente l’intera realtà culturale del nostro Paese.

Auspichiamo pertanto un ampliamento, dello studio delle lingue straniere nelle scuole italiane, che renda giustizia alle grandi lingue di cultura dell’Europa e che tenga conto della funzione formativa delle lingue, e, non, solo dell’utilità di disporre di una lingua di comunicazione spicciola. Liberi anche di preventivare un quadro internazionale futuro eventualmente meno favorevole all’egemonia linguistica anglosassone.

Attiriamo, infine, la Sua attenzione sulla necessità di rivedere il sistema scolastico italiano in direzione di quell’identità umanistica e classica che è, da sempre, alla base del pensiero logico forgiatore della migliore formazione scientifica e tecnica del nostro Paese.

Nell’auspicio che quanto sopra trovi il giusto riscontro in sede istituzionale, La prego di gradire Signor Presidente, i sensi della mia più alta stima,

 

Gianluigi Ugo
Presidente

Copia: Lega Nazionale, Trieste

Athena, Bruxelles

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6 Commenti

da:Isabelle.DE-LEE@ec.europa.eu
20 dic (3 giorni fa)
a: Redazione


Gentile Signore,
Ho letto ieri la lettera indirizzata a Mario Monti.

Ci leggo che, nelle Istituzioni europee, l'Italiano sarebbe ridotto allo statuto di lingua minore, cioè allo stesso livello del maltese e del lettone. In questa stessa categoria delle lingue ufficiali che non sono di lavoro, troviamo però anche lo spagnolo, il portoghese e il polacco. Con la loro storia, la loro diffusione su più continenti (per lo spagnolo e il portoghese) e il loro numero di locutori, si vede che queste non sono per niente lingue minori! Le Istituzioni hanno dovuto fare una scelta per raggioni pratiche di lavoro, ma le lingue che non entranno nella categoria "lingue di lavoro" non vengono considerate minori pertanto.

Capirà dal mio nome e cognome, e probabilmente anche da alcuni errori, che l'italiano non è la mia madrelingua. Ho studiato la Sua lingua per rispetto per la grandissima cultura che la caratterizza e Le posso assicurare che, nelle Istituzioni europei dove lavoro, la lingua italiana è parlatissima fra Italiani dell'immigrazione, Italiani dell'Italia di oggi e non-Italiani amanti di cultura italiana.

Cordiali saluti
Isabelle De Lee

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da: Giovanni Garibaldi
20 dic (3 giorni fa)

a Athena, Isabelle.DE-LEE

Gentilissima Isabelle DE-LEE,

la ringrazio per il suo intervento, e mi complimento per aver voluto imparare la mia lingua che ritengo pietra miliare per molte altre.

Non sono d' accordo con Lei, quando afferma che:

"Le Istituzioni hanno dovuto fare una scelta per raggioni pratiche di lavoro, ma le lingue che non entranno nella categoria "lingue di lavoro" non vengono considerate minori pertanto." .
Il termine "ragioni pratiche" non giustifica di escludere altre lingue che per Regolamento Europeo si trovano allo stesso livello delle "più parlate".
Probabilmente "ragioni pratiche" si spiegano con il fatto che sono molto più semplici e quindi più facili da applicare.

La semplicità non significa però "unicità di chiarezza" prestandosi molte volte a varie interpretazioni a seconda della convenienza.

Mi risulta che ben poche cause sono state "vinte" contro regelamenti scritti in lingua inglese.
A parte queste considerazioni che ci porterebbero lontani.

Io sarei soddisfatto se tutta la corrispondenza "da" e "per" la Comunità Europea sia nell' idioma nazionale, non considero giusto ne corretto inviare Leggi e disposizioni in solo lingua Inglese.

