Sito della Comunita' eu del -
Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -


Notizie

UnioneEuropea / Il nuovo commento di Anna Maria Campogrande, presidente di Athena, sul Rapporto Maalouf

Il Rapporto Maalouf e' il Rapporto del British Council per imporre l' inglese

08.05.08 - Il Rapporto Maalouf costituisce una delle più grandi frodi messe in atto a discapito del cittadino europeo, non solo perché crea una ingannevole e inammissibile confusione tra le lingue ufficiali degli Stati Membri dell’Unione e tutte le altre che non godono di alcuno statuto in sede comunitaria ma anche perché dirotta fondi e risorse umane, che dovrebbero essere consacrati a politiche comunitarie di fondo, orientate alla costruzione di una vera «comunità europea» e al consolidamento della sua specifica identità, verso attività di secondaria importanza a scopo, essenzialmente, di propaganda e di propagazione di un modello europeo che eccede la regolamentazione comunitaria in vigore e favorisce l’installazione dell’inglese come lingua dominante dell’Europa.

Tenuto conto delle prerogative dell’Europa istituzionale che ha come missione di costruire un nuovo soggetto politico di dimensioni continentali e di regolamentare vasti settori della vita economica e sociale degli Stati Membri e, atraverso questi, quella dei cittadini europei, sin dal loro insediamento, le istituzioni europee hanno accordato un’importanza fondamentale alla questione linguistica. Infatti, il primo atto ufficiale del Consiglio di Ministri, il Regolamento 1/58, emendato a ogni allargamento per renderlo applicabile ai nuovi Stati Membri, fissa il regime linguistico delle istituzioni della Comunità Europea e stabilisce che tutte le lingue ufficiali degli Stati Membri sono lingue ufficiali e lingue di lavoro della Comunità.
Le istituzioni della nuova Europa, nascente dalle ceneri della seconda guerra mondiale, avevano compreso la minaccia insita in un assetto che non fondasse la sua legittimità sulla pari dignità degli Stati e dei cittadini e della loro identità. All’epoca, tutti gli attori del progetto europeo di integrazione erano coscienti del fatto che l’Europa per costruirsi e consolidarsi, per esistere nel quotidiano del cittadino europeo e nel suo cuore doveva, necessariamente, essere portatrice dello Stato di Diritto e della Democrazia.

La Commissione Europea sin dal suo insediamento e per lungo tempo ha fatto tutto il necessario, in termini di Servizi di Traduzione, d’Interpretariato, di Terminologia, nell’organizzazione di tutti i suoi Servizi e in particolare quelli del Personale e dell’Amministrazione, al fine di rispettare la lettera e lo spirito del Regolamento 1/58. In seguito agli ultimi allargamenti, digià a partire dall’adesione di nuovi Paesi nordici, si è cominciato a sventolare l’idea della lingua unica, abbarbicandosi, con grande esagerazione, al problema dei costi del plurilinguismo come se fosse normale e legittimo, per i nuovi arrivati, rimettere in questione i principi di base delle istituzioni europee e i diritti acquisiti dagli Stati Membri fondatori. Sotto la presidenza di Romano Prodi, questa tendenza dei nuovi arrivati si è coniugata con la presenza del Commissario Neil Kinnock, diventato Presidente del British Council alla fine del mandato europeo, alla guida dei Servizi linguistici della Commissione, e di altri Servizi linguisticamente molto sensibili quali quelli del Personale, dell’Amministrazione e dell’Informatica. Un vero impero, uno strapotere mai riconosciuto prima né dopo a un Commissario europeo.

