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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

Noi Italyani siamo grandi. Anzi grandissimi. Perfino smisurati

09.05.08 - Noi Italyani siamo unici e soli. E, se non ci fossimo, dovrebbero inventarci. Per il sollazzo universale. Grazie ai nostri politici che, dal 1945, ci amministrano "in nome del popolo italiano" ma nello "interesse degli USA e di Israele".
Prendete gli ultimi avvenimenti. A Torino decidono di festeggiare il "60° anniversario della nascita dello Stato di Israele", gabellandola come "mostra del libro". Come se non bastasse, taluni "italyani" vogliono "esporre le bandiere di Israele" mentre altri "italyani" si dilettano a "bruciare le bandiere di Israele". E non venitemi a dire "perché non esporre la bandiera italiana"? Dimostrereste di essere dei ritardati mentali. Che ancora non hanno capito che, nel 1945, siamo stati "liberati". E dunque è più che giusto che gli Italyani si dividano sulla "bandiera di Israele" anziché unirsi sulla "bandiera italiana".

A dare alla "cosa" notevole spessore intellettuale e morale provvede Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica Italiana. Che tiene, a Torino, un "alato discorso" che suscita la entusiastica approvazione di Gideon Meir, ambasciatore di Israele in Italya (1). Dice Meir: "La sua chiara posizione, assunta assieme a tutti gli altri esponenti politici di maggioranza e opposizione contro i tentativi di delegittimare lo Stato ebraico, merita stima e ammirazione e fa di lei il modello e il punto di riferimento per i leader di tutto il mondo" (1).

Un encomio solenne, rivolto non solo a Napolitano ma a tutta la classe politica italiana, di maggioranza e di opposizione. Stando alle parole di Meir, infatti, l’Italya ha fottuto gli USA. Perché gli USA hanno solo George W. Bush che spara "solenni minchiate". Noi, invece, a sparare solenni minchiate, abbiamo Napolitano e tutti i politici di maggioranza ed opposizione.

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Andiamo a rivedere, dunque, lo "alato discorso" di Napolitano, a cui Gideon Meir ha dato la patente della "minchiata più grossa dell’anno". Dice Napolitano: "Non c’è dialogo se si muove dal rifiuto della legittimità dello Stato di Israele, delle ragioni della sua nascita, del suo diritto ad esistere nella pace e nella sicurezza" (2). Solo che recentemente Benny Morris aveva dichiarato: "Morris delinea i problemi quasi insolubili alla base del conflitto: i profughi palestinesi, Gerusalemme, le colonie israeliane".

E, allora, come la mettiamo con il "colloquio"? Si può chiamare "colloquio" il fatto che gli Israeliani (armati) uccidono, affamano e vessano in mille modi i Palestinesi (disarmati)? Non è ipocrita gabellare per "colloquio" una vessazione feroce e genocida?

E poi, che significa, "riconoscere lo Stato di Israele"? Uno dei requisiti essenziali di uno stato è il "territorio". A delimitare il territorio di uno Stato ci stanno i "confini". Sa dire Napolitano dove stanno i "confini di Israele"? Non lo sa. E non lo sanno neppure gli Israeliani che "vogliono di tutto e di più". E allora le "alate parole" di Napolitano suonano come la consueta squallida "impostura".

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A conforto del mio dire, chiedo il parere di Jachinu, lo scemo del mio paese. Che mi risponde laconico: "Io dico sempre la verità. Per questo sono lo scemo del paese. Napolitano spara solenni minchiate. E, meritatamente, fa il Presidente della Repubblica Italiana, "democrazia antifascista nata dalla resistenza". Amen.

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1) "Gideon Meir: il Quirinale un modello per tutti i leader" in "Corriere della Sera" del 9 maggio 2008, pagina 8;
2) "Napolitano apre la Fiera del libro: dialogo per Israeliani e Palestinesi" in "Corriere della Sera" del 9 maggio 2008, pagina 8;
3) "Benny Morris: Medio Oriente, è uno scontro di civiltà" in "Corriere della Sera" del 6 maggio 2008, pagina 8.


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