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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

Israele bombarderà il Vaticano?

24.01.09 - Sempre inaffidabile questa Santa Romana Chiesa. Nel corso dei secoli, molti si sono illusi di cavalcarla usandola come “istrumentum Regni”, ma tutti sono rimasti delusi. Recentemente sono i Giudei a lagnarsi della “politica pendolare” della Chiesa di Roma. E lo fanno con un misto di pianti, rampogne ed ululati.

Si, li hanno chiamato “fratelli maggiori”, hanno chiesto “perdono per i torti fatti in passato”; ma…. Ma quanto a “fatti concreti”, niente di niente. Tanto per dire, i “fratelli maggiori” ordinano di “non santificare Pio XII”? E i “fratelli minori” rispondono che “solo la Chiesa può decidere sulla santità dei suoi fedeli”. E, all’obiezione che “Pio XII ha taciuto sulla Shoah”, rispondono: “Il popolo di Dio si è mosso per salvare gli Ebrei dai campi di concentramento”. I Giudei riconoscono la mobilitazione del “popolo di Dio”; ma osservano che quello stesso “popolo di Dio” si adoperò per salvare dalla punizione anche i “criminali nazisti”. Al che Santa Romana Chiesa risponde: “Dio è padre di tutti. Non è giudeocentrico”. Un discorso tra sordi.
Fratelli, ma sordi alle ragioni della giudia.

Come se questo non bastasse, un autorevole prelato ha dichiarato che “Gaza è un campo di concentramento a cielo aperto”. E il Vaticano non lo ha smentito. Inutile dire che i Giudei se ne sono offesi. Possibile che la Chiesa non sostenesse Israele? E che negasse le mille “opere di bene” che Israele ha fatto in Palestina dal 1948 ai nostri giorni? Ma è questa la deferenza che dei “fratelli minori” devono ai “fratelli maggiori”? Che Santa Romana Chiesa porgesse una mano ai Giudei e una mano agli Arabi/Mussulmani? Ma questo sarebbe un autentico tradimento!

A fugare ogni dubbio arriva la notizia che la Chiesa ritira al scomunica a 4 vescovi lefebvriani. La cosa in se non avrebbe importanza alcuna se uno dei 4 non avesse negato pubblicamente l’esistenza delle “camere a gas”. Non poteva la Chiesa ritirare la scomunica a 3 e, giunta al 4°, dirgli: “No, tu no. Perché tu neghi l’esistenza delle camere a gas”? E invece niente. Insomma i Giudei si erano illusi che Santa Romana Chiesa cambiasse il “CREDO”: non più “credo in Dio” ma “credo nella Shoah”. E, invece, siamo punto e daccapo. E allora…. E allora nasce il sospetto che la Chiesa sia affetta dal suo solito antigiudaismo. E che, dopo 2mila anni, non perdoni la crocifissione di Gesù Cristo.

I Giudei credevano di aver vinto e si avvedono che hanno perso. E allora urla e strepiti. Poveretti come soffrono! Risulta ad “EUROPA Informazioni” che, mentre i giudei lanciano improperi e minacce, alcuni cardinaloni se la ridono di cuore. E, ad ogni protesta, si toccano le palle, esclamando: “Credevate ne fossimo sprovvisti”?

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Il rabbino rosen: «minacciati i rapporti con la Chiesa»
Lefebvriani, bufera dopo il "perdono"
Il rabbino al Papa: relazioni a rischio
Revocata la scomunica a 4 vescovi tra cui il britannico Williamson che ha negato l'esistenza delle camere a gas


CITTÀ DEL VATICANO - Adesso è ufficiale: Benedetto XVI ha revocato la scomunica ai quattro vescovi ultratradizionalisti ordinati illegittimamente da Marcel Lefebvre il 30 giugno 1988. L'atto del «perdono» pontificio è stato pubblicato sabato mattina dalla Sala Stampa Vaticana. E dalla Santa Sede arrivano immediati i chiarimenti a proposito delle polemiche già scatenate nel mondo ebraico e internazionale dalle dichiarazioni revisioniste e negazioniste sull'olocausto ebraico del vescovo lefebvriano Richard Williamson, uno dei quattro vescovi la cui scomunica è stata revocata. Il Vaticano, spiega padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede, non condivide in nessun modo le dichiarazioni revisioniste del presule britannico, ma la «revoca della scomunica non c'entra assolutamente nulla» e non significa «sposare le sue idee e le sue dichiarazioni, che vanno giudicate in sé».

