Sono
antisemita?
NO, ma rischio di diventarlo
26.01.09 - Paolo
Mieli e Renato Mannheimer
sono due pii giudei,
vanno spesso in Sinagoga a
servir messa e poi sincontrano
sul Corriere della
Sera. Sul quale,
oggi 26 gennaio 2009, riscontro
due articoli.
Nel
primo ci si chiede se gli
Italiani sono antisemiti.
E, sulla base di una inchiesta
di un centro di documentazione
ebraico si sostiene:
solo al 12%. Mah! Confesso
che ci ho capito poco.
In ogni caso, poiché
non sono stato consultato
né dal CDE, né
da Mannheimer, né da
Mieli, io mi farò le
domande ed io mi darò le risposte.
Io
non credo che esiste una etnia ebraica.
Pertanto giudico irreale qualsiasi
forma di antisemitismo riferito ad una etnia inesistente.
Penso che le leggi
razziali, promulgate
nel 1938 da Mussolini sono
state un errore. E Mussolini
stesso, nel 1943, corresse
il tiro: nel corso
della guerra gli Ebrei sono
nemici.
Io
penso che, nel corso della
Seconda Guerra Mondiale, gli
Ebrei hanno avuto le loro
sofferenze e i loro lutti.
Ed io non ho difficoltà
alcuna a rendere omaggio alle
vittime, umanità dolente.
Ma penso che laccertamento
dei fatti andrebbe
affidato agli storici. Ne
concluderei che non sono negazionista.
Ma, sui fatti, vorrei si svolgesse
un libero dibattito.
Non
sono, in linea di principio,
contrario ad Israele. Noto,
però, che mentre in
Europa si strilla e si strepita
contro il razzismo
etnico contro gli
Ebrei; Israele si è costituito come Stato
giudaico ed ha varato
una legislazione razzista
contro i Palestinesi, nativi
di quel territorio.
Sarei per uno Stato unico che consentisse una
serena convivenza tra Ebrei
e Palestinesi. In ogni caso,
riconosco valenza alle proposte
della Lega Araba per dividere la Palestina: due stati per due
popoli.
Solo mi chiedo: quando?
(quando Israele consentirà la nascita di uno stato palestinese?)
e quanto?
(quanto territorio Israele
concederà alla stato
palestinese?).
***
Al
lume di quanto esposto potrei
concludere: non sono antisemita,
non sono antisionista,
non sono negazionista.
Mi
tocca preavvertire, però,
che rischio di diventarlo.
Spiego questo mio concetto.
Negli anni 1939/45 ci fu la guerra e le forze in campo fecero
la loro rispettiva propaganda.
Oggi siamo nel 2009. Sono
passati tanti anni e converrebbe
smobilitare la propaganda
di guerra e passare
ad argomenti razionali.
Osservo, invece, che gli Ebrei
hanno chiesto ed ottenuto
delle leggine liberticide che vietano di mettere in
discussione la Shoah.
E che tanti studiosi sono
stati incarcerati, colpevoli
unicamente di avere messo
in dubbio le cifre (6 milioni)
e le modalità (camere
a gas) di quei fatti.
Recentemente
lultimo caso. La Chiesa
Cattolica ritira la scomunica
comminata ai seguaci di Lefevre.
Ma i Giudei scatenato un autentico
putiferio perché uno
dei 4 vescovi, riammesso nella comunità ecclesiale,
aveva dichiarato che
non crede che nei campi di
concentramento tedeschi siano
morti 6 milioni di Ebrei e
che siano stati uccisi mediante
camere a gas.
Ecco: io credevo che la Chiesa
dovesse giudicare in base
al CREDO
e trovo strano linvito
rivolto alla Chiesa di giudicare
in base alla SHOAH.
Ignoro
cosa risponderà la
Chiesa. E la cosa minteressa
relativamente. Io, invece,
dichiaro che odio coloro che
vorrebbero impormi la loro
propaganda come articolo
di fede.
E che a me fanno girare i
coglioni gli inquisitori,
siano essi preti cattolici,
imam mussulmani, rabbini giudei.
