| In
Italya gli sciacalli volano
alto
16.04.09 - Gran
bella cosa la democrazia,
ci predicano da sessantanni.
E pazienza se, per goderne,
abbiamo perso la guerra e dovuto
subire i bombardamenti terroristici
degli Americani.
Naturalmente, cè democrazia e democrazia. Finita
la guerra, e con il desiderio
di far dimenticare agli Italiani
i sogni della Terza
Roma, ci dettero una
democrazia ampia e quasi perfetta: bastavano 300.000 voti per
avere una rappresentanza parlamentare.
Poi, caduto il Muro di Berlino
ed implosa lUnione Sovietica, chi può
pensò bene di inserire
una qualche regola per assicurare
la governabilità.
E, da allora, fu un susseguirsi
di referendum e di leggine.
Strano ma vero. Non si puntava
solo a dare un qualche premio
di maggioranza a chi
otteneva più voti. Ma
si puntava anche a creare degli sbarramenti
in modo che i piccoli non avessero
più possibilità di ottenere una qualche rappresentanza.
E, se a questo si aggiunge che
i rimborsi elettorali vengono elargiti solo a chi
supera lo sbarramento, il quadro
era completo: da una democrazia
rappresentativa si
passa ad una democrazia
consentita.
Già, perché una
cosa deve essere chiara. In
tutti i tempi ci sono stati
gli idola tribus.
E, se chi gestisce, la res
pubblica, si arroga
il diritto di cancellare
le minoranze, sapete
dirmi di che democrazia andiamo
cianciando? A mio sommesso
parere, se si toglie rappresentanza
alle minoranze, si uccide lo
spirito della democrazia.
Pur mantenendone inalterate
le forme e confermati i riti.
E, difatti
. E difatti,
per dare vita e portare avanti
un partito che superi lo sbarramento,
sono necessari molti soldi.
Dopodiché chi ha i soldi
e/o può procurarseli
va alle elezioni e consegue
una rappresentanza parlamentare.
Gli altri, invece, stiano a
guardare. E vedano di applaudire
se non vogliono essere tacciati
di essere antidemocratici, antiamericani ed antisemiti.
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Il referendum sul quale siamo
invitati a votare non si discosta
da questo schema. Che, ai miei
occhi, è uno schema
liberticida. E, se
un quesito propone di dare il premio di maggioranza;
altro quesito propone lo sbarramento
ai piccoli. E fin
qui ciascuno proponga quello
che vuole e quello che crede.
In linea di principio siamo
tutti liberi. O
no?
Solo che subentra la bassa
cucina. E sono proprio
i referendari ad avere un soprassalto di coscienza.
E a chiedersi: Che
volete che interessi agli Italiani
dei nostri quesiti referendari?
Pochi si prenderanno la briga
di andarli a votare e non raggiungeremo
il quorum. Fu
così che proposero di
accorpare il referendum con
le elezioni europee ed amministrative
fissate per il 6/7 giugno. E
chiamarono la loro proposta election day,
per significare che loro avevano
il mandato dei benefattori
che ci avevano liberato nel
1945.
Ahimè! In politica ciascuno
fa i propri interessi e tira
lacqua al proprio mulino.
Fu così che la Lega
Nord si mise di traverso.
Ai leghisti non piace, in particolare,
quel quesito che propone di
spostare il premio
di maggioranza dalla coalizione alla singola lista.
E, dunque, minacciarono sfracelli.
A Berlusconi i quesiti referendari
piacerebbero e ne vedrebbe con
piacere un esito positivo, ma
Ma Berlusconi è il Capo
del Governo. E, costretto a
scegliere, ha preferito tenere
saldo il Governo piuttosto che
favorire gli interessi dei referendari.
Fu così che, dopo giorni
di passione, si decise: niente
accorpamento (1). Nessuna
meraviglia: i leghisti e Berlusconi
sono degli spudorati.
E, quello che scandalizza, lo
dichiarano. Anzi lo proclamano.
Niente a che spartire con i referendari e i centrosinistri che, notoriamente, sono degli idealisti.
E, se stanno sempre dalla parte
di chi detiene il potere
reale, questo fatto
è da addebitare alle
stelle e agli influssi astrali.
Mai e poi mai a miseri calcoli.
A riprova cito il fatto che
molti di loro sono passati dalla
minaccia (Ha da
venì Baffone)
alla esultanza (Obama è venuto a cena, dandoci
i suoi ordini).
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Essendo degli idealisti,
hanno fatto ricorso agli ideali.
E quale migliore ideale dei terremotati dellAbruzzo?
No, referendari e centrosinistri,
proponendo lo accorpamento,
non portavano avanti interessi
propri o altrui Ma si ripromettevano
di risparmiare dei soldi a favore
dei terremotati dellAbruzzo.
Che, inutile dirlo, stanno in
cima ai loro pensieri. A me
non resta che alzare gli occhi
al cielo. Ed ammirare tanti sciacalli che volano
alto.
Fini, nei lunghi giorni nei
quali Lega e PdL litigavano
su accorpamento SI/accorpamento
NO, aveva mantenuto
un rigoroso silenzio. Anche
per riguardo alla prestigiosa
carica che lo pone super
partes. Poi, alzando
gli occhi al cielo, vide tanti
sciacalli che volavano. E allora
decise di essere anche lui della
partita (2).
Nessuna meraviglia. Ieri Alberto
Quadrio Curzio proponeva di stornare allAbruzzo
i soldi già stornati
per il Ponte di Messina (3). Gli risponde Tony Zermo: Date allAbruzzo
i soldi del Ponte. Perché
allora non utilizzare i soldi
dati allExpo 2015 o alla
Tav? (4). Oh,
bella! Stornando i soldi
del Ponte ai terremotati
dAbruzzo, sarebbero
i poveri che aiutano i poveri.
La grassa borghesia padrona del Corsera
non può aiutare i poveri.
E poi ci sono forse più poveri dei ricchi?
Noto che nessuno propone
di tagliare sulle 113 basi militari
USA dislocate in Italia né
sugli 11.000 soldati italiani
inviati allestero a combattere
le guerre americane. Ma,
si sa, lAbruzzo è parte della Patria
italiana. USA/Israel è la patria della classe
dirigente di questo sventurato
paese.
Sul quale volano tanti sciacalli.
E il cielo si è fatto
scuro.
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(1) PdL-Lega:
7 giugno senza referendum in Corriere della Sera del 16 aprile 2009, pagina 8;
(2) Ma Fini boccia
la scelta: peccato spendere
milioni in Corriere
della Sera del 16
aprile 2009, pagina 9;
(3) Meglio rinviare
il Ponte di Messina in Corriere della Sera del 15 aprile 2009, pagina 1;
(4) Chi ha paura
del ponte? in LA SICILIA del 16 aprile 2009, pagina 2. |