E
se "USA/Israel"
chiama, tu rispondi in inglese:
"FUCK YOU"
13.08.08 -
1.
Premessa. L'argomento è scottante. E, pertanto,
vi anticipo il mio pensiero:
io penso che un modello di
civile convivenza tra gente
di diversa etnia, lingua e
religione si sia realizzato
in Svizzera. Altro modello
il nostro "Alto Adige",
abitato da gente di etnia
e lingua tedesca. Noi avevamo
il problema di "fissare
i confini al Brennero".
Solo che, entro quei confini,
vivevano molti residenti di
etnia e lingua tedesca. Abbiamo
risolto il problema concedendo
ai residenti in Alto Adige
una amplissima autonomia ed
uno "statuto speciale".
2. Stati e nazionalità. Osservo, in ogni caso,
che molti Stati si sono formati
ricorrendo alla "forza".
E che solo, in secondo tempo,
è subentrato il "diritto".
E che tutto questo ci pone
svariati problemi non sempre
di facile soluzione. In tali
casi hanno una posizione felice
taluni Stati che hanno fatto "tabula rasa" dei nativi dei territori occupati.
Prendete, ad esempio, gli
Yankees: hanno sterminato
milioni di Pellerossa abitanti
i territori conquistati, hanno
creato gli USA in un territorio
reso deserto grazie ad un
genocidio e..... si arrogano
il diritto di pontificare
in casa di altri. La stessa
strada hanno tentato gli Ebrei/Israeliani
in Palestina: hanno cacciato
800.000 Palestinesi dai paesi
natali, hanno riempito i territori
di Ebrei provenienti dai 5
Continenti; ma hanno dato
vita alla "resistenza
palestinese" con
la quale, volenti o nolenti,
devono fare i conti. Eppure....
Eppure i Giudei, residenti
in Palestina o nel mondo,
alzano la voce. E pretendono
di impartirci lezioni. Per
farlo, ricorrono alla doppia
morale (gli Ebrei hanno dei "diritti" che gli altri non hanno) e
ad un fiume di parole. Ma,
giunti a questo punto, procediamo
con ordine.
Stalin
e Tito, avendone il potere,
organizzarono la Yugoslavia
e la Unione Sovietica secondo
loro particolari criteri:
tennero conto delle "regioni" (intese in senso meramente
geografico) e non tennero
conto delle "etnie".
Inutile dire che quel modello
entrò in crisi. E che
il tutto è da addebbitare
alla miopia della visione
marxista.
Gli
USA, l'unica potenza planetaria
dopo l'implosione della Unione
Sovietiva, hanno fatto ricorso
alla solita ipocrizia per
risolvere i problemi. Tanto
per dire, Slovenia, Croazia
e Bosnia, essendo "Stati
autonomi", avevano
il pieno diritto di staccarsi
dalla Yugoslavia. E gli USA
(e loro alleati) sono intervenuti,
manu militari, per fare valere
questo principio. I Serbi,
che vivevano negli Stati proclamatisi
autonomi dalla Yugoslavia,
invece, non avevano il diritto
di staccarsi dagli "Stati
regione" per riunirsi
alla Serbia. Come se questo
non bastasse, gli Albanesi,
che vivevano nel Kossovo,
avevano il diritto di staccarsi
dallo "Stato regione
Serbia". Ma i Serbi,
che vivevano in quel particolare
territorio (Kossovo) non potevano
staccarsi per unirsi alla
Serbia.
Inutile
dire che un simile guazzabbuglio
di decisioni equivoche e contrastanti
avrebbe determinato molti
problemi. E, difatti, ne creò in Georgia. Sul fatto che
la Georgia avesse il diritto
di staccarsi dalla Russia,
tutti concordavano e concordano. Ma che fine avrebbero fatto
le popolazioni non georgiane
(Akbazi ed Osseti) viventi
in Georgia? I pareri erano
contrastanti; ma, nei fatti,
Akbazi ed Osseti avevano risolto,
a modo loro, il problema dando
vita a degli "Stati
indipendenti", che
nessuno riconosceva, tranne
la Russia.
Solo
che un certo giorno il Presidente
georgiano Saakashvili pensò
di risolvere la questione
ricorrendo alle armi. E, forte
del fatto che aveva ricevuto
armi ed istruttori dagli USA
e da Israele, invase la Ossezia
del Sud. E provocò,
come in tutte le guerre, una
catastrofe umanitaria: la
capitale dell'Ossezia del
Sud ridotta a macerie fumanti
e 30.000 Osseti profughi nella
Ossezia del Nord. Interviene
la Russia e le sorti, sul
piano militare, si rovesciano.
