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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

"A brigante, brigante e mezzo"

01.09.08- Gli USA combatterono il "nazifascismo" alleandosi coi comunisti. Poi combatterono il comunismo, chiamando in aiuto i vinti della 2a Guerra Mondiale (Germania, Giappone ed Italia). Vinsero anche la "guerra fredda", l’Unione Sovietica implose e il Patto di Varsavia si sciolse. A raccontarla così sembrerebbe che gli USA, avendo una propria "visione del mondo" si siano adoperati per imporla al pianeta Terra.

Le cose non stanno così. E gli USA hanno combattuto le loro guerre, diventando l’unica potenza mondiale, adattando le loro "parole d’ordine" agli interessi contingenti del momento. Prendete gli Arabi/Mussulmani: sono "patrioti" se in Bosnia e in Kossovo si ribellano ai Serbi e in Afganistan si ribellano ai Russi; ma gli stessi Arabi/Mussulmani diventano "terroristi" se in Afganistan, in Iraq e in Palestina si ribellano agli invasori americani ed israeliani. Prendete i "diritti civili" dei quali gli USA hanno fatto una bandiera. In molti paesi sono violati. Ma sono gli USA che decidono dove intervenire per "esportare la democrazia". E gli USA, al momento, non hanno alcuna intenzione di esportare la democrazia in Cina. Malgrado i diritti civili in Cina siano ampiamente violati. Anzi lisciano il pelo ai satrapi cinesi coi quali intrattengono proficui rapporti commerciali.

A diffidare della propaganda, a guardare le cose con occhio cinico, ci sarebbe da concludere che "gli USA stanno facendo la guerra all’Europa". E difatti invadono l’Iraq, con il quale gli Europei avevano intensi rapporti commerciali; minacciano di bombardare l’Iran, con il quale gli Europei hanno intensi rapporti commerciali; e, come se non bastasse, alzano i toni contro la Russia. E’ il caso di dire che l’Europa vive e prospera grazie al fatto che importa gas e petrolio dalla Russia, ricambiando con prodotti industriali?

In questa loro politica di "rapina ai danni dell’Europa" gli USA sono aiutati da un vasto ed articolato movimento che, sinteticamente, chiamerò il "partito americano sionista": alcuni per interesse, altri per pochezza intellettuale si trasformano e diventano oggetto della "politica di rapina" degli USA. Solo che il consenso comincia a scemare perché qualcuno comincia ad aprire gli occhi. E, difatti, il consenso fu unanime nel 2001, quando gli USA invasero l’Afganistan; segnò la ribellione della Francia e della Germania nel 2003 quando gli USA invasero l’Iraq. Ai nostri giorni, nei quali gli USA propongono di rialzare la barriera tra Europa e Russia, in Europa soffia la rivolta.

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Intendiamoci: a ribellarsi non sono i "fascisti" (ce ne sono? Dove sono?) ma elementi del "partito americano e sionista". Che si avvedono che gli USA attuano e propongono una politica ai danni dell’Europa. E questa è una vistosa novità, un varco in cui dovremmo far passare le nostre argomentazioni.

Allego una dichiarazione di Berlusconi (Presidente del Consiglio) ed una intervista di Frattini (Ministro degli Esteri). Convengo che Berlusconi è il "solito Berlusconi" e Frattini il "solito Frattini". Convengo, ma avverto che, se non sappiamo avvertire che "qualcosa si muove", è meglio lasciar perdere con la politica. E dedicarci alla filatelia.

Antonino Amato


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BERLUSCONI: "NO SANZIONI" - Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha ribadito che "non c'è nessuno scontro con la Russia" perché "bisogna impedire che Mosca guardi a oriente anziché a occidente" ha detto intervenendo in mattinata alla trasmissione di Maurizio Belpietro su Canale 5. E il premier auspica che al summit europeo "ci sia concordia nel decidere di non dare sanzioni alla Russia". Oltre al versante politico, secondo Berlusocni, l'importanza di mantenere buoni rapporti con la Russia riguarda anche il piano energetico. "La Russia non solo è una grande potenza militare e nucleare, ma è anche un importantissimo fornitore di petrolio e di gas".

Sulla stessa linea il ministro degli esteri Franco Frattini, che in un'intervista al Corriere della Sera parla della Russia, come "un partner strategico, non un Paese ostile".


di Gianna Fregonara
01.09.08 - ROMA
- Nessuna ritorsione o minaccia a Mosca, perché "se c'è chi crede che l'Europa possa permettersi di considerarlo un governo ostile", deve poi spiegarci come "si possano affrontare i dossier sull'Iran, l'Afghanistan, il Medio Oriente senza la Russia". Così il ministro degli Esteri Franco Frattini, in partenza questa mattina insieme a Silvio Berlusconi per il vertice straordinario dell'Unione Europea a Bruxelles che dovrà sancire la posizione comune dei 27 sulla crisi del Caucaso, spiega la posizione italiana e risponde al premier britannico Gordon Brown, che ieri ha chiesto che Ue e Nato rivedano le relazioni diplomatiche con la Russia.

Anche il presidente francese Nicolas Sarkozy ha usato toni duri con Mosca, spiegando che oggi i leader europei dovranno "esaminare seriamente" i rapporti politici e inviare un "messaggio chiaro e unitario alla Russia, insistendo perché completi il ritiro dalla Georgia".

