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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

“Tout se tient”. E tutto fa brodo

14.12.08 - “Tout se tient”, dicono i Francesi. E, in effetti, le vicende umane s’innestano le une nelle altre. E tutto serve a “fare brodo”, indirizzando i “buoi” secondo i voleri dei “rapaci”. Ne dubitate? E, allora, leggetevi il “Corriere della Sera” (editrice la buona borghesia italiana e direttore il giudeo Paolo Mieli).

Mario Monti “fa la corte” a Frau Merkel

Mario Monti è un “tecnico” di grande prestigio, uno dei nostri “pensatori”. Qualifica che gli viene universalmente riconosciuta. Nessuna meraviglia che si rivolga ad Angela Merkel nel tentativo di farle cambiare “linea politica” (1).

E qui mi tocca fare un confronto tra le mie posizioni di “becero fascista” che tifa per la “crucca” (malgrado la nonna giudea) e Mario Monti che, con fare garbato, tenta di portare la “crucca” sulla “retta via”. Monti comincia con il lisciarle il pelo: ottima la politica da “saggia massaia” attuata in Germania. E buoni i risultati, tanto è vero che i Tedeschi sembrano soffrire meno degli altri della crisi. Ma…. Ma, se la “crucca” vuole farsi “benemerita”, dovrebbe contraddire la sua politica di “brava massaia”, trasformarsi in “vedova allegra” e salvare, coi suoi soldi, il regno di “Cicalonia” che rischia di andare in rovina.

NO, nessuna promessa di riformare la finanza mondiale; nessun impegno di tagliare le dita adunche dei rapaci che hanno provocato questa crisi mondiale. Ma l’appello alla “crucca” a denudarsi offrendo i “cordoni della borsa”. In modo che noi tutti si possa mangiare coi soldi della “virtuosa Germania”. Magari vomitandole addosso ingiurie e rampogne.

Mario Monti è un “pensatore” di peso, interno ed internazionale. Solo che pensa troppo. E non si avvede che la guerra è finita nel 1945, con la sconfitta della Germania; mentre il dopoguerra è finito nel 2008 con la crisi finanziaria che segna la sconfitta degli USA.

Un museo della Shoah in Italia

Leggo che in Italia si va ad inaugurare un grande Museo della Shoah (2). E, su questo progetto, “c’è il pieno sostegno di entrambe le parti politiche” (2). Il museo sarà imponente.

Ho qualcosa in contrario? Si e NO. Io trovo normale che chiunque ha una “identità” la immortali nella pietra. Solo mi chiedo: a loro dire, nel corso della guerra, gli “ebrei italiani” hanno avuto 8 mila morti. E’ giusto che li ricordino e li onorino. Solo mi chiedo: nel corso della guerra sono morti 100.000 italiani? Ne sono morti 200.000? Ne sono morti di più? Nessuno ne parla, nessuno li ricorda, nessuno innalza loro musei. Perché i soldi di questa “democrazia antifascista nata dalla resistenza” si trovano solo per ricordare gli Ebrei. Mah!

Israele compie sessant’anni

Israele compie 60 anni. E l’Associazione Italia Israele di Milano pubblica una pagina di pubblicità sul “Corriere della Sera” (3). Ignoro se l’Associazione ha pagato oppure il “Corriere” ha pubblicato gratis. Ma questo non importa.

Importa il sottotitolo: “Sessant’anni di lotta contro le malattie, il dolore e la sofferenza”. Non ci credete? Andate a chiederlo ai Palestinesi. Che si lagnano di ritrovarsi “ristretti in un lager”: senza cibo, lavoro e senza medicine. Attenti a non dire che “Israele è uno stato genocida e razzista”. Perché rischiate di brutto. E, difatti, Sofia Loren, nel film “L’oro di Napoli”, ci preannunciava: “Poi viene un cornuto e si da a sostenere che “antisemitismo” ed “antisionismo” sono la stessa medesima cosa” (4).

Che devo dirvi? Posso solo rammentarvi che “quando nel mondo la canaglia impera, la patria degli onesti è la galera”.


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(1) “UN CANCELLIERE CONTRO LA CRISI” in “Corriere della Sera” del 14 dicembre 2008, pagina 1;

(2) “Un museo della Shoah in Italia” in “Corriere della Sera” del 14 dicembre 2008, pagina 1;

(3) “Israele compie sessant’anni” in “Corriere della Sera” del 14 dicembre 2008, pagina 36;

(4) Rammento a chi non lo sapesse che “Loren” è nome d’arte. In effetti Sofia si chiamava “Scicolone” ed era siciliana. Per i Siciliani dare del “cornuto” equivale a dire “farabutto, malfattore e mascalzone”.
 
 

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