In effetti, con la gestione di Neil Kinnock, una specie di onda anomala si è abbattuta sui Servizi della Commissione e ha spazzato via il suo tradizionale plurilinguismo. Con il pretesto della necessità di un’estrema austerità di bilancio, i servizi linguistici sono stati smantellati e, in parte, privatizzati, la maggior parte dei documenti interni non sono più tradotti, i concorsi di assunzione si fanno in sole tre lingue, i siti che si presentano pluriligui, quasi sempre, riconducono sistematicamente all’inglese, raramente anche al francese, non sono quasi mai disponibili nelle altre lingue ufficiali, l’informatica si declina solo in inglese anche per quanto riguarda le istruzioni più complesse, spesso difficili da capire anche nella propria lingua.
Il costo del plurilinguismo delle istituzioni della Comunità Europea, nel suo insieme, è stimato à due Euri pro capite all’anno, neanche il prezzo di un cinema, appena quello di un gelato. Se si tiene conto del fatto che certi distributori di programmi televisivi si fanno pubblicità invitando gli utenti a divenire loro clienti con un costo di « soli » quindici Euri al mese, ci si può rendere facilmente conto del ridicolo di quei due Euri, all’anno pro capite, che costa il plurilinguismo dell’Europa e della pretestuosità del rigore finanziario.

Il Rapporto Maalouf è il risultato della riflessione di un gruppo di intellettuali incompetenti di questioni giurico-istituzionali della Comunità Europea, che, per di più, non rappresentano neanche tutti gli Stati Membri dell’Unione, neanche i più importanti in termini demografici, neanche gli Stati Membri fondatori, comprende in compenso personalità di nazionalità americana, libanese e marocchina. Non c’è quindi da stupirsi se prescinde dai Trattati e dalla regolamentazione vigente, se prescinde dalla logica comunitaria e se crea un’incredibile pasticcio linguistico che confonde le lingue dell’Europa con quelle del Mondo intero. Tra i molteplici abusi, il Rapporto Maalouf si pone in posizione del tutto anomala nei confronti delle lingue ufficiali degli Stati Membri, che i Trattati pongono su un piano di pari dignità, dividendole in lingue internazionali e non internazionali, con un certo arbitrio e con spirito ristretto, perché prescinde dallo splendore culturale della lingua, dalla sua reale diffusione, in quanto lingua di cultura e non di conquista, in Europa e nel Mondo, ma fonda l’internazionalità delle lingue sulle conquiste militari, su una logica colonialista del XIX secolo. L’Europa comunitaria è un soggetto politico nuovo che ha bisogno di trovare, al suo interno, un suo proprio modus vivendi, una sua specifica identità, ha bisogno di radicarsi nella sua diversità linguistica e culturale, nelle sue tradizioni, per dar vita a una nuova cultura multiforme, la « cultura europea » nata da una elaborazione interna tra i Popoli che la compongono. Nell’attuale momento storico del suo processo di integrazione l’Europa ha il diritto e la necessità di trovare la sua strada, non può essere legata a uno stereotipo pietrificato e non evolutivo che affida la sua eredità linguistica e culturale a un paio di lingue o a una sola, quella attualmente più diffusa, attraverso le conquiste militari, che non è neanche una lingua tanto europea. L’Europa, se vuole esistere e crescere, conquistare il cuore e lo spirito dei cittadini europei ha bisogno di una sua propria originale identità, radicata nel presente e non contaminata da logiche colonialiste di dominio del passato.

La questione linguistica europea, che concerne esclusivamente le lingue ufficiali degli Stati Membri, non può essere affidata a un gruppo etereogeneo di intellettuali privo di competenze specifiche e di qualsiasi diretta responsabilità istituzionale, deve essere affrontata e risolta dalle istituzioni stesse, in collaborazione con le autorità competenti, che dispongono delle competenze tecniche e intellettuali adeguate e alle quali incombe la messa in opera della regolamentazione vigente in materia di lingue ufficiali degli Stati Membri.

Il Rapporto Maalouf risulta incompatibile con la regolamentazione comunitaria e, se non viene ritirato dalla circolazione al più presto, costituisce la prova più evidente del fatto che i cittadini europei sono stati derubati del progetto di integrazione dell’Europa e che le leve del comando sono sfuggite di mano a coloro che ci governano.

