Se
queste sono le "avanguardie"
..
02.05.08 - Da anni leggo i commenti
del "Campo anti imperialista".
E non nascondo che condividevo
certe analisi che ci trovavo
sullAfganistan, sullIraq
e sulla Palestina.
Oggi leggo un commento alle
recenti Elezioni Nazionali 2008
e non vi nascondo che sono rimasto
più che deluso. Al punto
da confermarmi nella impressione
che "a sinistra"
sono ineluttabilmente e definitivamente
affetti da "cretinismo
antifascista". Cerco
di chiarirvi il perché
di questa mia delusione. Infatti
cè da chiedersi:
è stata stesa a commento
delle Elezioni Nazionali del
1948 oppure a commento delle
Elezioni Nazionali 2008?
Lha scritto un qualche
"trinariciuto",
che nulla sa della implosione
del "modello sociale
comunista per consunzione interna"
oppure lha stesa un commentatore
che ha vissuto (e magari sofferto)
limplosione dellUnione
Sovietica e il trionfo degli
"usurai della terra"?
Certo è che chi lha
scritto non ha capito niente
dei 63 anni di questo lungo
e tormentato dopoguerra.
Una
osservazione per tutte. Si
osserva, e cè
del vero, che il centrodestra
vince "per una richiesta
di sicurezza che sale dal
basso". E si grida
al "becero fascismo
ritornante", seppure
in altra forma. E non si capisce
(per essere più precisi:
si rifiuta di capire) che
"listinto alla
sicurezza" è
connaturato alla natura umana,
istinto insopprimibile. Vale
per gli Italiani, vale per
gli Afgani, vale per gli Iracheni
e per i Palestinesi. Come
si fa ad inneggiare ai "popoli
che si ribellano agli imperialisti
invasori" e a condannare
gli Italiani che, seppure
confusamente, votano per condannare
linvasione a cui sono
soggetti da parte di milioni
di stranieri? Che ci sia in
questo una sottile forma di
razzismo? Nel senso che "popoli
inferiori" sono giustificati
se conducono una "guerra
identitaria", ma
gli Italiani non sono giustificabili
se si sentono minacciati dallinvasione
straniera?
Penso
al Mussolini del 1914, quando
si chiedeva se "linternazionalismo
avesse logica dopo che era
scoppiata la guerra 1914/1918".
E concludo che lestensore
della nota non è arrivato,
nel 2008, alle conclusioni
a cui arrivò Mussolini
nel 1914. Ecco: costoro, affetti
da inguaribile cretinismo
antifascista, sono in ritardo
di un secolo.
E
lo scrivo sconsolato. Perché,
anche loro, sono parte del
mio Popolo e della mia Nazione.
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LItalia
sè DEST ®
A
Elezioni: come volevasi dimostrare
Diceva
Carlo Marx: "Ci vorranno
20 o 30 anni di guerre civile
affinché il proletariato
europeo si liberi da tutta
la merda che si porta addosso".
Una cupa metafora che però
ci aiuta a descrivere la drammatica
situazione in cui siamo. La
svolta reazionaria di massa
che covava da tanti anni si
è palesata, liberandosi
dei suoi ultimi tabù.
Qui
non è solo che una
delle due destre ha vinto
le elezioni. Questa vittoria,
coronata da quella capitolina,
fotografa un paese che sprofonda
nel baratro delle proprie
paure, una plebaglia che infranti
i suoi sogni piccolo borghesi
di ascesa sociale, lungi dal
pigliarsela col sistema capitalistico,
mette in piazza i suoi lati
più oscuri, le sue
pulsioni securitarie più
ripugnanti. Se la prende con
gli immigrati che vorrebbe
ridotti a schiavi, coi poveri
che non vuole trovarsi tra
le palle, coi musulmani colpevoli
di non genuflettersi ai piedi
del Moloch Occidente e dei
cretini che lo abitano.
Verrà,
non cè da dubitarne,
il momento della caccia alle
streghe, della persecuzione
di tutti i sovversivi. Siamo
davanti a quella che potremmo
definire fascistizzazione
sui generis. Non cè
bisogno di squadracce, né
di manganelli e olio di ricino.
Se allora il sistema dovette
ricorrere alluso extralegale
dei fascisti era perché
esso barcollava sotto la spinta
proletaria che veniva dalla
Russia bolscevica. Adesso
il sistema è forte,
lapparato sistemico
di repressione non è
mai stato così efficiente,
della minaccia bolscevica
non cè nemmeno
l¹ombra. La fascistizzazione
non possiede infatti solo
il lato reattivo, preventivo
(nel senso di antirivoluzionario);
procede motu proprio dalle
viscere dellEuropa,
emerge dai più sperduti
recessi della propria storia.
E il conato reazionario,
totalitario allinterno,
colonialista e imperialista
verso lesterno.
Posta
davanti al suo tramonto, lEuropa
capitalistica non solo si
stringe attorno al suo aborto,
gli Stati Uniti dAmerica,
essa ha dimostrato di saper
fare di peggio, di trovare
rimedi estremi, fino ad affidarsi
alla dittatura più
crudele. Gli impulsi securitari,
che entrambi i poli sistemici
hanno avallato e interpretato,
non simboleggiano solo lavidità
proprietaria dei parvenus.
La xenofobia non è
che un lato della questione.
Essa è anzi la metafora
di appetiti colonialistici.
La caccia al rom o al musulmano
nasconde un istinto revanchista,
la spinta a portare la guerra
alla fonte, là dove
nasce il pericolo (nero, verde
o giallo che sia), a riprendersi
con la forza la posizione
dominante perduta.
Una
lunga marcia attende le forze
ribelli che si annidano dentro
limpero. Esse conosceranno
un esodo doloroso. Dovranno
abbandonare le casematte dove
pensavano di poter sopravvivere,
cercheranno altri luoghi in
cui mettere radici e consolidarsi.
Una Resistenza faticosa, che
procederà in parallelo,
sul piano pratico e quella
teorico. La possibilità
di sopravvivere è dunque
legata, non solo alla capacità
di fare fronte, di unire le
forze, di abbattere vecchie
barriere ideologiche e identitarie,
ma di ripensare la rivoluzione
europea, le sue forze motrici,
le sue alleanze. É
legata infine alla necessità
di ancorarsi alle Resistenze
del primo fronte, ai movimenti
antimperialisti che si trovano
a combattere sulla prima linea.
Occorre
prepararsi al peggio, sapendo
che il male minore è
sempre stato lalibi
di chi rinuncia in partenza
a lottare, il velo dietro
al quale si nasconde chi ha
già introiettato la
disfatta.