"Credo che quello che faremo a Bruxelles sarà, in sostanza, far prevalere in una dichiarazione la linea del sostegno dell'Europa alla ricostruzione della Georgia e dell'aiuto affinché Tbilisi possa avvicinarsi di più alla Ue. Io, che mi sono occupato per tre anni e mezzo di politiche di sicurezza, penso che una iniziativa per i visti europei ai cittadini georgiani per lo spazio Schengen potrebbe essere una buona risorsa".

E il ritiro della Russia dal territorio georgiano?
"Questo fa parte di uno dei sei punti dell'accordo negoziato da Sarkozy e che la Russia sa che deve rispettare, perché violare il patto renderebbe tutto molto complicato a partire dal rallentamento del negoziato per il Wto".

Alla vigilia del vertice la Russia conferma che non farà passi indietro sull'indipendenza di Abhkazia e Ossezia del Sud.
"La Georgia farà appello ai tribunali internazionali, sarà un'interessante questione di diritto internazionale".

Quali garanzie avete che la Russia ascolterà l'Europa? Finora Mosca non si è dimostrata molto accondiscendente.
"Non credo in iniziative di isolamento della Russia. E non ce ne saranno, perché il vertice porterà avanti la linea francese, condivisa dall'Italia. Del resto la presidenza Sarkozy ha già escluso sanzioni, che noi non avremo condiviso come mi sembra neppure i nostri amici tedeschi".

Però in questi giorni, anche a Berlino, si fa avanti l'idea di altre forme di ritorsione, come la sospensione (o il rinvio) del vertice Russia-Ue di metà settembre che dovrebbe riconfermare il partnerariato strategico tra Unione e Mosca.
"Su questo punto siamo stati molto chiari nel colloquio tra Berlusconi e la Cancelliera Merkel: se vi sono degli appuntamenti Europa- Russia, questi forum vanno conservati. A cominciare dall'incontro a metà settembre per il negoziato strategico Europa-Russia che noi abbiamo fortemente voluto. Non può essere inquinato da una questione molto seria come il rispetto dei sei punti dell'accordo firmato da Sarkozy a Mosca. Per decidere queste ritorsioni ci vuole l'unanimità in sede Ue e non credo che ci sarà".

Cioè, se il ritiro russo non fosse avvenuto entro metà settembre, l'Italia si opporrebbe a far saltare il vertice.
"Questa è la nostra posizione. Del resto sui tempi del ritiro c'è una questione di interpretazione sollevata dalla Russia, che non è stata sciolta nell'accordo sponsorizzato da Sarkozy".

Il premier britannico Gordon Brown minaccia di chiudere i canali di dialogo con Mosca.
"Se ci sono Paesi che pensano che con la Russia si possano rompere i rapporti, ci devono anche spiegare come poi tratteremo i dossier come quello del nucleare iraniano. Va bene chiedere il rispetto delle regole, ma deve essere chiaro che è un partner strategico, non un Paese ostile, su questo noi cerchiamo una posizione che unisca l'Europa".

L'Italia è stata accusata di avere una posizione meno netta degli altri Paesi europei sulla crisi del Caucaso a causa dei buoni rapporti tra Putin e Berlusconi.
"L'Italia ha una posizione più equilibrata e per questo io andrò il 3 e 4 a Tbilisi e Mosca. Lì farò prevalere la posizione di equilibrio, chiedendo alla Russia il rispetto dei patti e ribadendo alle autorità della Georgia che non ci sono scorciatoie per entrare nella Ue, che la crisi di agosto non è un lasciapassare".

Più che equilibrata, ci rimproverano i giornali americani, troppo morbida e un po' imbarazzata con la Russia. C'è un raffreddamento dei rapporti con l'amministrazione USA?
"Io rispetto i giornali, ma i miei interlocutori sono i governi. E l'Italia si è conquistata un ruolo importante. La Russia ha informato del riconoscimento dell'indipendenza di Ossezia del Sud e Abhkazia solo quattro leader del mondo, uno è stato Berlusconi. Abbiamo avuto l'ok alla nostra mediazione dalla presidenza europea. Bush ha espresso apprezzamento a Berlusconi, per il ruolo svolto".

Angelo Panebianco sul Corriere dice che l'Italia è tornata a una politica estera ambigua, come quella del centrosinistra e della prima repubblica, incline ai giri di valzer che rischiano di creare debolezza e instabilità.
"Quando il capo dello Stato, il capo del governo, il ministro degli Esteri e il ministro degli Esteri ombra indicano la stessa strada, questa va bene".

Lei teme che ci sarà una crisi energetica provocata dalla crisi nel Caucaso il prossimo inverno?
"Apprezzo la proposta di Gordon Brown di costruire una politica europea dell'energia, saremmo molto più forti. Non credo però che la Russia pensi a rappresaglie energetiche, perché se è vero che noi abbiamo bisogno di comprare energia, loro devono venderla".

E' vero come ha detto Putin che la crisi del Caucaso finirà per far prevalere McCain nelle elezioni americane di novembre?
"Credo che dovremo guardare con rispetto alle elezioni americane senza inquinare il dibattito".

Gianna Fregonara
01 settembre 2008


 
 

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