8 maggio 2008
Anna Maria Campogrande


Globalpress Italia
Direttore editoriale Salvatore Albelice
Direttore responsabile Vito Bruschini


Leggi Rapporto Maalouf in Francese
Leggi Rapporto Maalouf in Italiano




-----------------------------
Y a t il quelqu’un intéressé à entreprendre la démarche que Jean Fabre suggère ? Si il y en a qui pensent que l’italien est la seule langue menacée ils se trompent totalement. La stratégie du Rapport Maalouf est claire : arriver, par étapes, à la langue unique : l’anglais.

Pour ma part je considère que le responsable de la dérive institutionnelle du Rapport Maalouf est la Commission européenne et que c’est à elle qu’il faut s’attaquer, il serait en tout cas important d’éclairer la lanterne d’Amin Maalouf afin qu’il soit conscient des problèmes résultant du Rapport connu sous sont nom.

Anna Maria Campogrande

De : Jean Fabre
Envoyé : dimanche 11 mai 2008 11:54
À : 'Athena'
Objet : RE: Il Rapporto Maalouf è il Rapporto del British Council per imporre l'inglese.

Sono totalmente d'accordo con questa analisi storicamente, giuridicamente, politicamente e socialmente rigorosa e ineccepibile. Anche se è molto tardi, suggerirei di chiedere un incontro a Amin Maalouf. Sicuramente non ha avuto questi elementi in mano, ed è stato facile per la Commissione farlo fuorviare dalla direzione che avrebbe dovuto prendere se i membri del gruppo che ha prodotto questo rapporto fossero stati correttemente informati prima di iniziare i loro lavori o se avessero ricevuto le indicazioni che gli avrebbero permesso di convocare certe persone per capire meglio tutte queste dimensioni che tuttora ignorano.

Jean


---------------------------------------------------------

16.05.08-

RE: (linguarum) Leonard Orban non ha la minima idea di che cosa sia il plurilinguismo europeo dettato dai Trattati e dal Regolamento 1/58.

Caro Renato,

Ti ringrazio per la fiducia ma allo stato attuale delle cose, non mi sembra che ci siano le condizioni per andare a parlare con Amin Maalouf con una sola voce, i pareri mi sembrano più che discordi. Per andare da Amin Maalouf a dirgli che siamo molto contenti del suo rapporto e che ci congratuliamo con lui, non potete contare su di me. Il Rapporto Maalouf non è il primo passo sulla buona strada, è il primo passo su una pessima strada, quella che crea confusione tra ciò che costituisce materia comunitaria e che perciò è di competenza della Commissione Europea, vale a dire le lingue ufficiali degli Stati Membri, e ciò che non costituisce materia comunitaria vale a dire la cultura e tutte le altre lingue.

Ciò significa che la Commissione Europea e le altre istituzioni, mentre hanno il diritto e il dovere di mettere in atto politiche comunitarie allo scopo di salvaguardare e di rendere effettivo lo statuto che i Trattati e la regolamentazione comunitaria accordano alle lingue ufficiali degli Stati Membri, non hanno alcun diritto di regolamentare la cultura e lo status di altre lingue quali esse siano. La posizione presa da Orban di creare il Gruppo di esperti che ha prodotto il Rapporto Maalouf e di andare in giro per l’Europa a promuoverlo è una posizione pasticciona e anticomunitaria. In altri termini, Orban non riempie i suoi compiti, non fa il mestiere per il quale viene profumatamente pagato dai cittadini europei perché invece di predisporre politiche comunitarie per la salvaguardia delle lingue ufficiali degli Stati Membri dell’Unione, si occupa della Cultura che non è di sua competenza, che non è nenche materia comunitaria e va in giro spedendo abusivamente le risorse del budget della Comunità Europea.

Per quanto mi riguarda, penso che più che con Amin Maalouf è con Orban e con Barroso che bisogna andare a parlare dicendo loro che ne abbiamo piene le scatole del loro dilettantismo e che in questo modo non stanno facendo l’Europa ma stanno sfasciandola definitivamente, approfittando del fatto che i cittadini europei sono, sul piano dell’informazione e anche fisicamente, distanti da queste problematiche che, in sede europea, vengono affrontate con estrema leggerezza e in modo da stravolgere la loro vita.

