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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

Lo disse Enrico Berlinguer. Lo conferma Eugenio Scalfari. Fascisti anche loro?

21.12.08 - “I partiti non fanno più politica. Hanno degenerato e questa è l’origine dei mali d’Italia. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani, oppure distorcendoli senza perseguire il bene comune…” (1). Lo disse Enrico Berlinguer, segretario nazionale del PCI, in un’intervista pubblicata su “REPUBBLICA” il 28 luglio 1981. Lo scrive Eugenio Scalfari, aggiungendo queste parole: “Queste righe che fin qui avete letto non le ho scritte io, non sono farina del mio sacco anche se le condivido parola per parola…” (1).

Sia chiaro: Enrico Berlinguer visse e morì “comunista”. Illudendosi che, agitando la “questione morale” ed affermando il legame profondo con la “ideologia comunista”, i comunisti avrebbero salvato l’Italia. Ahimé, i “comunisti” si sono omologati, si sono fatti “ITALYANI” come gli altri e si riconoscono in “un tale Walter Veltroni”, tanto smidollato e subdolo, da dire: “Io? Mai stato comunista io”. Nessuna meraviglia: i neofascisti hanno figliato “un tale Giansciacallo Fini” che chiama i fascisti, gli Italiani tutti e la Chiesa Cattolica a rispondere al “Tribunale della Storia” delle loro responsabilità per le “leggi razziali del 1938”. In attesa che i suoi amici giudei chiedano adeguati risarcimenti davanti ai Tribunali civili.

Eugenio Scalfari, invece è ancora vivo; ma naviga al buio, poveretto lui. E, difatti, scrive: “… con l’aggravante che ora la “diversità” comunista è caduta insieme all’ideologia che ne era in qualche modo il presidio. Che sia caduta l’ideologia è senza dubbio un bene” (1). C’è solo da compatirlo, visto e considerato che il poveretto non trova di meglio che aggrapparsi a Veltroni. Decantato come un “totem salvifico” (1). Il quale Veltroni, sballottato in mezzo ai flutti, si aggrappa ad Obama, sperando di arrivare a riva. A riva e ad acciuffare il Governo.

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Intendiamoci: che la “ideologia” sia morta non è un male. Specie se ha prodotto i disastri che ha prodotto. E se il “socialismo reale” è imploso, corroso dalla sua astrattezza ideologica. Resta il problema: cosa dare agli uomini come “cemento” che li induca a rinunciare al proprio “particolare” per guardare agli “interessi comuni”? La risposta io ce l’ho. Devo però preavvertirvi che io non sono “Maddalena”. Io sono, e me ne vanto, un “becero fascista”. Forse sono un “fascista particolare”. Nel senso che accetto di mettere tutto in discussione. E tutto metto al vaglio della critica. Ma, dopo avere criticato tutto e tutti, salvo il concetto di “Patria” e di “Nazione”.

Pertanto, ditemi di Mussolini e dei fascisti tutto il male possibile, criticate tutto il criticabile; ma convenite con me che Mussolini e i Capi del Fascismo morirono gridando: “Viva l’Italia”. E che ad Essi spetta il culto che si deve agli Eroi. Perché la diversità c’è, la diversità esiste. Ed è vera e reale, fatta di carne e di sangue. E, a pensarci, accanto ai “morti del 1945”, vanno collocati tutti coloro che, in questo lungo e tormentato dopoguerra, sono stati uccisi perché recitavano il loro “credo”: “Credo nell’Italia e nella sua impossibile resurrezione” (2).
Ecco, è necessario credere per risorgere. Credere nell’Italia e nei nostri Eroi.

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(1) “Scelta riformista o cesarismo autoritario” in “la Repubblica” del 21 dicembre 2008, pagina 1;

(2) Ezra Pound.


 
 

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