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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

Sono “antisemita”? NO, ma rischio di diventarlo

26.01.09 - Paolo Mieli e Renato Mannheimer sono due “pii giudei”, vanno spesso in Sinagoga a servir messa e poi s’incontrano sul “Corriere della Sera”. Sul quale, oggi 26 gennaio 2009, riscontro due articoli.

Nel primo ci si chiede se “gli Italiani sono antisemiti”. E, sulla base di una inchiesta di un “centro di documentazione ebraico” si sostiene: solo al 12%. Mah! Confesso che ci ho capito poco.
In ogni caso, poiché non sono stato consultato né dal CDE, né da Mannheimer, né da Mieli, io mi farò le domande ed io mi darò le risposte.

Io non credo che esiste una etnia “ebraica”. Pertanto giudico irreale qualsiasi forma di “antisemitismo” riferito ad una etnia inesistente. Penso che le “leggi razziali”, promulgate nel 1938 da Mussolini sono state un errore. E Mussolini stesso, nel 1943, corresse il tiro: “nel corso della guerra gli Ebrei sono nemici”.

Io penso che, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, gli Ebrei hanno avuto le loro sofferenze e i loro lutti. Ed io non ho difficoltà alcuna a rendere omaggio alle vittime, umanità dolente. Ma penso che “l’accertamento dei fatti” andrebbe affidato agli storici. Ne concluderei che non sono “negazionista”. Ma, sui fatti, vorrei si svolgesse un “libero dibattito”.

Non sono, in linea di principio, contrario ad Israele. Noto, però, che mentre in Europa si strilla e si strepita contro il “razzismo etnico” contro gli Ebrei; Israele si è costituito come “Stato giudaico” ed ha varato una legislazione razzista contro i Palestinesi, nativi di quel territorio.
Sarei per uno “Stato” unico che consentisse una serena convivenza tra Ebrei e Palestinesi. In ogni caso, riconosco valenza alle proposte della “Lega Araba” per dividere la Palestina: “due stati per due popoli”.
Solo mi chiedo: “quando?” (quando Israele consentirà la nascita di uno stato palestinese?) e “quanto?” (quanto territorio Israele concederà alla stato palestinese?).

***

Al lume di quanto esposto potrei concludere: non sono “antisemita”, non sono “antisionista”, non sono “negazionista”.

Mi tocca preavvertire, però, che rischio di diventarlo. Spiego questo mio concetto.
Negli anni 1939/45 ci fu la “guerra” e le forze in campo fecero la loro rispettiva “propaganda”.
Oggi siamo nel 2009. Sono passati tanti anni e converrebbe smobilitare la “propaganda di guerra” e passare ad “argomenti razionali”.
Osservo, invece, che gli Ebrei hanno chiesto ed ottenuto delle “leggine liberticide” che vietano di mettere in discussione la “Shoah”. E che tanti studiosi sono stati incarcerati, colpevoli unicamente di avere messo in dubbio le cifre (6 milioni) e le modalità (camere a gas) di quei fatti.

Recentemente l’ultimo caso. La Chiesa Cattolica ritira la “scomunica” comminata ai seguaci di Lefevre. Ma i Giudei scatenato un autentico putiferio perché uno dei 4 vescovi, riammesso nella “comunità ecclesiale”, aveva dichiarato “che non crede che nei campi di concentramento tedeschi siano morti 6 milioni di Ebrei e che siano stati uccisi mediante camere a gas”.
Ecco: io credevo che la Chiesa dovesse giudicare in base al “CREDO” e trovo strano l’invito rivolto alla Chiesa di giudicare in base alla “SHOAH”.

Ignoro cosa risponderà la Chiesa. E la cosa m’interessa relativamente. Io, invece, dichiaro che odio coloro che vorrebbero impormi la loro propaganda come “articolo di fede”.
E che a me fanno girare i coglioni gli inquisitori, siano essi preti cattolici, imam mussulmani, rabbini giudei.
E che, per difendere la mia libertà, sono disposto ad impugnare le armi.

Non perché io sia “anticattolico”, “antimussulmano”, “antisemita”.
Ma perché io sono un uomo libero. E non consento che altri mi balli sui coglioni nel tentativo di impormi le sue “imposture” come “verità assolute”.


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Antisemiti, in Italia sono il 12 per cento, nel restante 44% restano tracce di ostilità.
Il 56% è estraneo ai pregiudizi contro gli ebrei


Il simbolo che gli ebrei erano costretti a indossare nei lager nazisti (Afp)

Il 27 gennaio si celebra il giorno della Memoria. Ma quanto è diffuso oggi l'antisemitismo in Italia? La risposta dipende da ciò che si intende per ostilità antiebraica.
Essa può mostrarsi come il classico odio xenofobo verso una minoranza diversa sotto il profilo religioso, etnico o culturale.Oppure può prendere le sembianze, tipicamente moderne, di fobia verso un gruppo ritenuto potente e dai legami di fedeltà ambigui. Infine, il pregiudizio può legarsi alle nuove componenti dell'identità ebraica: Israele e la memoria della Shoah. Si tratta di tre tipologie storiche, ciascuna sviluppatasi in un preciso periodo. Oggi queste tre forme convivono, mescolandosi tra loro.

Una ricerca condotta dal Cdec (Centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano) mostra un quadro molto complesso. Il 56% degli italiani può essere considerato relativamente estraneo ai pregiudizi contro gli ebrei. Tra costoro, il 12% (in misura più che proporzionale laureati, con pochi preconcetti anche rispetto ad altre minoranze, non collocati politicamente e con un giudizio sostanzialmente benevolo nei confronti di Israele) respinge tutti gli stereotipi con forza. Il 43% (per lo più con una conoscenza scarsa degli ebrei e pertanto restii ad esprimere un giudizio su questioni di cui hanno poca cognizione) non prende alcuna posizione. Il restante 44% della popolazione mostra invece qualche pregiudizio o atteggiamento ostile agli ebrei. Esso si può scomporre in quattro sottogruppi.

