A
conciliare "Patria"
e "Civiltà"
.
Signor
Direttore,
04.02.08-
la proposta della CGIL di
Canicattì ("rimuovere
il busto di Alfonso Arena,
perché fascista, dai
locali comunali nei quali
è esposto")
(1) suscita interesse e polemiche.
A
parte una mia nota noterella
scherzosa (2), interviene
Leonardo Di Stefano, segretario
cittadino del MSFT, che traccia
una biografia di Alfonso Arena.
Sottoscrivo la biografia dalla
quale si evince che il concittadino,
che si onora con un busto
marmoreo, "nulla fece
di riprovevole".
Ma non mi convince la conclusione,
nella quale sta scritto: "Non
capisco dove sono le responsabilità
di Arena in una presunta affermazione
del fascismo in maniera violenta".
Non
mi convince perché
il Fascismo, negli anni 1919/22,
si affermò con la violenza
degli squadristi. E si mantenne,
con la violenza dello Stato,
subito dopo luccisione
di Matteotti. A mio parere,
il punto è: si può
condannare qualcuno "colpevole
di essere stato fascista e
nulla di altro"?
Io penso di no. A dire degli
storici, difatti, negli anni
1929/1938 il Fascismo ottenne,
tra gli Italiani, un "consenso
corale". E, allora,
vogliamo "epurare
gli Italiani tutti"?
Aggiungo:
ad esprimere un giudizio sugli
anni bui del 1943/1945, si
disse che "la Patria
è morta".
Ma, dalla Presidenza di Ciampi
in poi si afferma: "la
Patria è rinata"?
Come? Dove? Quando? Io penso
che, perché la Patria
rinasca, noi tutti dovremmo
imparare a giudicare i singoli
dalle loro azioni. Che possono
essere state buone oppure
cattive. Mai e poi mai per
il fatto che sono stati "fascisti"
oppure "comunisti".
Ecco: io spero nella rinascita
della Patria italiana. Se
noi tutti impareremo a conciliare
"Patria"
con "Civiltà".
Cordiali
saluti.
---------------------
"Via
il busto di quel fascista"
in "LA SICILIA"
del 26 gennaio 2008, pagina
51;
"E dagli ai fascisti
"
in "LA SICILIA"
del 29 gennaio 2008, pagina
31;
"Polemiche strumentali,
Alfonso Arena non era un fascista"
in "LA SICILIA"
del 3 febbraio 2008, pagina
34.