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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

Pensatori”? Si fa presto a dire “pensatori”!

22.03.09 -Eugenio Scalfari: se non si lascia sopraffare dalla “mutria biliosa”, scrive “cose intelligenti”.

Leggo un commento di Eugenio Scalfari sullo “scioglimento di AN” (1) e mi tocca convenire che, quando non si lascia sopraffare dalla “boria saccente”, Eugenio Scalfari va alla sostanza del problema. Scrive Scalfari: “Un addio, quello di Fini, ma anche un arrivederci, almeno nelle sue intenzioni. L’esortazione e anzi il comando alla sua gente è di restare unita, custode di una tradizione, di valori propri e d’una propria identità, d’una propria egemonia che non deve disperdersi nel magma indistinto di Forza Italia” (1).
Su questo concetto ritornerà Scalfari. Ed io con lui.
Scalfari, poi, passa a fare un confronto tra Berlusconi e Mussolini. E qui, pur di dare addosso a Berlusconi, il nostro cade in quel reato particolare che si definisce “apologia del fascismo”. Scalfari scrive: “Mussolini e il fascismo volevano costruire un uomo nuovo, ispirato dai valori della forza, dai doveri verso lo Stato, dalla cultura della guerra e della conquista, dagli ideali dell’imperialismo, dal mito della Roma imperiale. La maggior cura la dedicarono all’educazione della gioventù a questi valori e a questa mitologia” (1).
Sottoscriverei, se Scalfari non aggiungesse: “I successi che ottennero si rivelarono effimeri non appena si scontrarono con la durezza della realtà” (1).

Su questo osservo:

1. Il Fascismo durò appena 20 anni;

2. Gli Italiani da 2 millenni avevano disimparato a “portare le armi”. Convengo, in ogni caso, che il giudizio di Scalfari, antifascista militante, è sorprendentemente positivo.
Conclude Scalfari: “… il disegno di Fini ha scarse possibilità di successo…. Resta da vedere fino a che punto la base di AN sia rappresentata da Fini e dai suoi ex colonnelli…. ci vorrebbe un ritorno al MSI, al fascismo puro e duro che esiste ancora ma non certo sulla linea laica e costituzionale di Fini” (1). Evidentemente Scalfari ignora quella barzelletta dell’africano che piangeva a dirotto. Il missionario, che cercava di confortarlo, chiese: “Perché piangi, figliolo”? E l’africano rispose: ”Ho scambiato la moglie per una bottiglia di vino”. Allora il missionario, speranzoso, chiese: “E ti sei pentito”? Ma l’africano rispose: “No, è finito il vino”. Ecco: Fini è andato avanti vendendo tutto e tutti. Ora è rimasto solo, solo con il suo successo.

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André Glucksmann “scrive in francese” ma “pensa in giudaico
André Glucksmann è “francese”; Paolo Mieli, invece, è “italiano”. Entrambi sono devoti frequentatori della Sinagoga. Ragione per cui il “francese” scrive i suoi luminosi pensieri in lingua francese; mentre lo “italiano” li fa tradurre e li fa pubblicare sul “Corriere della sera” (2). E non venitemi a parlare di “lobby giudaica”, uomini di poca fede. Intanto perché rischiate l’accusa di “antisemitismo”. E poi, non sapete che “la fede smuove le montagne”? Del resto, sia Glucksmann che Mieli sono “giudeoamericani”. E, su questa base fatta di “amore” e di “fede”, i due sono “notevoli”. E, devo convenire che anche ai miei occhi i due risultano notevoli, notevoli per l’impostura.

Argomenta il nostro:

1. “I pronostici apocalittiche ricominciano a fiorire” (2). E fa riferimento ai “rossi” e ai “neri” che, dopo le crisi del 1929 e del 2008, auspicano la fine del liberalcapitalismo. E mentre gli “statisti europei” (quelli, ovviamente, giudeoamericani) cercano di portare la barca in porto, i Russi minacciano sfracelli. Io sono fiducioso sul destino liberalcapitalista dell’umanità. Finché Elie Wiesel farà soldi a palate vendendoci le sue favole sulla Shoah e finché Bernard Madoff gli trufferà i soldi, malamente acquistati sulla credulità popolare, dandogli a bere di favolosi guadagni, il liberalcapitalismo avrà un futuro.

2. Poi il nostro si fa poeta e scrive un peana sui rapporti tra Cina e Russia: “virtuosi” gli Yankees che consumano più di quanto producono, ricorrendo al debito; “virtuosi” i Cinesi che producono sottoscosto, risparmiano e consentono agli USA di galleggiare sui debiti. Il nostro, essendo un “patriota giudeoamericano”, omette di dire che gli USA hanno imposto l’ingresso della Cina nel WTO. Con la conseguenza che i Cinesi vendono in tutto il mondo, facendo a tutti una spietata concorrenza. E sono tanto lungimiranti, gli statisti americani, che, dopo avere aperto i mercati ai Cinesi, impongono agli Europei di “non vendere armi ai Cinesi”. Si rischierebbe che, tra 50 anni, i Cinesi costituirebbero un pericolo militare. Da notare che gli “statisti europei”, anch’essi “giudeoamericani”, si acconciano ad importare merci cinesi a basso costo e a non vendere armi ai Cinesi. Con grande svantaggio delle industrie europee, ma con malcelata soddisfazione degli “statisti yankees”.

3. Ma è sul 3° punto che il nostro “pensatore” raggiunge l’apice della “patriottica impostura”: gli Europei stanno avviando “lucrosi commerci” con la Russia. E si trascura che, così facendo, si crea degli “Assi” che minacciano la “Patria”. Ve lo immaginate se la “Grande Russia” venisse industrializzata dalla “Grande Germania”? E su questa cattiva strada (intensificare i rapporti commerciali tra Europa e Russia) gli Europei sono tutti avviati. Seppure in ordine sparso. SI, gli Europei credono (fingono?) alle favole giudeoamericane; ma quando dalla “fede” si passa agli “affari”, gli Europei si fanno cinici. Tanto cinici da ridere delle ubbie di tanti patrioti giudei. O tempora, o mores!
Chi ha detto che la “storia è finita” era uno sciocco, uno sciocco giudeoamericano.

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(1) “La nuova destra che forse non nascerà” in “la Repubblica” del 22 marzo 2009, pagina 1;
(2) “L’Europa in briciole” in “Corriere della Sera” del 22 marzo 2009, pagina 26.

 
 

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