Aerei
di metallo contro aerei di plastica
Un disegno del Boeing 787
LONDRA,
07.01.06 - Aerei di metallo contro aerei di plastica. Airbus
contro Boeing. Europa contro America. La guerra
dei cieli vive un nuovo capitolo. È una guerra commerciale,
beninteso, ma non per questo meno aspra e infuocata. In campo
ci sono i due maggiori costruttori di aerei passeggeri del
mondo, il consorzio industriale europeo Airbus e l' americana
Boeing. E il motivo del conflitto, stavolta, è la plastica:
o meglio, un composto a base di fibre di carbonio e plastica
rinforzata, con cui la Boeing sta costruendo il suo ultimo
modello di jet, il 787 Dreamliner (Linea dei sogni),
un bestione con trecento posti destinato a entrare in servizio
nel 2008 e già prenotato da numerose compagnie
aeree, tra cui la British Airways.
Un
aereo di plastica?, potrebbe chiedersi il lettore a digiuno
delle ultime conquiste della tecnica, strabuzzando gli occhi
e pensando che il nostro pianeta, o perlomeno certi costruttori
di aerei, devono essere impazziti. In realtà, fibre
di plastica rinforzata e di leghe estremamente leggere come
il carbonio vengono usate da un pezzo in campo industriale,
per esempio nella produzione di racchette da tennis, di biciclette
e perfino di automobili di Formula Uno.
Non
solo: da almeno vent' anni sono usate anche per costruire
aerei passeggeri, sebbene la maggior parte dei passeggeri
che ci sono saliti sopra probabilmente lo ignoravano. La stessa
Airbus è stata la prima ad usare, nel 1985, un composto
di plastica rinforzata per la coda del suo A310; e si prepara
a compiere un nuovo passo in questa direzione utilizzando
la plastica per costruire anche le ali dell' A350, il suo
nuovo modello in via di fabbricazione, con cui farà
concorrenza sui mercati internazionali proprio al 787 Dreamliner
della Boeing. La differenza è che, per il Dreamliner,
la Boeing è andata ancora più in là,
decidendo di usare fibre di plastica per costruire addirittura
la fusoliera. Nessuno, finora, aveva mai osato farlo.
E
la Airbus, venuta a conoscenza dell' iniziativa, è
partita all' attacco, definendola "un balzo troppo grande"
e "un rischio" per i passeggeri, riferisce
il Times di Londra.
Il
motivo per cui la Boeing ha deciso di costruire un aereo quasi
interamente di plastica, sia pure "rinforzata",
è economico: è un materiale più leggero
dell' alluminio e la sua manutenzione costa meno.
Grazie alla fusoliera di plastica, informa il quotidiano londinese,
il 787 della Boeing risparmierà il 20 per cento del
carburante e un 30 per cento sulle spese di manutenzione.
Ma
una fusoliera di plastica, replica un portavoce della Airbus,
a differenza delle ali o della coda, è esposta al pericolo
di essere danneggiata dall' impatto con i bagagli, con il
cibo trasportato a bordo, con la pista dell' aeroporto al
momento del decollo e dell' atterraggio. Quel che è
peggio, prosegue il portavoce citato dal Times, "scoprire
l' estensione del danno" in una fibra di carbonio o di
plastica "è più difficile" che con
l' alluminio: "Il metallo si deforma e il danno tende
a essere ravvicinato. Con la plastica, invece, non sai se
il danno si è diffuso per dieci, venti o quaranta centimetri.
La plastica non si deforma fino a che, improvvisamente, si
rompe".
Naturalmente
esistono sistemi per controllare se una struttura dell' aereo
è sana o danneggiata, e quanto gravemente: ma mentre
un' ispezione visuale è solitamente sufficiente per
l' alluminio, per la plastica può essere necessario
un esame con uno scanner ad ultrasuoni che richiede molto
più tempo. E una linea aerea sotto pressione per mantenere
gli orari senza ritardi potrebbe avere la tentazione di correre
rischi, ignorando difetti apparentemente minori, conclude
il Times. Replica un portavoce della Boeing: "La fusoliera
di plastica sarà così resistente che, a meno
di un danno visibile ad occhio, non saranno necessarie riparazioni".
Per adesso, la Boeing sta vincendo la battaglia: ha ricevuto
ordinazioni per 291 dei suoi nuovi 787 Dreamliner, contro
i 172 A350 ordinati all' Airbus. Ma la "guerra"
trai due giganti dei cieli continua.