La
giudia sindigna: un revisionista
in paradiso?
25.01.09
- Se dovessi definirmi, mi
direi un cattivo
cattolico e un buon
pagano. Non che
io creda a Giove, a Marte,
o a Venere. Ma guardo alla religio con occhi disincantati. Ai
limiti del cinismo.
Chiarito questo, aggiungo
che io metto sullo stesso
piano tutte le religioni.
E guardo con rispettoso rispetto
alle loro storie.
Prendo,
dunque, atto che, nel 1988,
Giovanni Paolo II° scomunicò
Marcel Lefevre e i suoi seguaci.
Prendo atto che Benedetto
XVI°, il 24 gennaio 2009,
riammette nel seno della Chiesa
i Lefevriani. E non metterei
becco, convinto come sono
che, in simili cose, la Chiesa
abbia ed eserciti il suo magistero,
fatto di fede e di teologia.
Argomenti dei quali io non
mi occupo. E sui quali confesso
la mia incompetenza.
***
Chi,
invece, se ne occupa e trasforma
un fatterello di
cronaca religiosa in un casus belli sono i Giudei.
Nessuna meraviglia. Già
ai tempi di Gesù destò scandalo il suo Date
a Cesare quello che è
di Cesare e a Dio quello che
è di Dio.
Perché alle orecchie
dei Giudei risultava più
blasfema laffermazione
di Gesù (Il
mio Regno non è di
questo mondo)
che il suo dirsi figlio
di Dio.
Gesù li contraccambiava
definendoli figli
del Demonio, figli della Menzogna.
Finì che lo fecero
crocifiggere.
Sono
passati 2mila anni. E i Giudei
sono sempre lì a mescolare sacro e profano.
E, mischiando per i loro interessi
sacro e profano, alzano la
voce per il fatto che, tra
i 4 vescovi riammessi nei
recinti della comunità ecclesiale, ce nè uno che nega la Shoah.
Ed è inutile che il
Vaticano chiarisca che i Lefreviani
sono stati scomunicati nel
1988 e riammessi nel 2009
per questioni di teologia e di fede.
E che qualsiasi altra questione
non è stata presa in
considerazione.
I Giudei gridano al tradimento.
Perché, a loro dire,
la Chiesa non dovrebbe regolarsi
sul CREDO ma sulla SHOAH:
non più Credo
in Dio Padre Onnipotente,
ma Credo nella
Shoah così come ce
la raccontano i Giudei.
Mentre scrivo ignoro come
e cosa risponderanno i prelati
di Santa Romana Chiesa.
***
E,
sulle cose di Dio,
spero che rispondano a tono.
Io mi limito ad intervenire
sui fatti concreti.
E sui fatti concreti mi tocca
dire che le affermazioni rilasciate
dal Rabbino Rosen sono ripugnanti.
Vogliamo leggerle assieme?
Giovanni
Paolo II, afferma
Rosen interpellato in Israele
per un commento,
ha definito lantisemitismo
un peccato contro Dio. La
negazione della traboccante
documentazione circostanziata
della Shoah è antisemitismo
nel modo più sfacciato.
Nellaccogliere un negazionista
nella Chiesa cattolica senza
alcuna ritrattazione da parte
sua, il Vaticano si è
fatto beffa del ripudio e
della condanna commovente
e impressionante dellantisemitismo
fatta da Giovanni Paolo II.
Spero ardentemente, conclude,
che il Vaticano affronterà con urgenza questa materia,
nel momento in cui minaccia
il futuro della storica riconciliazione
tra la Chiesa cattolica e
il popolo ebraico.
Posso
io, da vilissimo
laico, ripetere
al Rabbino Rosen le parole
di Gesù figlio
del Diavolo, figlio della
Menzogna? E,
difatti:
1.
Lo disse San Paolo e lo conferma
la dottrina della Chiesa: agli occhi di
Dio non c è ebreo,
greco o romano.
E, pertanto, lo antisemitismo,
va condannato.
2.
