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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

Walter Veltroni: un “americanista” in Italya

18.02.09 - Sulle dimissioni di Veltroni ho letto svariati commenti. Tutti ben articolali e ben argomentati, ma… Ma non mi sono convinto. E, difatti, molte sono le cause della disfatta del PD (Partito Perdente?); ma a me pare che tanti autorevoli commentatori trascurino la principale. Vogliamo parlarne assieme?

Può piacere oppure non piacere, ma noi siamo il popolo del “Franza o Spagna purché se magna”. Potete intesserci su tutta la retorica che volete, ma i dati di fatto non cambiano. Con esempi recenti e clamorosi. Il 25 luglio 1943 gli Italiani andarono a letto in “camicia nera”; ma il 26 luglio 1943 si risvegliarono con “camicie variopinte”. Ed ancora: alla Repubblica Sociale Italiana aderirono 800.000 Italiani, al CLN, nel momento del successo, 250.000 Italiani. Ci sarebbe da concludere che delle “minoranze” hanno carattere; la “maggioranza” invece ne è sprovvista.

Conclusione: si può condurre una “battaglia ideale” in piccola compagnia, mentre la massa bruca l’erba e bela beatamente. Si può anche sperare che, con il tempo, la minoranza diventi maggioranza. Tanto sperare non conta nulla. E, invece…. Ed invece tanti “democratici da 18 carati”, da decenni, ci predicano il “maggioritario”. Volendo importare da noi usi e malcostumi della loro “Patria diletta”: USA/Israel.
Potreste obiettarmi: negli USA vige una “democrazia consolidata”. Ed io vi risponderei: non fatemi ridere. Negli USA vige la “democrazia dei ricchi”. Andate a scorrere le cronache e noterete che tutti coloro che hanno vinto le elezioni negli USA hanno vinto perché hanno speso molti soldi. I poveracci, negli USA, non possono organizzarsi in “Partito” per il semplice fatto che “non hanno soldi”.

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Sia come sia, il “maggioritario” è stato accolto sia “a destra” (Fini) che “a sinistra” (Veltroni) e produce frutti intossicati. Perché sia a destra che a sinistra erano convinti che, rinnegando tutto e tutti, si potessero creare dei “contenitori” atti a gestire una massa eterogenea di ruminanti, preoccupati unicamente della greppia.
Angelo Panebianco attribuisce la disfatta del PD (Nazionali 2008, Roma, Abruzzo, Sardegna) alle oligarchie dominanti nel PD (1). Ezio Mauro nota che, mentre Berlusconi trionfa, Veltroni passa da una sconfitta all’altra (2). Ma entrambi vanno a caccia di farfalle. Solo Fini, recentemente, ha accennato al “pericolo cesarismo”. Già: costoro portano avanti il “maggioritario” ma temono il “cesarismo”. E sono patetici nel vagheggiare una democrazia mentre affossano le poche forze minoritarie (di destra, di centro e di sinistra) nelle quali è ancora riscontrabile una qualche “passione politica”. Oggi è passata la legge elettorale, per le Europee 2009, che fissa lo sbarramento al 4%. Con un consenso quasi generale.

In questo contesto, Berlusconi trionfa e Veltroni esce di scena. Perché Berlusconi è un “caimano” che vive bene un rapporto populista. Veltroni, invece, a parole parlava di “ideali”; ma, nei fatti, uccideva i pochi che, a sinistra, ne mantenevano una qualche ombra. Oggi Berlusconi trionfa. E continuerà a trionfare finché avrà il vento in poppa. Nel momento preciso che dovesse inciampare, la massa si rivolgerà altrove.
Noi teniamo le nostre posizioni ideali. Memori dell’insegnamento di “mettere alla pari vittoria e sconfitta”.


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(1) “Il Peso delle Oligarchie” in “Corriere della Sera” del 18 febbraio 2009, pagina 1;
(2) “La responsabilità dei riformisti” in “la Repubblica” del 18 febbraio 2009, pagina 1.

 
 

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