Prodi?
E un "allegro
pasticcione"
01.02.08- Circola una certa
favola secondo la quale
"certe donne ragionano
con lutero".
Io non so quanta verità
ci sia in questa favola.
Ma mi è tornata alla
memoria nel leggere il quotidiano "LA SICILIA" (1).
Dopo avere letto, mi sono
chiesto: "se certe
donne ragionano con lutero,
con quale parte del corpo
ragiona Romano Prodi"?
Domanda gratuita ed impertinente?
Nossignore. E
successo che Salvatore Cuffaro,
Governatore della Regione
Sicilia, è stato
condannato in primo grado
a 5 anni di carcere. E
colpevole? E innocente?
Non lo so. E, detto con
assoluta franchezza, me
ne importa meno di niente.
Mi importa, invece, il teatrino
che ne è seguito.
E, come si conviene ad un
teatrino di tutto rispetto,
presenta svariati atti:
1.
Atto primo: Salvatore Cuffaro
(detto "Totò vasa vasa") viene
condannato.
2. Atto secondo: Salvatore
Cuffaro, per alcuni giorni,
va avanti imperterrito, come
se niente fosse successo.
3. Atto terzo: insorge lopposizione
che organizza delle manifestazioni
di protesta, ma anche gli
alleati della maggioranza
invitano Cuffaro a "prendere
atto della sentenza".
4. Atto quarto: Sabato 26
gennaio 2008 Cuffaro presenta
le sue "dimissioni
irrevocabili".
Tutto bene dunque. Cera
stata una pesante sentenza
di condanna di primo grado;
cè stata la mobilitazione
della opposizione, cè
stata la presa di distanza
degli alleati. E cè,
infine, Cuffaro che, con il
cuore amaro, ne ha tratto
le logiche conclusioni. Ci
sarebbe, dunque, da concludere
che "ha vinto la logica" ed "ha vinto il buonsenso".
E, se mi è consentito, "hanno vinto i Siciliani".
Sia quelli della opposizione
(che protestavano chiedendo
le dimissioni di Cuffaro)
sia quelli della maggioranza
(che lo invitavano a toglierli
da una situazione imbarazzante).
***
Tutto
bene? Tutto bene se Prodi
non ci mettesse la coda,
combinando lennesimo
pasticcio. E, difatti, se
Cuffaro Sabato 26 gennaio
2008 aveva presentato le
sue "dimissioni
irrevocabili",
Prodi (sta a Palazzo Chigi
per sbrigare la "ordinaria
amministrazione")
Mercoledì 30 gennaio
2008 "sospende Cuffaro". Ed alle proteste, risponde: "Da Palazzo Chigi
si fa sapere che la sospensione è un atto dovuto
e che in mancanza di questo
atto nel rispetto della
legge si sarebbe anche potuta
ipotizzare una omissione
da parte del premier".
Parole
ridicole per coprire un
gesto ridicolo. E, difatti,
si interviene per rimuovere
un fatto concreto e reale
(esempio: Bassolino e la
Iervolino, pur essendo i
responsabili della monnezza
campana, non si dimettono)
non si interviene se il
fatto è cessato (le
dimissioni di Cuffaro).
Si tratta di elementare
buonsenso. Solo che Prodi
ne è sprovvisto.
Oltretutto le "dimissioni"
di Cuffaro sono un atto
risolutivo ben più importante della "sospensione".
Sospensione che ha una qualche
logica solo se il soggetto
sanzionato è nella
pienezza della carica. Mai
e poi mai se si è
già dimesso.
Inutile
dire che la "sospensione"
di Cuffaro accende lanimo
dei Siciliani. E, come previsto,
la questione si complica.
E contro il decreto di sospensione
si preannunciano ricorsi
(1). Così, tanto
per tenere in piedi una
questione che i Siciliani
avevano già risolto
per conto loro. Ma che Prodi
ha trasformato in una querelle
di carattere giuridico/costituzionale.
No,
io non mi metterò a disquisire se Prodi poteva
e/o non poteva "sospendere" il Governatore della "Regione
Sicilia" che ha
un particolare "Statuto" che ha valenza costituzionale. Mi limito a sottolineare
un gesto di inutile ostilità.
Che non offende tanto Cuffaro,
ma i Siciliani tutti. E un fatto che Prodi, quando
sente nominare la Sicilia,
accusa dolori al basso ventre
posteriore. Lo ha dimostrando
stornando "altrove" i soldi destinati al "Ponte
di Messina", lo
ha dimostrato facendosi
sordo agli appelli di Marco
Zambuto (Sindaco di Agrigento),
lo ha dimostrato mandandoci
la monnezza campana. Con
Zambuto che lo ha pubblicamente
ringraziato perché (finalmente!) si era ricordato
di Agrigento.
Prodi?
Un allegro pasticcione.
Molto "culo" e poco "cervello".
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(1) "La
regione ricorrerà
alla Consulta" in "LA
SICILIA" del 1 febbraio
2008, pagina 4. |