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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

Il “pio rabbino” e i “pappagalli ammaestrati”

30.01.09 - Destò scandalo l’affermazione di Farinacci: “Quando sento parlare di cultura, impugno la rivoltella”. Io la rivoltella non ce l’ho, ma comincio a pensare che è necessario procurarmela. E ve ne spiego il motivo. Tutti (politici, studiosi, giornalisti, intellettuali, religiosi) dichiarano ed argomentano, ma nessuno si ferma a riflettere. Se riflettessero, molti si accorgerebbero di essere in contraddizione con se stessi.
Vogliamo farla assieme una pubblica e generale riflessione?

Ecco, in me nasce il sospetto che molti di coloro che dichiarano non puntino a “convincermi” ma ad “intimidirmi”. Non mi credete? E allora leggetevi il lancio “ANSA” che vi allego. In esso troverete la richiesta perentoria del “direttore generale del Gran Rabbinato di Gerusalemme, Oded Wiener”: chi nega la Shoah "deve essere in carcere, e non fra i leader religiosi".
Insomma: i Giudei hanno le loro “leggende” (il “popolo eletto, la “schiavitù d’Egitto”, la “Shoah”). Nessun problema se si limitassero a raccontarsele e a cantarsele in Sinagoga. Solo che i Giudei vogliono che l’umanità intera creda alle loro leggende. E il non crederci vorrebbe significare “antisemitismo”. Laonde per cui chi non crede alle loro leggende “deve essere messo in carcere”.

E’ un pensiero orribile che desta disgusto e ribellione in qualsiasi uomo che abbia “intelligenza” e “dirittura”. Solo che, su queste cose, i “chierici” di Santa Romana Chiesa balbettano e sembrano allinearsi. Nessuna meraviglia: l’8 settembre 1943 l’Italia di Vittorio Emanuele III° “si arrese senza condizioni”; in questi giorni bui del 2009 Benedetto XVI° e i suoi chierici “si arrendono senza condizioni”. Segno evidente che costoro non sono “votati al martirio” ma “a mangiare e a digerire in santa pace”.

Insomma: una mandria di bovini. Ma mi tocca osservare che c’è di peggio. Il teologo brasiliano Leonardo Boff, uno dei fondatori della Teologia della Liberazione, rilascia all’ANSA (vedi allegato) delle dichiarazioni che lo rendono ridicolo, classico esemplare di “pappagallo ammaestrato che dichiara ma non capisce quello che dice”. Il nostro “teologo” (di che???) si dichiara contrario alla “autorità del Papa” e ai “Tradizionalisti cattolici”. E, dunque, condanna per i “Re Cattolici” che cacciarono dalla Spagna Ebrei e Mori; condanna dei Normanni che liberarono la Sicilia a fil di spada; condanna per i “Re Cristiani” che, a Lepanto, sconfissero i Turco/Mussulmani; condanna per i “popoli cristiani” che, per due volte, difesero Vienna dall’assalto dei Turco/Mussulmani. Condanna, infine, per l’Inquisizione Cattolica che tentò di tenere unita l’Europa Cattolica.

Sarebbe un “pensiero”, più o meno opinabile, se costui, contestualmente, non facesse sue le posizioni di “fanatismo giudaico” dei “Santi Rabbini”. A leggere le sue dichiarazioni, c’è da concludere che costui è un “asino che raglia”. Ma nessuno rileva l’incongruenza dei suoi vaneggiamenti. Perché tutti trovano normale gridare contro la “inquisizione cattolica” e, contestualmente, plaudire alla “inquisizione giudaica”. Che ha trovato il suo “braccio secolare” in Austria, Canadà, Francia, Germania e Svizzera. E che sembra trovare “braccio religioso” in Santa Romana Chiesa.

Anche a noi tocca fare un crudele esame di coscienza. Avevamo le nostre leggende (Anchise ingravidò Venere; Marte ingravidò Rea Silvia che partorì Romolo e Remo; Romolo fissò i confini di Roma ed uccise Remo che li valicò in armi) e ci abbiamo rinunciato. E ci siamo fatti “cinici” ed “irrazionali”. Per andare appresso a Paolo di Tarso che ci predicava: “Davanti a Dio non ci sono Ebrei, non ci sono Greci e non ci sono Romani”. Poi arrivò Giovanni Paolo II° a dirci che “gli Ebrei c’erano ancora e che era sempre vigente l’antica alleanza”. Ora viene Benedetto XVI° e riconosce che gli “Ebrei ci sono e si deve credere alle loro leggende”.
Se no, ammonisce il pio Rabbino il “carcere”. A questo punto, io non so dirvi se ci ha imbrogliato Paolo di Tarso oppure ci imbrogliano Giovanni Paolo II° e Benedetto XVI°. Ma, dalle loro dichiarazioni contraddittorie, sembrerebbe che “non ci sono più Greci e Romani con le loro leggende, ma i Giudei ci sono con le loro leggende. E carcere ed abominio a chi non crede alle leggende dei Giudei”.

