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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

La giudia s’indigna: un “revisionista” in “paradiso”?

25.01.09 - Se dovessi definirmi, mi direi un “cattivo cattolico” e un “buon pagano”. Non che io creda a Giove, a Marte, o a Venere. Ma guardo alla “religio” con occhi disincantati. Ai limiti del “cinismo”. Chiarito questo, aggiungo che io metto sullo stesso piano tutte le religioni. E guardo con rispettoso rispetto alle loro storie.

Prendo, dunque, atto che, nel 1988, Giovanni Paolo II° scomunicò Marcel Lefevre e i suoi seguaci. Prendo atto che Benedetto XVI°, il 24 gennaio 2009, riammette nel seno della Chiesa i Lefevriani. E non metterei becco, convinto come sono che, in simili cose, la Chiesa abbia ed eserciti il suo “magistero”, fatto di “fede” e di “teologia”.
Argomenti dei quali io non mi occupo. E sui quali confesso la mia incompetenza.

***

Chi, invece, se ne occupa e trasforma un “fatterello di cronaca religiosa” in un “casus belli” sono i Giudei.
Nessuna meraviglia. Già ai tempi di Gesù destò scandalo il suo “Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”. Perché alle orecchie dei Giudei risultava più blasfema l’affermazione di Gesù (“Il mio Regno non è di questo mondo”) che il suo dirsi “figlio di Dio”.
Gesù li contraccambiava definendoli “figli del Demonio, figli della Menzogna”.
Finì che lo fecero crocifiggere.

Sono passati 2mila anni. E i Giudei sono sempre lì a mescolare “sacro” e “profano”.
E, mischiando per i loro interessi sacro e profano, alzano la voce per il fatto che, tra i 4 vescovi riammessi nei recinti della “comunità ecclesiale”, ce n’è uno che nega la Shoah.
Ed è inutile che il Vaticano chiarisca che i Lefreviani sono stati scomunicati nel 1988 e riammessi nel 2009 per questioni di “teologia” e di “fede”.
E che qualsiasi altra questione non è stata presa in considerazione.
I Giudei gridano al “tradimento”.
Perché, a loro dire, la Chiesa non dovrebbe regolarsi sul “CREDO” ma sulla “SHOAH”: non più “Credo in Dio Padre Onnipotente”, ma “Credo nella Shoah così come ce la raccontano i Giudei”.
Mentre scrivo ignoro come e cosa risponderanno i prelati di Santa Romana Chiesa.

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E, sulle “cose di Dio”, spero che rispondano a tono.
Io mi limito ad intervenire sui “fatti concreti”. E sui fatti concreti mi tocca dire che le affermazioni rilasciate dal Rabbino Rosen sono ripugnanti. Vogliamo leggerle assieme?

Giovanni Paolo II, afferma Rosen interpellato in Israele per un commento, ha definito l’antisemitismo un peccato contro Dio. La negazione della traboccante documentazione circostanziata della Shoah è antisemitismo nel modo più sfacciato. Nell’accogliere un negazionista nella Chiesa cattolica senza alcuna ritrattazione da parte sua, il Vaticano si è fatto beffa del ripudio e della condanna commovente e impressionante dell’antisemitismo fatta da Giovanni Paolo II. Spero ardentemente, conclude, che il Vaticano affronterà con urgenza questa materia, nel momento in cui minaccia il futuro della storica riconciliazione tra la Chiesa cattolica e il popolo ebraico”.

Posso io, da “vilissimo laico”, ripetere al Rabbino Rosen le parole di Gesù “figlio del Diavolo, figlio della Menzogna”? E, difatti:

1. Lo disse San Paolo e lo conferma la dottrina della Chiesa: “agli occhi di Dio non c’ è ebreo, greco o romano”. E, pertanto, lo “antisemitismo”, va condannato.

2. Lo dice Rosen, ed è una colossale scemenza, che “La negazione della traboccante documentazione circostanziata della Shoah è antisemitismo nel modo più sfacciato”. Quando mai negare un “fatto storico” significa essere nemico di un popolo? Ma questo “popolo” ha del “sangue” e un “suolo” oppure basa la sua esistenza su una “leggenda”? Negare la leggenda vuol dire essere “antisemiti”?

3. E poi che significa “traboccante documentazione circostanziata della Shoah “? Convengo che sulla Shoah c’è di tutto: poesia e prosa; commedia e tragedia; arte e letteratura. Solo che…. Solo che il rabbino Rosen è un bugiardo spudorato: non dice che, dal 1945 ai nostri giorni si concedono premi a chi arricchisce ed abbellisce la Shoah di episodi più o meno inverosimili ma si commina la galera a chi nega la Shoah.

Convengo, in ogni caso, che la Chiesa, riammettendo un vescovo tradizionalista nel suo seno, senza processarlo per “negata Shoah” ha commesso un “vulnus”.
Ma questo vulnus è in linea con l’antica massima: “Sono amico di Platone, ma sono più amico della verità”.

Ed è nella logica che i Giudei, che amano la verità e disprezzano il denaro, protestino vivacemente: l’inquisizione sionista riceve un duro colpo.
Segno evidente che l’Europa rialza la testa. E ritorna alla “razionalità” greca e alla “concretezza” romana.
Io ci spero.


