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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

Si dicono “Italyani”, ma si proclamano “giudeoamericani
Meno male che Silvio c’è


30.03.09 - Dario Franceschini esordì, da segretario del PD, giurando a Ferrara “davanti ai partigiani uccisi dai fascisti e, con accanto il papà, partigiano cattolico”. Silvio Berlusconi, invece, ci racconta che fu condotto dal papà, “antifascista storico”, in un “cimitero di guerra americano” ed invitato a giurare “amicizia eterna agli Americani” (1).

Ed io m’incanto. E vado con la memoria ad Amilcare Barca che, asserragliato a Palermo, sul monte Pellegrino, resistette 20 anni ai Romani. Poi, tornato a Cartagine, trascinò il figlioletto Annibale al Tempio di Baal e gli fece giurare “odio eterno” contro i Romani. Altri tempi. Ora, che siamo diventati “giudeocristiani”, non giuriamo più “odio” ma “amore”. E, dunque, “amore eterno per gli Americani che ci hanno liberato”.

M’incanto al pensiero di quanto siamo fortunati noi Italyani con questa classe politica tanto patriottica. Napolitano, per dire, sostiene che “l’Italia ha l’onore e la sicurezza in Afganistan”. Avendo trasferito “onore” e “sicurezza” in Afganistan, in Italya ne siamo rimasti privi. Ragione per cui bande di stranieri imperversano in Italya per conquistarsi fette di territorio. Ed altri entrano, entrano da clandestini senza neppure chiederci: “E’ permesso”? Quale meraviglia se, con “Napolitano l’afgano” e con Berlusconi che “ha giurato di amare gli Americani” Franco Frattini, il loro Ministro degli Esteri, promette altri soldati italiani per l’Afganistan (2)?

Niente a che spartire con la gens Iulia che si diceva discendere da Venere e da Marte. Niente a che spartire con il “Bieco Tiranno” che sproloquiava di “anima romana” e di “Roma dei Cesari”. Oggi, invece, abbiamo la ventura di essere governati da gente che ha giurato di “amare gli Americani”. E dunque….. E, dunque, mancano gli “Italiani” che “amano l’Italia”; ma è inutile cercarli tra i politici. Si, il PdL si dice “il Partito degli Italiani”; ma i suoi capi confessano spudoratamente di essere “giudeoamericani”. Forse in Italya gli Italiani ci stanno ma, almeno finora, non si manifestano.

Conforta questa mia analisi quello che scrive Ernesto Galli della Loggia (3). Galli della Loggia nota, nota e sottolinea, che, mentre il PD mette l’accento sullo “antifascismo”, il PdL mette l’accento sullo “anticomunismo”. Ed osserva che “antifascismo” ed “anticomunismo” sono “categorie mentali che appartengono al passato”. Già, categorie però utilissime a mascherare la pochezza d’idee. E a nascondere la marcia degli ex comunisti e degli ex fascisti verso il “nulla”. Un nulla reso appetibile dalla “mangiatoia”.

Meno male che c’è Fini

No, non lo dico io. Lo scrive Scalfari (4): “Non sembri una sviolinatura al “compagno” Fini…. Fini ha detto che il nuovo partito deve essere pluralista. Che su Berlusconi, capo indiscusso, incombe però il compito di garantire quel pluralismo. Che è necessario intraprendere una riforma costituzionale per istaurare una democrazia governante. Ha insistito tre volte su questo binomio e la terza volta l’ha scandito perché entrasse nella memoria degli ascoltatori…. Ha parlato del principio di legalità…. Ha auspicato che il Partito Democratico si consolidi…. Ha descritto come sarà l’Italia tra dieci anni: pluretnica, plurireligiosa, pluriculturale…. La legge che avete votato al Senato sul testamento biologico è una cattiva legge, lede i diritti di libertà” (4).

Meno male che Fini non c’è più

Alle parole di Fini consente Scalfari ed “aprono” D’Alema e Fassino del PD (5); Berlusconi elogia l’alleato (6), ma Calderoni (Lega Nord) prende le distanze (7). Ma quello che salta agli occhi è la “presa di distanza” degli ex “colonnelli di AN” dall’ex premier Gianfranco Fini (8).

Su questo conviene riflettere. E affidarsi, come bussola, alla massima attribuita ad Andreotti: “Il potere logora chi non ce l’ha”. C’era, nel MSI, un “grumo di potere” che stava attorno a Michelini e lo sosteneva. Morto Michelini, quel grumo di potere passò ad Almirante. Morto Almirante quel grumo di potere oscillò tra Fini e Rauti ma, grazie ai buoni uffici della vedova Almirante, si stabilizzò attorno a Fini. “Fascismo” oppure “antifascismo”, “americanismo” oppure “antiamericanismo”, “filogiudaismo” oppure “antigiudaismo” erano “categorie variabili”. Quello che contava era un sistema di tipo feudale con “Capo”, “vicecapo”, “sottocapo”, “guardaspalle” e “portaborse”. Fu così che il MSI diventò MSI-DN e il MSI-DN diventò AN.

Oggi AN si è sciolta nel PdL. E la “eredità dello zio (Giorgio) buonanima” è andata a puttane. Ragione per cui coloro che furono i “colonnelli di Fini” sono diventati i “colonnelli di Berlusconi”. Fini è rimasto solo. E va in cerca di nuovi fedeli. C’è qualcuno disposto a seguire Fini, il sempre fedelissimo Fini?

Resta una sparuta diaspora.
Che vorrebbe ripristinare i “vecchi giochi”. Solo che io, io ed altri, a chi ci propone i vecchi giochi, rispondiamo: “Ripartiamo dall’identità”. E il discorso s’interrompe.


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(1) “Tutto cominciò con Bettino” in “Corriere della Sera” del 28 marzo 2009, pagina 1;
(2) “Invieremo 250 militari di rinforzo per le elezioni” in “Corriere della Sera” del 28 marzo 2009, pagina 9;
(3) “LE OMBRE DEL PASSATO” in “Corriere della Sera” del 29 marzo 2009, pagina 1:
(4) “Meno male che c’è Fini” in “la Repubblica” del 29 marzo 2009, pagina 1;
(5) “La Costituente tenta D’Alema” in “Corriere della Sera” del 29 marzo 2009, pagina 3;
(6) “E il premier elogia l’alleato” in “Corriere della Sera” del 29 marzo 2009, pagina 4;
(7) “Caro Gianfranco, così non va” in “la Repubblica” del 29 marzo 2009, pagina 4;
(8) “I cattolici contro Fini: noi difendiamo la vita” in “la Repubblica” del 29 marzo 2009, pagina 4.

 
 

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