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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

“YES, WE CAN”.

Ovunque, ma non in Palestina

12.11.08 - Barack Obama ha vinto le elezioni negli USA. E molti, troppi, si scoprono doti poetiche. Esulta lo “italiano” Veltroni che, tra un inno e l’altro, trova modo di aggredire Berlusconi per una sua battuta che, “carineria” oppure “gaffe”, è pur sempre una battuta. Ma non si pronuncia sulla proposta di Berlusconi di “avviare un accordo economico strategico tra Unione Europea e Russia”. Già: il problema di Veltroni non è dare “commesse” alle industrie italiane e “lavoro” alle maestranze italiane; ma librarsi, in volo pindarico, sulle ali dello “obamanismo” per vincere il centrodestra e sostituire Berlusconi al Governo. Buon viaggio e sogni d’oro.

Esulta il “francese” André Glucksmann che inneggia all’America che si fa “plurirazziale” (1). Grandi questi Yankees: dopo avere sterminato 10 milioni di Pellerossa ed importato 4 milioni di neri, coattivamente importati dall’Africa, hanno eletto alla Presidenza un meticcio. E, dunque, si prospettato radiose aurore. Anche perché Obama promette il “paradiso in terra” ai poveri. Ma non minaccia di togliere il “controllo della moneta” dalle mani dei correligionari di Glucksmann. E, allora, avanti così, tutti “amici” e tutti “fratelli”. Con gli “afroamericani poveri” convinti di essere uguali ai “banchieri giudei ricchi”. Ma ci crederanno? Ci crederanno a lungo? Speriamolo.

Anche Carla Bruni si esalta della vittoria di Obama. Lei, che non sapeva decidersi se chiamarsi “Bruni” oppure “Tedeschi”, è diventata “Madame Sarkozry”. E rammenta con orgoglio gli avi del marito: gli Ungheresi e gli Ebrei di Salonicco. Fin qui siamo nella normalità: Madame si compiace che i Bruni/Tedeschi/Sarkozy hanno fatto tanta strada. Quanto il meticcio Obama. Ma la “première Dame” esce dal seminato quando, rimproverando Berlusconi per la battutaccia (“abbronzato”), dichiara: “spesso sono felice di essere diventata francese” (2).

Battutaccia per battutaccia: una francesina che, durante l’occupazione si era concessa ad un soldato tedesco e che, finita la guerra, veniva per questo suo peccato d’amore svillaneggiata, rispose orgogliosamente: “Les fesses n’ont pas Patrie”. E poi…. E poi a Roma i “romanacci” cantano che “Camilla, vergine romana, di mestier faceva la puttana”. E noi Italiani, avendo molte vergini, possiamo ben rinunciare ad una “demoiselle”. E alle sue “fesses”.

***

Insomma tutti esultano, tutti parlano di “fratellanza ritrovata”, tutti auspicano un “mondo nuovo” nel quale negli USA, in Francia, in Europa e sulla Terra bianchi, neri, gialli ed arancione cammineranno “mano nella mano”. Posso esprimere dei dubbi? A me pare che “stiano cambiando tutto al preciso scopo di non cambiare niente”.

E, difatti, nessuno parla della Palestina. In quella terra martoriata i più benevoli pensano a “due Stati per due Popoli”. A parole, perché nei fatti quel progetto si chiama “UTOPIA”. Ma, anche nel regno di “utopia”, si prevede la “separazione dei Palestinesi dagli Ebrei”. Obama o non Obama. Perché è “comandamento divino” che tutti devono rinunciare alla propria “identità” tranne gli Ebrei. Non mi credete?
E, allora, chiedetelo ad Obama e ai suoi mille laudatori.


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(1) “L’Europa si nasconde dietro il nuovo Messia” in “Corriere della Sera” del 10 novembre 2008, pagina 30;

(2) “La gaffe del premier? Felice di essere francese” in “Corriere della Sera” del 10 novembre 2008, pagina 5.


 
 

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