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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

Napolitano capisce quello che dice?

27.11.08 - Napolitano è “tutti noi Italyani”. E ci rappresenta in Italya e in Patria. Con notevole confusione. E, difatti, quando si trova in Italya condanna fermamente le “bieche ed orrende leggi razziali fasciste”, che si proponevano di difendere la “romanità” dell’Italia. Ma, quando si trova in Patria, difende “il diritto di Israele a vivere e prosperare come stato ebraico” (1).

E, poiché stiamo parlando di “leggi razziali” un mio chiarimento s’impone. Non fosse altro che per rendere il dovuto omaggio alla Legge Modigliani/Mancino. In proposito io penso che le leggi razziali, introdotte in Italia nel 1938, sono state un errore. Nel senso che gli Italiani non vedevano gli Ebrei italiani come “altri”. Semmai “altri” rischiano di diventare in questo dopoguerra con la loro pretesa di metterci il bavaglio ed imporci le loro leggende. Ma questo è un altro discorso. Che io, modestissimo plebeo, recepisco; ma che Napolitano, assiso sul Colle più alto di Roma, non capisce e non recepisce mettendo assieme “antisemitismo” ed “antisionismo”.

Vogliamo fare chiarezza? Io trovo giustificate le lagnanze degli Ebrei italiani che, a causa delle leggi razziali fasciste, si sono visti discriminati in Patria. Trovo inverecondo il fatto che gli Ebrei, nel narrare le sofferenze e i lutti patiti nella Seconda Guerra Mondiale, mettano sullo stesso piano fascisti e nazisti. Non che gli Ebrei, negli anni 1938/43, non hanno subito discriminazioni e prevaricazioni; ma un confronto con la narrazione che fanno del “genocidio” subito per mano nazista è improponibile. Ai limiti, ed oltre i limiti, della “perfida impostura”. Anche perché….

Anche perché io penso che tutti dovremmo trarre insegnamento dai tragici avvenimenti della Seconda Guerra Mondiale. E mi nasce il sospetto che gli Ebrei, tutti presi a rimproverare ai Tedeschi ed agli Europei gli orrori patiti, da quegli orrori non abbiano tratto insegnamento alcuno. E, difatti, giunti in Palestina, si sono dati da fare per costituire uno “Stato ebraico”. Da qui la cacciata di 800.000 Palestinesi dai paesi natali per fare posto agli Ebrei; da qui una serie continua di vessazioni con il preciso scopo di cacciare i Palestinesi dalla Palestina e prenderne il territorio per il loro “Stato ebraico”.

Inutile dire che le parole di Napolitano mi sembrano prive di ogni logica. Non volendo dire altro. Io sono un uomo modestissimo; ma arrossirei nel sostenere che i Tedeschi non avevano il diritto di costituire un “Stato ariano”, gli Italiani non avevano diritto di costituire uno “Stato romano”; mentre esiste “il diritto di Israele a vivere e prosperare come stato ebraico (1). Perché io sono convinto che gli uomini, tutti gli uomini, hanno gli stessi principi (filosofici, religiosi, etici e giuridici), seppure non li sviluppino tutti in maniera uniforme.

Sostenere che esiste “il diritto di Israele a vivere e prosperare come stato ebraico”; ma che non esiste il diritto dei Francesi, degli Italiani e dei Tedeschi di costituire degli “Stati identitari” a me pare una bestemmia. Se “Italia” ed “Israele” sono due “stati sovrani” membri dell’ONU, con pari diritti e pari doveri. Il discorso, ovviamente, andrebbe capovolto se l’Italya fosse una “colonia” ed Israele fosse la “Patria” ideale dei pochi Ebrei italiani e di molti Italyani giudaizzati. Vuoi per “amore”, vuoi per “carriera”. Italyani, “liberati” nel 1945, e che si prosternano al “liberatore”. Grati per la carriera fatta e per i quattrini accumulati.

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(1) “Napolitano sostiene Israele: No ai proclami deliranti” in “Corriere della Sera” del 26 Novembre 2008, pagina 16.
 
 

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