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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

Mi perviene un articolo di scottante attualità, che giro a tutti voi. Per scrupolo ometto l’indirizzo e i titoli professionali dell’Autore dell’articolo/denuncia che vi sottopongo. Ciaoeuropa

E’ in corso un attentato alla Costituzione?

17.02.08 - Dopo oltre sessant’anni dall’entrata in vigore della costituzione (1 gennaio 1948), promulgata il 27 dicembre 1947, e per effetto del divieto di cui alla XII disposizione transitoria della medesima, da cui presero le mosse le conseguenti leggi liberticide volute dal regime antifascista ed escogitate dal poliziotto ministro Scelba, la citata d.t. è ancora vigente. Oggi, mentre un bailamme di partiti e partitini, molti dei quali senza passato e senza futuro, abbaiano per contendersi accanitamente l’osso, e la polpa, del potere, c’è un partito che esiste, ma che non si deve mostrare, e che non si può neanche nominare. E’ un partito che sfida il regime liberticida, e sventola audacemente, quasi temerariamente, i suoi vessilli onusti di ideali, di memorie storiche gloriose ed onorate, e anche del sangue dei suoi caduti e dei suoi martiri.

E’ il Partito Fascista Repubblicano, che tenacemente, ma invano, bussa alle porte del Parlamento per esercitare un sacrosanto diritto, quello sancito dall’art. 49 della costituzione, che testualmente recita: "Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale". E’ dunque chiaro ed esplicito che tutti i cittadini hanno il citato diritto. Tutti, e cioè nessuno escluso, nemmeno quelli di fede fascista.

Nonostante ciò, se un cittadino voglia costituire il Partito fascista, può farlo solo teoricamente, registrando lo statuto presso qualunque Ufficio del registro dello Stato, o presso un notaio non pusillanime, con l’esborso simultaneo di una tassa di 168 Euro. Infatti, una simile iniziativa, in occasione di elezioni, è senza effetto, perché gli viene negato il diritto di parteciparvi, a causa del divieto di cui alla XII d.t., che qui di seguito riproduco: "E’ vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista". Ho più volte affrontato il problema, anche promuovendo personalmente, nel 2002, un giudizio contro lo Stato italiano avanti alla Corte europea di Strasburgo per la tutela dei diritti dell’uomo, conculcati nelle nazioni di appartenenza. Dopo oltre due anni, finalmente ottenni la "sentenza", che tale non era, in realtà, ma una insignificante letterina con cui mi si informava che la domanda era stata respinta perché inammissibile (??) e che contro la decisione non si poteva appellare. Il tutto senza motivazione alcuna, nemmeno apparente. Appellai ugualmente, ottenendo un’altra brevissima e immotivata reiezione, imparando così che l’antifascismo vigeva arrogantemente dovunque, secondo gli ordini degli occupanti americani.

Ho sollevato allora il problema, con articoli e pubblicazioni, sempre sotto il profilo strettamente legale, eccependo l’inefficacia della citata disposizione transitoria, appartenendo, tale tipo di norme, a quelle che, per loro natura, sono destinate ad avere vigenza breve, due, tre anni, poco più poco meno. E cioè il tempo necessario al coordinamento della nuova normativa con la vecchia. Avviene invece che la XII d.t., pur risalendo al 1948, e pur essendo stato coordinato quanto doveva esserlo, venga ancora abusivamente applicata, e sia quasi equiparata, in modo anomalo e surrettizio, al testo vero e proprio della costituzione! Penso che soltanto nell’Italia di oggi la faziosità possa raggiungere gli attuali livelli patologici. Si può addirittura affermare che essa contrasti perfino con la volontà del costituente del 1947, che non peccava certo di simpatie e di benevolenza verso il fascismo, e che, dimostrando di voler limitare nel breve termine la durata del divieto, la collocò nelle disposizioni transitorie. Esso agì, in sostanza, con maggiore moderazione ed equilibrio dell’attuale antifascismo: fanatico, fazioso, protervo, sempre più radicalizzato senza motivo. Ma la verità è certamente un’altra ed è che il medesimo teme che una nazione come l’Italia, disgustata dalla corruzione, dall’inefficienza, dalla carenza di dignità nazionale da esso praticate in oltre sessanta anni di strapotere, scorga nel Fascismo l’àncora di salvezza, e rappresenti pertanto un forte e temibile concorrente.

