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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

La “Shoah” come la “Croce”? Chi lo dice bestemmia

30.01.09 - Santa Romana Chiesa è “sotto esame” da parte del Gran Sinedrio di Gerusalemme. E i “Santi Padri”, che siedono in Vaticano, si sono chiesti: “Vuoi vedere che i Rabbini del 2009 ci faranno crocifiggere come Gesù 2mila anni orsono?”. Ragione per cui si sono affrettati a rilasciare una chiara, limpida e precisa dichiarazione nella quale si chiarisce: "Chi nega la Shoah non sa nulla né del mistero di Dio, né della Croce di Cristo". Solo che….. Solo che, nell’ansia e nella foga di rendersi graditi ai “fratelli maggiori”, non si sono accorti di avere bestemmiato Dio, la Croce e Cristo. E, a pensarci bene, anche la Shoah.

Narrano i Vangeli che San Tommaso volle mettere il dito nel costato di Gesù “per credere alla sua morte e resurrezione”. E, che Gesù acconsentì bonariamente a “sottoporsi alla prova”. Nel corso dei secoli i “Padri della Chiesa” non hanno mai rifiutato la “filosofia”, ma si sono chiesti se la “filosofia” dovesse o no essere “ancella della teologia”. E la Chiesa aveva proclamato “Santi” i suoi “dottori”. A tutto questo si aggiunga che era nato l’uso di negare pubblicamente Dio, la Croce e Gesù. E nessuno se ne doleva più di tanto. Anche la Chiesa, pur ribadendo, la sua “fede”, elevava inni alla “democrazia”.

Se questo è il contesto, le odierne dichiarazioni di Benedetto XVI° suonano blasfeme. Passi per Dio, per la Croce, e per Gesù. Sui quali siamo liberi di credere oppure non credere. Segno evidente che si tratta di una “fede secondaria”, ma è necessario dire, ridire e ribattere che “sulla Shoah non si può e non si deve dubitare”. E, che, per avere dubitato della Shoah degli studiosi in Austria, Canadà, Francia, Germania e Svizzera sono stati condannati ed incarcerati. E che il “rabbino maggiore” di Gerusalemme ordina perentorio: “In galera che nega la Shoah”.

Insomma, la Shoah è una cosa seria. E confrontarla con Dio, con la Croce e con Cristo, cose relativamente serie, è una bestemmia. Perché alla Shoah si deve una “fede cieca”, senza possibilità alcuna di ricerca e discussione. Spero che i “rabbini maggiori”, che siedono a Gerusalemme, perdoneranno i “rabbini minori”, che siedono in Vaticano. Sì, hanno bestemmiato a confrontare la “Shoah” con la “Croce”, ma lo hanno fatto per zelo, per l’ansia di servire. Spero che li perdonino. E consentano loro di aprire, entro i confini d’Israele, degli alberghi esentasse per convogliarvi il “turismo religioso”.

Resta il problema di fondo: se a Gesù e alla Croce non credono loro, perché dovrei crederci io? Credere in Santa Romana Chiesa? E perché no in una qualche Banca? Tanto, commerciano tutti in prodotti di dubbia origine. E coloro che cercano di spacciarteli non ci credono neppure loro.


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ANSA» 2009-01-30 12:35

VATICANO: NEGARE SHOAH E' COME NEGARE LA FEDE CRISTIANA

CITTA' DEL VATICANO - "Chi nega la Shoah non sa nulla né del mistero di Dio, né della Croce di Cristo", ma se a farlo è un sarcerdote o un vescovo è ancora "più grave". Così il portavoce della Santa Sede, padre Lombardi, condanna i religiosi lefebvriani negazionisti lanciando anche un monito ad ogni cristiano. Nel farlo ricorre alle parole pronunciate da Papa Benedetto XVI, non solo nell'udienza di mercoledì scorso, ma anche nel suo discorso nel campo di concentramento di Auschwitz. "La Shoah induca l'umanità a riflettere sulla imprevedibile potenza del male quando conquista il cuore dell'uomo", aveva detto il Papa, ed "é la fede nella stessa esistenza di Dio - aggiunge padre Lombardi - che viene sfidata da questa spaventosa manifestazione della potenza del male. La più evidente per la coscienza contemporanea, anche se non la sola". "Di fronte a questo duplice mistero, della potenza orribile del male, e dell'apparente assenza di Dio - afferma il portavoce vaticano - l'unica risposta ultima della fede cristiana è la passione del Figlio di Dio. Queste sono le questioni più profonde e decisive dell'uomo e del credente di fronte al mondo e alla storia. Non possiamo e non dobbiamo evitarle - dice rivolto a tutti i credenti - e tanto meno negarle. Se no, la nostra fede è ingannevole e vuota".

Chiaro l'avvertimento ai lefebvriani negazionisti da parte del Vaticano, secondo cui "tanto più è grave" "se la negazione viene dalla bocca di un sacerdote o di un vescovo, cioé di un ministro cristiano, sia unito o no con la Chiesa cattolica". Ed è a questi che è evidentemente rivolto con maggior forza il rimprovero della Santa Sede, fortemente impegnata a ricucire i rapporti con gli ebrei messi a dura prova dopo le dichiarazioni del vescovo lefebvriano negazionista Richard Williamson, ieri rafforzate dal sacerdote trevigiano don Floriano Abrahamovicz. Se ne fa esplicito riferimento nella premessa all'editoriale, in cui si ricorda che "il cardinale Walter Kasper, presidente della Commissione per i rapporti con l'Ebraismo, ha inviato una lettera al Gran Rabbinato di Israele proponendo di non rinviare l'incontro ebraico-cattolico in programma a marzo a Roma e messo in discussione dopo le assurde dichiarazioni negazioniste del vescovo lefebvriano Richard Williamson. Affermazioni - sottolinea la Radio Vaticana - duramente condannate dal Papa". Il Rabbinato ha espresso ieri apprezzamento per il contenuto della lettera, riservandosi di "valutare" la proposta di confermare l'incontro.
 
 

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