Lo dice Rosen, ed è una colossale scemenza, che La negazione della
traboccante documentazione
circostanziata della Shoah è antisemitismo nel
modo più sfacciato.
Quando mai negare un fatto
storico significa
essere nemico di un popolo?
Ma questo popolo ha del sangue e un suolo oppure basa la sua esistenza
su una leggenda?
Negare la leggenda vuol dire
essere antisemiti?
3.
E poi che significa traboccante
documentazione circostanziata
della Shoah ?
Convengo che sulla Shoah cè
di tutto: poesia e prosa;
commedia e tragedia; arte
e letteratura. Solo che
.
Solo che il rabbino Rosen è un bugiardo spudorato:
non dice che, dal 1945 ai
nostri giorni si concedono
premi a chi arricchisce ed
abbellisce la Shoah di episodi
più o meno inverosimili
ma si commina la galera a
chi nega la Shoah.
Convengo,
in ogni caso, che la Chiesa,
riammettendo un vescovo tradizionalista
nel suo seno, senza processarlo
per negata Shoah ha commesso un vulnus.
Ma questo vulnus è
in linea con lantica
massima: Sono
amico di Platone, ma sono
più amico della verità.
Ed è nella logica che
i Giudei, che amano la verità
e disprezzano il denaro, protestino
vivacemente: linquisizione
sionista riceve un duro colpo.
Segno evidente che lEuropa
rialza la testa. E ritorna
alla razionalità greca e alla concretezza romana.
Io ci spero.
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Il
rabbino rosen: «minacciati
i rapporti con la Chiesa»
Lefebvriani, bufera dopo il
"perdono"
Il rabbino al Papa: relazioni
a rischio
Revocata la scomunica a 4
vescovi tra cui il britannico
Williamson che ha negato l'esistenza
delle camere a gas
CITTÀ
DEL VATICANO -
Adesso è ufficiale:
Benedetto XVI ha revocato
la scomunica ai quattro vescovi
ultratradizionalisti ordinati
illegittimamente da Marcel
Lefebvre il 30 giugno 1988.
L'atto del «perdono»
pontificio è stato
pubblicato sabato mattina
dalla Sala Stampa Vaticana.
E dalla Santa Sede arrivano
immediati i chiarimenti a
proposito delle polemiche
già scatenate nel mondo
ebraico e internazionale dalle
dichiarazioni revisioniste
e negazioniste sull'olocausto
ebraico del vescovo lefebvriano
Richard Williamson, uno dei
quattro vescovi la cui scomunica
è stata revocata. Il
Vaticano, spiega padre Federico
Lombardi, portavoce della
Santa Sede, non condivide
in nessun modo le dichiarazioni
revisioniste del presule britannico,
ma la «revoca della
scomunica non c'entra assolutamente
nulla» e non significa
«sposare le sue idee
e le sue dichiarazioni, che
vanno giudicate in sé».
IL
RABBINO: RELAZIONI A RISCHIO
- «Le rassicurazioni
di Lombardi però non
mettono a tacere le polemiche.
La critica più dura
alla scelta del Vaticano arriva
dal rabbino capo David Rosen,
presidente dellInternational
Jewish Committee for Inter-religious
Consultations (Ijcic) e direttore
internazionale per gli affari
interreligiosi dellAmerican
Jewish Committee (Ajc): con
la revoca della scomunica
ai lefebvriani - tra di essi
il vescovo Richard Williamson
- il Vaticano «minaccia
il futuro della storica riconciliazione
tra la Chiesa cattolica e
il popolo ebraico».
«Giovanni Paolo II -
afferma Rosen interpellato
in Israele per un commento
- ha definito lantisemitismo
un peccato contro Dio. La
negazione della traboccante
documentazione circostanziata
della Shoah è antisemitismo
nel modo più sfacciato.
Nellaccogliere un negazionista
nella Chiesa cattolica senza
alcuna ritrattazione da parte
sua, il Vaticano si è
fatto beffa del ripudio e
della condanna commovente
e impressionante dellantisemitismo
fatta da Giovanni Paolo II.
