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O mangi questa minestra…
di Carla Stege

Visita di Danieli in Germania: tutto bene recitano i comunicati. Ma, quando il Viceministro si è lamentato per la decisione di un Comune che non vuole più mettere a disposizione le aule per l’insegnamento dell’ italiano ai nostri ragazzi, è stato preso a pesci in faccia da un Ministro del Baden-Württemberg - Un sindaco ha dichiarato: “Se per gli italiani la Germania non è abbastanza buona per viverci, il Viceministro è libero di riportarseli nella loro beneamata Italia”


03.04.07 - STOCCARDA - Rastatt è una tranquilla cittadina barocca di 47.000 abitanti, a 20 km. da Karlsruhe, nella Germania del Sud. Nota finora solo ai turisti per la sua posizione tra la Selva Nera, il Reno e la catena dei Vosgi, è salita negli ultimi tempi alla ribalta della cronaca per una decisione molto discutibile del suo Consiglio Comunale.
Il tutto è iniziato verso la fine dello scorso anno, quando il Comune di Rastatt, per volontà del sindaco Klaus-Eckhard Walker, stanco - come ha dichiarato a “Focus” - di sentire parlare turco e italiano, ha deciso di non mettere più a disposizione le aule scolastiche per l’insegnamento della lingua madre ai cittadini con ‘retroterra migratorio’, motivando così la delibera: “L’insegnamento della lingua, storia e cultura del paese d’origine... è in contrapposizione con gli sforzi di integrazione degli stranieri nella comunità di Rastatt - al contrario, favorisce la nascita di due società parallele. Bisogna motivare gli immigrati a dedicarsi alla lingua e cultura tedesca”.
Una decisione che sarebbe passata in sordina, se non vi fossero stati i genitori italiani a ribellarsi e, visto che le loro proteste non portavano a nessun risultato, decidere di adire le vie legali, presentando un ricorso contro questa delibera, che è in netto contrasto con la Direttiva Comunitaria nr. 77/486, la quale assicura ai figli dei lavoratori migranti l’apprendimento della lingua e cultura del paese d’origine nel corso della loro formazione scolastica nel paese ospite.
Proprio questa delibera e la Direttiva europea sono state causa dello scontro tra il Vice Ministro Daniele e Ulrich Goll, Ministro della Giustizia con delega per gli stranieri nel Baden-Württemberg, durante il loro recente incontro a Stoccarda.
Goll, che ha preso posizioni discutibili ed offensive per noi italiani, è del parere che è meglio investire i 1,3 milioni di euro per l’apprendimento della lingua tedesca che non per quella di origine, perché la lingua madre sarebbe “un fatto privato; dopo tutto, anche le lezioni di pianoforte non vengono finanziate dal Land”. Pertanto, lui condivide al 100 per cento la delibera del Comune di Rastatt, sostenendo la decisione in quanto, “essendo una prestazione volontaria, i comuni hanno il diritto di negare i locali”.
Spalleggiato dal Ministro, il sindaco di Rastatt Klaus-Eckhard Walker calca la mano, dichiarando: “Non c’è nessuna legge che stabilisca il diritto all’apprendimento della lingua madre. Dopotutto questi corsi non ci sono neanche in Italia per i tedeschi. Gli italiani devono capire che vivono in Germania e non a Roma”. In una sua lettera a Goll (pubblicata dall’ Offenburger Tageblatt del 13.3.07), Walker consiglia: “Bisogna ricordare a Danieli i confini tedeschi, ai quali termina il diritto italiano. Se per i suoi connazionali la Germania non è abbastanza buona per viverci, è libero di riportarseli nella loro amata Italia”.
Intervistato da “Focus Online”, il sindaco di Rastatt ribadisce: “Ai figli dei migranti viene data l’impressione che alla loro scuola non devono imparare il tedesco. Con l’insegnamento della loro lingua madre noi formiamo i futuri disoccupati. I ragazzi non sanno parlare tedesco, non terminano la scuola e diventano poi dei criminali”.
Walker, che fino a poco tempo fa era della Spd (sinistra tedesca) e ora indipendente, continua: “Non può essere che nelle nostre scuole i bambini vengano indottrinati privatamente”.
A queste dichiarazioni, il Console Generale d’Italia in Stoccarda, Faiti Salvadori, replica: “Noi non veniamo dal Kasachstan o dalla Turchia, ma dall’Italia!. Questa è una delibera demagogica e populistica!”.
E riconferma, in merito al ricorso, che “Con tale passo gli italiani di Rastatt intendono riaffermare il proprio status particolare che deriva loro in quanto cittadini di uno Stato membro dell’Unione Europea, che risiedono e lavorano in Germania. Alla società locale essi contribuiscono alla stessa stregua della popolazione tedesca mediante il pagamento delle imposte e l’esercizio del diritto di voto attivo e passivo nelle elezioni amministrative. Al tempo stesso gli italiani di Rastatt - continua il Console - in quanto portatori di valori civili, di convinzioni etiche e religiose e di una tradizione culturale ed artistica che uniscono da secoli così profondamente l’Italia alla Germania ed in particolare al Baden Württemberg, ribadiscono la loro ferma opposizione ad una delibera che si basa sull’assurdo presupposto che poche ore settimanali di insegnamento della lingua madre possano dare adito alla formazione di “società parallele”.
Walker non teme nessun ricorso, secondo lui non sussistono le basi legali: "L’Italia si sente offesa nel suo onore, ma questo non è un argomento. Non può essere che questi imparino l’italiano con i nostri soldi per poter parlare con il nonno durante le loro ferie. Noi non finanziamo hobby privati!"
Fortunatamente queste dichiarazioni e prese di posizione scandalose sono state criticate da quasi tutti i giornali tedeschi locali e soprattutto dal Ministro Presidente del Land, Günther Oettinger, che ha clamorosamente sconfessato il ministro Goll e ridimensionato il caso Rastatt, in attesa che gli organi giudiziari tedeschi ed eventualmente anche quelli dell’UE, si esprimano sul ricorso presentato dalle famiglie colpite dalla delibera del Comune di Rastatt.
Il consigliere CGIE e membro del Comites di Stoccarda, Oreste Motta, ha inviato una lettera al Console per esprimergli solidarietà e auspicare che “il ricorso contro la decisione del Consiglio comunale delle famiglie, i cui figli non possono più frequentare i corsi di madrelingua italiana nelle scuole pubbliche della città di Rastatt venga portato avanti con la dovuta fermezza e competenza attraverso tutte le istanze della Giustizia amministrativa
Il mio plauso e ringraziamento - continua Motta - va a tutti quei cittadini italiani e amici tedeschi della lingua e cultura italiana, in primis al dirigente della ditta che ha messo a disposizione un proprio locale in modo che gli scolari italiani possano continuare, volonterosi come nel passato, il loro corso di lingua e cultura italiana. È stato un grande gesto, non solo di coraggio, ma di sensibilità culturale e di apertura mentale, che va in direzione di una migliore comprensione tra i popoli europei, che oltretutto vivono ogni giorno a contatto gli uni con gli altri”.
Il Consigliere del Cgie infine chiede al Console che gli vengano comunicati gli indirizzi degli scolari e della ditta “affinché io possa inviare loro il mio sostegno, che non vuole essere solo morale, ma di partecipazione a tutto ciò che può contribuire a far retrocedere il Consiglio comunale da tale delibera umiliante per gli immigrati della città di Rastatt”.