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Le Firme * Antonino Amato

Se queste sono le "avanguardie"…..

02.05.08 - Da anni leggo i commenti del "Campo anti imperialista". E non nascondo che condividevo certe analisi che ci trovavo sull’Afganistan, sull’Iraq e sulla Palestina.
Oggi leggo un commento alle recenti Elezioni Nazionali 2008 e non vi nascondo che sono rimasto più che deluso. Al punto da confermarmi nella impressione che "a sinistra" sono ineluttabilmente e definitivamente affetti da "cretinismo antifascista". Cerco di chiarirvi il perché di questa mia delusione. Infatti c’è da chiedersi: è stata stesa a commento delle Elezioni Nazionali del 1948 oppure a commento delle Elezioni Nazionali 2008? L’ha scritto un qualche "trinariciuto", che nulla sa della implosione del "modello sociale comunista per consunzione interna" oppure l’ha stesa un commentatore che ha vissuto (e magari sofferto) l’implosione dell’Unione Sovietica e il trionfo degli "usurai della terra"? Certo è che chi l’ha scritto non ha capito niente dei 63 anni di questo lungo e tormentato dopoguerra.

Una osservazione per tutte. Si osserva, e c’è del vero, che il centrodestra vince "per una richiesta di sicurezza che sale dal basso". E si grida al "becero fascismo ritornante", seppure in altra forma. E non si capisce (per essere più precisi: si rifiuta di capire) che "l’istinto alla sicurezza" è connaturato alla natura umana, istinto insopprimibile. Vale per gli Italiani, vale per gli Afgani, vale per gli Iracheni e per i Palestinesi. Come si fa ad inneggiare ai "popoli che si ribellano agli imperialisti invasori" e a condannare gli Italiani che, seppure confusamente, votano per condannare l’invasione a cui sono soggetti da parte di milioni di stranieri? Che ci sia in questo una sottile forma di razzismo? Nel senso che "popoli inferiori" sono giustificati se conducono una "guerra identitaria", ma gli Italiani non sono giustificabili se si sentono minacciati dall’invasione straniera?

Penso al Mussolini del 1914, quando si chiedeva se "l’internazionalismo avesse logica dopo che era scoppiata la guerra 1914/1918". E concludo che l’estensore della nota non è arrivato, nel 2008, alle conclusioni a cui arrivò Mussolini nel 1914. Ecco: costoro, affetti da inguaribile cretinismo antifascista, sono in ritardo di un secolo.

E lo scrivo sconsolato. Perché, anche loro, sono parte del mio Popolo e della mia Nazione.

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L’Italia s’è DEST ® A
Elezioni: come volevasi dimostrare

Diceva Carlo Marx: "Ci vorranno 20 o 30 anni di guerre civile affinché il proletariato europeo si liberi da tutta la merda che si porta addosso". Una cupa metafora che però ci aiuta a descrivere la drammatica situazione in cui siamo. La svolta reazionaria di massa che covava da tanti anni si è palesata, liberandosi dei suoi ultimi tabù.

Qui non è solo che una delle due destre ha vinto le elezioni. Questa vittoria, coronata da quella capitolina, fotografa un paese che sprofonda nel baratro delle proprie paure, una plebaglia che infranti i suoi sogni piccolo borghesi di ascesa sociale, lungi dal pigliarsela col sistema capitalistico, mette in piazza i suoi lati più oscuri, le sue pulsioni securitarie più ripugnanti. Se la prende con gli immigrati che vorrebbe ridotti a schiavi, coi poveri che non vuole trovarsi tra le palle, coi musulmani colpevoli di non genuflettersi ai piedi del Moloch Occidente e dei cretini che lo abitano.

Verrà, non c’è da dubitarne, il momento della caccia alle streghe, della persecuzione di tutti i sovversivi. Siamo davanti a quella che potremmo definire fascistizzazione sui generis. Non c’è bisogno di squadracce, né di manganelli e olio di ricino. Se allora il sistema dovette ricorrere all’uso extralegale dei fascisti era perché esso barcollava sotto la spinta proletaria che veniva dalla Russia bolscevica. Adesso il sistema è forte, l’apparato sistemico di repressione non è mai stato così efficiente, della minaccia bolscevica non c’è nemmeno l¹ombra. La fascistizzazione non possiede infatti solo il lato reattivo, preventivo (nel senso di antirivoluzionario); procede motu proprio dalle viscere dell’Europa, emerge dai più sperduti recessi della propria storia. E’ il conato reazionario, totalitario all’interno, colonialista e imperialista verso l’esterno.

Posta davanti al suo tramonto, l’Europa capitalistica non solo si stringe attorno al suo aborto, gli Stati Uniti d’America, essa ha dimostrato di saper fare di peggio, di trovare rimedi estremi, fino ad affidarsi alla dittatura più crudele. Gli impulsi securitari, che entrambi i poli sistemici hanno avallato e interpretato, non simboleggiano solo l’avidità proprietaria dei parvenus. La xenofobia non è che un lato della questione. Essa è anzi la metafora di appetiti colonialistici. La caccia al rom o al musulmano nasconde un istinto revanchista, la spinta a portare la guerra alla fonte, là dove nasce il pericolo (nero, verde o giallo che sia), a riprendersi con la forza la posizione dominante perduta.

Una lunga marcia attende le forze ribelli che si annidano dentro l’impero. Esse conosceranno un esodo doloroso. Dovranno abbandonare le casematte dove pensavano di poter sopravvivere, cercheranno altri luoghi in cui mettere radici e consolidarsi. Una Resistenza faticosa, che procederà in parallelo, sul piano pratico e quella teorico. La possibilità di sopravvivere è dunque legata, non solo alla capacità di fare fronte, di unire le forze, di abbattere vecchie barriere ideologiche e identitarie, ma di ripensare la rivoluzione europea, le sue forze motrici, le sue alleanze. É legata infine alla necessità di ancorarsi alle Resistenze del primo fronte, ai movimenti antimperialisti che si trovano a combattere sulla prima linea.

Occorre prepararsi al peggio, sapendo che il male minore è sempre stato l’alibi di chi rinuncia in partenza a lottare, il velo dietro al quale si nasconde chi ha già introiettato la disfatta.



Scrivono per Voi

Antonino Amato
Antonino Amato è nato a Montaperto (Ag) il 16/03/1959. Appartiene al gruppo consiliare dell'U.D.C.

Llaureato in Medicina e Chirurgia nel 1984 presso l’Università di Palermo. Dal 1985 a tuttora lavora come medico del Servizio Integrativo di Assistenza Sanitaria del Carcere di Agrigento. Dal 1996 è Medico di Medicina Generale convenzionato presso l’ASL 1 di Agrigento.

Incarichi istituzionali: Presidente della VI Commissione e la Commissione speciale per il monitoraggio dell’efficienza e della qualità dei servizi socio-sanitari della Città di Agrigento

Recapito:
Comune di Agrigento
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Tel.0922.401737
Fax 0922.590201
e-mail, amatoantonino@alice.it







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