Leonard Orban è un analfabeta di questioni comunitarie, non ha la minima idea di che cosa sia il plurilinguismo europeo dettato dai Trattati e dal Regolamento 1/58, si arrampica sugli specchi e s’immagina di essere a capo di una ONG e non un Membro della Commissione Europea responsabile del Plurilinguismo. Il British Council lo ha preso in mano appena arrivato e lo possiede totalmente, con il ben noto « pragmatismo » anglosassone costituisce la sua anima nera e gli fa mettere in opera le proprie strategie. Ma, il pragmatismo non siede alle istituzioni che devono invece fondare le loro azioni sul diritto applicabile in materia.

D’altra parte, le gravi deficienze manifestate da alcuni membri di Linguarum, in materia di regole di funzionamento istituzionale delle istituzioni europee, non mi incoraggiano ad intraprendere azioni comuni.

Da parte sua, Athena, l’associazione di funzionari europei che presiedo, moltiplica le azioni all’interno delle istituzioni europee con volantini, collaborazione con i Membri del Parlamento Europeo e con note interne.

In allegato, l’ultima nota, in francese, inviata al Segretario Generale della Commissione alla quale i membri di Linguarum, se vogliono, possono ispirarsi per scrivere ad Amin Maalouf. Da questa nota si deduce con chiarezza la posizione « comunitaria » di Athena, nella difesa delle lingue ufficiali dell’Europa, priva di qualsiasi campanilismo linguistico, al contrario di certe associazioni che si abarbicano sulle posizioni privilegiate che le politiche coloniali del XIX Secolo hanno conferito a certe lingue e che non hanno nessuna attinenza con la situazione attuale e con l’identità dell’Europa in fieri.

Anna Maria Campogrande

Annexe

Note à Catherine Day, Secrétaire Générale de la Commission

Le Règlement du Conseil N° 1/58, portant fixation du régime linguistique des institutions de la Communauté Économique Européenne, amendé à chaque nouvelle adhésion pour le rendre applicable aux nouveaux États Membres, établit que toutes les langues officielles des États Membres sont langues officielles et langues de travail de la Communauté.

L’article 6 du dit Règlement établit que les institutions de la Communauté peuvent déterminer les « modalités d’application » de ce régime linguistique dans leurs règlements intérieurs.

La Commission dès son installation et pendant longtemps a tout mis en oeuvre, notamment en termes de services de Traduction, d’Interprétation, de Terminologie, ainsi qu’en termes d’organisation des services administratifs et du personnel, afin de respecter la lettre et l’esprit du Règlement 1/58.

Le français était à cette même époque la langue la plus utilisée au sein des Services de la Commission, ce qui pouvait se justifier compte tenu des lieux d’installation des institutions européennes, de l’opportunité de ne pas faire de ces institutions une enclave linguistique étrangère à la population locale, de la nécessité de s’intégrer harmonieusement au Pays d’accueil. La qualité de langue véhiculaire du français n’a, par ailleurs, constitué en aucun moment une menace pour les autres langues officielles parce qu’elle a toujours été doublée d’un plurilinguisme effectif et intégral, solidement ancré au sein de tous les Services de la Commission et des autres institutions.

Au début des années 2000, la Commission a informé ses Services, par simple note du Secrétaire Général, que les procédures écrites, qui avaient toujours été réalisées dans toutes les langues officielles, seraient désormais lancées en seules trois langues, allemand, anglais, français. A partir de ce moment, ces trois langues dites « procédurales » ont été « de facto » appelées aussi langues de travail de la Commission, en ouverte contradiction avec le Règlement 1/58. A notre connaissance, au plan légal, la Commission n’a jamais justifié sa décision, ni énoncé les critères suivant lesquels elle avait choisi ces trois langues parmi les autres langues officielles de la Communauté.