Spero ardentemente - conclude
- che il Vaticano affronterà
con urgenza questa materia,
nel momento in cui minaccia
il futuro della storica riconciliazione
tra la Chiesa cattolica e
il popolo ebraico».
«DONO
DI PACE»
- Il decreto di revoca di
scomunica è stato firmato
il 21 gennaio 2009. Nel comunicato
diramato dal Vaticano (leggi),
si spiega che il Papa ha accolto
la lettera di richiesta di
riammissione nella comunità
cattolica, inviatagli da Bernard
Fellay, superiore dei lefebvriani,
lo scorso 15 dicembre 2008.
Nelle intenzioni del Pontefice,
«questo dono di pace,
al termine delle celebrazioni
natalizie, vuol essere anche
un segno per promuovere l'unità
nella carità della
Chiesa universale e arrivare
a togliere lo scandalo della
divisione». «Il
santo Padre - recita la nota
della Santa Sede - è
stato ispirato in questa decisione
dall'auspicio che si giunga
al più presto alla
completa riconciliazione e
alla piena comunione».
LE
DICHIARAZIONI DI WILLIAMSON
- La scomunica era stata inflitta
da Giovanni Paolo II al vescovo
anti-conciliare Marcel Lefebvre
(già sospeso "a
divinis" da Paolo VI
nel 1976) il 30 giugno 1988,
quando il presule ribelle
aveva ordinato quattro nuovi
vescovi, nella sua roccaforte
svizzera di Econe, per preservare,
a suo dire, la tradizione
autentica cattolica contro
la «sovversione e la
rivoluzione» introdotte
dal Concilio Vaticano II.
Lefebvre morì nel 1991.
I vescovi riabilitati sono
: Bernard Fellay (superiore
dei lefebvriani della 'Fraternità
di San Pio X), Alfonso de
Gallareta, Tissier de Mallerais
e Richard Williamson. Quest'
ultimo, in un'intervista alla
televisione svedese, rilasciata
nello scorso novembre ma mandata
in onda tre giorni fa, ha
affermato di non credere all'esistenza
delle camere a gas naziste.
Il superiore lefebvriano Fellay
ha commentato che si tratta
di affermazioni personali,
usate strumentalmente per
screditare la «Fraternità
di San Pio X».
IRRITAZIONE
DELLA COMUNITA' EBRAICA
- Prima che la scomunica fosse
ufficialmente annullata, i
leader della comunità
ebraica, tra cui gruppi di
sopravvissuti all'Olocausto,
avevano detto che una simile
iniziativa sarebbe stato un
pericolo colpo a mezzo secolo
di dialogo interreligioso.
Il rabbino capo di Roma ha
detto che la riabilitazione
di Williamson aprirà
«una ferita profonda».
Il Crif, il cartello delle
organizzazioni ebraiche francesi,
ha definito il presule britannico
«uno spregevole bugiardo
il cui solo obiettivo è
quello di far rivivere l'odio
secolare contro gli ebrei».
«VERSO
LA PIENA COMUNIONE»
- La revoca della scomunica,
spiega padre Lombardi, è
un «passo importante
sulla via della piena comunione»
tra Chiesa cattolica e ultratradizionalisti
lefebvriani. «C'è
una situazione da definire
per l'esercizio del ministero
- ha specificato il portavoce
della Santa Sede -. E quindi
si auspica una piena soluzione
della situazione». In
merito alla possibilità
dei vescovi di restare tali
dopo il rientro della Fraternità
nella Chiesa Cattolica che
sembra ormai vicino, Lombardi
ha ricordato che «la
loro ordinazione è
valida anche se illecita.
Così come sono validamente
ordinati i sacerdoti della
Fraternità».
Da parte loro, monsignor Fellay,
in una lettera indirizzata
ai fedeli lefebvriani, spiega
che la revoca della scomunica
del Papa ma ribadisce le «riserve»
dei tradizionalisti sul Concilio
Vaticano II.
24
gennaio 2009