Io, per me, vedrò di procurarmi una rivoltella. E, a chi tenterà di impormi le sue leggende, risponderò: “Io sono figlio degli Dei immortali”. Ed ucciderò chi tenterà di inculcarmi a forza le sue leggende. Benedetto XVI° (rabbino minore) e Oded Wiener (rabbino maggiore) vadano nel paradiso di Jahvé. Ammesso che esista e che sia disposto a sopportare la loro vista.


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ANSA» 2009-01-29 21:17

LEFEBVRIANI: BOFF, RATZINGER RISCHIA SCISMA DEI PROGRESSISTI

Di Roberto Cattani

BELEM (BRASILE) - La revoca della scomunica ai vescovi lefebvriani fa parte di un progetto conservatore di Papa Benedetto XVI, che potrebbe portare ad uno scisma in seno alla Chiesa cattolica: lo ha detto all'ANSA il teologo brasiliano Leonardo Boff, uno dei fondatori della Teologia della Liberazione, che partecipa a Belem al World Social Forum. "La concessione del perdono ai lefebvriani è sorprendente, e per molti settori della Chiesa addirittura scandaloso - ha detto Boff -. E' chiaro che fa parte della logica di Papa Benedetto XVI, che intende unificare la Chiesa conservatrice, tradizionalista, che prende le distanze dal Concilio Vaticano II, e per questo progetto, per lui, i lefebvriani sono alleati naturali". "Così - ha proseguito il teologo francescano - il Papa rafforza le sue posizioni e crea un'unità più monolitica della Chiesa, che non è un'unità aperta al dialogo, un'unità di comunione".

"Posso solo dire - ha aggiunto ancora Boff, che era stato condannato per le sue tesi progressiste da Ratzinger quando questi era prefetto della Congregazione della Fede - che ritengo deprecabile questo passo del Papa, anche perché ho il fondato sospetto che i lefebvriani non si accontenteranno di questa vittoria, passeranno presto ad esigere di più, fino ad arrivare ad una revisione del Concilio Vaticano II. E una cosa del genere, se si dovesse arrivare a tanto, potrebbe portare addirittura ad uno scisma nella Chiesa, perché il Concilio Vaticano II è universale, e una rottura con le sue conquiste è una rottura nel corpo della Chiesa".

E questo nonostante l'appello del Papa ai lefebvriani affinché riconoscano il Concilio. "Ritengo perciò - ha proseguito il teologo, che oggi insegna all'università brasiliana di Petropolis - che si tratti di una politica rischiosa questa che il Papa porta avanti. Innanzitutto non è una prospettiva pastorale, non è prudente, e il pastore dev'essere per forza prudente. E poi indebolisce tutti quelli che vogliono la Chiesa riunita attorno al vero consenso creato di forma ufficiale, che è stato e rimane tuttora il Concilio Vaticano II". Sul vescovo negazionista Williamson, Boff ha invece difeso Benedetto XVI.

"Quella di Williamson è una coscienza alienata, falsa - ha detto il teologo francescano nell'intervista all'ANSA - D'altronde è stato subito corretto in maniera chiara e inequivocabile dallo stesso Papa, che sull'argomento della Shoah é già tornato più volte senza ambiguità". "Il problema piuttosto è che le assurdità del vescovo inglese sono il segnale più vistoso di un certo livello di fondamentalismo ecclesiastico per il quale non esiste nulla al di fuori della galassia ecclesiale: il mondo finisce con la Chiesa". "Le sparate di Williamson non hanno nessun significato al di là dell'individuo - ha commentato Boff - E' effettivamente una voce isolata, che non dovrebbe avere nessuna ripercussione al di là del fatto mediatico, non ne vale la pena, mostra solo l'ignoranza della persona, ma non depone certo contro la Chiesa nel suo insieme". Boff ha anche espresso "speranza e fiducia" nel neopresidente americano Barack Obama. "Come teologo a me sembra una figura provvidenziale - ha detto Boff - Sembra proprio che Dio abbia avuto pietà del mondo, dopo gli anni di presidenza di George W. Bush, che invece dovrebbe essere processato per crimini contro l'umanità".


