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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

La Shoah? E’ tutto, tranne verità storica

03.12.08 - Io ignoro se il franco/giudeo Bernard-Henry Levi legge il “Corriere sella Sera”. Se lo legge, oggi avrà avuto un attacco di bile. Ma procediamo con ordine.

Recentemente in nostro “pensatore” aveva sciolto un inno alla leggina liberticida Fabius/Gayssot che, in Francia, commina pene severissime ai “negazionisti” ed attaccato, con insulti, Faurisson. Il tutto proponendo che alla base della “storia già scritta” si ponessero il Tribunale di Norimberga ed altri “Tribunali internazionali” (1). E con gli Ebrei a fare da “inquisitori”.

Oggi, a farsi “negazionista”, è nientemeno che il “New York Times” (2). E, poiché l’evento è insolito, ve lo trascrivo: “Milano. E’ un Natale insolito, per gli americani, quello che sta per arrivare perché un lungo elenco di film che trattano più o meno direttamente l’Olocausto stanno per arrivare nelle sale” (2). E A.O. Scott, critico cinematografico del New York Times paventa che “per il pubblico americano i film dell’Olocausto diventino un genere, come il western o il film di guerra” (2). Che anche il New York Times sia diventato “negazionista”? Certo che la “Shoah” ce la raccontano in mille modi. Ed è sempre “giusta, vera e buona” se mira a renderla credibile. Se, invece, qualcuno si azzarda ad avanzare qualche dubbio, allora si applichi il “carcere democratico”.

Insomma certi giudei inneggiano alla “libertà” se questa serve ad imbrogliare i popoli. Se, invece, qualcuno apre gli occhi, è giusto che gli si applichi la democratica galera. Perché, in democrazia, è giocoforza vederla e pensarla come la vedono e la pensano loro. Non chiamateli “impostori”, per favore. Vi accuserebbero di essere “antisemiti”. E non si avvedono che la gente comincia a dirsi: “La Shoah? Sarebbe da meditare se si attenessero ai fatti. Ma, poiché l’hanno trasformata in un immondo teatrino, cominciamo ad averne pieni i coglioni”. Già: questi “pensatori” pensano così poco da non avvedersi di essere i migliori propagandisti dello “antisionismo”. Perché una cosa deve essere chiara: io non avrei alcuna esitazione ad onorare quei morti. Ma vorrei non subire la censura. La censura e questo immondo teatrino.

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(1) “Perché una legge contro i negazionisti” in “Corriere della Sera” del 30 novembre 2008, pagina 28;

(2) “Il New York Times: ormai è un genere, come il western” in “Corriere della Sera” del 2 dicembre 2008, pagina 45.

 
 

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