Una Nazione Membro deve poter interpretare nella propia lingua quello che gli si chiede/obbliga nell' interezza delle sfumature che un documento possa contenere in "buona" e "mala fede", solo leggendolo nella propia lingua potrà dare conseguentemente una adeguata risposta. In Sede europea, traducano i vari idiomi, non vedo una grande difficoltà ed un grande aggravio di costi.
Non trovo nemmeno giusto che un italiano debba scrivere un Curriculum o un concorso in Inglese. Mi domando, perchè?. Solo perchè è il più parlato? D' altra parte tutti gli idiomi più parlati sono quelli delle Nazioni di Conquistatori. Mi sono sempre domandato perchè negli Stati Uniti si debba parlare inglese, quando le Etnie al 2006 vedeva che la più numerosa era la tedesca (Tedeschi 50,7 milioni - Britannici 36,5 milioni - Irlandesi 36,5 milioni - Italiani 17,8 milioni - Francesi 11,8 milioni., ecc) ed anche perchè tutti i "Lidi Fiscali" debbano essere Inglesi. Semplici Curiosità. Comunque è luogo comune che si dica "Se vai in inghilterra e muori di sete, e chiedi un bicchiere d'acqua non in perfetto inglese, non te lo servono". Questo comunque è solo folklore.

Però i regolamenti sono chiari, "tutti gli Stati Menbri sono uguali e quindi si accettino come tali e non renderli "schiavi di un idioma". Molto più, quando i propi Idiomi racchiudono Usi e Costumi, arte, musica, ecc. millenari.

Grazie ancora e spero di leggerLa, anche nel Suo Idioma che rispetto.

Vedrà che se Le rispondo nel suo Idioma farò sicuramente più errori di quanti ne ha fatto Lei.

Saluti

Giovanni Garibaldi

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da: Athena athena@swift.lu

20 dic (3 giorni fa)

a: Redazione, Isabelle.DE-LEE

Quello della Signora De Lee è il solito bla-bla-bla dei pragmatici e di coloro che non hanno capito niente, non solo in fatto di lingue ma neanche di Comuità Europea, ovvero di Unione. La Lettera di Allarme Lingua a Mario Monti è molto esplicita e bene argomentata se la Signora De Lee, la quale, è anche funzionaria europea, non ha capito neanche quella, vuol dire solo che non vuol capire…

Le persone che, come la Signora De Lee, continuano a calpestare l’italiano e altre importanti lingue facendo una confusione indecente e inaccettabile tra regole del gioco, diritti fondamentali, articoli dei Trattati, Regolamenti comunitari e delle stupide e oscurantiste ragioni «pratiche» devono essere coscienti del fatto che non fanno altro che preparare, a termine, la balcanizzazione dell’Europa e il suo disfacimento.

Peraltro, anche il Mediatore europeo afferma che la politica linguistica della Commissione è arbitraria. Vedere, allegato in calce, comunicato di Agence Europe.

L’Equipedi Athena

AE) MÉDIATEUR: la politique linguistique « restrictive » de la Commission épinglée
Bruxelles, 01/12/2011 (Agence Europe) - Le Médiateur européen, P. Nikiforos Diamandouros, a demandé jeudi 1er décembre à la Commission européenne de publier les documents de ses consultations publiques dans les 23 langues officielles de l'UE ou de produiredes traductions à la demande. Le Médiateur a conclu que les citoyens européens ne sont pas en mesure de participer au processus décisionnel de l'Union européennesi les documents de consultation publique ne sont pas disponibles dans toutesles langues officielles. Il a demandé à la Commission d'élaborer des lignes directives claires en ce qui concerne sa politique linguistique pour les procédures de consultation publique.

En octobre 2010, un avocat espagnol a adressé une plainte au Médiateur, au motif que la consultation publique sur la fiscalité dusecteur financier n'avait été publiée qu'en anglais, en français et enallemand. Il a également mentionné d'autres exemples de consultations qui n'ont été publiées qu'en anglais(partenariat pour aider les PME, réduction de l'utilisation des sacs en plastique, libre circulation des travailleurs).Le plaignant a soutenu que la politique linguistique de la Commission étaitarbitraire et contraire aux principes d'ouverture, de bonne administration etde non-discrimination.

La Commission a reconnu que la barrière de la langue peut constituer un obstacle à la participation des citoyens à ses consultations publiques. Cependant, elle a soutenu que le principe du multilinguisme pour les consultations dépend de contraintes de temps et des ressources disponibles. Selonla Commission, sa communication de 2002 concernant les consultations publiquesne l'oblige pas à publier des documents de consultation dans toutes les languesofficielles de l'UE.

