Napolitano
& Berlusconi, Fini &
Schifani, Frattini & La
Russa sono giudeoamericani.
SI,
daccordo. Ma perché
non nascondono le vergogne?
26.01.09
- Su un dispaccio dellANSA
leggo delle strane dichiarazioni
rilasciate da Franco Frattini,
Ministro degli Esteri della
Repubblica Italiana. E resto
allibito.
Non so se Frattini frequenta
la Chiesa,
la Moschea,
la Sinagoga oppure qualche Tempio
indù.
E confesso la massima indifferenza
verso il suo credo religioso.
Ma non posso non chiedermi: Franco
Frattini è ministro
della Repubblica Italiana
oppure è ministro di
Israele?
Convengo
che questa domanda andrebbe
fatta a tanti ministri di
questa strana Europa che tengono
in piedi, tra la UE ed Israele,
una surreale collaborazione: Israele mette le bombe per
distruggere Gaza, la UE mette
gli aiuti umanitari per ricostruire Gaza. Poi
la proposta scema: lEuropa mette i soldi,
ma saranno altri a gestirli.
E non potrebbero gestirli
ONG europee i nostri soldi?
Infine
questo perfido ancheggiare
perché i soldi che
gli Europei andremo a spendere
in Palestina vengano gestiti
dalla ANP.
Mentre non è un mistero
che, se HAMAS ha successo
in Palestina, questo successo
è da spiegare con la amministrazione allegra che la ANP ha fatto dei soldi
arrivati da tutto il mondo.
Mi
si potrebbe obiettare: E
di che ti meravigli? Forse
che tanti Italyani non sono
ladroni?.
Rispondo: Visto che
i soldi sono degli Italiani
perché fare rubare
i ladroni palestinesi? Non
è più giusto
fare rubare i nostri ladroni?..
Insomma:
essere giudeoamericani
è una scelta culturale
e politica.
Ma esibirsi in dichiarazioni
sceme e faziose no.
Ribadisco la domanda: Franco
Frattini è italiano
oppure israeliano?
A voi la risposta.
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ANSA»
2009-01-26 10:49
GAZA, FRATTINI: OBIETTIVO
EVITARE NUOVO GOVERNO DI HAMAS
BRUXELLES
- La preoccupazione generale,
e in particolare dei palestinesi
e degli egiziani, è
quella "di non creare
le condizioni per un nuovo
governo di Hamas" nella
Striscia di Gaza. Lo ha detto
questa mattina da Bruxelles
il ministro degli Esteri,
Franco Frattini, poco
prima della riunione dei ministri
degli Esteri dell'Unione europea
che affronterà anche
il tema della crisi Medio
orientale.
Riferendo delle discussioni
della cena di ieri sera tra
i ministri degli Esteri dei
27 e dei ministri di Egitto,
Giordania, Turchia ed Autorità
nazionale palestinese (Anp),
Frattini ha spiegato che i
tre punti della proposta italiana
sulla crisi di Gaza "sono
entrati nel documento"
che dovrà essere licenziato
oggi dalla riunione di Bruxelles.
I ministri europei si sono
trovati, ha riferito Frattini,
tutti d'accordo sulla necessità
che in questa fase bisogna
"lasciar lavorare gli
egiziani", soprattutto
sul tema caldo della riconciliazione
tra palestinesi.
Una riconciliazione che, naturalmente,
ha dei punti fermi per l'Europa:
uno Stato solo, non si può
parlare di un governo di Gaza,
e la Striscia deve essere
sotto il controllo dell'Anp.
Rimane tutto in piedi ancora
il problema di chi dovrà
gestire la ricostruzione di
Gaza: secondo Frattini, la
sua idea che siano le agenzie
dell' Onu e l' Anp a gestire
la ricostruzione sarà
alla fine condivisa e recepita
nelle conclusioni.
Secondo il titolare della
Farnesina infatti non si può
affidare un compito così
importante a "generiche
Ong che possono essere legate
ad Hamas".
Permangono infine "perplessità"
egiziane sul pattugliamento
marittimo per bloccare il
traffico di armi verso la
Striscia.
Gli egiziani, ha riferito
Frattini, chiedono in sostanza
tempo per accertare da dove
provengono veramente le armi
perché, a loro avviso,
la rotta non è quella
Mediterranea "ma quella
che passa dall'Africa".
Il ministro degli Esteri comunque
confermerà anche oggi
a Bruxelles la disponibilità
dell'Italia a partecipare
sia ad una nuova versione
della "missione Euban",
sia ad una missione di pattugliamento
delle acque.
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GUANTANAMO:
ITALIA PRONTA A COLLABORARE
I ministri degli esteri della
Ue, riuniti oggi a Bruxelles,
cercano una via comune per
regolare l'accoglienza eventuale
di un gruppo di ex prigionieri
del carcere di Guantanamo,
che gli Stati Uniti di Barack
Obama hanno annunciato di
volere chiudere entro un anno.
Tutti i paesi europei hanno
accolto con grande soddisfazione
la decisione Usa di chiudere
quello che è diventato
nel mondo il simbolo della
deriva della lotta americana
contro il terrorismo, ma sulla
collaborazione da assicurare
agli Usa esistono opinioni
diverse tra i 27.
"L'Italia
è pronta a collaborare",
ha assicurato il ministro
Franco Frattini. Stessa disponibilità
ha confermato il Portogallo
il cui ministro Luis Amado
è stato il primo a
chiedere ai collegi un orientamento
comune.
"Spetta
agli Usa decidere le modalità
di chiusura, ma noi dobbiamo
valutare come possiamo aiutare
per accogliere prigionieri innocenti
che rischierebbero la morte
o la tortura, se rispediti nei
loro paesi", ha detto il
capo della diplomazia del Lussemburgo
Jean Asselborm, precisando che
le valutazioni "andranno
fatte caso per caso".
Diverso l'avviso della Gran
Bretagna.
"Il Regno Unito ritiene
di avere già fatto la
sua parte", ha detto il
ministro David Miliband, ricordando
che la Gran Bretagna ha già accolto nove ex detenuti.
Sulle responsabilità
degli Usa ha insistito il ministro
svedese Carl Bildt: "Ci
aspettiamo più informazioni
dagli Usa sulle modalità
con le quali intendono agire.
La chiusura di Guantanamo è
responsabilità Usa non
della Ue", ha detto.
Anche l'Alto rappresentante
della politica estera e di sicurezza
della Ue Javier Solana ha messo
in evidenza la responsabilità
degli Usa, ma ha rilevato che
se "la Ue può contribuire
a facilitare la chiusura, la
Ue proverà a dare una
mano".
Olanda, Austria, Danimarca e
Polonia hanno espresso nei giorni
scorsi una posizione di chiusura,
dicendosi non disponibili.
Per facilitare una presa di
posizione comune, la Francia
ha annunciato per oggi la presentazione
di un piano in cinque punti,
che afferma il principio della
collaborazione, ma lascia a
ciascun stato membro la possibilità di concretizzarla sulla base
di valutazione 'caso per caso'
di ciascun prigioniero.
L'accoglienza degli ex detenuti
comporta infatti problemi giuridici
molto rilevanti.
Sono almeno 60 gli ex prigionieri,
dei 245 in totale, per i quali
gli Usa potrebbero chiedere
aiuto ai paesi europei.