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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

Antifascista avvisato, quacquaraquà salvato

04.11.08 - Ai Tedeschi i conti non tornano. Ma, poiché hanno perso la Seconda Guerra Mondiale, di necessità hanno fatto virtù. E, pertanto, dal 1945 ai nostri giorni pagano dei “risarcimenti di guerra” a tutti. Era sufficiente dire ed affermare di avere subito danni da parte del “Tedesco invasore” perché i Tedeschi mettessero mano al portafoglio. E pazienza se tutti gonfiavano i “danni” per avere maggiori “risarcimenti”. Memori della “giustizia di Brenno” che aveva statuito: “Guai ai vinti”.

Ed è su questa base che, finora, hanno accettato i nostri giudizi, le nostre sentenze e i nostri verdetti. Tanto per dire: a Bentivegna, che mise la bomba in Via Rasella uccidendo 36 soldati, la medaglia d’oro e il riconoscimento di “eroe della resistenza”; a Erich Priebke, che, su ordini superiori, aveva diretto la rappresaglia, l’accusa di “boia” e il “carcere a vita”. Malgrado la tardissima età. E malgrado Germania ed Italia abbiano ristabilito da tempo immemorabile rapporti di “amicizia” e di “alleanza”. C’è da concludere che, in Italia, la “resistenza contro il Tedesco invasore” non è finita nel 1945 ma continua anche ai nostri giorni.

Dubito che continuerà. Perché i Tedeschi che, dal 1945 ai nostri giorni hanno abbozzato, cominciano a manifestare chiarissimi segni d’insofferenza. Chiarisco su questo il mio pensiero. Nel corso di una guerra (convenzionale oppure asimmetrica) avvengono mille brutture. Ed è normale che, nel corso della lotta, ciascuno di noi giustifichi le proprie brutture e punti il dito accusatore sulle brutture altrui. Poi, a guerra finita, si torna al “diritto” e alla “giustizia”: si firmano appositi “Trattati” per passare dallo “stato di guerra” allo “stato di pace”.

Anche noi lo abbiamo fatto. Solo che, su queste cose, abbiamo messo su due “vergogne”:

1. Nel 1945 si profilava il “pericolo sovietico” ed era giocoforza mobilitare i Tedeschi per “difendere l’Europa”. Fù così che lo “Yankee liberatore” ci ordinò di “lasciar perdere coi fatti di guerra”. Detto, fatto: tutti i fascicoli concernenti procedimenti penali contro i Tedeschi furono nascosti in un armadio e non se ne parlò più.

2. Poi, nel 1989, l’Unione Sovietica implose e lo “Yankee liberatore” ritenne utile sollevare un grande polverone sul “male assoluto”: nel 1990 fu scoperto l’armadio zeppo di fascicoli, lo si definì “armadio della vergogna” e si riaprirono dei fascicoli ingialliti. E, vergogna sulla vergogna, si perseguirono dei “criminali” che, all’epoca dei fatti, erano giovanissimi; ma che, quando li si cercò, erano morti oppure moribondi. Scordandoci dell’ammonimento del giureconsulto antico che ammoniva: “Summum Jus, summa iniuria”.

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La via dello “antifascismo” è infinita. E non conosce il ridicolo. Anche la via della vergogna. Succede, dunque, che se lo “Yankee liberatore” ci ammazza un ufficiale (Nicola Calipari) la “giustizia italiana” dichiari che “c’è carenza di giurisdizione”. Succede anche che la “giustizia italiana” condanni dei vecchi per fatti avvenuti 60 anni prima. Insomma: la “giustizia italiana” ha “giurisdizione” sul “Tedesco invasore del 1943/45” ma non ha “giurisdizione” sullo “Yankee liberatore dal 1945 ai nostri giorni”. Inutile dire che, a questo punto, dire “antifascisti” è poco. E’ necessario aggiungere: “spudorati”. Inutile dire che non è colpa dei magistrati che applicano la legge, ma dei politici che hanno emanato delle strane leggine.

In ogni caso, all’ennesima sentenza che condanna la Germania per “fatti di guerra avvenuti nel 1943/45”, i Tedeschi reagiscono. Con brutte (bruttissime) parole pubblicate su un autorevole quotidiano tedesco. Parole che sono state condannate dalle “autorità tedesche” (1). Solo che…. Solo che le autorità tedesche: “la Germania ha nei giorni scorsi sollecitato l’Italia ad appoggiarla presso la Corte dell’Aja, dove le autorità di Berlino stanno per presentare ricorso sul tema degli indennizzi” (1). E i “nostri” cosa risponderanno? Che “la guerra continua”? Già: ma “contro chi” continua una guerra finita nel 1945? Misteri dell’antifascismo.

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(1) “La “FAZ” contro il Colle, scuse della Germania” in “Corriere della Sera” del 4 novembre 2008, pagina 14.


 
 

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