| Pensatori?
Si fa presto a dire pensatori!
22.03.09 -Eugenio Scalfari:
se non si lascia sopraffare
dalla mutria biliosa,
scrive cose intelligenti.
Leggo un commento di Eugenio
Scalfari sullo scioglimento
di AN (1) e mi tocca
convenire che, quando non si
lascia sopraffare dalla boria
saccente, Eugenio
Scalfari va alla sostanza del
problema. Scrive Scalfari: Un
addio, quello di Fini, ma anche
un arrivederci, almeno nelle
sue intenzioni. Lesortazione
e anzi il comando alla sua gente
è di restare unita, custode
di una tradizione, di valori
propri e duna propria
identità, duna
propria egemonia che non deve
disperdersi nel magma indistinto
di Forza Italia (1).
Su questo concetto ritornerà Scalfari. Ed io con lui.
Scalfari, poi, passa a fare
un confronto tra Berlusconi
e Mussolini. E qui, pur di dare
addosso a Berlusconi, il nostro
cade in quel reato particolare
che si definisce apologia
del fascismo.
Scalfari scrive: Mussolini
e il fascismo volevano costruire
un uomo nuovo, ispirato dai
valori della forza, dai doveri
verso lo Stato, dalla cultura
della guerra e della conquista,
dagli ideali dellimperialismo,
dal mito della Roma imperiale.
La maggior cura la dedicarono
alleducazione della gioventù a questi valori e a questa mitologia (1).
Sottoscriverei, se Scalfari
non aggiungesse: I
successi che ottennero si rivelarono
effimeri non appena si scontrarono
con la durezza della realtà (1).
Su questo osservo:
1. Il Fascismo durò appena
20 anni;
2. Gli Italiani da 2 millenni
avevano disimparato a portare
le armi. Convengo,
in ogni caso, che il giudizio
di Scalfari, antifascista militante,
è sorprendentemente positivo.
Conclude Scalfari:
il disegno di Fini ha scarse
possibilità di successo
.
Resta da vedere fino a che punto
la base di AN sia rappresentata
da Fini e dai suoi ex colonnelli
.
ci vorrebbe un ritorno al MSI,
al fascismo puro e duro che
esiste ancora ma non certo sulla
linea laica e costituzionale
di Fini (1). Evidentemente
Scalfari ignora quella barzelletta
dellafricano che piangeva
a dirotto. Il missionario, che
cercava di confortarlo, chiese: Perché piangi,
figliolo? E lafricano
rispose: Ho scambiato
la moglie per una bottiglia
di vino. Allora
il missionario, speranzoso,
chiese: E ti sei
pentito? Ma lafricano
rispose: No, è finito il vino.
Ecco: Fini è andato avanti
vendendo tutto e tutti. Ora
è rimasto solo, solo
con il suo successo.
***
André Glucksmann scrive
in francese ma pensa
in giudaico
André Glucksmann è francese;
Paolo Mieli, invece, è italiano.
Entrambi sono devoti frequentatori
della Sinagoga. Ragione per
cui il francese scrive i suoi luminosi pensieri
in lingua francese; mentre lo italiano li fa tradurre e li fa pubblicare
sul Corriere della
sera (2). E non venitemi
a parlare di lobby
giudaica, uomini di
poca fede. Intanto perché
rischiate laccusa di antisemitismo.
E poi, non sapete che la
fede smuove le montagne?
Del resto, sia Glucksmann che
Mieli sono giudeoamericani.
E, su questa base fatta di amore e di fede,
i due sono notevoli.
E, devo convenire che anche
ai miei occhi i due risultano
notevoli, notevoli per limpostura.
Argomenta il nostro:
1. I pronostici
apocalittiche ricominciano a
fiorire (2). E
fa riferimento ai rossi e ai neri che, dopo le crisi del 1929
e del 2008, auspicano la fine
del liberalcapitalismo. E mentre
gli statisti europei
(quelli, ovviamente, giudeoamericani)
cercano di portare la barca
in porto, i Russi minacciano
sfracelli. Io sono fiducioso
sul destino liberalcapitalista
dellumanità. Finché
Elie Wiesel farà soldi
a palate vendendoci le sue favole
sulla Shoah e finché
Bernard Madoff gli trufferà
i soldi, malamente acquistati
sulla credulità popolare,
dandogli a bere di favolosi
guadagni, il liberalcapitalismo
avrà un futuro.
2. Poi il nostro si fa poeta
e scrive un peana sui rapporti
tra Cina e Russia: virtuosi
gli Yankees che consumano più di quanto producono, ricorrendo
al debito; virtuosi i Cinesi che producono sottoscosto,
risparmiano e consentono agli
USA di galleggiare sui debiti.
Il nostro, essendo un patriota
giudeoamericano, omette
di dire che gli USA hanno imposto
lingresso della Cina nel
WTO. Con la conseguenza che
i Cinesi vendono in tutto il
mondo, facendo a tutti una spietata
concorrenza. E sono tanto lungimiranti,
gli statisti americani, che,
dopo avere aperto i mercati
ai Cinesi, impongono agli Europei
di non vendere armi
ai Cinesi. Si rischierebbe
che, tra 50 anni, i Cinesi costituirebbero
un pericolo militare. Da notare
che gli statisti europei,
anchessi giudeoamericani,
si acconciano ad importare merci
cinesi a basso costo e a non
vendere armi ai Cinesi. Con
grande svantaggio delle industrie
europee, ma con malcelata soddisfazione
degli statisti yankees.
3. Ma è sul 3° punto
che il nostro pensatore
raggiunge lapice della patriottica impostura:
gli Europei stanno avviando lucrosi commerci
con la Russia. E si trascura
che, così facendo, si
crea degli Assi che minacciano la Patria.
Ve lo immaginate se la Grande
Russia venisse industrializzata
dalla Grande Germania?
E su questa cattiva strada (intensificare
i rapporti commerciali tra Europa
e Russia) gli Europei sono tutti
avviati. Seppure in ordine sparso.
SI, gli Europei credono (fingono?)
alle favole giudeoamericane;
ma quando dalla fede si passa agli affari,
gli Europei si fanno cinici.
Tanto cinici da ridere delle
ubbie di tanti patrioti giudei.
O tempora, o mores!
Chi ha detto che la storia è finita era
uno sciocco, uno sciocco giudeoamericano.
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(1) La nuova destra
che forse non nascerà in la Repubblica del 22 marzo 2009, pagina 1;
(2) LEuropa
in briciole in Corriere della Sera del 22 marzo 2009, pagina 26. |