E che, per difendere la mia
libertà, sono disposto
ad impugnare le armi.
Non
perché io sia anticattolico, antimussulmano, antisemita.
Ma perché io sono un
uomo libero. E non consento
che altri mi balli sui coglioni
nel tentativo di impormi le
sue imposture come verità assolute.
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Antisemiti,
in Italia sono il 12 per cento,
nel restante 44% restano tracce
di ostilità.
Il 56% è estraneo ai
pregiudizi contro gli ebrei
Il
simbolo che gli ebrei
erano costretti a indossare
nei lager nazisti (Afp)
|
Il
27 gennaio si celebra il giorno
della Memoria. Ma quanto
è diffuso oggi l'antisemitismo
in Italia? La risposta dipende
da ciò che si intende
per ostilità antiebraica.
Essa può mostrarsi
come il classico odio xenofobo
verso una minoranza diversa
sotto il profilo religioso,
etnico o culturale.Oppure
può prendere le sembianze,
tipicamente moderne, di fobia
verso un gruppo ritenuto potente
e dai legami di fedeltà
ambigui. Infine, il pregiudizio
può legarsi alle nuove
componenti dell'identità
ebraica: Israele e la memoria
della Shoah. Si tratta di
tre tipologie storiche, ciascuna
sviluppatasi in un preciso
periodo. Oggi queste tre forme
convivono, mescolandosi tra
loro.
Una
ricerca condotta dal Cdec
(Centro di documentazione
ebraica contemporanea di Milano)
mostra un quadro molto complesso.
Il 56% degli italiani può
essere considerato relativamente
estraneo ai pregiudizi contro
gli ebrei. Tra costoro, il
12% (in misura più
che proporzionale laureati,
con pochi preconcetti anche
rispetto ad altre minoranze,
non collocati politicamente
e con un giudizio sostanzialmente
benevolo nei confronti di
Israele) respinge tutti gli
stereotipi con forza. Il 43%
(per lo più con una
conoscenza scarsa degli ebrei
e pertanto restii ad esprimere
un giudizio su questioni di
cui hanno poca cognizione)
non prende alcuna posizione.
Il restante 44% della popolazione
mostra invece qualche pregiudizio
o atteggiamento ostile agli
ebrei. Esso si può
scomporre in quattro sottogruppi.
Il
primo (10%) condivide gli
stereotipi antiebraici «classici»:
ad esempio, gli ebrei non
«sono italiani fino
in fondo», «non
ci si può mai fidare
del tutto di loro» e
«sotto sotto sono sempre
vissuti alle spalle degli
altri», respingendo
però i pregiudizi contingenti
(verso Israele e Shoah). Tra
costoro troviamo in misura
più che proporzionale
persone di destra (+8%), legate
alle tradizioni religiose
(+13%), con forti pregiudizi
nei confronti delle altre
minoranze (+15%). Un altro
gruppo (11% della popolazione,
con un'accentuazione al Nord-ovest),
approva invece solamente gli
stereotipi «moderni»,
mentre respinge quelli «classici»
e «contingenti».
Per costoro, «gli ebrei
sono ricchi e potenti»,
«controllano e muovono
la politica, i media e la
finanza» ed inoltre
«sono più fedeli
a Israele piuttosto che al
Paese in cui sono nati».
Un
terzo gruppo (12%) è
caratterizzato da convinzioni
«contingenti»
(«tutti gli ebrei strumentalizzano
la Shoah per giustificare
la politica di Israele»,
«parlano troppo delle
loro tragedie trascurando
quelle degli altri»,
«gli ebrei si comportano
da nazisti con i palestinesi»),
ma non concorda con i pregiudizi
classici. Qui troviamo una
presenza più che proporzionale
di persone di sinistra (+9%),
laiche (+16%), laureate (+7%),
ovviamente con un atteggiamento
fortemente ostile allo Stato
d'Israele (+20%). In questo
caso, però (ma, in
parte, anche nei due precedenti),
la condivisione di solo alcuni
e ben definiti
degli stereotipi e dei convincimenti
descritti sin qui induce a
ritenere che non ci si trovi
di fronte a una ideologia
antiebraica vera e propria:
il termine antisemitismo appare
qui sproporzionato.
