"A
brigante, brigante e mezzo"
01.09.08-
Gli USA combatterono il "nazifascismo" alleandosi coi comunisti.
Poi combatterono il comunismo,
chiamando in aiuto i vinti
della 2a Guerra Mondiale (Germania,
Giappone ed Italia). Vinsero
anche la "guerra fredda",
lUnione Sovietica implose
e il Patto di Varsavia si
sciolse. A raccontarla così sembrerebbe che gli USA, avendo
una propria "visione
del mondo" si siano
adoperati per imporla al pianeta
Terra.
Le cose non stanno così.
E gli USA hanno combattuto
le loro guerre, diventando
lunica potenza mondiale,
adattando le loro "parole
dordine" agli
interessi contingenti del
momento. Prendete gli Arabi/Mussulmani:
sono "patrioti" se in Bosnia e in Kossovo
si ribellano ai Serbi e in
Afganistan si ribellano ai
Russi; ma gli stessi Arabi/Mussulmani
diventano "terroristi" se in Afganistan, in Iraq
e in Palestina si ribellano
agli invasori americani ed
israeliani. Prendete i "diritti
civili" dei quali
gli USA hanno fatto una bandiera.
In molti paesi sono violati.
Ma sono gli USA che decidono
dove intervenire per "esportare
la democrazia". E
gli USA, al momento, non hanno
alcuna intenzione di esportare
la democrazia in Cina. Malgrado
i diritti civili in Cina siano
ampiamente violati. Anzi lisciano
il pelo ai satrapi cinesi
coi quali intrattengono proficui
rapporti commerciali.
A
diffidare della propaganda,
a guardare le cose con occhio
cinico, ci sarebbe da concludere
che "gli USA stanno
facendo la guerra allEuropa".
E difatti invadono lIraq,
con il quale gli Europei avevano
intensi rapporti commerciali;
minacciano di bombardare lIran,
con il quale gli Europei hanno
intensi rapporti commerciali;
e, come se non bastasse, alzano
i toni contro la Russia. E
il caso di dire che lEuropa
vive e prospera grazie al
fatto che importa gas e petrolio
dalla Russia, ricambiando
con prodotti industriali?
In
questa loro politica di "rapina
ai danni dellEuropa"
gli USA sono aiutati da un
vasto ed articolato movimento
che, sinteticamente, chiamerò il "partito americano
sionista": alcuni
per interesse, altri per pochezza
intellettuale si trasformano
e diventano oggetto della "politica di rapina"
degli USA. Solo che il consenso
comincia a scemare perché
qualcuno comincia ad aprire
gli occhi. E, difatti, il
consenso fu unanime nel 2001,
quando gli USA invasero lAfganistan;
segnò la ribellione
della Francia e della Germania
nel 2003 quando gli USA invasero
lIraq. Ai nostri giorni,
nei quali gli USA propongono
di rialzare la barriera tra
Europa e Russia, in Europa
soffia la rivolta.
***
Intendiamoci:
a ribellarsi non sono i "fascisti" (ce ne sono? Dove sono?) ma
elementi del "partito
americano e sionista".
Che si avvedono che gli USA
attuano e propongono una politica
ai danni dellEuropa.
E questa è una vistosa
novità, un varco in
cui dovremmo far passare le
nostre argomentazioni.
Allego
una dichiarazione di Berlusconi
(Presidente del Consiglio)
ed una intervista di Frattini
(Ministro degli Esteri). Convengo
che Berlusconi è il "solito Berlusconi" e Frattini il "solito
Frattini". Convengo,
ma avverto che, se non sappiamo
avvertire che "qualcosa
si muove", è meglio lasciar perdere con
la politica. E dedicarci alla
filatelia.
Antonino Amato
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BERLUSCONI: "NO SANZIONI"
- Il presidente del Consiglio
Silvio Berlusconi ha ribadito
che "non c'è
nessuno scontro con la Russia"
perché "bisogna
impedire che Mosca guardi
a oriente anziché a
occidente" ha
detto intervenendo in mattinata
alla trasmissione di Maurizio
Belpietro su Canale 5. E il
premier auspica che al summit
europeo "ci sia
concordia nel decidere di
non dare sanzioni alla Russia".
Oltre al versante politico,
secondo Berlusocni, l'importanza
di mantenere buoni rapporti
con la Russia riguarda anche
il piano energetico. "La
Russia non solo è una
grande potenza militare e
nucleare, ma è anche
un importantissimo fornitore
di petrolio e di gas".
Sulla
stessa linea il ministro degli
esteri Franco Frattini,
che in un'intervista al Corriere
della Sera parla della Russia,
come "un partner
strategico, non un Paese ostile".
di Gianna Fregonara
01.09.08 - ROMA - Nessuna
ritorsione o minaccia a Mosca,
perché "se c'è
chi crede che l'Europa possa
permettersi di considerarlo
un governo ostile", deve
poi spiegarci come "si
possano affrontare i dossier
sull'Iran, l'Afghanistan,
il Medio Oriente senza la
Russia". Così
il ministro degli Esteri Franco
Frattini, in partenza questa
mattina insieme a Silvio Berlusconi
per il vertice straordinario
dell'Unione Europea a Bruxelles
che dovrà sancire la
posizione comune dei 27 sulla
crisi del Caucaso, spiega
la posizione italiana e risponde
al premier britannico Gordon
Brown, che ieri ha chiesto
che Ue e Nato rivedano le
relazioni diplomatiche con
la Russia.
Anche il presidente francese
Nicolas Sarkozy ha usato toni
duri con Mosca, spiegando
che oggi i leader europei
dovranno "esaminare seriamente"
i rapporti politici e inviare
un "messaggio chiaro
e unitario alla Russia, insistendo
perché completi il
ritiro dalla Georgia".
