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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

I “giudei” sono e (restano) “giudei”

27.12.08 - Anzitutto un chiarimento: dire “Ebrei” è cosa diversa dal dire “Giudei”. Ne viene che “antisemitismo” è cosa ben diversa da “antisionismo”. Dovrebbe essere evidente; ma, malgrado l’evidenza, taluni fingono di non capire.

Cercherò di spiegarlo. Ciascuno di noi nasce come nasce: Ebrei, Giapponesi, Italiani. Nasce, cresce e vive secondo una certa “cultura”. Prendete i “Romani antichi”: da una piccola città sulle rive del Tevere hanno creato un Impero che abbracciava il mondo allora conosciuto. Roma cadde, ma i popoli tutti rimpiansero la “pax romana”.

Perché i “Romani antichi” credevano e pensavano che il “Sommo Giove” fosse il “padre degli Dei e degli uomini”. I “Giudei”, invece, credono e pensano di essere il “popolo eletto”, di avere un loro “Dio Nazionale”; che “gli altri popoli devono essere loro soggetti”.

Potreste dirmi: le tue sono affermazioni in libertà. Vogliamo verificarlo assieme? Prendete il “Corriere della Sera”, editrice la “buona borghesia italiana”, direttore il giudeo Paolo Mieli. Oggi, 27 dicembre 2008, il “Corriere” dedica 4 articoli su 2 paginone ai “fatti della Palestina”. E, a leggerli con attenzione, l’impostura si coglie a piene mani.

Sorvoliamo sulla storia. Nel 1492 d.C. i “Re Cattolici” di Spagna cacciarono dalle loro terre Ebrei e Mori. Si rifugiarono tutti sulla riva Sud del Mediterraneo e, in quei Paesi, tutti di religione mussulmana, vissero e prosperarono dal 1492 d.C. al 1948 d.C. Poi il “fatto nuovo”: gli Ebrei costituirono, in Palestina, un loro Stato e, per dargli una identità omogenea, cacciarono dai paesi natali 800.000 Palestinesi, spogliandoli di tutto.

Io credo nella massima che “chi è senza peccato scagli la prima pietra”. E sono convinto che, se i Popoli si rinfacciassero l’un l’altro i torti subiti, non ne usciremmo più. Per fortuna subentra il “perdono” e tutti noi voltiamo le spalle ai “risentimenti del passato” per costruire un “domani migliore”. Prova di questo reciproco “perdonarsi” la si trova nei cimiteri militari, dove, a guerra finita, i “nemici di ieri” si recano a rendere comune omaggio ai morti, accomunati in un doloroso omaggio.

Gli Ebrei, invece, no. Perché, essendo “Giudei”, sconoscono le parole “perdono” e “pax judaica”. E, difatti, ai torti, inflitti ai Palestinesi nel passato, ne aggiungono ogni giorno di nuovi. In modo da attizzare e rinfocolare l’odio. Dopodiché analisi sui “scenari di guerra prossimi venturi” (1) (2). Di particolare interesse un lungo articolo del giudeo Benny Morris (3) che osserva che “tutti i vicini odiano gli Israeliani” ma… Ma, in un dettagliato articolo, non si chiede mai: “Perché i vicini ci odiano”? No, i Giudei sono incapaci di “perdonare gli altri per i torti subiti” e non sanno capacitarsi dei “torti che fanno agli altri”. E dire….

E dire che conoscono anch’essi la soluzione. Ma rifiutano di percorrere questa strada. Il “Corriere” notizia di un incontro tra Paolo Ferrero, segretario del PRC, ed Abu Mazen, presidente della Palestina (4). Entrambi si augurano un “compromesso” nel quale Hamas si impegna a “non lanciare razzi contro Israele” e “Israele toglie l’embargo dalla striscia di Gaza”. Sarebbe un compromesso logico. Ma, appunto perché “logico”, i Giudei non lo capiscono.

I Giudei hanno un loro “Dio Nazionale”. E, pertanto, fa parte della loro “identità” piangere a dirotto sui “torti subiti” e ridere beffardi dei “torti che infliggono agli altri”. Prepariamoci, dunque, alla ennesima lagna contro i “criminali nazisti” e ad un “nuovo castigo” per i Palestinesi che, rinserrati in un campo di concentramento, si vendicano sparecchiando razzi. E rassegniamoci a sentirli piangere: “quanto sono cattivi questi Palestinesi”!

Rassegniamoci. Prigionieri come siamo di una lagnosa impostura.

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(1) “Razzo fuori bersaglio” in “Corriere della Sera” del 27 dicembre 2008, pagina 2;

(2) “Colpire ed uscire” in “Corriere della Sera” del 27 dicembre 2008, pagina 3;

(3) “L’APOCALISSE ALLE PORTE” in “Corriere della Sera” del 27 dicembre 2008, pagina 1;

(4) “Ferrero visita Abu Mazen” in “Corriere della Sera” del 27 dicembre 2008, pagina 2.
 
 

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