IL RABBINO: RELAZIONI A RISCHIO - «Le rassicurazioni di Lombardi però non mettono a tacere le polemiche. La critica più dura alla scelta del Vaticano arriva dal rabbino capo David Rosen, presidente dell’International Jewish Committee for Inter-religious Consultations (Ijcic) e direttore internazionale per gli affari interreligiosi dell’American Jewish Committee (Ajc): con la revoca della scomunica ai lefebvriani - tra di essi il vescovo Richard Williamson - il Vaticano «minaccia il futuro della storica riconciliazione tra la Chiesa cattolica e il popolo ebraico». «Giovanni Paolo II - afferma Rosen interpellato in Israele per un commento - ha definito l’antisemitismo un peccato contro Dio. La negazione della traboccante documentazione circostanziata della Shoah è antisemitismo nel modo più sfacciato. Nell’accogliere un negazionista nella Chiesa cattolica senza alcuna ritrattazione da parte sua, il Vaticano si è fatto beffa del ripudio e della condanna commovente e impressionante dell’antisemitismo fatta da Giovanni Paolo II. Spero ardentemente - conclude - che il Vaticano affronterà con urgenza questa materia, nel momento in cui minaccia il futuro della storica riconciliazione tra la Chiesa cattolica e il popolo ebraico».

«DONO DI PACE» - Il decreto di revoca di scomunica è stato firmato il 21 gennaio 2009. Nel comunicato diramato dal Vaticano (leggi), si spiega che il Papa ha accolto la lettera di richiesta di riammissione nella comunità cattolica, inviatagli da Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani, lo scorso 15 dicembre 2008. Nelle intenzioni del Pontefice, «questo dono di pace, al termine delle celebrazioni natalizie, vuol essere anche un segno per promuovere l'unità nella carità della Chiesa universale e arrivare a togliere lo scandalo della divisione». «Il santo Padre - recita la nota della Santa Sede - è stato ispirato in questa decisione dall'auspicio che si giunga al più presto alla completa riconciliazione e alla piena comunione».

LE DICHIARAZIONI DI WILLIAMSON - La scomunica era stata inflitta da Giovanni Paolo II al vescovo anti-conciliare Marcel Lefebvre (già sospeso "a divinis" da Paolo VI nel 1976) il 30 giugno 1988, quando il presule ribelle aveva ordinato quattro nuovi vescovi, nella sua roccaforte svizzera di Econe, per preservare, a suo dire, la tradizione autentica cattolica contro la «sovversione e la rivoluzione» introdotte dal Concilio Vaticano II. Lefebvre morì nel 1991. I vescovi riabilitati sono : Bernard Fellay (superiore dei lefebvriani della 'Fraternità di San Pio X), Alfonso de Gallareta, Tissier de Mallerais e Richard Williamson. Quest' ultimo, in un'intervista alla televisione svedese, rilasciata nello scorso novembre ma mandata in onda tre giorni fa, ha affermato di non credere all'esistenza delle camere a gas naziste. Il superiore lefebvriano Fellay ha commentato che si tratta di affermazioni personali, usate strumentalmente per screditare la «Fraternità di San Pio X».

IRRITAZIONE DELLA COMUNITA' EBRAICA - Prima che la scomunica fosse ufficialmente annullata, i leader della comunità ebraica, tra cui gruppi di sopravvissuti all'Olocausto, avevano detto che una simile iniziativa sarebbe stato un pericolo colpo a mezzo secolo di dialogo interreligioso. Il rabbino capo di Roma ha detto che la riabilitazione di Williamson aprirà «una ferita profonda». Il Crif, il cartello delle organizzazioni ebraiche francesi, ha definito il presule britannico «uno spregevole bugiardo il cui solo obiettivo è quello di far rivivere l'odio secolare contro gli ebrei».

«VERSO LA PIENA COMUNIONE» - La revoca della scomunica, spiega padre Lombardi, è un «passo importante sulla via della piena comunione» tra Chiesa cattolica e ultratradizionalisti lefebvriani. «C'è una situazione da definire per l'esercizio del ministero - ha specificato il portavoce della Santa Sede -. E quindi si auspica una piena soluzione della situazione». In merito alla possibilità dei vescovi di restare tali dopo il rientro della Fraternità nella Chiesa Cattolica che sembra ormai vicino, Lombardi ha ricordato che «la loro ordinazione è valida anche se illecita. Così come sono validamente ordinati i sacerdoti della Fraternità». Da parte loro, monsignor Fellay, in una lettera indirizzata ai fedeli lefebvriani, spiega che la revoca della scomunica del Papa ma ribadisce le «riserve» dei tradizionalisti sul Concilio Vaticano II.

24 gennaio 2009
 
 

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