"Credo che quello che
faremo a Bruxelles sarà,
in sostanza, far prevalere
in una dichiarazione la linea
del sostegno dell'Europa alla
ricostruzione della Georgia
e dell'aiuto affinché
Tbilisi possa avvicinarsi
di più alla Ue. Io,
che mi sono occupato per tre
anni e mezzo di politiche
di sicurezza, penso che una
iniziativa per i visti europei
ai cittadini georgiani per
lo spazio Schengen potrebbe
essere una buona risorsa".
E
il ritiro della Russia dal
territorio georgiano?
"Questo fa parte di uno
dei sei punti dell'accordo
negoziato da Sarkozy e che
la Russia sa che deve rispettare,
perché violare il patto
renderebbe tutto molto complicato
a partire dal rallentamento
del negoziato per il Wto".
Alla
vigilia del vertice la Russia
conferma che non farà
passi indietro sull'indipendenza
di Abhkazia e Ossezia del
Sud.
"La Georgia farà
appello ai tribunali internazionali,
sarà un'interessante
questione di diritto internazionale".
Quali
garanzie avete che la Russia
ascolterà l'Europa?
Finora Mosca non si è
dimostrata molto accondiscendente.
"Non credo in iniziative
di isolamento della Russia.
E non ce ne saranno, perché
il vertice porterà
avanti la linea francese,
condivisa dall'Italia. Del
resto la presidenza Sarkozy
ha già escluso sanzioni,
che noi non avremo condiviso
come mi sembra neppure i nostri
amici tedeschi".
Però
in questi giorni, anche a
Berlino, si fa avanti l'idea
di altre forme di ritorsione,
come la sospensione (o il
rinvio) del vertice Russia-Ue
di metà settembre che
dovrebbe riconfermare il partnerariato
strategico tra Unione e Mosca.
"Su questo punto siamo
stati molto chiari nel colloquio
tra Berlusconi e la Cancelliera
Merkel: se vi sono degli appuntamenti
Europa- Russia, questi forum
vanno conservati. A cominciare
dall'incontro a metà
settembre per il negoziato
strategico Europa-Russia che
noi abbiamo fortemente voluto.
Non può essere inquinato
da una questione molto seria
come il rispetto dei sei punti
dell'accordo firmato da Sarkozy
a Mosca. Per decidere queste
ritorsioni ci vuole l'unanimità
in sede Ue e non credo che
ci sarà".
Cioè,
se il ritiro russo non fosse
avvenuto entro metà
settembre, l'Italia si opporrebbe
a far saltare il vertice.
"Questa è la nostra
posizione. Del resto sui tempi
del ritiro c'è una
questione di interpretazione
sollevata dalla Russia, che
non è stata sciolta
nell'accordo sponsorizzato
da Sarkozy".
Il
premier britannico Gordon
Brown minaccia di chiudere
i canali di dialogo con Mosca.
"Se ci sono Paesi che
pensano che con la Russia
si possano rompere i rapporti,
ci devono anche spiegare come
poi tratteremo i dossier come
quello del nucleare iraniano.
Va bene chiedere il rispetto
delle regole, ma deve essere
chiaro che è un partner
strategico, non un Paese ostile,
su questo noi cerchiamo una
posizione che unisca l'Europa".
L'Italia
è stata accusata di
avere una posizione meno netta
degli altri Paesi europei
sulla crisi del Caucaso a
causa dei buoni rapporti tra
Putin e Berlusconi.
"L'Italia ha una posizione
più equilibrata e per
questo io andrò il
3 e 4 a Tbilisi e Mosca. Lì
farò prevalere la posizione
di equilibrio, chiedendo alla
Russia il rispetto dei patti
e ribadendo alle autorità
della Georgia che non ci sono
scorciatoie per entrare nella
Ue, che la crisi di agosto
non è un lasciapassare".
Più
che equilibrata, ci rimproverano
i giornali americani, troppo
morbida e un po' imbarazzata
con la Russia. C'è
un raffreddamento dei rapporti
con l'amministrazione USA?
"Io rispetto i giornali,
ma i miei interlocutori sono
i governi. E l'Italia si è
conquistata un ruolo importante.
La Russia ha informato del
riconoscimento dell'indipendenza
di Ossezia del Sud e Abhkazia
solo quattro leader del mondo,
uno è stato Berlusconi.
Abbiamo avuto l'ok alla nostra
mediazione dalla presidenza
europea. Bush ha espresso
apprezzamento a Berlusconi,
per il ruolo svolto".
Angelo
Panebianco sul Corriere dice
che l'Italia è tornata
a una politica estera ambigua,
come quella del centrosinistra
e della prima repubblica,
incline ai giri di valzer
che rischiano di creare debolezza
e instabilità.
"Quando il capo dello
Stato, il capo del governo,
il ministro degli Esteri e
il ministro degli Esteri ombra
indicano la stessa strada,
questa va bene".
Lei
teme che ci sarà una
crisi energetica provocata
dalla crisi nel Caucaso il
prossimo inverno?
"Apprezzo la proposta
di Gordon Brown di costruire
una politica europea dell'energia,
saremmo molto più forti.
Non credo però che
la Russia pensi a rappresaglie
energetiche, perché
se è vero che noi abbiamo
bisogno di comprare energia,
loro devono venderla".
E'
vero come ha detto Putin che
la crisi del Caucaso finirà
per far prevalere McCain nelle
elezioni americane di novembre?
"Credo che dovremo guardare
con rispetto alle elezioni
americane senza inquinare
il dibattito".
Gianna
Fregonara
01 settembre 2008