"Israele"
tra "impostura"
e "realtà"
07.05.08
- Il "Corriere della
Sera" è il
migliore quotidiano italiano,
specchio della nostra società.
E, poiché lItalia
è malata, anche il
"Corriere"
ne soffre.
Concetti in libertà?
E che dite del fatto che taluni
si affannano a sventolare
le "bandiere di Israele"
mentre tali altri si danno
da fare per bruciare le "bandiere
di Israele"? Verrebbe
da chiedersi: siamo in Italia
oppure in quel lembo di terra
che taluni chiamano "Israele"
ed altri "Palestina"?
E certo che, per molti,
non siamo più in Italia.
E questo la dice lunga sul
fatto che siamo un "paese
liberato".
Oggi
Pierluigi Battista ci informa
in un lungo ed argomentato
articolo che "Israele
subisce un trattamento speciale"
(1). Osserva il nostro bravo
commentatore che, quando si
parla di Israele, non si criticano
i governi, ma si critica lo
Stato. Malgrado, nel corso
di 60 anni, ci siano stati
molti governi anche di segno
opposto. Il nostro non cita,
però, alcun governo
che abbia adottato verso i
Palestinesi una politica diversa
dalla discriminazione e dallapartheid.
Evidentemente, pensa che noi
gli si debba credere come
"atto di fede".
"Famiglia
cristiana", invece
dice "grazie ad
Israele". Ed
afferma che, "Israele
è uno Stato multietnico,
multiculturale e multireligioso"
(2). E "Famiglia cristiana"
dice il vero. Sono i "fatti"
che sono impostori: in Palestina
i Cristiani stanno per scomparire.
Chissà, forse perché
i cristiani, che sono scappati
dalla Palestina, sono antisemiti.
Impossibile pensare che i
redattori di "Famiglia
cristiana" siano
degli impostori.
Gli
"intellettuali"
italiani firmano il solito
appello. E, come al solito,
danno ragione a chi può
dare la "pagnotta".
Lo intitolano: "Si
alla marcia per Israele o
capitola la democrazia"
(3). Più che giusto:
"marciare per Israele"
per "non fare capitolare
la democrazia". LItalia
ha capitolato nel 1945. E,
da allora, non assicura più
la pagnotta. E, allora, niente
"marcia per lItalia".
Ma perché chiamano
"democrazia"
la "pagnotta"?
Seguono
altre notizie per decantarci
"quanto è bello
Napolitano" che va
ad inaugurare (4). E per farci
sapere che gli Ebrei premono
"perché non
si possono mettere sullo stesso
piano coloro che espongono
le bandiere di Israele e coloro
che bruciano le bandiere di
Israele" (5). Ed
io torno a ribadire che non
capisco perché, in
Italia, si debbano "esporre
le bandiere di Israele"
e/o "bruciare le bandiere
di Israele". Ma io
sono solo un "fascista
becero".
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Assentirei,
alle argomentazioni di oggi,
se ieri non avessi letto le
dichiarazioni di Benny Morris:
"Morris delinea
i problemi quasi insolubili
alla base del conflitto: i
profughi palestinesi, Gerusalemme,
le colonie israeliane".
Problemi insoluti perché:
1.
Gli Ebrei/Israeliani hanno
cacciato, nel 1948, 800.000
Palestinesi spogliandoli di
tutto. Siamo nel 2008 e ancora
non consentono il loro rientro
nei paesi natali;
2. Gerusalemme deve essere
solo "ebrea",
esclusivamente "ebrea";
3. I coloni si sono istallati
in terre che Jahvé
ha donato agli Ebrei. E, pertanto,
i Palestinesi si trasferiscano
altrove.
Chissà, forse gli "impostori"
che hanno scritto oggi sul
"Corriere"
non hanno letto quello che
lebreo Morris ha dichiarato
ieri sul "Corriere".
Si, è vero: editore
del "Corriere"
di ieri e di oggi è
sempre la "buona borghesia
italiana" e direttore
ne è sempre lebreo
Paolo Mieli. Ma, se non credete
al "Corriere",
nelle sue variopinte e contrastanti
affermazioni, siete proprio
antisemiti.
Che
siate fascisti anche voi? E,
allora, saluti romani.
Alla faccia di quelli che "espongono
le bandiere di Israele"
e di quelli che "bruciano
le bandiere di Israele".
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1 ) "Il
trattamento speciale"
in "Corriere della Sera"
del 7 maggio 2008, pagina 1;
2 ) "Famiglia cristiana:
dire grazie ad Israele"
in "Corriere della Sera"
del 7 maggio 2008, pagina 8;
3 ) "Si alla marcia
per Israele o capitola la democrazia"
in "Corriere della Sera"
del 7 maggio 2008, pagina 9;
4 ) "Fiera del Libro,
no del Colle alla visita blindata"
in "Corriere della Sera"
del 7 maggio 2008, pagina 8;
5 ) "Pressing del
centrodestra: dallantisemitismo
i rischi" in "Corriere
della Sera" del 7 maggio
2008, pagina 9;
(6) "Benny Morris:
Medio Oriente, è uno
scontro di civiltà"
in "Corriere della Sera"
del 6 maggio 2008, pagina 8.