Le Médiateur n'est pas de cet avis et partage le pointde vue du plaignant. Le multilinguisme est essentiel pour que les citoyenspuissent exercer leur droit à participer à la vie démocratique de l'UE, droitqui leur est garanti par le Traité de Lisbonne, fait valoir le Médiateur. Il enconclut que la politique linguistique « restrictive» de la Commission constitue une mauvaise administration et appellel'institution à publier ses documents de consultation publique dans les 23langues officielles de l'UE. La Commission doit soumettre son aviscirconstancié au sujet de la recommandation du Médiateur avant le 29 février 2012. (LC)

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da: I sabelle.DE-LEE@ec.europa.eu
21 dic (2 giorni fa)

a: Athena, Redazione

È una vergogna ed una vigliaccheria di non firmare un messaggio aggressivo e offensivo di questo tipo con nome e cognome!

Isabelle De Lee

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da:Athena athena@swift.lu
13:08 (9 ore fa)

a: Isabelle.DE-LEE, Redazione

Il nostro èun lavoro di équipe nel quale è coinvolta l’associazione Athena e non i singoli membri, non firmiamo mai individualmente la corrispondenza elettronicama solo le lettere e i messaggi personali con scopi operativi.

Di seguito la risposta a un’altro funzionario che parla come l’uomodella strada sprovvisto di qualsiasi punto di riferimento legale eistituzionale, la cosa è molto inquietante, la Commissione non può continuaread assumere il ruolo che i Trattati le accordano con funzionari cosí pocopreparati.

Molti Auguri e, magari, ci ripensi…
Una vasta documentazione è anche a Sua disposizione, se lo desdera.

L’équipedi Athena

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From: DI CARA Stefano (EEAS)
[mailto:Stefano.DI-CARA@eeas.europa.eu]
Sent: Tuesday, December 20, 20116:26 PM
To: REP PERS OSP A&D BRUXELLES

Cc: TAJANI Antonio(CAB-TAJANI); coord@rpue.it; CALABRO' Cristina (ENTR)
Subject: RE: Lettera a Mario Monti

Non sono d'accordo e mi dissocio da questa iniziativa. Trovo inaccettabile, in un documento di una organizzazione sindacale della Commissione Europea, affermare che esistano lingue "minori" quali il maltese ed il lettone. Se, per sostenere tale affermazione discriminatoria, ci si intende basare sul criterio del numero di persone che usano una lingua, allora sarebbe più corretto battersi per la difesa dello spagnolo o del portoghese, molto più diffusi nel mondo che l'italiano. Se poi, sulla base di questo criterio, facciamo un confronto con lingue come il cinese, il russo, lo swahili, l'hindi, l'arabo etc l'italiano ne esce senz'altro come una lingua appena più" importante" di quelle citate in questo maldestro appello.

Occorrere giusto un po di buon senso e meno facile campanilismo. Bisognerebbe per ragioni di economia e di efficienza decidersi ad adottare le tre lingue di lavoro attuali come le sole lingue ufficiali dell'UE, cosi come si fa in altri ambiti multilaterali UN, NATO, OCSE, WTO etc. La lingua italiana andrebbe difesa limitando la marea inarrestabile di idiomi stranieri, spessissimo usati asproposito nelle TV di Stato, dai politici, nonché dalla pubblicità, anche quando c'è un perfetto equivalente nella nostra lingua, magari, per cio che riguarda i termini inglesi, pronunciando sistematicamente la vocale "a" come "e" con risultati patetici. Insomma, l'italiano sta diventando un brutto dialetto della lingua inglese perché da sempre le lingue evolvono (anche l'italiano di Dante è una "corruzione" del latino), e non certo per colpa di un presunto ruolo minore della nostra lingua nell'ambito delle istituzioni dell'UE. E che dire dei nostri ragazzi/e che escono dal liceo con un vocabolario ristrettoa 500/600 parole se tutto va bene? E dei genitori che non leggono e non incitano più i figli a leggere? Dell'assenza quasi totale di spettacoli a contenuto culturale nelle nostre TV? E la debolezza cronica degli Istituti Italiani di Cultura all'estero rispetto ai vari British Councils, Istituti Cervantes, Accademies Francaises et Goethe Institutes? Anche se linguisticamente "vincenti" in ambito UE, altri paesi europei fanno sforzi ben più considerevoli per tenere alto nel mondo il livello della loro cultura, a cominciare dalla lingua. Per fortuna il PM Monti ha altre gatte da pelare per rispondere ad appelli forse ben intenzionati, ma certamente poco considerati.

