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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

Prodi? E’ un "allegro pasticcione"

01.02.08- Circola una certa favola secondo la quale "certe donne ragionano con l’utero". Io non so quanta verità ci sia in questa favola. Ma mi è tornata alla memoria nel leggere il quotidiano "LA SICILIA" (1). Dopo avere letto, mi sono chiesto: "se certe donne ragionano con l’utero, con quale parte del corpo ragiona Romano Prodi"?

Domanda gratuita ed impertinente? Nossignore. E’ successo che Salvatore Cuffaro, Governatore della Regione Sicilia, è stato condannato in primo grado a 5 anni di carcere. E’ colpevole? E’ innocente? Non lo so. E, detto con assoluta franchezza, me ne importa meno di niente. Mi importa, invece, il teatrino che ne è seguito. E, come si conviene ad un teatrino di tutto rispetto, presenta svariati atti:

1. Atto primo: Salvatore Cuffaro (detto "Totò vasa vasa") viene condannato.

2. Atto secondo: Salvatore Cuffaro, per alcuni giorni, va avanti imperterrito, come se niente fosse successo.

3. Atto terzo: insorge l’opposizione che organizza delle manifestazioni di protesta, ma anche gli alleati della maggioranza invitano Cuffaro a "prendere atto della sentenza".

4. Atto quarto: Sabato 26 gennaio 2008 Cuffaro presenta le sue "dimissioni irrevocabili".

Tutto bene dunque. C’era stata una pesante sentenza di condanna di primo grado; c’è stata la mobilitazione della opposizione, c’è stata la presa di distanza degli alleati. E c’è, infine, Cuffaro che, con il cuore amaro, ne ha tratto le logiche conclusioni. Ci sarebbe, dunque, da concludere che "ha vinto la logica" ed "ha vinto il buonsenso". E, se mi è consentito, "hanno vinto i Siciliani". Sia quelli della opposizione (che protestavano chiedendo le dimissioni di Cuffaro) sia quelli della maggioranza (che lo invitavano a toglierli da una situazione imbarazzante).


***

Tutto bene? Tutto bene se Prodi non ci mettesse la coda, combinando l’ennesimo pasticcio. E, difatti, se Cuffaro Sabato 26 gennaio 2008 aveva presentato le sue "dimissioni irrevocabili", Prodi (sta a Palazzo Chigi per sbrigare la "ordinaria amministrazione") Mercoledì 30 gennaio 2008 "sospende Cuffaro". Ed alle proteste, risponde: "Da Palazzo Chigi si fa sapere che la sospensione è un atto dovuto e che in mancanza di questo atto nel rispetto della legge si sarebbe anche potuta ipotizzare una omissione da parte del premier".

Parole ridicole per coprire un gesto ridicolo. E, difatti, si interviene per rimuovere un fatto concreto e reale (esempio: Bassolino e la Iervolino, pur essendo i responsabili della monnezza campana, non si dimettono) non si interviene se il fatto è cessato (le dimissioni di Cuffaro). Si tratta di elementare buonsenso. Solo che Prodi ne è sprovvisto. Oltretutto le "dimissioni" di Cuffaro sono un atto risolutivo ben più importante della "sospensione". Sospensione che ha una qualche logica solo se il soggetto sanzionato è nella pienezza della carica. Mai e poi mai se si è già dimesso.

Inutile dire che la "sospensione" di Cuffaro accende l’animo dei Siciliani. E, come previsto, la questione si complica. E contro il decreto di sospensione si preannunciano ricorsi (1). Così, tanto per tenere in piedi una questione che i Siciliani avevano già risolto per conto loro. Ma che Prodi ha trasformato in una querelle di carattere giuridico/costituzionale.

No, io non mi metterò a disquisire se Prodi poteva e/o non poteva "sospendere" il Governatore della "Regione Sicilia" che ha un particolare "Statuto" che ha valenza costituzionale. Mi limito a sottolineare un gesto di inutile ostilità. Che non offende tanto Cuffaro, ma i Siciliani tutti. E’ un fatto che Prodi, quando sente nominare la Sicilia, accusa dolori al basso ventre posteriore. Lo ha dimostrando stornando "altrove" i soldi destinati al "Ponte di Messina", lo ha dimostrato facendosi sordo agli appelli di Marco Zambuto (Sindaco di Agrigento), lo ha dimostrato mandandoci la monnezza campana. Con Zambuto che lo ha pubblicamente ringraziato perché (finalmente!) si era ricordato di Agrigento.

Prodi? Un allegro pasticcione. Molto "culo" e poco "cervello".

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(1) "La regione ricorrerà alla Consulta" in "LA SICILIA" del 1 febbraio 2008, pagina 4.



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