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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

La “Shoah”: bene la “impostura storica”, male la “impostura cinematografica

25.03.09 - Simone Veil, ex presidente del parlamento europeo e sopravvissuta ad Auschwitz, bacchetta certa cinematografia che, a forza di “raccontare la Shoah”, la rende inverosimile per i mille racconti che ci fabbrica sopra.

Nell' occasione, ha dato un'intervista al quotidiano berlinese “Der Tagesspiegel”. A un certo punto dice che qualcuno le ha da poco parlato di “La vita è bella”, di Benigni. Il giornalista ricorda che si trattava di un film con un padre e un figlio in un campo di concentramento e che il padre cercava di rendere tutto un gioco. Vinse un Oscar, aggiunge. “Sbagliato”, reagisce la signora Veil, “E' un film assolutamente scadente. La storia non ha alcun senso. Non mi è piaciuto nemmeno “Schindler's List”. Queste sono favole cinematografiche. La gente farebbe meglio a guardare “Holocaust”, la storia della famiglia di un medico ebreo. Il film è piuttosto americano, ma almeno la storia non è velata” (1).

E’ una mezza novità che merita di essere segnalata. Perché è un tentativo di separare la “verità” dalla “fantasia”. Con l’avvertenza che la signora Veil ha inteso criticare opere cinematografiche che erano, palesemente, un “falso storico”. Ma si guarda bene di aprire agli storici per discutere “quanta verità” c’è nella “leggenda Shoah”.

Del resto Danilo Taino conclude: “Una serie di organizzazioni ebraiche in Germania vede nel numero crescente di film sulla Shoah un fenomeno penosamente commerciale. Che non è la critica della signora Veil a Benigni ma è una tendenza che solleva un dubbio: visto che sul tema si vincono premi Oscar, perché non provarci?” (1). Insomma la corsa ad inventare per rendersi benemeriti agli occhi di chi detiene il potere. Al fine di ricavarne gloria e denaro.

La verità? La cercano gli “storici negazionisti”. E, colpevoli di voler “fare verità sulla Shoah”, vanno a finire in galera. Su queste cose la signora Veil, liberal ma giudea, tace. Forse pensa, ma non dice: Così imparano a voler pensare con la loro testa.

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(1) “La Shoah di Benigni non meritava l’Oscar” in “Corriere della Sera” del 24 marzo 2009, pagina 45.

 
 

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