Noi
Italyani siamo grandi. Anzi
grandissimi. Perfino smisurati
09.05.08 - Noi Italyani siamo
unici e soli. E, se non ci
fossimo, dovrebbero inventarci.
Per il sollazzo universale.
Grazie ai nostri politici
che, dal 1945, ci amministrano
"in nome del popolo
italiano" ma
nello "interesse
degli USA e di Israele".
Prendete gli ultimi avvenimenti.
A Torino decidono di festeggiare
il "60° anniversario
della nascita dello Stato
di Israele",
gabellandola come "mostra
del libro". Come
se non bastasse, taluni "italyani"
vogliono "esporre
le bandiere di Israele"
mentre altri "italyani"
si dilettano a "bruciare
le bandiere di Israele".
E non venitemi a dire "perché
non esporre la bandiera italiana"?
Dimostrereste di essere dei
ritardati mentali. Che ancora
non hanno capito che, nel
1945, siamo stati "liberati".
E dunque è più
che giusto che gli Italyani
si dividano sulla "bandiera
di Israele" anziché
unirsi sulla "bandiera
italiana".
A
dare alla "cosa"
notevole spessore intellettuale
e morale provvede Giorgio
Napolitano, Presidente della
Repubblica Italiana. Che tiene,
a Torino, un "alato
discorso" che suscita
la entusiastica approvazione
di Gideon Meir, ambasciatore
di Israele in Italya (1).
Dice Meir: "La
sua chiara posizione, assunta
assieme a tutti gli altri
esponenti politici di maggioranza
e opposizione contro i tentativi
di delegittimare lo Stato
ebraico, merita stima e ammirazione
e fa di lei il modello e il
punto di riferimento per i
leader di tutto il mondo"
(1).
Un
encomio solenne, rivolto non
solo a Napolitano ma a tutta
la classe politica italiana,
di maggioranza e di opposizione.
Stando alle parole di Meir,
infatti, lItalya ha
fottuto gli USA. Perché
gli USA hanno solo George
W. Bush che spara "solenni
minchiate". Noi,
invece, a sparare solenni
minchiate, abbiamo Napolitano
e tutti i politici di maggioranza
ed opposizione.
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Andiamo
a rivedere, dunque, lo "alato
discorso" di Napolitano,
a cui Gideon Meir ha dato
la patente della "minchiata
più grossa dellanno".
Dice Napolitano: "Non
cè dialogo se
si muove dal rifiuto della
legittimità dello Stato
di Israele, delle ragioni
della sua nascita, del suo
diritto ad esistere nella
pace e nella sicurezza"
(2). Solo che recentemente
Benny Morris aveva dichiarato:
"Morris delinea
i problemi quasi insolubili
alla base del conflitto: i
profughi palestinesi, Gerusalemme,
le colonie israeliane".
E,
allora, come la mettiamo con
il "colloquio"?
Si può chiamare "colloquio"
il fatto che gli Israeliani
(armati) uccidono, affamano
e vessano in mille modi i
Palestinesi (disarmati)? Non
è ipocrita gabellare
per "colloquio"
una vessazione feroce e genocida?
E
poi, che significa, "riconoscere
lo Stato di Israele"?
Uno dei requisiti essenziali
di uno stato è il "territorio".
A delimitare il territorio
di uno Stato ci stanno i "confini".
Sa dire Napolitano dove stanno
i "confini di Israele"?
Non lo sa. E non lo sanno
neppure gli Israeliani che
"vogliono di tutto
e di più".
E allora le "alate
parole" di Napolitano
suonano come la consueta squallida
"impostura".
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A
conforto del mio dire, chiedo
il parere di Jachinu, lo scemo
del mio paese. Che mi risponde
laconico: "Io dico
sempre la verità. Per
questo sono lo scemo del paese.
Napolitano spara solenni minchiate.
E, meritatamente, fa il Presidente
della Repubblica Italiana, "democrazia
antifascista nata dalla resistenza".
Amen.
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1) "Gideon
Meir: il Quirinale un modello
per tutti i leader"
in "Corriere della Sera"
del 9 maggio 2008, pagina 8;
2) "Napolitano apre
la Fiera del libro: dialogo
per Israeliani e Palestinesi"
in "Corriere della Sera"
del 9 maggio 2008, pagina 8;
3) "Benny Morris:
Medio Oriente, è uno
scontro di civiltà"
in "Corriere della Sera"
del 6 maggio 2008, pagina 8.