Su
questi fatti si discuterà
a lungo. Anche perché
c'è da chiedersi se
Saakashvili agì di
suo arbitrio oppure aveva,
dietro le quinte, altri che
lo incoraggiarono in una avventura
bellicista. Anche sulla Russia
ci si può chiedere
se agì in seguito ad
un "primordiale impulso"
oppure se aveva, nel cassetto,
dei piani precisi. In questo
campo si può sostenere
tutto e il contrario di tutto.
Meglio lasciar perdere ed
attenersi ai "fatti
certi".
3.
Finita la "campagna militare",
comincia la propaganda politica.
Ed è un "fatto
certo" che dopo 5
giorni la "guerra
guerreggiata" è finita. Grazie ai buoni uffici
di Sarkozy, Presidente pro
tempore della UE, e grazie
alla "buona volontà" manifestata da entrambi i
contendenti.
***
Si
potrebbe, dunque, cominciare
a "parlare di pace".
Solo che, stranamente, proprio
quando tacciono le armi, tanti
cani cominciano a latrare
furiosamente. Enunciando "propositi
di guerra". Ma procediamo
con ordine. In piena guerra
guerreggiata Sarkozy, Presidente
pro tempore della UE, va a
Tblisi, a Mosca e a Tbilisi
(una seconda volta) e conclude
un accordo di "cessate
il fuoco" più che decoroso, accordo firmato
da Sarkozy a nome della UE,
dai Georgiani e dai Russi.
Un successo strepitoso. Ad
un punto tale che Sarkozy
potrebbe dire, come Caio Giulio
Cesare: "veni,
vidi, vici".
Moderazione russa? Credibilità della "vecchia Europa"?
Fate voi, tenendo ben presente
che l'accordo c'è e
tiene. Su questo scrive brillantemente
Sergio Romano che conclude
che la UE ha, a livello internazionale,
una sua credibilità (1).
Solo
che gli USA minacciano: "La
Russia a rischio in G8 e Wto".
E, francamente non capisco.
Sarkozy ha fatto da mediatore,
con il mandato degli Europei
e con l'assenso degli USA.
Che logica hanno queste minacce,
dopo un accordo felicemente
concluso? Mah! Si potrebbe
concludere: "è il solito Bush".
Ma qualcosa di più profondo si muove se due "pensatori
francesi" (André Glucksmann e Bernard-Henri
Levy) lanciano un pubblico
appello, dal titolo inequivocabile: "Difendiamo Tbilisi" (2).
Su
costoro va chiarito che sono "pensatori alla Cicerone" (Cicerone arringava "pro
Domo sua", costoro
arringano pro "Israele
loro"). Si aggiunga
che costoro sono "francesi".
Ed io incapperei nell'accusa
di "antisemitismo" se dicessi che "sono
Ebrei". Ma, poiché
gli stessi si sono dichiarati
più volte "membri
della Comunità ebraica",
io penso che si possa dire.
E... absit iniuria verbis.
I due scrivono un lungo pistolotto,
che occupa quasi 2 pagine
del "Corrierone".
E mescolando "storia", "geografia" e "politica" credono di poterci imbrogliare.
Tanto per dire, che logica
ha richiamare i nazisti e
i comunisti parlando dei dirigenti
della Russia? Tanto per continuare,
gli stessi si rendono ridicoli
dividendo il mondo in due.
Tra "buoni" e "cattivi".
Sia
chiaro: io non mi sento di
giurare sulla "bontà"
dei dirigenti moscoviti. E'
certo però che bisogna
essere degli "impostori
incalliti" per sostenere
che USA ed Israele stanno
tra i buoni. Il succo è che "noi Europei dobbiamo
difenderci dai Russi".
Malgrado i Russi abbiano dato
ampia prova di moderazione.
E, allora, i conti non mi
tornano. Anche perché i due "pensatori",
nei giorni dispari, ci propongono
di "fermare i Russi";
mentre, nei giorni pari, ci
propongono di "bombardare
l'Iran". E, dunque,
un dubbio crudele si affaccia
alla mia mente. Gli Ebrei
hanno capito di non essere
gli "Spartani del
XXI° Secolo":
buoni solo a sparare su Palestinesi
disarmati. E, allora vorrebbero,
che noi si combattesse per
loro, mettendoci i nostri
uomini e i nostri soldi. Loro
amministrerebbero i proventi.
Bravi come sono a maneggiare
il denaro.
Conclusione?
Se "USA/Israel" chiama, rispondete loro in
perfetto inglese: "FUCK
YOU".
***************
(1) "Ma
stavolta l'Europa c'è"
in "Corriere della
Sera" del 13 agosto
2008, pagina 1;
(2) "Difendiamo
Tbilisi" in "Corriere
della Sera" del 13
agosto 2008, pagina 13.