Lettera
aperta al direttore de la
Repubblica
Ed
io dove ficco il dito?
23.11.08- Signor Direttore,
un
pezzullo de la Repubblica ha suscitato in me un particolare
orgasmo, facendomi girare
i coglioni in senso antiorario
(1). Le illustro le ragioni
del mio malumore. Certo che
Lei, giornalista libero, a
capo di un gruppo di giornalisti
liberi, editore il liberale Carlo De Benedetti (giudeo
illuminato) recepirà il mio messaggio.
Io
vivo in Italia, ho letto la
Costituzione, ascolto con
riverenza i sermoni dei tanti
politici che inneggiano alla democrazia
e m illudevo di vivere
nel migliore mondo possibile.
Anche perché mi si
diceva che noi Europei siamo eredi della cultura
ellenistico romana,
impregnati di quella dottrina
che aveva indotto Gesù
a rimproverare lapostolo
Tommaso che aveva
voluto ficcare il dito nel
costato; ma, dopo
averlo rimproverato, lo aveva
confermato tra i suoi discepoli.
E la Chiesa lo aveva anche
fatto Santo.
Quella Chiesa, che si vanta
di avere avuto filosofi/teologi
della stazza di SantAgostino
e di San Tommaso. Quella Chiesa
che aveva consentito tante
dotte discussioni se la ragione dovesse essere o non essere ancella della fede.
Leggo
ora di un professore che,
posto dinnanzi alla Shoah,
viene inquisito e sospeso
dallinsegnamento e svillaneggiato
sulla libera stampa,
colpevole di avere chiesto
le prove. Ed allora
sbalordisco: di Alemanno,
delle autorità scolastiche che
fanno ispezioni per una cosa
del genere, dei magistrati
che aprono uninchiesta
per accertare
. E del
suo giornalista Carlo Alberto
Bucci che scrive in tono trionfante.
E di Lei che pubblica simili
amenità.
Confesso
che, dopo aver letto il pezzullo,
mi sono chiesto: Possibile
che San Tommaso possa avere
ficcato il dito nel costato
di Gesù per accertarne
scientificamente la resurrezione
e il professore Valvo non
possa chiedere le prove della
Shoah?
Signor Direttore,
mi
sopravanza un dito. San
Tommaso lo ficcò nel
costato di Gesù. Ma
io dove ficco il dito?
Saprebbe consigliarmi? Magari
dopo una consultazione con
tutti questi sionisti nostrani
che sognano, sperano e silludono
di potermi ballare impunemente
sui coglioni?
In
attesa di risposta, Le
invio un dito deferente.
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(1) Sospeso il prof.
negazionista
ROMA. Negazionismo, la lezione è finita. Il portone
del liceo artistico di via
Ripetta da oggi rimane chiuso
per il professor Roberto Valvo.
È stato sospeso dall´Ufficio
scolastico regionale del Lazio
il docente che la settimana
scorsa ha messo in dubbio
lo sterminio degli ebrei davanti
a colleghi (in consiglio)
e studenti (sabato, in classe)
affermando, tra l´altro: La Shoah è
un´invenzione degli
alleati; le
prove mancano e sono state
spesso contraffatte; gli ebrei non
sono italiani.
Oggi è scattato l´allontanamento
per il professore di storia
dell´arte del più
antico liceo artistico romano,
a due passi da piazza Augusto
imperatore. Un provvedimento
d´urgenza e temporaneo,
ma netto, che scarta compromessi
come l´assenza per malattia,
in attesa che il procedimento
disciplinare segua il suo
lungo iter. Gli ispettori
dell´Ufficio scolastico,
mandati subito dal direttore
Raffaele Sanzo, nonostante
il settore sia sotto organico,
si sono più volte recati
nei giorni scorsi a scuola.
La richiesta di tempi celeri,
e di provvedimenti
esemplari, era stata
espressa domenica scorsa da
un offeso Gianni Alemanno: era stato
lo stesso sindaco ad accompagnare
quattro studenti di via Ripetta,
con altri 246 ragazzi romani,
nel viaggio della Memoria
ad Auschwitz.
Quale
sarà la sanzione per
il professore, che da domenica
scorsa, quando Repubblica
ha riportato le farneticazioni
sulla Shoah espresse durante
il consiglio di classe della
IVC di mercoledì 12,
ha continuato a fare lezione,
lo deciderà la disciplinare
del Consiglio nazionale della
Pubblica istruzione. Ma intanto
s´è mossa la
Procura di Roma che ha aperto
un fascicolo dopo l´esposto
presentato sabato scorso ai
carabinieri dalla preside,
Maria Teresa Strani. In Italia
manca una legge come esiste
in Francia, Germania o Austria,
dove il negazionista inglese
David Irving è stato
condannato nel 2006 a tre
anni in primo grado. Il magistrato
incaricato dovrà quindi
stabilire se il professore
ha violato la legge Mancino
che punisce fino a tre anni
chi diffonde in qualsiasi
modo idee fondate sulla superiorità
o sull´odio razziale
o etnico. Ieri tensione
al collegio docenti straordinario.
I docenti di via Ripetta avrebbero
votato a maggioranza per dissociarsi
dalla preside perché
non li ha immediatamente informati
dell´accaduto e perché
non avrebbe manifestato agli
organi di stampa la totale
estraneità del liceo
rispetto alle tesi negazioniste
di Valvo, né evidenziato
le iniziative del liceo in
ricordo delle vittime della
Shoah. La scuola ha molte
volte partecipato ai viaggi
della Memoria. E nel 2004
l´aula magna ha ospitato
un´installazione realizzata
dai ragazzi usando la frase
piazzata dai nazisti all´entrata
di Auschwitz, Arbeit Macht
Frei. La prima cosa,
fa notare una professoressa,
che leggono i nuovi studenti
nel nostro libricino di benvenuto
è: "Nessuna discriminazione
può essere compiuta
per motivi riguardanti sesso,
razza, etnia, lingua, religione"».
Carlo
Alberto Bucci, in "la
Repubblica" (22 novembre
2008, p. 18).