I
giudei sono e
(restano) giudei
27.12.08 - Anzitutto un chiarimento:
dire Ebrei
è cosa diversa dal
dire Giudei.
Ne viene che antisemitismo
è cosa ben diversa
da antisionismo.
Dovrebbe essere evidente;
ma, malgrado levidenza,
taluni fingono di non capire.
Cercherò di spiegarlo. Ciascuno di
noi nasce come nasce: Ebrei,
Giapponesi, Italiani. Nasce,
cresce e vive secondo una
certa cultura.
Prendete i Romani
antichi: da una
piccola città sulle
rive del Tevere hanno creato
un Impero che abbracciava
il mondo allora conosciuto.
Roma cadde, ma i popoli tutti
rimpiansero la pax
romana.
Perché i Romani antichi credevano e pensavano che
il Sommo Giove fosse il padre
degli Dei e degli uomini.
I Giudei,
invece, credono e pensano
di essere il popolo
eletto, di avere
un loro Dio Nazionale;
che gli altri
popoli devono essere loro
soggetti.
Potreste
dirmi: le tue sono affermazioni
in libertà. Vogliamo
verificarlo assieme? Prendete
il Corriere della
Sera, editrice la buona borghesia italiana,
direttore il giudeo Paolo
Mieli. Oggi, 27 dicembre
2008, il Corriere dedica 4 articoli su 2 paginone
ai fatti della Palestina.
E, a leggerli con attenzione, limpostura si coglie
a piene mani.
Sorvoliamo
sulla storia. Nel 1492 d.C.
i Re Cattolici di Spagna cacciarono dalle
loro terre Ebrei e Mori. Si
rifugiarono tutti sulla riva
Sud del Mediterraneo e, in
quei Paesi, tutti di religione
mussulmana, vissero e prosperarono
dal 1492 d.C. al 1948 d.C.
Poi il fatto nuovo:
gli Ebrei costituirono, in
Palestina, un loro Stato e,
per dargli una identità omogenea, cacciarono dai paesi
natali 800.000 Palestinesi,
spogliandoli di tutto.
Io
credo nella massima che chi è senza peccato scagli
la prima pietra.
E sono convinto che, se i
Popoli si rinfacciassero lun
laltro i torti subiti,
non ne usciremmo più.
Per fortuna subentra il perdono e tutti noi voltiamo le spalle
ai risentimenti del
passato per costruire
un domani migliore.
Prova di questo reciproco perdonarsi la si trova nei cimiteri militari,
dove, a guerra finita, i nemici
di ieri si recano
a rendere comune omaggio ai
morti, accomunati in un doloroso
omaggio.
Gli
Ebrei, invece, no. Perché,
essendo Giudei,
sconoscono le parole perdono e pax judaica.
E, difatti, ai torti, inflitti
ai Palestinesi nel passato,
ne aggiungono ogni giorno
di nuovi. In modo da attizzare
e rinfocolare lodio.
Dopodiché analisi sui scenari di guerra
prossimi venturi (1) (2). Di particolare interesse
un lungo articolo del giudeo
Benny Morris (3) che osserva
che tutti i vicini
odiano gli Israeliani
ma
Ma, in un dettagliato
articolo, non si chiede mai: Perché i vicini
ci odiano? No, i
Giudei sono incapaci di perdonare
gli altri per i torti subiti e non sanno capacitarsi dei torti che fanno agli
altri. E dire
.
E
dire che conoscono anchessi
la soluzione. Ma rifiutano
di percorrere questa strada.
Il Corriere notizia di un incontro tra Paolo Ferrero, segretario
del PRC, ed Abu Mazen,
presidente della Palestina
(4). Entrambi si augurano
un compromesso nel quale Hamas si impegna
a non lanciare razzi
contro Israele e Israele toglie lembargo
dalla striscia di Gaza.
Sarebbe un compromesso logico.
Ma, appunto perché logico,
i Giudei non lo capiscono.
I
Giudei hanno un loro Dio
Nazionale. E, pertanto,
fa parte della loro identità piangere a dirotto sui torti
subiti e ridere
beffardi dei torti
che infliggono agli altri.
Prepariamoci, dunque, alla
ennesima lagna contro i criminali
nazisti e ad un nuovo castigo per i Palestinesi che, rinserrati
in un campo di concentramento,
si vendicano sparecchiando
razzi. E rassegniamoci a sentirli
piangere: quanto
sono cattivi questi Palestinesi!
Rassegniamoci.
Prigionieri come siamo di
una lagnosa impostura.
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(1) Razzo fuori
bersaglio in
Corriere della Sera
del 27 dicembre 2008, pagina
2;
(2)
Colpire ed uscire
in Corriere della
Sera del 27 dicembre
2008, pagina 3;
(3)
LAPOCALISSE
ALLE PORTE in
Corriere della Sera
del 27 dicembre 2008, pagina
1;
(4)
Ferrero visita Abu
Mazen in Corriere
della Sera del 27
dicembre 2008, pagina 2.