Stefano Di Cara
International Relations Officer - Haiti Desk

Caribbean Department

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De: SYNDICAT-AD-B@ec.europa.eu [mailto:SYNDICAT-AD-B@ec.europa.eu]
Envoyé : mercredi 21 décembre2011 19:28
À : Stefano.DI-CARA@eeas.europa.eu;
SYNDICAT-AD-B@ec.europa.eu
Cc :Antonio.TAJANI@ec.europa.eu; coord@rpue.it; Cristina.CALABRO@ec.europa.eu
Objet : RE: Lettera a MarioMonti

La lettera a Mario Monti, in oggetto, come risulta ben chiaro dall' intestazione e dal logo, è una lettera di Allarme Lingua, associazione per la difesa dell'italiano, che non ha niente a che fare con le istituzioni europee. Noi l'abbiamo ricevuta in copia e diffusa, non siamo gli autori del testo. Riteniamo, tuttavia, che la lettera affronti con rigore e competenza la questione linguistica europea e il problema dell'italiano. A nostro avviso, lingua minore vuol dire soltanto lingua con un numero minore di locutori, niente di meno e niente di più, la qual cosa è del tutto evidente.

Desideriamo peraltro sottolinearehe, pur riconoscendo che Lei evochi alcuni problemi importanti e obiettivi che danneggiano l'italiano, nell'insieme, non siamo d'accordo con quanto Lei afferma nella Sua lettera. Lei fa una grande confusione sulle lingue ufficiali e le lingue di lavoro delle istituzioni europee. Riteniamo che un funzionario europeo dovrebbe disporre di punti di riferimento chiari e obiettivi su questa delicata e importante materia.

Se ci poniamo nell'ambito delle istituzioni europee, dei Trattati fondatori, le lingue ufficiali e le lingue di lavoro sono le lingue ufficiali degli Stati Membri e i locutori sono i cittadini europei all'interno delle frontiere dell'Unione. I locutori dei Paesi terzi non contano perché non sono cittadini europei e non sono i destinatari delle politiche e delle legislazioni dell'Unione Europea. Non si vede dunque che cosa ci vengano a fare il cinese, il russo, l'arabo e neanche lo spagnolo parlato in Messico e in Argentina e il portoghese del Brasile, con il computo dei cittadini europei locutori delle varie lingue ufficiali.

Lei evoca, inoltre, alcune organizzazioni internazionali quali NATO, Nazioni Unite, Organizzazione Mondiale del Commercio, eccetera, portandole come esempio nel funzionamento linguistico e non tiene conto del fatto che L'Unione Europea non è una organizzazione internazionale ma un'entità sovrannazionale alla quale gli Stati Membri hanno delegato numerose e importanti competenze, in alcuni casi esclusive, nell'ambito delle quali l'Unione Europea legifera e che i cittadini europei, quelli stessi di cui sopra, all'interno delle frontiere dell'Unione, sono i destinatari, spesso diretti, della legislazislazione prodotta.

L'insieme di questi dati di fatto fa si che, in materia linguistica, l'Unione Europea non può comportarsi come una qualsiasi organizzazione internazionale che, al contrario dell'Unione, non ha un'incidenza diretta sulla vita quotidiana del cittadino.

Nel caso Lei volesse, noi saremmo lieti di mettere a Sua disposizione della documentazione sulla questione linguistica europea.

Cordialisaluti,

L'Equipedi Athena

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