Speriamo
che Israele perdoni
la Chiesa
28.01.09 - Grande
Papa Benedetto XVI°. In
dottrina cristiana sinsegna
di porgere laltra
guancia a chi ti percuote
su una guancia.
E Benedetto XVI ha offerto
le quattro guance.
E speriamo che i Rabbini credano
al suo pentimento e lo perdonino.
E
dire che lo oggetto
del contendere era
vasto ed articolato:
1.
La santificazione di Pio XII°;
2.
La preghiera per i Giudei;
3.
Il ritiro della scomunica
ai seguaci di Mons. Lefevre;
4.
La Chiesa crede o non crede
nella Shoah?
Benedetto
XVI° e i suoi prelati
hanno fatto di tutto per sfuggire
le varie questioni, ma i Giudei
hanno preso a protestare vivacemente.
Minacciando, addirittura,
di troncare ogni rapporto.
Fu così che Benedetto
XVI° si acconciò alla grande rinuncia.
Nei
secoli passati la Chiesa aveva
messo su la Santa
Inquisizione per
tenere unita lEuropa
cattolica. Poi ci aveva rinunciato.
Oggi le tocca prendere atto
che è nata una nuova fede. E
ad essa conviene rendere omaggio.
Attenendosi alla Inquisizione
Giudaica e agli
ordini dei suoi inquisitori.
Da ora in poi niente Trinità,
niente Gesù,
figlio di Dio, niente verginità di Maria. Su
queste cose è ammesso
il dibattito. E ciascuno di
noi potrà pensarla
come meglio crede. E come
più gli aggrada. Limportante
è che nessuno metta
in dubbio la Shoah. Sulla
Shoah, invece, niente negazionismo e niente riduzionismo.
E i Giudei, sempre magnanimi,
a convenire: Bene,
Bravo. E un primo passo.
Ma si fletta di più
per favore. Per renderci più agevole schiaffeggiarla sulle
sante natiche.
Insomma:
se Parigi valeva
una Messa (Enrico
IV° di Francia), il turismo
religioso in Terrasanta vale
un altare alla Shoah
(Benedetto XVI°). Resta
il problema: a chi toglieranno
il posto? A Gesù? A
Maria? A Domineddio? Mah!
E dire che erano stati preavvertiti: Non si può adorare Dio e Mammona.
Oggi Mammona presenta il conto.
E Benedetto XVI° lo paga:
ieri, oggi, domani.
E non finirà mai di
pagare. Perché i Giudei
sono creditori esigenti.
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Caso
Williamson, il rabbinato d'Israele:
«UN PASSO AVANTI»
Benedetto XVI: «Solidarietà
agli ebrei,
no al negazionismo e al riduzionismo»
Il Papa: «Mai più
la violenza umili la dignità
dell'uomo». La Sante
Sede: «Continui il dialogo
con il rabbinato»
·
CITTÀ
DEL VATICANO
- Il Papa ha espresso la sua
«piena e indiscutibile
solidarietà con i nostri
fratelli destinatari della
prima alleanza», cioè
agli ebrei, e ha detto che
l'Olocausto rimane un monito
contro ogni oblio e negazionismo.
«In questi giorni nei
quali ricordiamo la Shoah,
mi tornano alla memoria le
immagini raccolte nelle mie
ripetute visite a Auschwitz,
testimonianze delle vittime
innocenti di un odio razziale.
Auspico che la memoria della
Shoah induca l'umanità
a riflettere sulla imprevedibile
potenza del male quando conquista
il cuore dell'uomo. La sua
memoria sia per tutti monito
contro l'oblio, il negazionismo
e riduzionismo perché
la violenza fatta contro un
solo essere umano è
violenza contro tutti. La
Shoah insegni specialmente
sia alle vecchie sia alle
nuove generazioni che solo
il faticoso cammino dell'ascolto
e del dialogo, dell'amore
e del perdono conduce i popoli,
le culture e le religioni
del mondo all'auspicato traguardo
della fraternità e
della pace nella verità.
