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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

Il Giudeo ha sempre fame

19.12.09 - A leggere con intelligenza (intus ligere = leggere dentro) i Giudei si descrivono da se nella “Bibbia”: un “Re buono” quel Faraone che accolse in Egitto Giacobbe e i suoi 12 figli, dando loro ad “amministrare i granai d’Egitto”; un “Re malvagio” quel Faraone che ordinò che “gli Ebrei fabbricassero mattoni”. No, agli Ebrei non interessava il fatto che il 99% degli Egiziani facessero lavori umili. A loro interessava solo “amministrare i granai d’Egitto”. Era un loro diritto, dono di Jahvé.

In questo lungo dopoguerra i Giudei si sono allargati. Ed hanno chiesto sempre di più. Tanto per fare un esempio, quando Romano Prodi chiamò Massimo D’Alema a fare il Ministro degli Esteri, i Giudei gli posero pubblicamente la “questione”: “avrebbe fatto una politica di amicizia verso Israele”? NO, non gli chiesero se “avrebbe fatto gli interessi dell’Italia” ma se “avrebbe fatto una politica di amicizia verso Israele”. Perché ai Giudei interessa molto Israele e poco l’Italia.

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Ai nostri giorni il cerchio delle responsabilità si allarga. Ed altri soggetti vengono chiamati a rispondere al “Tribunale della storia”. Finora la responsabilità delle “leggi razziali del 1938” veniva addebitata a Mussolini e al Fascismo. E tutto filava liscio. Solo che…. Solo che dal 1945 (fine della guerra) al 2008 (i nostri giorni) sono passati 63 anni: Mussolini non c’è più e i pochi fascisti superstiti sono ridotti a pochi vecchietti. Fu allora che i Giudei si dissero: “Mussolini è stato ucciso nel 1945, i fascisti sono quasi scomparsi. E, allora, noi a chi balliamo sui coglioni? Dobbiamo trovare altri responsabili”.

L’occasione venne con la celebrazione del 70° anniversario della promulgazione delle “leggi razziali del 1938”. Scrissero un testo e lo diedero a leggere a Gianfranco Fini. Il poveretto, uno squallido politicante che ha fatto carriera politica piroettando di qua e di là, lesse. E che poteva saperne del vespaio che avrebbe suscitato? Fini capisce solo quanto guadagna per ogni piroetta. Ma pare che questa volta la “perdita” sarà superiore al “guadagno”. Sic transit gloria mundi.

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I Giudei scrivono e Fini legge: “gli Italiani sono responsabili delle “leggi razziali del 1938” e, duole dirlo, anche la Chiesa Cattolica. Perché non si ribellarono alla “infamia fascista”. Strano ma vero: Mussolini capì di avere fatto un passo falso e, nel 1943, con la promulgazione dei “18 Punti di Verona” corresse il tiro: “Nel corso della guerra gli Ebrei sono da considerare nemici”. Non una “etnia diversa”, ma “nemici”.

Torniamo al documento, redatto dai giudei e letto da Fini. Si tratta di un cumulo di sciocchezze sia sul piano della “logica” che sul piano della “storia”. Si tratta, nella fattispecie, di uno scritto “giudeocentrico”. Mi spiego. Anche questo documento “dice la verità”. Ma è la “verità vista dai Giudei”. Su questo aiuta un magistrale articolo scritto da Pierluigi Battista (1). Che narra di tanti “ITALYANI”, fascisti durante il fascismo ed antifascisti durante l’antifascismo, che esaltarono il “razzismo fascista”.

Io trovo interessante l’articolo di Pierluigi Battista (1). E nel merito osservo: si fa presto a dire “ITALIANI”. La stragrande maggioranza degli Italiani si suda la vita in silenzio. Al più bofonchia e rimugina. Poi ci sono gli “intellettuali” che campano vendendo i loro “scritti”. Molti di costoro sono pronti, prontissimi a “cantare le lodi” di chi comanda. E consente loro di accostarsi alla “mangiatoia”. Detto questo, io distinguerei nettamente gli “intellettuali” dagli “Italiani”. Ma il punto non è questo. Il punto è: gli Ebrei accettarono supinamente “le leggi razziali del 1938”. Non si ribellarono. Perché avrebbero dovuto ribellarsi gli Italiani ?
Le ribellioni e le sommosse, fortunate o sfortunate, richiedono che ci sia un “primo che tira la pietra”. Balilla la tirò contro gli Austriaci e passò alla storia. Nel 1938 nessuno tirò pietre: non gli Ebrei vittime delle discriminazioni, non gli Italiani spettatori passivi. E’ una colpa? E di chi sono le colpe?

Altra domanda: sono passati 70 anni e gli autori di quei fatti non ci sono più. E allora? A che scopo rinvangare quei fatti? I razzisti sostengono che “le virtù dei padri si trasmettono ai figli”. Gli Ebrei gridano e strepitano contro il “razzismo degli Europei” ma…. Ma, sostenendo che “le colpe dei nonni passano ai nipoti”, non si fanno forse sostenitori del razzismo? Che vogliano chiedere ai “nipoti” un qualche risarcimento (pecunia non olet) delle colpe dei “nonni? Mah!

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Vengo alla Chiesa Cattolica. Dal 313 d. C. (editto di Costantino) al 1870 d. C. (breccia di Porta Pia) la Chiesa Cattolica “discriminò i Giudei”. Ma li discriminò per motivi “religiosi” non “etnici”. Pertanto tutta questa discussione sulla “Chiesa Cattolica che non prese le distanze dall’infamia fascista” è un teatrino indecente. Sia che dicano “SI” sia che dicano “NO”: è possibile trovare documenti e dichiarazioni di alti prelati che si dichiarano “antigiudei” ma “fratelli degli Ebrei”. Pertanto, conviene essere prudenti prima di “sparare sentenze” in un senso o nell’altro.

Resta in ogni caso il fatto che i Giudei allargano la cerchia dei responsabili delle “leggi razziali del 1938”: infami i fascisti, infami gli Italiani tutti e, a Fini duole dirlo, infame anche la Chiesa Cattolica. Risponde a muso duro “l’Osservatore Romano”: “Fini è uno squallido opportunista”. Ma… Ma “la Comunità ebraica si schiera con Fini” (2). Conclude Riccardo Pacifici: “Non posso permettere che la terza carica dello Stato possa essere offesa così da un Paese straniero, quale il Vaticano, che deve delle scuse” (2).

Si, avete letto bene: Riccardo Pacifici, patriota israeliano, “non può permettere” che il Vaticano, stato estero, offenda Gianfranco Fini. E dire che Mussolini, parlando dell’Italia, diceva della “terza Italia”: la Roma dei Cesari, la Roma dei Papi, la Roma fascista. Ma il Fascismo è il “male assoluto”. Fini dixit.
Pacifici non può permettere? Ed io mi permetto: “Fini è uno squallidissimo opportunista”. E Riccardo Pacifici se ne faccia una ragione. Perché l’Italia non è ancora Palestina. E gli Italiani sappiamo sparare meglio dei Palestinesi.

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(1) “I SILENZI DI UN PAESE INTERO” in “Corriere della Sera” del 17 dicembre 2008, pagina 1;

(2) “Chiesa e leggi razziali. Fini: io opportunista? Vaticano sopra le righe” in “Corriere della Sera” del 19 dicembre 2008, pagina 20.

 
 

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