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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

E se "USA/Israel" chiama, tu rispondi in inglese: "FUCK YOU"

13.08.08 -

1. Premessa. L'argomento è scottante. E, pertanto, vi anticipo il mio pensiero: io penso che un modello di civile convivenza tra gente di diversa etnia, lingua e religione si sia realizzato in Svizzera. Altro modello il nostro "Alto Adige", abitato da gente di etnia e lingua tedesca. Noi avevamo il problema di "fissare i confini al Brennero". Solo che, entro quei confini, vivevano molti residenti di etnia e lingua tedesca. Abbiamo risolto il problema concedendo ai residenti in Alto Adige una amplissima autonomia ed uno "statuto speciale".

2. Stati e nazionalità. Osservo, in ogni caso, che molti Stati si sono formati ricorrendo alla "forza". E che solo, in secondo tempo, è subentrato il "diritto". E che tutto questo ci pone svariati problemi non sempre di facile soluzione. In tali casi hanno una posizione felice taluni Stati che hanno fatto "tabula rasa" dei nativi dei territori occupati. Prendete, ad esempio, gli Yankees: hanno sterminato milioni di Pellerossa abitanti i territori conquistati, hanno creato gli USA in un territorio reso deserto grazie ad un genocidio e..... si arrogano il diritto di pontificare in casa di altri. La stessa strada hanno tentato gli Ebrei/Israeliani in Palestina: hanno cacciato 800.000 Palestinesi dai paesi natali, hanno riempito i territori di Ebrei provenienti dai 5 Continenti; ma hanno dato vita alla "resistenza palestinese" con la quale, volenti o nolenti, devono fare i conti. Eppure.... Eppure i Giudei, residenti in Palestina o nel mondo, alzano la voce. E pretendono di impartirci lezioni. Per farlo, ricorrono alla doppia morale (gli Ebrei hanno dei "diritti" che gli altri non hanno) e ad un fiume di parole. Ma, giunti a questo punto, procediamo con ordine.

Stalin e Tito, avendone il potere, organizzarono la Yugoslavia e la Unione Sovietica secondo loro particolari criteri: tennero conto delle "regioni" (intese in senso meramente geografico) e non tennero conto delle "etnie". Inutile dire che quel modello entrò in crisi. E che il tutto è da addebbitare alla miopia della visione marxista.

Gli USA, l'unica potenza planetaria dopo l'implosione della Unione Sovietiva, hanno fatto ricorso alla solita ipocrizia per risolvere i problemi. Tanto per dire, Slovenia, Croazia e Bosnia, essendo "Stati autonomi", avevano il pieno diritto di staccarsi dalla Yugoslavia. E gli USA (e loro alleati) sono intervenuti, manu militari, per fare valere questo principio. I Serbi, che vivevano negli Stati proclamatisi autonomi dalla Yugoslavia, invece, non avevano il diritto di staccarsi dagli "Stati regione" per riunirsi alla Serbia. Come se questo non bastasse, gli Albanesi, che vivevano nel Kossovo, avevano il diritto di staccarsi dallo "Stato regione Serbia". Ma i Serbi, che vivevano in quel particolare territorio (Kossovo) non potevano staccarsi per unirsi alla Serbia.

Inutile dire che un simile guazzabbuglio di decisioni equivoche e contrastanti avrebbe determinato molti problemi. E, difatti, ne creò in Georgia. Sul fatto che la Georgia avesse il diritto di staccarsi dalla Russia, tutti concordavano e concordano. Ma che fine avrebbero fatto le popolazioni non georgiane (Akbazi ed Osseti) viventi in Georgia? I pareri erano contrastanti; ma, nei fatti, Akbazi ed Osseti avevano risolto, a modo loro, il problema dando vita a degli "Stati indipendenti", che nessuno riconosceva, tranne la Russia.

Solo che un certo giorno il Presidente georgiano Saakashvili pensò di risolvere la questione ricorrendo alle armi. E, forte del fatto che aveva ricevuto armi ed istruttori dagli USA e da Israele, invase la Ossezia del Sud. E provocò, come in tutte le guerre, una catastrofe umanitaria: la capitale dell'Ossezia del Sud ridotta a macerie fumanti e 30.000 Osseti profughi nella Ossezia del Nord. Interviene la Russia e le sorti, sul piano militare, si rovesciano.