Mai più la violenza
umili la dignità dell'uomo».
«DICHIARAZIONE
NECESSARIA E BENVENUTA»
- La dichiarazione del Papa
sulla Shoa è «necessaria
e benvenuta, ha affermato
il rabbino capo di Roma Riccardo
Di Segni, «e contribuisce
a chiarire molti equivoci
sia sul negazionismo sia sul
rispetto del Concilio Vaticano
II. La dichiarazione del Papa
smentisce tutti coloro che
hanno giudicato la nostra
protesta come un'ingerenza
irrispettosa ed esagerata».
LEFEBVRIANI
RICONOSCANO CONCILIO VATICANO
II - Benedetto XVI ha
poi chiesto ai vescovi lefebvriani
l'impegno a «realizzare
i passi necessari» per
realizzare la piena comunione
con la Chiesa riconoscendo
il Concilio vaticano II. Il
Papa ha detto di aver concesso
«la remissione della
scomunica in adempimento all'unità.
Ho compiuto questo atto di
paterna misericordia»,
ha spiegato Joseph Ratzinger,
«perché ripetutamente
questi presuli mi hanno manifestato
la loro viva sofferenza per
la situazione in cui si erano
venuti a trovare. Auspico
che a questo mio gesto faccia
seguito il sollecito impegno
da parte loro di compiere
gli ulteriori passi necessari
per realizzare la piena comunione
con la Chiesa, testimoniando
così vera fedeltà
e vero riconoscimento del
magistero e dell'autorità
del Papa e del Concilio Vaticano
II».
RABBINATO:
«PASSO AVANTI LE PAROLE
DEL VATICANO» -
Il rabbinato di Israele ha
accolto le parole odierne
di papa Benedetto XVI sulla
Shoah come «un grande
passo in avanti per la soluzione
della questione» sollevata
dalla recente revoca della
scomunica nei confronti del
vescovo lefevbriano negazionista
Richard Williamson. Lo ha
detto il direttore generale
del Rabbinato Oded Wiener
secondo il quale si tratta
di «una dichiarazione
molto importante per noi e
per il mondo intero».
In precedenza il rabbinato
d'Israele aveva rotto i rapporti
ufficiali con il Vaticano
in seguito alla revoca della
scomunica del vescovo lefevbriano
Richard Williamson, che nega
la Shoah. Lo ha scritto il
Jerusalem Post, aggiungendo
che il rabbinato ha anche
cancellato un incontro fissato
a Roma il 2-4 marzo con la
Commissione della Santa Sede
per i rapporti con gli ebrei.
WILLIAMSON
- Intanto, nonostante le polemiche,
il vescovo negazionista non
torna sui propri passi e il
vescovo di Ratisbona gli proibisce
le chiese della città
tedesca. Secondo monsignor
Gerhard Ludwig Müller,
Williamson si è infatti
posto fuori dalla Chiesa e
ha pronunciato parole «inumane»
e «sacrileghe».
«Non è una questione
di emozioni o di pancia -
ha detto Williamson - ma di
raziocinio. E dal punto di
vista razionale non cambio
idea, sulle camere a gas le
prove non ci sono».
Parole destinate a rinfocolare
le polemiche, nonostante la
lettera dei lefebvriani inviata
al Papa. Nel messaggio, monsignor
Bernard Fellay aveva spiegato
che «le affermazioni
di mons. Williamson non riflettono
in nessun caso la posizione
della nostra fraternità».
LA
RISPOSTA DEL VATICANO -
La Santa Sede, tramite portavoce
padre Federico Lombardi, ha
espresso l'auspicio che, anche
alla luce delle parole dette
mercoledì dal Papa
in solidarietà agli
ebrei e contro il negazionismo
della Shoah, il dialogo con
il rabbinato di Israele possa
continuare «con frutto
e serenità».
Corriere della Sera,
28 gennaio 2009