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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

“GIUDA” colpisce ancora

26.11.06 - Sul sito del “Corriere della Sera” ho letto delle strane dichiarazioni di Gianfranco Fini (1). Spogliandomi del mio misero io, ho cercato di capire cosa volesse dire il Presidente della Camera. Ma non ho saputo vedere altro che un “generico pistolotto”. Ad una lettura formale, sembra che il pistolotto sia rivolto contro “incertam personam”. Ma, poiché si parla anche della fusione di AN e FI nel PdL, è fuori discussione che il pistolotto è rivolto “contro Berlusconi”.

Prego, non trasecolate. E’ fuori discussione che Berlusconi e Fini s’incontrino e si parlino con una certa frequenza. Pertanto, se Fini aveva da dire qualcosa, poteva dirlo in privato. Se lo dice pubblicamente, non lo dice “a Berlusconi” ma lo dice “contro Berlusconi”. Anche perché….

Anche perché Berlusconi è Berlusconi, dal 1994 (data della sua discesa in politica) al 25 novembre 2008 (data della dichiarazione di Fini). E’ “presidenzialista”? E’ “cesarista”? Mah! Io non ho mai frequentato Berlusconi, ma a me è apparso sempre come “Re Silvio”. Possibile che Fini dopo tanti anni di assidua frequentazione non se fosse accorto? E poi….

E poi, guarda che pulpito! Giorgio Almirante che lo ha imposto al MSI-DN era “presidenzialista” o “cesarista”? E la vedova Almirante che raccoglieva le “truppe” del defunto marito per aiutare Fini ad impadronirsi della Segreteria del MSI-DN era “presidenzialista” o “cesarista”? E Fini, impadronitosi del Movimento lo ha gestito da “presidenzialista” o da “Cesarista”? Quanti Congressi ha fatto Fini dal Gennaio 1995 al novembre 2008?

Resta il problema di fondo: nel PdL deve comandare Berlusconi o Fini? Berlusconi cammina in avanti, ma Fini cerca di fissargli dei paletti. A modo suo, un modo contorto ed ipocrita. Fini?
Sembra “Giuda Iscariota”. Sputato.


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(1) ALLARME DEL PRESIDENTE DELLA CAMERA
Fini: “Nel PdL rischi di cesarismo”. Sulla fusione An-Fi: “Serve una forte democrazia interna

ROMA. Il presidenzialismo non deve sfociare in “cesarismo” e per questo è necessario un contrappeso alla forza dell'esecutivo. Così come serve una discussione nel PdL che sta nascendo perché questo si organizzi con metodo democratico. Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, intervenendo a Montecitorio alla presentazione del libro di Pino Pisicchio, “Tra declino e cambiamento. Aspetti del partito politico italiano”. Fini, parlando della forma partito e della sua evoluzione, ha sottolineato che “oggi in una società liquida e post-ideologica il modello di partito non può più essere una sorta di chiesa ideologicamente strutturata”. Anzi, ha aggiunto, “un partito leggero, più un cartello elettorale è in maggiore sintonia con la società”. Tuttavia, ha aggiunto Fini, “il partito, per quanto flessibile, ci deve essere, e deve porsi il problema di selezionare la classe dirigente e di guidare la pubblica opinione”. Senza questo filtro, ha continuato il presidente della Camera, la leadership può manifestarsi in maniera “cesaristica”.

CESARISMO – “Lo dico da presidenzialista convinto”, ha proseguito Fini, “la differenza che c'è tra cesarismo e presidenzialismo sta nel fatto che tanto più il baricentro è il rafforzamento dell'esecutivo tanto più forte deve essere il contrappeso a quel potere: il vero discrimine è il check and balances”. Inoltre, ha continuato, “per non sfociare nel cesarismo serve che la vita dei partiti si svolga con un metodo democratico”.
Ecco perché”, ha concluso, “sia nel PD che nel PdL che sta nascendo, la discussione su come questi partiti si strutturano è fondamentale. È vero che non c'è democrazia senza i partiti ma anche i partiti al loro interno devono essere democratici, è per questo che è fondamentale che questi nuovi soggetti discutano di se stessi.

Corriere della Sera”, 25 novembre 2008


 
 

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