E dunque l’attuale potere politico, con evidente malizia, fa il morto, e non affronta, perché non lo vuole affrontare, il tema dell’abrogazione della norma transitoria liberticida, preferendo mantenerla in vita, comunque, il più a lungo possibile.

Affronto ora il tema più importante, cioè quello di appurare se il Capo dello Stato, restando inerte, nonostante le sollecitazioni a lui giunte più volte anche da parte di chi scrive questa nota, stia osservando o meno il giuramento di osservanza della costituzione. Dispone infatti l’art. 91 della medesima che "il Presidente della Repubblica, prima di assumere le sue funzioni, presta giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione dinanzi al Parlamento in seduta comune". Come è evidente, il costituente del 1947 volle conferire a tale cerimonia una particolare solennità, per dimostrare l’importanza che ad essa intendeva attribuire, esigendo da ogni neo Capo dello Stato il giuramento su due punti essenziali: fedeltà alla repubblica; osservanza della costituzione.

C’è allora da chiedere al Capo dello Stato se ritenga che stia osservando la costituzione, secondo l’impegno contratto col solenne giuramento prestato, o se non stia invece ponendo in essere, con atti omissivi continuati, un vero e proprio attentato alla medesima, come previsto dall’art.90, comma primo, ipotesi seconda, impedendo deliberatamente a parte dei cittadini italiani di esercitare l’importantissimo diritto di costituirsi in partito sancito dall’art.49. E’ vero che l’abrogazione delle leggi non rientra fra i compiti del Capo dello Stato, ma non è ammissibile che il medesimo, trascurando la dovuta attenzione a certi problemi, non si sia ancora accorto, o non si accorga, o finga di non accorgersi, o non voglia accorgersi, della vigenza, a dir poco anomala, di una disposizione transitoria quasi divenuta, paradossalmente e illegalmente, legge di merito, cessando di essere, di fatto, norma transitoria, quasi da trasferire nel testo, che intanto viene lasciata vivere e viene applicata a tempo indeterminato in piena mala fede. La circostanza potrebbe essere priva di valore se non fosse che, guarda caso, la XII d.t. è proprio quella che regge e sostiene in vita un divieto, assai comodo e gradito a tutto l’antifascismo, ma odioso e ripugnante per tanti cittadini che in forza di essa vengono privati ingiustamente di un diritto sancito dalla costituzione. E’ chiaro che si vuole deliberatamente impedire, con la tecnica del pesce in barile e con lo stile di un regime che, non potendo più mostrare ed esercitare il suo vero volto e le sue vere caratteristiche truci di un passato scellerato non troppo lontano, agisce con somma ipocrisia, tenendo in vita la norma in questione col sottinteso e agognato fine di impedire il più a lungo possibile l’ingresso in parlamento di un partito dichiaratamente fascista.

Questo messaggio lo trasmetto, per e mail, a una trentina di giornali, e direttamente al Capo dello Stato. E chiedo, con estrema e consapevole severità, che mi si dica se sia in corso o meno un vero e proprio attentato alla costituzione. Ove la risposta fosse negativa, il che è inverosimile, chiedo che se ne enunci la motivazione.

Chi risponderà? Quanti direttori? E il Capo dello Stato, che cosa potrà dire di fronte all’evidenza? Non si dimentichi che il Capo dello Stato, a Camere sciolte, sta ritenendo possibile, in questi giorni, che si possa, anzi che si debba, procedere alla ratifica del Trattato di Lisbona!

Salvatore Macca

(si omette di pubblicare l’indirizzo per questioni di privacy)

 
 

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