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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

Si scrive “Veltroni”, ma si legge “cialtroni”

19.10.08 - Veltroni è intelligente, anzi intelligentissimo. A riprova il fatto che, nato politicamente “sovietico”, si è trasformato in “americano”. Perché, provetto marinaio, ha capito da che parte tirava il vento. E, così svolazzando, ha fatto una brillante carriera. Ahimé, la terra gira. E, girando, ripropone dei “corsi e ricorsi storici” come ebbe a scrivere Vico.

Il povero Veltroni, trasformatosi da “sovietico” in “americano”, non capisce e non interpreta la nuova ventata che sale dalle viscere della “ggente” che lui ama tanto e, in nome della quale, esterna quotidianamente. Prendete la cantonata sul “clima”. Era successo che, nel marzo 2008, gli Europei si erano detti: “bisogna fare qualcosa per il clima”. Poi sopravvenne la crisi mondiale della finanza e dell’industria con il pericolo che il mondo intero vada in recessione. E si profilano ondate di licenziamenti, file di disoccupati, fame e miseria nera. Insomma: visto e considerato che gli uomini sono stati così dissennati da avvelenare il clima, ci penserà il disastro economico a costringerci ad essere più virtuosi.

Sono conclusioni ovvie. Ma, appunto perché ovvie, non vengono recepite dai “commissari europei”. I quali commissari europei stanno lì, lucrando stipendi di favola, non perché eletti dagli Europei, ma perché scelti da “chi può”. E, nella stanza segreta di chi può, conta molto essere “figli di mamma giudea”; ma aiuta anche molto essere “devoti e fedeli di USA/Israel”. Succede, dunque, che in quello che si usa chiamare un “libero mercato”, la Banca Centrale Europea pratichi tassi d’interesse più che doppi dei tassi d’interesse che pratica la Federal Reserve. Con vantaggio degli imprenditori americani e danno degli imprenditori europei.

Nessuna meraviglia, dunque, se, nelle presenti circostanze, i “commissari europei” insistono a portare avanti un programma “in difesa del clima” anticipato prima della crisi finanziaria. Nessuna meraviglia perché noi Europei saremmo gli unici “virtuosi”, mentre USA, Cina ed India proclamano il loro disinteresse. Anche in questo caso vareremmo misure che avvantaggiano le industrie estere a danno delle industrie europee. Gli industriali europei insorgono e chiedono una qualche moratoria. Solo Berlusconi sembra recepire il “grido d’allarme”. Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, memori dei loro antenati giudei, preferiscono privilegiare gli “ideali” rispetto agli “interessi” degli industriali europei. Sia loro reso deferente omaggio. Ma, dopo avere omaggiato chi di dovere, consentitemi di svillaneggiare il solito Berlusconi.

Berlusconi è un “cattivo arnese”, rotto a tutte le avventure, aduso a tutti gli intrallazzi, supino alla malapolitica di USA/Israel. Ma ha il pregio di essere un “puttanone che fa il puttaniere”. “Amico di George W. Bush” sì. Al punto da dirgli: “Tu passerai alla storia”. Con una faccia tosta tale che perfino Bush strabuzzò meravigliato gli occhi chiedendosi: “Che fa? Sfotte”? Ma, quando gli USA proposero di varare sanzioni contro la Russia per i “fatti del Caucaso”, Berlusconi dichiarò alto e forte che, lui, Silvio Berlusconi “era amico di Putin”. E’ questo è un modo intelligente di rappresentare l’anima nazionale. Non si dimentichi che, nel secolo scorso, eravamo partiti “alleati dei Tedeschi”, ma poi “abbiamo vinto la guerra con gli Alleati”. Abbiamo tradito i Tedeschi? Nossignore: sono stati i Tedeschi a tradire noi, dandoci ad intendere che avrebbero vinto la guerra. E questo fatto, autentica epopea nazionale, noi lo festeggiamo tutti gli anni. E, dal Presidente della Repubblica all’usciere del Comune di Vattelapesca, tutti partecipano compunti all’esaltazione delle “glorie patrie”.

Fu così che Berlusconi, vistosi ripresentare il progetto di “fissare regole a favore del clima”, rispose: “riparliamone alla luce della crisi economica che si profila”. Il solito Berlusconi. Ed ha ragioni da vendere il pallido Veltroni, che ancora stanco della fatica di avere trasbordato da “sovietico” ad “americano”, si aggrappa alle decisioni dei “commissari europei”. Ha ragioni da vendere, solo che non sa a chi venderle: non agli industriali italiani che rischiano un mucchio di soldi, non agli operai che rischiano il posto di lavoro. Potrebbe venderle ad USA/Israel, ma quelli ripagano con un “grazie caro. Terremo conto della tua devozione”. Ma poi si regolano secondo i loro interessi.

Come se non bastasse, l’ennesima cantonata: “Le classi differenziate sono un atto di chiusura, di odio, lo straniero crescerà in un clima di estraneità, di rabbia…. La riforma Gelmini si inquadra in un clima di intolleranza pericolosissimo, quello delle braccia tese nel saluto romano (1). Veltroni crede, pensa e spera che gli Italiani non leggano i giornali. E non sanno che le “classi differenziate” si applicherebbero “a tutti i bambini che non parlano la lingua italiana” a prescindere se sono etiopi oppure inglesi, bantù oppure tedeschi. E pensa, intelligentissimo com’è, che nelle scuole italiane sono i bambini italiani che devono imparare la lingua araba e la lingua cinese; non che i bambini stranieri devono imparare la lingua italiana. Se no, grida al “Fascismo che ritorna”.

C’è da meravigliarsi se tutti i sondaggi danno il PdL in ascesa e il PD in declino? (2). Veltroni, dopo il trasbordo ideologico (da “bolscevico” ad “americano”) non trova di meglio che aggrapparsi allo “antifascismo”? Un povero uomo che si vanta di essere “moderno”, ma che si illude di vivere ancora nel 1945.
Al tempo delle “radiose giornate”.
Sveglia bellezza: siamo nel 2008.



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(1) “Il PD contro la Gelmini: classi separate, atto di odio” in “Corriere della sera” del 19 ottobre 2008, pagina 18;

(2) “Si al maestro unico da 6 italiani su 10” in “Corriere della Sera” del 19 ottobre 2008, pagina 18.

 
 

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