| La Shoah: bene
la impostura storica,
male la impostura cinematografica
25.03.09 - Simone Veil, ex presidente
del parlamento europeo e sopravvissuta
ad Auschwitz, bacchetta certa
cinematografia che, a forza
di raccontare la Shoah,
la rende inverosimile per i
mille racconti che ci fabbrica
sopra.
Nell' occasione,
ha dato un'intervista al quotidiano
berlinese Der
Tagesspiegel. A un
certo punto dice che qualcuno
le ha da poco parlato di La
vita è bella,
di Benigni. Il giornalista ricorda
che si trattava di un film con
un padre e un figlio in un campo
di concentramento e che il padre
cercava di rendere tutto un
gioco. Vinse un Oscar, aggiunge.
Sbagliato, reagisce
la signora Veil, E' un
film assolutamente scadente.
La storia non ha alcun senso.
Non mi è piaciuto nemmeno Schindler's List.
Queste sono favole cinematografiche.
La gente farebbe meglio a guardare Holocaust,
la storia della famiglia di
un medico ebreo. Il film è
piuttosto americano, ma almeno
la storia non è velata (1).
E una mezza novità
che merita di essere segnalata.
Perché è un tentativo
di separare la verità
dalla fantasia.
Con lavvertenza che la
signora Veil ha inteso criticare
opere cinematografiche che erano,
palesemente, un falso
storico. Ma si guarda
bene di aprire agli storici
per discutere quanta verità
cè nella leggenda
Shoah.
Del resto Danilo Taino conclude: Una serie di organizzazioni
ebraiche in Germania vede nel
numero crescente di film sulla
Shoah un fenomeno penosamente
commerciale. Che non è
la critica della signora Veil
a Benigni ma è una tendenza
che solleva un dubbio: visto
che sul tema si vincono premi
Oscar, perché non provarci? (1). Insomma la corsa ad inventare
per rendersi benemeriti agli
occhi di chi detiene il potere.
Al fine di ricavarne gloria
e denaro.
La verità? La
cercano gli storici
negazionisti. E, colpevoli
di voler fare verità sulla Shoah, vanno
a finire in galera. Su queste
cose la signora Veil, liberal
ma giudea, tace. Forse pensa,
ma non dice: Così imparano a voler pensare con
la loro testa.
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(1) La Shoah di
Benigni non meritava lOscar in Corriere della Sera del 24 marzo 2009, pagina 45. |