I
veri «antisemiti»
sono invece coloro (12%
degli italiani) che condividono
tutte le tipologie di stereotipi
sopra elencati, da quelli
«classici» a quelli
«contingenti».
Tra costoro si registra una
presenza più che proporzionale
sia delle persone di estrema
destra, sia di quelle di estrema
sinistra: in quest'ultimo
settore politico il 23% mostra
un atteggiamento chiaramente
antisemita.
Resta il fatto che il pregiudizio
antiebraico è multiforme
e trasversale, ciò
che rende difficoltosa una
lettura del fenomeno. È
vero ad esempio che oggi un
atteggiamento di matrice xenofoba
riguarda gli ebrei in maniera
decisamente inferiore rispetto
ad altre minoranze (rom, islamici,
extracomunitari ecc). È
altrettanto vero, però,
che il calo «dell'antiebraismo
xenofobo» rischia di
essere ampiamente rimpiazzato
dalla nascita di tutta una
serie di nuovi stereotipi,
che poco hanno a che fare
con la xenofobia, ma che non
per questo devono venir tenuti
in minor considerazione.
Renato
Mannheimer
(Ha collaborato Leone Hassan)
26 gennaio 2009
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Le
polemiche dopo la revoca della
scomunica ai quattro vescovi
ordinati da lefbvre
Lefebvriani, divide vescovo
negazionista
La comunità ebraica:
il Papa decida
Gattegna (Ucei): «Il
negazionismo è un'infamia.
Aspettiamo un gesto positivo
dalla chiesa cattolica»
ROMA - È ancora
bufera su Richard Williamson,
uno dei quattro vescovi ordinati
da Lefebvre che hanno ricevuto
il «perdono» pontificio,
al centro delle polemiche
per aver negato in un'intervista
l'esistenza delle camere a
gas naziste e ridotto il numero
degli ebrei uccisi a 300 mila,
prima che Ratzinger decidesse
di revocare la scomunica.
«La riabilitazione è
un fatto interno alla chiesa
e su quello non voglio interferire
ma sul negazionismo abbiamo
molto da dire perché
lo riteniamo un'infamia. Ci
auguriamo che con la chiesa
cattolica questo sia solo
un momento di difficoltà
e aspettiamo un gesto positivo»
ha detto il presidente dell'Unione
delle Comunità ebraiche
italiane (Ucei), Renzo Gattegna.
«CI
AUGURIAMO UNA SMENTITA»
- «In questo momento
- spiega Gattegna - siamo
attenti osservatori delle
decisioni che la Chiesa prenderà
in merito a chi sostiene tesi
negazioniste. Ci auguriamo
che ci sia una smentita di
queste tesi che chiarisca
ogni dubbio a riguardo».
LA
CONDANNA DEI VESCOVI TEDESCHI
- Una condanna delle tesi
negazioniste dell'Olocausto
del vescovo Richard Williamson
arriva nel frattempo anche
dalla Conferenza episcopale
tedesca, il cui portavoce
Matthias Kopp in un'intervista
alla seconda rete televisiva
pubblica Zdf le ha definite
«inaccettabili».
«Williamson dovrà
ritirare prima o poi le sue
affermazioni», ha aggiunto
Kopp, poichè esse non
appartengono all'insegnamento
della Chiesa cattolica. Il
portavoce ha precisato che
la Chiesa cattolica dispone
di «meccanismi»
per far pressione sul vescovo
negazionista ed ha spiegato
di considerare «comprensibilissima»
l'indignazione della Comunità
ebraica. Nel frattempo la
procura di Regensburg ha aperto
un'inchiesta per il reato
di istigazione all'odio popolare
nei confronti del vescovo
recentemente riammesso da
Benedetto XVI nel seno della
Chiesa cattolica insieme ad
altri tre seguaci della dottrina
scismatica di Monsignor Lefebvre.
26
gennaio 2009