Ces faits ont été le résultat le plus évident de la gestion du Commissaire Kinnock qui, entre 1995 et 2004, a été en charge de tous les dossiers les plus sensibles ayant rapport avec la question linguistique (Services linguistiques, Personnel et Administration, Informatique). Cette gestion s’est caractérisée par la mise en place, au sein des Services de la Commission, d’une nouvelle approche, celle du British Council, qui place au centre de la réflexion, de l’action et de la stratégie l’anglais, préconisée comme langue véhiculaire mondiale, alors que la Commission avait toujours placé au centre de sa réflexion et de son action toutes les langues officielles des États Membres de la Communauté sur un plan d’égalité. Les dispositifs imposés par la gestion Kinnock restent en place et continuent leur chemin parce que personne, après le départ du Commissaire Kinnock, ne les a remis en question. Au contraire, pour les Commissaires issus des élargissements, chargés du Multilinguisme, ces dispositifs constituent l’Évangile.

En effet, suite à la gestion Kinnock, une sorte de raz de marée a balayé le plurilinguisme traditionnel des institutions européennes. Sous prétexte de la nécessité d’une extrême austérité budgétaire(1), les services linguistiques ont été démantelés et, en partie, externalisés, la plus part des documents internes ne sont plus traduit, les concours de recrutement se font seulement en trois langues, les sites qui s’affichent en toutes les langues officielles ramènent, le plus souvent, le navigateur systématiquement vers l’anglais, rarement aussi vers le français, ils ne sont pratiquement jamais disponibles en allemand et dans les autres langues officielles. Le « Courrier du Personnel », qui publiait des articles en toutes les langues officielles, est devenu « Commission en Direct » quasi unilingue, en anglais, avec, de temps à autre, un article en français, refusant les articles dans toutes les autres langues officielles y inclus l’allemand avec la justification que « traditionnellement » les langues de « Commission en Direct » sont l’anglais et le français. En même temps on connaît une chute libre de la qualité des textes produits par les Services parce que plus personne ne peut écrire dans une langue de son choix, qu’il domine parfaitement, du fait que, de plus en plus, tout le monde est obligé de rédiger en anglais.

Pour ce qui est de l’extrême austérité budgétaire, affichée par la Commission, quant aux coûts du plurilinguisme, il est important de mettre en évidence que, en présence de rigueurs budgétaires, les institutions européennes sont censées d’accorder la plus grande attention à la répartition des dépenses et d’établir des priorités sur la base de la légalité, fondée sur le dispositif des Traités. Dans ce contexte, les langues officielles des États Membres, en tant que langues des Traités ainsi que par l’ensemble du dispositif institutionnel de la Communauté, constituent matière communautaire et, de ce fait, les politiques garantissant la mise en œuvre de leur statut de « langues officielles et de travail » des institutions européennes, sont de plein droit couvertes par le budget de la Communauté.

La Commission ne semble pas tenir suffisamment compte de cette dimension de la question linguistique en pratiquant une confusion intolérable entre les langues officielles des États Membres, qui constituent matière communautaire, et les langues régionales, minoritaires, dialectes et langues des immigrés qui, sous le chapitre « Culture » relèvent de la coordination intergouvernementale. En particulier, le Rapport Maalouf sur le Multilinguisme, commandé et célébré par la Commission, en donnant pour escomptée la suprématie de l’anglais qui est considéré comme de plus en plus nécessaire pour tous, place dans le même domaine de compétence de la Commission, celui de la Culture, les langues officielles, le langues minoritaires et celles des immigrés. Cette approche de la question linguistique comporte un détournement de fonds du budget communautaire qui, au lieu d’être utilisé pour la mise en œuvre de politiques dans les domaines de compétence communautaire, les langues officielles, sert davantage à la coordination intergouvernementale dans le domaine de la Culture, les langues minoritaires et des immigrés.