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Il rabbino rosen: «minacciati i rapporti con la Chiesa»
Lefebvriani, bufera dopo il "perdono"
Il rabbino al Papa: relazioni a rischio
Revocata la scomunica a 4 vescovi tra cui il britannico Williamson che ha negato l'esistenza delle camere a gas


CITTÀ DEL VATICANO - Adesso è ufficiale: Benedetto XVI ha revocato la scomunica ai quattro vescovi ultratradizionalisti ordinati illegittimamente da Marcel Lefebvre il 30 giugno 1988. L'atto del «perdono» pontificio è stato pubblicato sabato mattina dalla Sala Stampa Vaticana. E dalla Santa Sede arrivano immediati i chiarimenti a proposito delle polemiche già scatenate nel mondo ebraico e internazionale dalle dichiarazioni revisioniste e negazioniste sull'olocausto ebraico del vescovo lefebvriano Richard Williamson, uno dei quattro vescovi la cui scomunica è stata revocata. Il Vaticano, spiega padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede, non condivide in nessun modo le dichiarazioni revisioniste del presule britannico, ma la «revoca della scomunica non c'entra assolutamente nulla» e non significa «sposare le sue idee e le sue dichiarazioni, che vanno giudicate in sé».

IL RABBINO: RELAZIONI A RISCHIO - «Le rassicurazioni di Lombardi però non mettono a tacere le polemiche. La critica più dura alla scelta del Vaticano arriva dal rabbino capo David Rosen, presidente dell’International Jewish Committee for Inter-religious Consultations (Ijcic) e direttore internazionale per gli affari interreligiosi dell’American Jewish Committee (Ajc): con la revoca della scomunica ai lefebvriani - tra di essi il vescovo Richard Williamson - il Vaticano «minaccia il futuro della storica riconciliazione tra la Chiesa cattolica e il popolo ebraico». «Giovanni Paolo II - afferma Rosen interpellato in Israele per un commento - ha definito l’antisemitismo un peccato contro Dio. La negazione della traboccante documentazione circostanziata della Shoah è antisemitismo nel modo più sfacciato. Nell’accogliere un negazionista nella Chiesa cattolica senza alcuna ritrattazione da parte sua, il Vaticano si è fatto beffa del ripudio e della condanna commovente e impressionante dell’antisemitismo fatta da Giovanni Paolo II. Spero ardentemente - conclude - che il Vaticano affronterà con urgenza questa materia, nel momento in cui minaccia il futuro della storica riconciliazione tra la Chiesa cattolica e il popolo ebraico».

«DONO DI PACE» - Il decreto di revoca di scomunica è stato firmato il 21 gennaio 2009. Nel comunicato diramato dal Vaticano (leggi), si spiega che il Papa ha accolto la lettera di richiesta di riammissione nella comunità cattolica, inviatagli da Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani, lo scorso 15 dicembre 2008. Nelle intenzioni del Pontefice, «questo dono di pace, al termine delle celebrazioni natalizie, vuol essere anche un segno per promuovere l'unità nella carità della Chiesa universale e arrivare a togliere lo scandalo della divisione». «Il santo Padre - recita la nota della Santa Sede - è stato ispirato in questa decisione dall'auspicio che si giunga al più presto alla completa riconciliazione e alla piena comunione».

LE DICHIARAZIONI DI WILLIAMSON - La scomunica era stata inflitta da Giovanni Paolo II al vescovo anti-conciliare Marcel Lefebvre (già sospeso "a divinis" da Paolo VI nel 1976) il 30 giugno 1988, quando il presule ribelle aveva ordinato quattro nuovi vescovi, nella sua roccaforte svizzera di Econe, per preservare, a suo dire, la tradizione autentica cattolica contro la «sovversione e la rivoluzione» introdotte dal Concilio Vaticano II. Lefebvre morì nel 1991. I vescovi riabilitati sono : Bernard Fellay (superiore dei lefebvriani della 'Fraternità di San Pio X), Alfonso de Gallareta, Tissier de Mallerais e Richard Williamson. Quest' ultimo, in un'intervista alla televisione svedese, rilasciata nello scorso novembre ma mandata in onda tre giorni fa, ha affermato di non credere all'esistenza delle camere a gas naziste. Il superiore lefebvriano Fellay ha commentato che si tratta di affermazioni personali, usate strumentalmente per screditare la «Fraternità di San Pio X».

IRRITAZIONE DELLA COMUNITA' EBRAICA - Prima che la scomunica fosse ufficialmente annullata, i leader della comunità ebraica, tra cui gruppi di sopravvissuti all'Olocausto, avevano detto che una simile iniziativa sarebbe stato un pericolo colpo a mezzo secolo di dialogo interreligioso. Il rabbino capo di Roma ha detto che la riabilitazione di Williamson aprirà «una ferita profonda». Il Crif, il cartello delle organizzazioni ebraiche francesi, ha definito il presule britannico «uno spregevole bugiardo il cui solo obiettivo è quello di far rivivere l'odio secolare contro gli ebrei».

«VERSO LA PIENA COMUNIONE» - La revoca della scomunica, spiega padre Lombardi, è un «passo importante sulla via della piena comunione» tra Chiesa cattolica e ultratradizionalisti lefebvriani. «C'è una situazione da definire per l'esercizio del ministero - ha specificato il portavoce della Santa Sede -. E quindi si auspica una piena soluzione della situazione». In merito alla possibilità dei vescovi di restare tali dopo il rientro della Fraternità nella Chiesa Cattolica che sembra ormai vicino, Lombardi ha ricordato che «la loro ordinazione è valida anche se illecita. Così come sono validamente ordinati i sacerdoti della Fraternità». Da parte loro, monsignor Fellay, in una lettera indirizzata ai fedeli lefebvriani, spiega che la revoca della scomunica del Papa ma ribadisce le «riserve» dei tradizionalisti sul Concilio Vaticano II.

24 gennaio 2009
 
 

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