RABBINATO RICEVE RISPOSTA S.SEDE E VALUTA INCONTRO

Segnali di distensione - culminati in uno scambio di lettere - si sono fatti strada tra il Rabbinato di Israele e il Vaticano, dopo le minacce di rottura dei giorni scorsi"Passi avanti" verso la ripresa del dialogo, dicono a Gerusalemme, anche se potrebbero essere necessari "ulteriori chiarimenti". La crisi aperta tra ebrei e cattolici con la revoca della scomunica ai quattro vescovi lefebvriani coincisa con le dichiarazioni negazioniste di uno di questi è una ferita ancora aperta, ma le parole pronunciate ieri dal Papa sulla Shoah, la rinnovata "solidarietà" ai fratelli ebrei e la condanna del negazionismo sono state un balsamo benefico.

Apprezzate da molti esponenti del mondo ebraico, sono state seguite da uno scambio di lettere tra il Rabbinato di Israele e il presidente del Pontificio consiglio per l'Unità dei cristiani, card.Walter Kasper, e da una serie di dichiarazioni di condanna dell'antisemitismo giunte dal mondo cattolico. Abbastanza per non far prendere troppo sul serio le nuove dichiarazioni negazioniste giunte, stavolta, dall'Italia, dal capo dei lefebfvriani del nordest Don Floriano Abrahamowicz, che restano per gli ebrei e per la stragrande maggioranza dei cattolici, incluso il superiore dei lefebvriani italiani, "inaccettabili" ma che - secondo fonti ebraiche - "non possono e non devono annullare i passi avanti fatti finora nel dialogo tra ebrei e cristiani".

La lettera inviata da Kasper a nome della S. Sede è stata giudicata dal direttore generale del Gran Rabbinato di Gerusalemme, Oded Wiener, "importante, molto bella e molto seria". "Kasper - riferisce all'ANSA - ribadisce l'importanza che la Chiesa annette al dialogo con noi e chiede che l'incontro fissato per l'inizio di marzo abbia luogo nella data prestabilita". Una richiesta che verrà valutata la prossima settimana in "maniera approfondita".

"All'inizio della prossima settimana - ha proseguito Wiener - esamineremo la lettera del cardinale Kasper congiuntamente con il testo del discorso pronunciato ieri da papa Benedetto XVI, che pure era molto importante non solo per gli ebrei ma per il mondo intero perché respingeva i negazionisti della Shoah. Quel discorso ha rappresentato un passo avanti per la soluzione della vicenda". Wiener ha aggiunto che è comunque possibile che anche in seguito all'esame di quei documenti il Rabbinato necessiti ulteriori chiarimenti. Del resto, aggiunge Wiener, le esternazioni di Abrahamovicz, secondo il quale le camere a gas "servivano solo a disinfettare", dimostrano "quanto era opportuna la nostra immediata reazione". E chi nega la Shoah "deve essere in carcere, e non fra i leader religiosi". "Da entrambe la parti - ha osservato, riferendosi al mondo ebraico e a quello cattolico - occorre fare ogni sforzo per lottare contro il fenomeno (del negazionismo, ndr) finché è circoscritto, per impedire che il veleno si diffonda". Meno distesi i toni della comunità ebraica tedesca, che ha deciso di interrompere temporaneamente il dialogo con la Chiesa cattolica a causa della revoca della scomunica al vescovo negazionista Williamson, augurandosi "un coro di proteste nella Chiesa contro la decisione del Papa".

La revoca della scomunica viene peraltro criticata anche da duecento sacerdoti e teologi svizzeri, in una lettera aperta alla Conferenza episcopale elvetica. La decisione del Papa viene definita un errore che si iscrive in una serie di decisioni "fortemente regressive" assunte dal Vaticano sotto la guida di papa Benedetto XVI. Della stessa opinione, il teologo della Liberazione Leonardo Boff, secondo il quale l'apertura di credito ai lefebvriani potrebbe condurre addirittura, se fosse messo in discussione il Concilio Vaticano II,ad uno scisma dei cattolici progressisti.

 
 

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