Sans préjudice de l’opportunité de vérifier le bien fondé du choix des trois langues, de la part de la Commission, Athéna, dans un soucis d’efficacité, de qualité des documents produits, de transparence et de démocratie, invite la Commission et les autres institutions à tout mettre en oeuvre pour mettre fin à la dérive vers la langue unique, afin que, au moins, les trois langues actuellement retenues soient, à tous les effets, langues de travail des institutions. Il est d’une importance fondamentale que chaque fonctionnaire puisse choisir la langue dans laquelle il considère pouvoir fournir la plus haute qualité de prestations dans l’exercice de ses fonctions. A cet effet, une attention particulière doit être portée aux Services linguistiques qui doivent être conçus comme des centres d’excellence au service des citoyens européens, de l’État de Droit et de la Démocratie.

Athéna souhaite attirer l’attention de la Commission et des autres institutions sur le fait que la mission des institutions de l’Europe est celle de fournir au citoyen européen un travail de qualité et que le critère d’austérité budgétaire, invoqué sans cesse pour justifier les dérives vers la langue unique qui engendre la pensée unique, n’est pas pertinent là où s’impose la priorité politique de l’Europe « unie dans la diversité ».

Anna Maria Campogrande

Président

Copie : MM. José Manuel Barroso, Jan Figel, Leonard Orban, Giorgio Lebedef, Carlos Sanchez Ferriz

(1) Le coût du plurilinguisme des institutions de la Communauté Européenne dans son ensemble est estimé à deux Euros « pro capite » par an. Si l’on considère, à titre d’un, parmi les innombrables exemples possibles, que certains distributeurs de programmes de télévision font leur publicité en invitant les usagers à devenir leurs clients parce que cela ne leur coûtera « que » quinze Euros, par mois, on se rend facilement compte du ridicule de ces deux Euros, par an et par citoyen, qui coûte le plurilinguisme de l’Europe.


--------------------------------------------------------------------------------

De : linguarum-democratia@googlegroups.com [mailto:linguarum-democratia@googlegroups.com] De la part de Renato Corsetti
Envoyé : jeudi 15 mai 2008 12:03
À : linguarum-democratia@googlegroups.com
Objet : (linguarum) Il Rapporto Maalouf è il Rapport o del British Council per imporre l'inglese.

Albert Salon:

Qui, concrètement, va se charger de la lettre à faire signer par les uns et les autres, contenant une explication, une position( ?) et la demande de rendez-vous ?

Suggerisco che la prima bozza la faccia Anna Maria, poi noi aderiremo come altre associazioni.

Renato



************************************

From: Athena [mailto:athena@swift.lu]
Sent: Wednesday, May 28, 2008 11:18 AM
To: REP PERS OSP A&D BRUXELLES
Subject: TR: FW: REPONSE A LA QUESTION/ANSWER TO QUESTION NO/E-0754/08 / Il Mediatore europeo condanna la Commissione



Il Mediatore europeo condanna la discriminazione linguistica praticata dalla Commissione.

Vedere documento allegato.

Anna Maria Camogrande


--------------------------------------------------------------------------------

De : CAPPATO Marco [mailto:marco.cappato@europarl.europa.eu]
Envoyé : mardi 27 mai 2008 16:33
À : Giorgio Pagano; era4@democrazialinguistica.it; anna-maria.campogrande@skynet.be
Cc : PANNELLA Marco; Marco Cappato; ALBERTI Paolo
Objet : FW: REPONSE A LA QUESTION/ANSWER TO QUESTION NO/E-0754/08

Risposta del Consiglio all'interrogazione sui concorsi UE e la discriminazione linguistica. Ancora in attesa della risposta della Commissione.

ciao

L.