Il primo (10%) condivide gli stereotipi antiebraici «classici»: ad esempio, gli ebrei non «sono italiani fino in fondo», «non ci si può mai fidare del tutto di loro» e «sotto sotto sono sempre vissuti alle spalle degli altri», respingendo però i pregiudizi contingenti (verso Israele e Shoah). Tra costoro troviamo in misura più che proporzionale persone di destra (+8%), legate alle tradizioni religiose (+13%), con forti pregiudizi nei confronti delle altre minoranze (+15%). Un altro gruppo (11% della popolazione, con un'accentuazione al Nord-ovest), approva invece solamente gli stereotipi «moderni», mentre respinge quelli «classici» e «contingenti». Per costoro, «gli ebrei sono ricchi e potenti», «controllano e muovono la politica, i media e la finanza» ed inoltre «sono più fedeli a Israele piuttosto che al Paese in cui sono nati».

Un terzo gruppo (12%) è caratterizzato da convinzioni «contingenti» («tutti gli ebrei strumentalizzano la Shoah per giustificare la politica di Israele», «parlano troppo delle loro tragedie trascurando quelle degli altri», «gli ebrei si comportano da nazisti con i palestinesi»), ma non concorda con i pregiudizi classici. Qui troviamo una presenza più che proporzionale di persone di sinistra (+9%), laiche (+16%), laureate (+7%), ovviamente con un atteggiamento fortemente ostile allo Stato d'Israele (+20%). In questo caso, però (ma, in parte, anche nei due precedenti), la condivisione di solo alcuni — e ben definiti — degli stereotipi e dei convincimenti descritti sin qui induce a ritenere che non ci si trovi di fronte a una ideologia antiebraica vera e propria: il termine antisemitismo appare qui sproporzionato.

I veri «antisemiti» sono invece coloro (12% degli italiani) che condividono tutte le tipologie di stereotipi sopra elencati, da quelli «classici» a quelli «contingenti». Tra costoro si registra una presenza più che proporzionale sia delle persone di estrema destra, sia di quelle di estrema sinistra: in quest'ultimo settore politico il 23% mostra un atteggiamento chiaramente antisemita.

Resta il fatto che il pregiudizio antiebraico è multiforme e trasversale, ciò che rende difficoltosa una lettura del fenomeno. È vero ad esempio che oggi un atteggiamento di matrice xenofoba riguarda gli ebrei in maniera decisamente inferiore rispetto ad altre minoranze (rom, islamici, extracomunitari ecc). È altrettanto vero, però, che il calo «dell'antiebraismo xenofobo» rischia di essere ampiamente rimpiazzato dalla nascita di tutta una serie di nuovi stereotipi, che poco hanno a che fare con la xenofobia, ma che non per questo devono venir tenuti in minor considerazione.

Renato Mannheimer
(Ha collaborato Leone Hassan)
26 gennaio 2009

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Le polemiche dopo la revoca della scomunica ai quattro vescovi ordinati da lefbvre
Lefebvriani, divide vescovo negazionista
La comunità ebraica: il Papa decida
Gattegna (Ucei): «Il negazionismo è un'infamia. Aspettiamo un gesto positivo dalla chiesa cattolica»


ROMA - È ancora bufera su Richard Williamson, uno dei quattro vescovi ordinati da Lefebvre che hanno ricevuto il «perdono» pontificio, al centro delle polemiche per aver negato in un'intervista l'esistenza delle camere a gas naziste e ridotto il numero degli ebrei uccisi a 300 mila, prima che Ratzinger decidesse di revocare la scomunica. «La riabilitazione è un fatto interno alla chiesa e su quello non voglio interferire ma sul negazionismo abbiamo molto da dire perché lo riteniamo un'infamia. Ci auguriamo che con la chiesa cattolica questo sia solo un momento di difficoltà e aspettiamo un gesto positivo» ha detto il presidente dell'Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei), Renzo Gattegna.

«CI AUGURIAMO UNA SMENTITA» - «In questo momento - spiega Gattegna - siamo attenti osservatori delle decisioni che la Chiesa prenderà in merito a chi sostiene tesi negazioniste. Ci auguriamo che ci sia una smentita di queste tesi che chiarisca ogni dubbio a riguardo».

LA CONDANNA DEI VESCOVI TEDESCHI - Una condanna delle tesi negazioniste dell'Olocausto del vescovo Richard Williamson arriva nel frattempo anche dalla Conferenza episcopale tedesca, il cui portavoce Matthias Kopp in un'intervista alla seconda rete televisiva pubblica Zdf le ha definite «inaccettabili». «Williamson dovrà ritirare prima o poi le sue affermazioni», ha aggiunto Kopp, poichè esse non appartengono all'insegnamento della Chiesa cattolica. Il portavoce ha precisato che la Chiesa cattolica dispone di «meccanismi» per far pressione sul vescovo negazionista ed ha spiegato di considerare «comprensibilissima» l'indignazione della Comunità ebraica. Nel frattempo la procura di Regensburg ha aperto un'inchiesta per il reato di istigazione all'odio popolare nei confronti del vescovo recentemente riammesso da Benedetto XVI nel seno della Chiesa cattolica insieme ad altri tre seguaci della dottrina scismatica di Monsignor Lefebvre.

26 gennaio 2009
 
 

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