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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

Lettera aperta a Paolo Mieli, direttore del “Corriere della Sera”
La “Shoah”? Ne abbiamo pieni i coglioni

18.11.08 - Signor Direttore,

riscontro sul quotidiano “Il Corriere della Sera”, 2 articoli, a firma di Ernesto Menicucci, su un “piccolo battibecco” intercorso tra 2 professori del Liceo Artistico Ripetta di Roma. Battibecco avvenuto nel corso di una “riunione di classe” e “tra professori”. Io penso che quel battibecco tra professori nel corso di una riunione in classe non meritava tutto questo clamore.

Riconosco, però, che poiché su quel battibecco (ribadisco: tra due professori e nel corso di una riunione di classe) è intervenuto Gianni Alemanno (Sindaco di Roma) (1) e Riccardo Pacifici (presidente della Comunità ebraica di Roma) (2) quel battibecco ha assunto una dimensione spropositata. E, conviene, dunque scriverne. Ma non capisco il tono canzonatorio che il Menicucci assume verso il “reo”. Salvo a riportarLe quello che Manzoni scriveva su Don Abbondio: ossequioso coi potenti e disdegnoso verso i deboli. Mah! Lasciamo perdere.

Confesso che, sulla “Shoah” io non sono particolarmente ferrato. So, e do per certo:

1. i Tedeschi rastrellavano gli Ebrei e li rinserravano nei campi di concentramento;

2. gli Italiani, finché ci fu un “Regime fascista” ed uno “Stato italiano” non consegnarono neppure un Ebreo ai Tedeschi. Ovviamente tutto cambiò quando cadde il Regime fascista, collassò lo Stato italiano ed i Tedeschi occuparono, manu militari, l’Italia centrosettentrionale. Tanto è vero che il rastrellamento del ghetto di Roma avvenne il 16 ottobre 1943.

Se le cose stanno così, e stanno così, come mai si prendono per buone le “minchiate” che Alemanno ha detto recentemente ad Auschwitz (fascisti e nazisti sono responsabili della Shoah)? E come mai Pacifici, che si erge a “custode della memoria”, anziché rimbeccarlo, “lo abbraccia commosso”? Già: finora gli Ebrei ci avevano raccontato che “i Tedeschi hanno ucciso 6 milioni di Ebrei”. Pertanto Alemanno si è reso colpevole di “negazionismo”: ha alleggerito le responsabilità dei Tedeschi, scaricandole in parte sugli Italiani. Ed io mi chiedo: è storia codesta? Oppure è il gioco delle 3 carte?

Signor Direttore,

io ho i miei morti da onorare e rispettare. E, pertanto, non mi sogno di irridere ai “morti degli altri”. Mi aspetterei, però, che ciascuno di noi rispettasse i propri morti. E non li facesse oggetto di “commercio” (ha presente “L’industria dell’Olocausto?). E che si distinguesse nettamente la “storia” dalla “letteratura”, la “storia” dalla “tragedia”, la “storia” dalla “commedia”.

Chiedo troppo? Penso di no. E, difatti, la “crocifissione di Cristo” è dubbia sul piano storico. Ma quella “crocifissione” scandisce, da 2 mila anni, l’Europa e la sua cultura. Sulla crocifissione sono state scritte mille libri, sono stati dipinti mille quadri, sono stati eretti mille monumenti. Eppure… Eppure Santa Romana Chiesa si affida alla “fede”. E distingue nettamente la “storia di Cristo”, che affida alla “fede dei credenti”, dalla letteratura, dal teatro, dalla cinematografia che quella storia hanno narrato in mille modi diversi.

Mi chiedo e Le chiedo: non si potrebbe fare la stessa cosa con la “Shoah”? Affidare la “verità” agli “storici senza bavagli” e distinguere nettamente i “fatti” da tutto il “commercio” e da tutto il “teatrino” che dal 1945 ai nostri giorni tanti “impostori” ci hanno intessuto sopra?
Perché della “Shoah”, così come ce la narrano, ne abbiamo pieni i coglioni.

Distinti Saluti.

Antonino Amato


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(1) “Professore di liceo nega l’Olocausto. Alemanno: si indaghi” in “Corriere della Sera” del 17 novembre 2008, pagina 18;

(2) “Il prof negazionista torna a scuola. Decisa l’ispezione” in “Corriere della Sera” del 18 novembre 2008, pagina 27.


 
 

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