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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

"Silvio III°" non era ancora nato e già "Giuda" si chiamava

29.04.08 - Chiarisco che non sto inventando niente, ma sto parafrasando un vecchio detto siciliano: "Janni nun era natu e Janni si chiamava". Volendo significare che, prima ancora che Santa Elisabetta partorisse San Giovanni Battista, già era chiaro, nella "mente di Dio", che il nascituro si chiamasse "Giovanni".

Ahimé, con il passare degli anni, al "Buon Dio padre di tutti gli uomini", si è sostituito Jahvé, dio nazionale e razzista dei "giudeocristiani". E, pertanto, prima ancora che Berlusconi e il suo governo si insedi, il partito americano/sionista preme chiedendo che noi Italiani si sacrifichi più "pecore" sull’altare della "Patria". Inutile dire che anche il concetto di "Patria" ha subito una metamorfosi: non più la "patria italiana ed europea" ma lo "Occidente", la cui capitale si trova a Washington e a Tel Aviv.

Concetti in libertà? Nossignore: segni premonitori, già annunciati a mezzo stampa. Tre sono i principali "scenari di guerra" nei quali sono impegnati i nostri soldati. E sui tre scenari già i nostrani "guerrieri di USA/Israel" puntano gli artigli, invitandoci ad "impegni maggiori".

1. In Afganistan va male. E Karzai, il presidente/fantoccio subisce attentati perfino nella "sua Kabul". Sulla situazione afgana ha scritto una lucida analisi Franco Venturini (1). Che osserva che "in Afganistan l’Occidente non può vincere militarmente, ma non può perdere politicamente". Si era parlato, Ministro degli Esteri D’Alema, di una "conferenza di pace". Oggi che ha vinto Berlusconi, Franco Frattini (Ministro degli Esteri in pectore del Governo Berlusconi) si incontra con….. No, non incontra altri diplomatici, ma il segretario generale della NATO. Per discutere della "conferenza di pace"? Cedo la parola al "Corriere": "Il prossimo governo di Silvio Berlusconi sarà più disponibile verso le richieste di George W. Bush rispetto a quello guidato da Romano Prodi, ma non sembra aver fretta di aumentare di aumentare l’impegno militare in Afganistan e di togliere tutti i caveat che limitano le possibilità di combattimento del nostro contingente" (2). Insomma in Afganistan non si può vincere, ma ogni giorno che passa aumentano i guadagni dei "mercanti di armi". Ragione per cui si deve perseverare. Solo che, in quella zona desolata, muoiono moltissimi Afgani, alcuni Yankees e pochi Italiani. Si deve provvedere: ne va del nostro decoro, che diamine!

2. Berlusconi ha vinto le elezioni e già Frattini (Ministro degli Esteri in pectore) contatta il segretario generale della NATO. Per vedere come aumentare il contributo, in vite umane, dei soldati italiani inviati in Afganistan. Solo che… Solo che anche gli Ebrei/Israeliani avanzano le loro richieste. E, poiché sono il "popolo eletto", le loro richieste sono zeppe di rimbrotti. A loro dire, i soldati italiani inviati a fare da "pacieri" nel Libano del Sud, non svolgerebbero bene il loro dovere perché "non disarmano gli Hezbollah" (3). A disarmare gli Hezbollah avevano tentato i soldati israeliani, ma le buscarono. Perché i soldati israeliani, degni emuli degli antichi Spartani (?!?), sono bravi, bravissimi ad ammazzare Palestinesi disarmati; ma se si scontrano con Hezbollah un poco armati, le buscano. Ragione per cui hanno demandato a noi il compito di "disarmare gli Hezbollah". E non venitemi a dire "che pretese!". Perché questo, a quanto pare, è lo "undicesimo comandamento" di Jahvé. E pare che Frattini, Ministro degli Esteri in pectore, sia devotissimo di Jahvé. Se dichiara: "E’ urgente riflettere sulle regole d’ingaggio delle truppe italiane in Libano, per capire se quelle attuali sono soddisfacenti" (4). E, poiché gli Ebrei/Israeliani se ne lagnano, è giocoforza comandare ai nostri soldati di "morire per il benvolere di Israele". Resta un dubbio: andranno in Paradiso? Non si sa. E’ certo, però, che Frattini andrà a fare il Ministro degli Esteri. Vi pare poco?

3. In ogni caso, a rammentarci i nostri doveri di "Italyani liberati" provvede il segretario della NATO: "Mi aspetto che Roma mantenga i suoi impegni nelle operazioni della NATO, in particolare in Afganistan e in Kossovo, dove l’Italia gioca un ruolo molto importante, e anche in altre operazioni, come nel Mare Mediterraneo: spero che questa linea continui e venga anche rafforzata" (4). Da notare la incongruenza dei nostri impegni: in Afganistan siamo comandati a combattere contro i "fanatici mussulmani" a beneficio degli USA e di Israele; ma, in Kossovo siamo comandati a difendere i "fanatici mussulmani" (per non dire i mafiosi) dai Serbi. E, dunque, tutto secondo i voleri di Jahvé. Novelli sacerdoti la cricca di gangsters, petrolieri, mercanti di armi e giudei neocon che imperversano a Washington.

Insomma, tutti vorrebbero caricare l’asino. Tanto asino da credere che gli USA, nel 1945, lo hanno liberato. E, poiché il partito americano sionista, nelle recenti elezioni, ha trionfato sia come PdL che come PD, tutto lascia intendere che l’asino, sovraccarico, partirà per andare a morire in Afganistan, in Kossovo e in Libano.

Tutto perduto? Si, se non faremo pulizia. Denunciando il mito della "liberazione" e i mille politicanti cialtroni che, in Italia, fanno politica, per conto di interessi stranieri. "Credo nell’Italia e nella sua impossibile resurrezione", scrisse Ezra Pound. Io ci spero.

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1) "L’Occidente non può perdere" in "Corriere della Sera" del 28 aprile 2008, pagina 1;

2) "No al disimpegno. Ma l’Italia per ora non invia altre truppe" in "Corriere della Sera" del 28 aprile 2008, pagina 2;

3) "Libano, caschi blu conniventi con Hezbollah" in "Corriere della Sera" del 29 aprile 2008, pagina 21;

4) "Il segretario della NATO: Spero che l’Italia mantenga i suoi impegni attuali e li rafforzi" in "Corriere della Sera" del 29 aprile 2008, pagina 21.




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