Su questi fatti si discuterà a lungo. Anche perché c'è da chiedersi se Saakashvili agì di suo arbitrio oppure aveva, dietro le quinte, altri che lo incoraggiarono in una avventura bellicista. Anche sulla Russia ci si può chiedere se agì in seguito ad un "primordiale impulso" oppure se aveva, nel cassetto, dei piani precisi. In questo campo si può sostenere tutto e il contrario di tutto. Meglio lasciar perdere ed attenersi ai "fatti certi".

3. Finita la "campagna militare", comincia la propaganda politica. Ed è un "fatto certo" che dopo 5 giorni la "guerra guerreggiata" è finita. Grazie ai buoni uffici di Sarkozy, Presidente pro tempore della UE, e grazie alla "buona volontà" manifestata da entrambi i contendenti.

***

Si potrebbe, dunque, cominciare a "parlare di pace". Solo che, stranamente, proprio quando tacciono le armi, tanti cani cominciano a latrare furiosamente. Enunciando "propositi di guerra". Ma procediamo con ordine. In piena guerra guerreggiata Sarkozy, Presidente pro tempore della UE, va a Tblisi, a Mosca e a Tbilisi (una seconda volta) e conclude un accordo di "cessate il fuoco" più che decoroso, accordo firmato da Sarkozy a nome della UE, dai Georgiani e dai Russi. Un successo strepitoso. Ad un punto tale che Sarkozy potrebbe dire, come Caio Giulio Cesare: "veni, vidi, vici". Moderazione russa? Credibilità della "vecchia Europa"? Fate voi, tenendo ben presente che l'accordo c'è e tiene. Su questo scrive brillantemente Sergio Romano che conclude che la UE ha, a livello internazionale, una sua credibilità (1).

Solo che gli USA minacciano: "La Russia a rischio in G8 e Wto". E, francamente non capisco. Sarkozy ha fatto da mediatore, con il mandato degli Europei e con l'assenso degli USA. Che logica hanno queste minacce, dopo un accordo felicemente concluso? Mah! Si potrebbe concludere: "è il solito Bush". Ma qualcosa di più profondo si muove se due "pensatori francesi" (André Glucksmann e Bernard-Henri Levy) lanciano un pubblico appello, dal titolo inequivocabile: "Difendiamo Tbilisi" (2).

Su costoro va chiarito che sono "pensatori alla Cicerone" (Cicerone arringava "pro Domo sua", costoro arringano pro "Israele loro"). Si aggiunga che costoro sono "francesi". Ed io incapperei nell'accusa di "antisemitismo" se dicessi che "sono Ebrei". Ma, poiché gli stessi si sono dichiarati più volte "membri della Comunità ebraica", io penso che si possa dire. E... absit iniuria verbis. I due scrivono un lungo pistolotto, che occupa quasi 2 pagine del "Corrierone". E mescolando "storia", "geografia" e "politica" credono di poterci imbrogliare. Tanto per dire, che logica ha richiamare i nazisti e i comunisti parlando dei dirigenti della Russia? Tanto per continuare, gli stessi si rendono ridicoli dividendo il mondo in due. Tra "buoni" e "cattivi".

Sia chiaro: io non mi sento di giurare sulla "bontà" dei dirigenti moscoviti. E' certo però che bisogna essere degli "impostori incalliti" per sostenere che USA ed Israele stanno tra i buoni. Il succo è che "noi Europei dobbiamo difenderci dai Russi". Malgrado i Russi abbiano dato ampia prova di moderazione. E, allora, i conti non mi tornano. Anche perché i due "pensatori", nei giorni dispari, ci propongono di "fermare i Russi"; mentre, nei giorni pari, ci propongono di "bombardare l'Iran". E, dunque, un dubbio crudele si affaccia alla mia mente. Gli Ebrei hanno capito di non essere gli "Spartani del XXI° Secolo": buoni solo a sparare su Palestinesi disarmati. E, allora vorrebbero, che noi si combattesse per loro, mettendoci i nostri uomini e i nostri soldi. Loro amministrerebbero i proventi. Bravi come sono a maneggiare il denaro.

Conclusione? Se "USA/Israel" chiama, rispondete loro in perfetto inglese: "FUCK YOU".

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(1) "Ma stavolta l'Europa c'è" in "Corriere della Sera" del 13 agosto 2008, pagina 1;
(2) "Difendiamo Tbilisi" in "Corriere della Sera" del 13 agosto 2008, pagina 13.


 
 

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