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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

A conciliare "Patria" e "Civiltà"….

Signor Direttore,

04.02.08- la proposta della CGIL di Canicattì ("rimuovere il busto di Alfonso Arena, perché fascista, dai locali comunali nei quali è esposto") (1) suscita interesse e polemiche.

A parte una mia nota noterella scherzosa (2), interviene Leonardo Di Stefano, segretario cittadino del MSFT, che traccia una biografia di Alfonso Arena. Sottoscrivo la biografia dalla quale si evince che il concittadino, che si onora con un busto marmoreo, "nulla fece di riprovevole". Ma non mi convince la conclusione, nella quale sta scritto: "Non capisco dove sono le responsabilità di Arena in una presunta affermazione del fascismo in maniera violenta".

Non mi convince perché il Fascismo, negli anni 1919/22, si affermò con la violenza degli squadristi. E si mantenne, con la violenza dello Stato, subito dopo l’uccisione di Matteotti. A mio parere, il punto è: si può condannare qualcuno "colpevole di essere stato fascista e nulla di altro"? Io penso di no. A dire degli storici, difatti, negli anni 1929/1938 il Fascismo ottenne, tra gli Italiani, un "consenso corale". E, allora, vogliamo "epurare gli Italiani tutti"?

Aggiungo: ad esprimere un giudizio sugli anni bui del 1943/1945, si disse che "la Patria è morta". Ma, dalla Presidenza di Ciampi in poi si afferma: "la Patria è rinata"? Come? Dove? Quando? Io penso che, perché la Patria rinasca, noi tutti dovremmo imparare a giudicare i singoli dalle loro azioni. Che possono essere state buone oppure cattive. Mai e poi mai per il fatto che sono stati "fascisti" oppure "comunisti". Ecco: io spero nella rinascita della Patria italiana. Se noi tutti impareremo a conciliare "Patria" con "Civiltà".

Cordiali saluti.

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"Via il busto di quel fascista" in "LA SICILIA" del 26 gennaio 2008, pagina 51;
"E dagli ai fascisti…" in "LA SICILIA" del 29 gennaio 2008, pagina 31;
"Polemiche strumentali, Alfonso Arena non era un fascista" in "LA SICILIA" del 3 febbraio 2008, pagina 34.



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