Festa
della donna, oltre le mimose
08.03.07 -
Sulle origini della Festa della Donna,
apparsa per la prima volta con questo
nome negli USA nel 1909 e in Europa
nel 1910-11, vi sono varie ipotesi e
non poca confusione, anche perchè
si sono sovrapposte nel tempo semplificazioni
e talora qualche invenzione "a
posteriori".
È comunque assodato che essa
si ricollega alle lotte politiche e
sindacali per i diritti delle donne.
All' inizio del Novecento l' ambiente
delle lavoratrici era in fermento; da
un lato all' altro dell' Atlantico le
socialiste erano le prime a reclamare
eguaglianza di diritti, e le suffragette
facevano il resto chiedendo con forza
il diritto democratico al voto. Il primo
"8 marzo" che fissò
la data per le successive manifestazioni
fu convocato a New York nel 1908 ad
opera della Social democratic women's
society: era un raduno di massa di 15.000
donne per chiedere orari di lavoro più
umani, paghe più dignitose e
il diritto di votare. Dall'anno succesivo
partì la Giornata internzionale
della Donna, su queste basi.
Una tragedia terribile segnò
quegli anni, e divenne in seguito un
punto di riferimento: avvenne sempre
a New York, allora una città
travolta da un'intensissima ondata immigratoria,
con milioni di semianalfabeti, fra cui
un gran numero di donne. Oro per chi
cercava braccia a buon mercato. La Triangle
Shirtwaist Factory era un'industria
tessile che occupava un grattacielo
in pieno centro a Manhattan sfruttando
circa 500 immigrate in gran parte italiane
o dell' Est europeo. I ritmi di lavoro
erano bestiali: turni fino a 14 ore
consecutive, un orario settimanale che
andava da 60 a 72 ore a cucire vestiti,
per una paga che non superava un dollaro
e mezzo a settimana. Le operaie diedero
vita a più scioperi di protesta
contro le condizioni di lavoro: nel
1909 proprio dalla Triangle ne partì
uno talmente vasto da essere ricora
come la Rivolta delle Ventimila. Il
25 marzo (non l' 8, come talora si legge)
del 1911 un incendio, causato dalla
totale mancanza di misure di sicurezza,
scoppiò all'ottavo piano del
palazzo, e si estese a quello sovrastante.
Delle due uscite, una, una scala esterna,
collassò subito sotto il peso
della gente in fuga, l'altra era stata
sbarrata per impedire che le operaie
si prendessero pause non autorizzate
e per tener fuori sindacalisti e altri
soggetti sgraditi. Morirono in 146,
quasi tutte donne, spesso lanciandosi
dalle finestre, proprio come le vittime
dell'11 settembre. I padroni della fabbrica,
Max Blanck e Isaac Harris, che erano
fuggiti sul tetto e sopravvissero, furono
assolti nel giudizio penale da ogni
accusa, ma persero poi una causa civile
intentata dai sindacati.
Una
tragedia tipica dell' era industriale,
che accadde un secolo fa in un luogo
simbolo del' Occidente, ma che si ripete
fin troppo spesso anche oggi, con le
medesime modalità e fra l' indifferenza
dei media del mondo "sviluppato":
accade nei paesi poveri che stanno oggi
sperimentando le "magnifiche sorti
e progressive" della globalizzazione.
Paesi in cui una duplice battaglia per
la dignità della donna è
in corso: sul lavoro e in famiglia,
contro lo sfruttamento dei padroni da
un lato e le violenze e l' oppressione
di padri, mariti e fratelli dall' altro,
laddove inveterate concezioni patriarcali
vengono spacciate per dogmi religiosi.
La prossima volta che vi trovate una
mimosa in mano pensate alle vittime
di cent' anni fa, ma non dimenticate
quelle di oggi.