La
Shoah come la Croce?
Chi lo dice bestemmia
30.01.09
- Santa Romana Chiesa è sotto esame da parte del Gran Sinedrio
di Gerusalemme. E i Santi
Padri, che siedono
in Vaticano, si sono chiesti: Vuoi vedere che
i Rabbini del 2009 ci faranno
crocifiggere come Gesù 2mila anni orsono?.
Ragione per cui si sono affrettati
a rilasciare una chiara, limpida
e precisa dichiarazione nella
quale si chiarisce: "Chi
nega la Shoah non sa nulla
né del mistero di Dio,
né della Croce di Cristo".
Solo che
.. Solo che,
nellansia e nella foga
di rendersi graditi ai fratelli
maggiori, non
si sono accorti di avere bestemmiato
Dio, la Croce e Cristo. E,
a pensarci bene, anche la
Shoah.
Narrano
i Vangeli che San Tommaso
volle mettere il dito nel
costato di Gesù per
credere alla sua morte e resurrezione.
E, che Gesù acconsentì bonariamente a sottoporsi
alla prova.
Nel corso dei secoli i Padri
della Chiesa non
hanno mai rifiutato la filosofia,
ma si sono chiesti se la filosofia dovesse o no essere ancella
della teologia.
E la Chiesa aveva proclamato Santi i
suoi dottori.
A tutto questo si aggiunga
che era nato luso di
negare pubblicamente Dio,
la Croce e Gesù. E
nessuno se ne doleva più di tanto. Anche la Chiesa,
pur ribadendo, la sua fede,
elevava inni alla democrazia.
Se
questo è il contesto, le odierne dichiarazioni di
Benedetto XVI° suonano
blasfeme. Passi per Dio,
per la Croce, e per Gesù. Sui quali siamo liberi
di credere oppure non credere.
Segno evidente che si tratta
di una fede secondaria,
ma è necessario dire,
ridire e ribattere che sulla
Shoah non si può e
non si deve dubitare.
E, che, per avere dubitato
della Shoah degli studiosi
in Austria, Canadà,
Francia, Germania e Svizzera
sono stati condannati ed incarcerati.
E che il rabbino
maggiore di Gerusalemme
ordina perentorio: In
galera che nega la Shoah.
Insomma,
la Shoah è una cosa
seria. E confrontarla con
Dio, con la Croce e con Cristo,
cose relativamente serie,
è una bestemmia. Perché alla Shoah si deve una fede
cieca, senza possibilità alcuna di ricerca e discussione.
Spero che i rabbini
maggiori, che siedono
a Gerusalemme, perdoneranno
i rabbini minori,
che siedono in Vaticano. Sì,
hanno bestemmiato a confrontare
la Shoah con la Croce,
ma lo hanno fatto per zelo,
per lansia di servire.
Spero che li perdonino. E
consentano loro di aprire,
entro i confini dIsraele,
degli alberghi esentasse per
convogliarvi il turismo
religioso.
Resta
il problema di fondo: se
a Gesù e alla Croce
non credono loro, perché
dovrei crederci io? Credere
in Santa Romana Chiesa? E
perché no in una qualche
Banca? Tanto, commerciano
tutti in prodotti di dubbia
origine. E coloro che cercano
di spacciarteli non ci credono
neppure loro.
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ANSA»
2009-01-30 12:35
VATICANO:
NEGARE SHOAH E' COME NEGARE
LA FEDE CRISTIANA
CITTA'
DEL VATICANO
- "Chi nega la Shoah
non sa nulla né del
mistero di Dio, né
della Croce di Cristo",
ma se a farlo è un
sarcerdote o un vescovo è
ancora "più grave".
Così il portavoce della
Santa Sede, padre Lombardi,
condanna i religiosi lefebvriani
negazionisti lanciando anche
un monito ad ogni cristiano.
Nel farlo ricorre alle parole
pronunciate da Papa Benedetto
XVI, non solo nell'udienza
di mercoledì scorso,
ma anche nel suo discorso
nel campo di concentramento
di Auschwitz. "La Shoah
induca l'umanità a
riflettere sulla imprevedibile
potenza del male quando conquista
il cuore dell'uomo",
aveva detto il Papa, ed "é
la fede nella stessa esistenza
di Dio - aggiunge padre Lombardi
- che viene sfidata da questa
spaventosa manifestazione
della potenza del male. La
più evidente per la
coscienza contemporanea, anche
se non la sola". "Di
fronte a questo duplice mistero,
della potenza orribile del
male, e dell'apparente assenza
di Dio - afferma il portavoce
vaticano - l'unica risposta
ultima della fede cristiana
è la passione del Figlio
di Dio. Queste sono le questioni
più profonde e decisive
dell'uomo e del credente di
fronte al mondo e alla storia.
Non possiamo e non dobbiamo
evitarle - dice rivolto a
tutti i credenti - e tanto
meno negarle. Se no, la nostra
fede è ingannevole
e vuota".
Chiaro
l'avvertimento ai lefebvriani
negazionisti da parte del Vaticano,
secondo cui "tanto più
è grave" "se
la negazione viene dalla bocca
di un sacerdote o di un vescovo,
cioé di un ministro cristiano,
sia unito o no con la Chiesa
cattolica". Ed è
a questi che è evidentemente
rivolto con maggior forza il
rimprovero della Santa Sede,
fortemente impegnata a ricucire
i rapporti con gli ebrei messi
a dura prova dopo le dichiarazioni
del vescovo lefebvriano negazionista
Richard Williamson, ieri rafforzate
dal sacerdote trevigiano don
Floriano Abrahamovicz. Se ne
fa esplicito riferimento nella
premessa all'editoriale, in
cui si ricorda che "il
cardinale Walter Kasper, presidente
della Commissione per i rapporti
con l'Ebraismo, ha inviato una
lettera al Gran Rabbinato di
Israele proponendo di non rinviare
l'incontro ebraico-cattolico
in programma a marzo a Roma
e messo in discussione dopo
le assurde dichiarazioni negazioniste
del vescovo lefebvriano Richard
Williamson. Affermazioni - sottolinea
la Radio Vaticana - duramente
condannate dal Papa". Il
Rabbinato ha espresso ieri apprezzamento
per il contenuto della lettera,
riservandosi di "valutare" la proposta di confermare l'incontro.