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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

La “verità storica”? Non è “uguale per tutti”

23.10.08 - In Francia alcuni studiosi pubblicano un primo ed un secondo “appello per una storiografia libera e non imposta per legge”. E di questa “novità” deve occuparsi il “Corriere della Sera” (1).

Lo fa Dino Messina che ci mette del suo quando distingue tra gli storici che hanno firmato l’appello e “negazionisti screditati come l’inglese David Irving o il francese Robert Faurisson” (1). Ma è costretto a convenire che la legislazione sulla materia è un’autentica babele.

Tanto per dire, carcere e sanzioni pesantissime per chi nega la “Shoah”, ma “solo un Euro di ammenda” per Bernard Lewis. Lewis negò che lo sterminio degli Armeni durante la Prima Guerra Mondiale potesse definirsi un “genocidio”. E ciò sulla base della considerazione che, se ci furono i morti, non ci fu “l’intenzione di sterminarli”.

Per non dire della “tratta degli schiavi” ad opera dei Francesi. Su quest’ultimo caso il Parlamento francese varò una strana leggina: quando si parla di queste cose, bisogna mettere in luce quanto bene fecero i Francesi in Africa.

Insomma: una legislazione all’insegna del “guai ai vinti”.

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L’argomento è tragico. Ragione per cui il “Corriere” da la parola a Furio Colombo. Che, con poche parole, alleggerisce l’atmosfera. Voltandola a ridere.

Confesso: io trovo difficile dare del “giudeo” a Furio Colombo. E questa mia difficoltà non deriva dalla “Modigliani/Mancino” che proibisce “l’incitamento all’odio razziale”. Io non faccio distinzione alcuna tra “francesi”, “italiani”, “egiziani” ed “ebrei”. E neppure tra “cattolici”, “giudei” e “mussulmani”. Penso che tutti abbiamo dei difetti, noi Italyani più di tutti.

L’imbarazzo mi nasce dalla personalità “poliedrica” di Furio Colombo. Di “giudeo” è giudeo. Ma, per tanti anni fu anche “comunista”. E ai tempi in cui i cafoni calabresi e siciliani invocavano “a da venì Baffone”, Colombo faceva il radical chic ed ordinava al parrucchiere: “fammi le meches e fammi biondo”. Ignoro se per ricevere Baffone oppure i cafoni meridionali. Ad ogni buon conto, frequentava, e frequentava con profitto, il clan degli Agnelli (non i “pecorelli” poveri e senza mezzi di fortuna, ma gli “Agnelli” plurimiliardari di Torino).

Di suo Furio Colombo è un “fazioso acido”. Ma non so decidermi se questa sua faziosità acida sia da attribuire al “giudeo”, al “comunista” oppure al frequentatore dell’alta finanza italiana, europea e mondiale. Non sapendo esprimere giudizi, vi riporto le sue parole, rimettendovi al vostro giudizio. Dice Furio Colombo: “Preferisco affidarmi alla confutazione e alla condanna dell’opinione pubblica. Credo preferibile confutare e isolare i vari Faurisson e Irving invece che arrestarli” (1). Tutto chiaro? Parrebbe di sì. Solo che a domanda (“Era contrario anche al disegno di legge Mastella, mai approvato, contro i negazionisti della Shoah”?) Colombo Furio risponde: “Contraddicendo me stesso, per motivi che afferiscono anche alla mia storia personale, avrei votato in favore della legge” (1).

Furio Colombo? Un poveretto che non sa “chi è”, “cosa vuole” e “per chi lo vuole”. Ma che grida con voce stridula: “Datemi tutto. Datemelo subito”.

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(1) “Leggi della memoria, il fronte del no” in “Corriere della Sera” del 23 ottobre 2008, pagina 45.

 
 

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