Se
anche lo "studioso ebreo" si fa "antisemita"
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29.03.08
- Fin da giovane so che, sulle
opinioni mie ed altrui, è inutile fare "disputazzellam".
Pertanto ho insistito su certe
mie tesi, facendo spallucce
al fatto che altri potesse catalogarmi
come "antisemita".
Ripeto per sommi capi: io inquadrerei
la nascita dello "Stato
di Israele" nel 1948
come uno dei tanti casi di "colonialismo".
E, pertanto, ripeterei linsegnamento
evangelico: "chi è senza peccato scagli
la prima pietra".
Già: siete capaci di
distinguere, nellAmerica
latinoamericana, i "conquistatori" spagnoli e portoghesi dai nativi?
O, nel Quebec, i "colonizzatori"
francesi dagli indigeni? Perché Francesi, Portoghesi e Spagnoli,
che sapevano di storia, hanno
fatto come gli antichi Romani:
volevano le donne e le terre
dei Sabini, hanno sposato le
Sabine ed hanno fuso due popoli
in uno.
In Palestina, purtroppo, gli
Ebrei non hanno seguito lesempio
degli antichi romani. Ma hanno
pensato di risolvere il problema
dei "nativi" cacciandoli dai paesi natali
e spogliandoli dei loro poveri
averi. Da quel momento nasce
la "questione palestinese".
E nasce non perché gli
Ebrei vogliono un "loro
Stato" ma perché vogliono uno "Stato
religiosamente puro".
Perché, agli occhi dei
locali e dellopinione
pubblica mondiale sarebbe stato
pressoché indifferente
se quello spezzone territoriale
si fosse chiamato "Israele" oppure "Palestina".
Strano
ma vero: gli Ebrei che giustificano
la nascita di "Israele" con le discriminazioni e i
genocidi subiti in Europa,
nel dare vita ad un loro sogno,
cominciano con una "pulizia
etnica". E non venitemi
a dire "fu a causa
della guerra".
Perché ancora oggi,
nel 2008, dopo sessanta anni
da quei fatti, gli Israeliani
non consentono ai Palestinesi
espulsi di rientrare nei paesi
natali. Ed è su questo che nasce
il problema del Vicino Oriente.
Che avvelena la vita dei popoli
viventi in quei territori
e rischia di avvelenare la
politica mondiale con la continua
sequela di guerre, di attentati
e di rappresaglie. *** A
complicare le cose, e a dar
loro una patina surreale,
interviene lo studioso Ebreo/Israeliano
Shlomo Sand, professore di
storia moderna allUniversità di Tel Aviv. Ma diamo la parola
al "Corriere della
Sera": "In
297 pagine, Shlomo Sand sostiene
che gli ebrei non vennero
esiliati dai romani dopo la
distruzione del secondo Tempio;
gli ebrei della diaspora sarebbero
i discendenti di popolazioni
locali convertite" (1). E, a precisa domanda,
risponde: "Quella
che si è diffusa nel
mondo è la religione,
non la gente" (1).
Insomma,
stante allo studioso Shlomo,
degli "stranieri convertiti
al giudaismo" opprimerebbero
i Palestinesi, nelle cui vene
scorre in parte il sangue
degli antichi Ebrei. Inutile
dire che Shlomo è accusato,
da più parti, di essere "antisemita".
E non nascondo che questo
mi è di qualche conforto.
E, difatti, se siamo tutti "antisemiti",
vuol dire che i "semiti" sono una invenzione.
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(1) "Lesilio
degli ebrei, un mito. Uno
storico scuote Israele" in "Corriere della
Sera" del 29 marzo 2008,
pagina 17. |