--------------------------------------------------------------------------------

From: Réponses QE
Sent: 27 May 2008 15:41
To: CAPPATO Marco
Cc: Réponses QE
Subject: REPONSE A LA QUESTION/ANSWER TO QUESTION NO/E-0754/08

***********************************************

De : Paolo.Ponzano@ec.europa.eu [mailto:Paolo.Ponzano@ec.europa.eu]
Envoyé : mercredi 28 mai 2008 12:24
À : athena@swift.lu
Objet : RE: FW: REPONSE A LA QUESTION/ANSWER TO QUESTION NO/E-0754/08 / Il Mediatore europeo condanna la Commissione

Anna Maria,

la decisione del mediatore mi sembra confermare un orientamento che difendo da anni : 1) le azioni ESTERNE della Commissione ( concorsi, appels d'offres, siti informatici, documentazione

destinata ai cittadini, etc..) devono essere pubblicate in TUTTE le lingue ; 2) i documenti INTERNI alla Commissione possono essere limitati a due ( di preferenza ) o tre lingue veicolari, come

é previsto in altre "Organizzazioni internazionali" ( l'ONU ha sei lingue , il Consiglio d'Europa ne ha due, etc...). Occorrerebbe concentrarsi su questo obiettivo prioritario.

Paolo

------------------------------------------------

Il punto, Caro Paolo, è che la Comunità Europea non è una semplice organizzazione internazionale come l’ONU e il Consiglio d’Europa.

La Comunità Europea « legifera » entra nella vita quotidiana del cittadino europeo e le sue politiche non possono essere « concepite » in due sole lingue perché questo modo di procedere farebbe, poco a poco, scomparire completamente la cultura e l’identità di tutte le altre parti componenti.

Le grandi lingue ( italiano, tedesco, spagnolo) che costituiscono le fondamenta della cultura europea del suo « pensiero » della sua identità devono essere presenti nella quotidianità delle istituzioni per far si che l’Europa mantenga il suo spessore culturale e non diventi una sciatta, brutta copia degli Stati Uniti d’America.

Personalmente, non potrò mai concentrarmi su un obiettivo che escluda l’italiano dalle lingue di lavoro delle istituzioni europee e, in tutta onestà, neanche il tedesco e lo spagnolo, la prima per la profondità del pensiero in settori fondamentali quali, per fare solo un esempio, il diritto, la seconda perché è la lingua di un intero continente con il quale l’Europa ha legami profondi e indissolubili.

Non sarò mai d’accordo su un’Europa che sacrifica e svende la sua vera, rigogliosa identità.

Anna Maria


************************************************

De : Paolo.Ponzano@ec.europa.eu [mailto:Paolo.Ponzano@ec.europa.eu]
Envoyé : mercredi 28 mai 2008 13:09
À : athena@swift.lu
Objet : RE: Il Mediatore europeo condanna la Commissione

Annamaria,

la differenza chu tu giustamente ricordi con le ORG.INT. ( cioé la capacità di legiferare ) è proprio quella che giustifica la diversità nell'uso delle lingue per le azioni ESTERNE ( né l'ONU né il

Consiglio d'Europa hanno una Gazzetta ufficiale, né pubblicano il risultato dei loro lavori in tutte le lingue. Se pensi invece che la Commissione debba proporre un progetto di regolamento

( con le relative consultazioni degli interessati e le analisi d'impatto ) o che il COREPER debba discuterlo, in 23 lingue, l'Unione non potrebbe semplicemente funzionare.

Paolo

------------------------------------------------------------

Paolo,

Per rispetto alla tua intelligenza, non posso accettare gli argomenti che mi proponi.

Io ti parlo di « concepire » le politiche comunitarie e tu mi parli della diffusione « esterna » che è tutt’un’altro paio di maniche.

Io ti parlo di italiano, tedesco e spagnolo e tu ribatti con le 23 lingue. Ma ti pare che il peso, anzitutto demografico, ma anche storico, politico, economico, culturale del tedesco dell’italiano e dello spagnolo siano comparabili a quello del maltese o del lituano ?

E’ qui, proprio su questo punto, sull’indecenza di queste argomentazioni, che l’Europa istituzionale si romperà le ossa quando i cittadini si accorgeranno di quello che sta succedendo.

Anna Maria


*************************************************************

 

 

 




Cosa scrivono i giornali EUROPEI

TURISMO R.D.