Israele
concede la libertà
agli Ebrei.
LItalia non concede
la liberà agli Italiani
17.02.08
- Lo scrittore ebreo/israeliano
Abraham Yehoshua dichiara
al quotidiano "Haaretz"
che "non vuole avere
vicini palestinesi".
A, suo dire, la cosa dovrebbe
funzionare così: gli
Ebrei entrano in Palestina
e fondano un loro Stato. Dopodiché
i Palestinesi, che abitano
il territorio da millenni,
dovrebbero sloggiare ed andarsene
altrove. Perché la
"convivenza è
impossibile" (1).
A leggere queste cose, sono
stato assalito da un sentimento
di invidia. E, difatti, uno
dei principali quotidiani
israeliani pubblica le dichiarazioni
di Yehoshua senza sottoporlo
ad una qualche critica e nessun
magistrato israeliano lo perseguirà
per "razzismo".
In Italia, invece, se io dichiaro
che "amo la Patria"
rischio di essere accusato
di "essere fascista".
E, se affermo, che "lItalia
rischia di essere invasa da
torme di stranieri",
rischio laccusa di "essere
razzista". E tutti
a rimproverarmi. E tutti a
perseguitarmi ai sensi della
Legge Scelba e della
Legge Mancino.
Anche gli Ebrei italiani che
trovano giusto che gli Israeliani
non vogliono Palestinesi in
Israele ma giudicano riprovevole
il fatto che io non voglia
"stranieri in Italia".
Tanto riprovevole da meritarmi
la galera.
A
questo punto, mi chiedo: questa
differenza deve attribuirsi
al fatto che Israele, nato
nel 1948, non è stato
mai liberato e che noi, invece,
nel 1945, siamo stati liberati?
Se è così, convengo
che siamo stati fortunati.
E, difatti, teniamo in Italia
113 basi militari USA e mandiamo
fuori dai confini nazionali
10.000 soldati italiani a
combattere le "guerre
americane". E,
come si conviene ad un "popolo
liberato", portiamo
il bavaglio. Grati a chi ci
ha liberato. E a chi ci sgoverna
in nome e per conto dei liberatori.
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(1) "La svolta di
Yehoshua: no allo Stato binazionale"
in "Corriere della
Sera" del 16 febbraiom
2008, pagina 17