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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

I Cinesi sono confuciani. E non credono in Jahvé

29.10.08 - Ho l’impressione che Paolo Mieli sia fuori Milano. Forse è andato in ferie in una sperduta isola del Pacifico; forse si è ritirato in un convento trappista, colpito nella mente e ferito al cuore per la crisi economico/finanziaria che ha colpito USA/Israel.

Non mi spiego diversamente la gustosa scenetta narrata ieri dal “Corriere della Sera” (1). Napolitano era andato in Egitto e si “era dato presente” agli Arabi per dire loro: “anche i Paesi arabi devono fornire un generoso e cospicuo sostegno alle forze di pace” (1). E’ il caso di dire che per “forze di pace” Napolitano intende gli USA che hanno invaso l’Afganistan e l’Iraq e li stanno irrorando di bombe e d’uranio arricchito? Che volete farci? Il nostro Presidente ha i suoi vezzi: sostiene che “noi Italyani stiamo in Afganistan in missione di pace”. Sostiene, ma non spiega perché i nostri soldati devono stare in Afganistan armatissimi. Mah!

Gli Arabi, arretrati ed ignoranti, parlano ed interloquiscono in “lingua araba”. Videro quel distinto signore, che assomiglia tanto al compianto Umberto di Savoia (“il Re di Maggio”), andare a rendere omaggio ai “caduti di El Alamein” ed interpretarono a modo loro: “finalmente sono arrivati quelli dell’Asse”. Per cui lo ricevettero in una riunione straordinaria della “Lega Araba” e gli concessero di parlare per primo. Solo che…. Solo che, credendo di parlare ad un Europeo che si chiama “ASSE”, aprirono il cuore ad un gran signore che l’Europa l’ama perché “supina”. Supina e liberata.

Roberto Zuccolini, l’inviato del “Corriere” ci descrive un Napolitano “impassibile”, mentre gli Arabi alzano la voce per denunciare le malefatte degli USA e di Israele. Ecco: quel Napolitano impassibile fa tanta tenerezza. A riprova di quanto sia arduo e faticoso il mestiere di Presidente. Anche perché, nella memoria dei popoli arretrati, è ancora viva la memoria dell’altro, dell’innominabile, del tiranno che “parlava in nome di Roma”.

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Oggi (29 ottobre 2008) altro infortunio (1). E, poiché quello che scriverò ha dell’incredibile, lascerò parlare il “Corrierone”:

1. “I preparativi del vertice di metà novembre… stanno degenerando in lotta di potere. Una di quelle che segnano uno spartiacque. Da un lato ci sono Pechino e i Paesi del Golfo, disposti a impegnare le proprie riserve per sedare la crisi globale solo se verrà riconosciuto loro più peso negli organismi finanziari internazionali” (1).

2. “Dall’altro la Germania e l’amministrazione di Gorge W. Bush, che resistono” (1).

Inutile dire che Cinesi ed Arabi hanno torto marcio. E non capiscono i numerosi esempi di “altruismo” che USA/Israel ha sempre fornito al mondo intero. Basti dire, per fermarci agli ultimi anni, quanti soldi gli USA hanno speso per innaffiare Afgani ed Iracheni di bombe. E perché i beneficiati non dimenticassero i doni “made in USA/Israel”, ci mettevano anche l’uranio arricchito. A beneficio, anche, delle generazioni che verranno. Anche questa crisi, del resto, nasce dal desiderio dei “banchieri USA/Israel” di beneficiare la povera gente (meglio se afroamericani e latinoamericani): prestavano i soldi con l’interesse dell’1%. Ma, quando i poveracci abboccavano, applicavano interessi del 5%. Così beneficando, i “fratelli giudei” Lehmann sono andati in bancarotta.

Un discorso particolare merita la Germania e Frau Merkel. I Tedeschi sono accusati della Shoah. E il “mondo libero”, giustamente, commina sanzioni penali a coloro che negano il genocidio. Ebbene: chi è il “carnefice” più volenteroso nel perseguitare i negazionisti? Manco a dirlo: la Germania. Segno evidente che la Germania vuole espiare. E, per espiare, Frau Merkel sfila in catene dietro il carro del vincitore.

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Sono giochini. Giochini destinati all’insuccesso. Anche perché “i Cinesi sono confuciani che non credono a Jahvé” e gli Arabi hanno subito troppi insulti e patito troppe umiliazioni per continuare a credere ad USA/Israel.

In questo trambusto, gli Dei, sull’Olimpo, se la ridono di cuore.

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(1) “Lega Araba contro l’America nel giorno di Napolitano” in “Corriere della Sera” del 28 ottobre 2008, pagina 15;

(2) “Verso il G20. La Cina punta i piedi” in “Corriere della Sera” del 29 ottobre 2008, pagina 8.

 
 

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