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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

In Italya gli sciacalli volano alto

16.04.09 - “Gran bella cosa la democrazia”, ci predicano da sessant’anni. E pazienza se, per goderne, abbiamo perso la guerra e dovuto subire i bombardamenti terroristici degli Americani.

Naturalmente, c’è democrazia e democrazia. Finita la guerra, e con il desiderio di far dimenticare agli Italiani i sogni della “Terza Roma”, ci dettero una democrazia ampia e quasi perfetta: bastavano 300.000 voti per avere una rappresentanza parlamentare. Poi, caduto il Muro di Berlino ed implosa l’Unione Sovietica, “chi può” pensò bene di inserire una qualche regola per “assicurare la governabilità”. E, da allora, fu un susseguirsi di referendum e di leggine. Strano ma vero. Non si puntava solo a dare un qualche “premio di maggioranza” a chi otteneva più voti. Ma si puntava anche a creare degli “sbarramenti” in modo che i piccoli non avessero più possibilità di ottenere una qualche rappresentanza. E, se a questo si aggiunge che i “rimborsi elettorali” vengono elargiti solo a chi supera lo sbarramento, il quadro era completo: da una “democrazia rappresentativa” si passa ad una “democrazia consentita”.

Già, perché una cosa deve essere chiara. In tutti i tempi ci sono stati gli “idola tribus”. E, se chi gestisce, la “res pubblica”, si arroga il diritto di “cancellare le minoranze”, sapete dirmi di che democrazia andiamo cianciando? A mio sommesso parere, se si toglie rappresentanza alle minoranze, si uccide “lo spirito della democrazia”. Pur mantenendone inalterate le forme e confermati i riti. E, difatti…. E difatti, per dare vita e portare avanti un partito che superi lo sbarramento, sono necessari molti soldi. Dopodiché chi ha i soldi e/o può procurarseli va alle elezioni e consegue una rappresentanza parlamentare. Gli altri, invece, stiano a guardare. E vedano di applaudire se non vogliono essere tacciati di essere “antidemocratici”, “antiamericani” ed “antisemiti”.

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Il referendum sul quale siamo invitati a votare non si discosta da questo schema. Che, ai miei occhi, è uno “schema liberticida”. E, se un quesito propone di dare il “premio di maggioranza”; altro quesito propone lo “sbarramento ai piccoli”. E fin qui ciascuno proponga quello che vuole e quello che crede. In linea di principio “siamo tutti liberi”. O no?

Solo che subentra la “bassa cucina”. E sono proprio i “referendari” ad avere un soprassalto di coscienza. E a chiedersi: “Che volete che interessi agli Italiani dei nostri quesiti referendari? Pochi si prenderanno la briga di andarli a votare e non raggiungeremo il quorum”. Fu così che proposero di accorpare il referendum con le elezioni europee ed amministrative fissate per il 6/7 giugno. E chiamarono la loro proposta “election day”, per significare che loro avevano il mandato dei “benefattori che ci avevano liberato nel 1945”.

Ahimè! In politica ciascuno fa i propri interessi e tira l’acqua al proprio mulino. Fu così che la “Lega Nord” si mise di traverso. Ai leghisti non piace, in particolare, quel quesito che propone di spostare il “premio di maggioranza” dalla “coalizione” alla “singola lista”. E, dunque, minacciarono sfracelli. A Berlusconi i quesiti referendari piacerebbero e ne vedrebbe con piacere un esito positivo, ma… Ma Berlusconi è il Capo del Governo. E, costretto a scegliere, ha preferito tenere saldo il Governo piuttosto che favorire gli interessi dei referendari. Fu così che, dopo giorni di passione, si decise: niente accorpamento (1). Nessuna meraviglia: i leghisti e Berlusconi sono degli “spudorati”. E, quello che scandalizza, lo dichiarano. Anzi lo proclamano.

Niente a che spartire con i “referendari” e i “centrosinistri” che, notoriamente, sono degli “idealisti”. E, se stanno sempre dalla parte di chi detiene il “potere reale”, questo fatto è da addebitare alle stelle e agli influssi astrali. Mai e poi mai a miseri calcoli. A riprova cito il fatto che molti di loro sono passati dalla minaccia (“Ha da venì Baffone”) alla esultanza (“Obama è venuto a cena, dandoci i suoi ordini”).

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Essendo degli “idealisti”, hanno fatto ricorso agli “ideali”. E quale migliore ideale dei “terremotati dell’Abruzzo”? No, referendari e centrosinistri, proponendo lo “accorpamento”, non portavano avanti interessi propri o altrui Ma si ripromettevano di risparmiare dei soldi a favore dei terremotati dell’Abruzzo. Che, inutile dirlo, stanno in cima ai loro pensieri. A me non resta che alzare gli occhi al cielo. Ed ammirare tanti “sciacalli che volano alto”.

Fini, nei lunghi giorni nei quali Lega e PdL litigavano su “accorpamento SI/accorpamento NO”, aveva mantenuto un rigoroso silenzio. Anche per riguardo alla prestigiosa carica che lo pone “super partes”. Poi, alzando gli occhi al cielo, vide tanti sciacalli che volavano. E allora decise di essere anche lui della partita (2).

Nessuna meraviglia. Ieri Alberto Quadrio Curzio proponeva di “stornare all’Abruzzo i soldi già stornati per il Ponte di Messina” (3). Gli risponde Tony Zermo: “Date all’Abruzzo i soldi del Ponte. Perché allora non utilizzare i soldi dati all’Expo 2015 o alla Tav?” (4). Oh, bella! Stornando i “soldi del Ponte” ai “terremotati d’Abruzzo”, sarebbero i poveri che aiutano i poveri. La “grassa borghesia” padrona del “Corsera” non può aiutare i poveri. E poi ci sono forse più poveri dei ricchi?

Noto che nessuno propone di tagliare sulle 113 basi militari USA dislocate in Italia né sugli 11.000 soldati italiani inviati all’estero a combattere le guerre americane. Ma, si sa, l’Abruzzo è parte della “Patria italiana”. USA/Israel è la patria della classe dirigente di questo sventurato paese.

Sul quale volano tanti sciacalli. E il cielo si è fatto scuro.


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(1) “PdL-Lega: 7 giugno senza referendum” in “Corriere della Sera” del 16 aprile 2009, pagina 8;
(2) “Ma Fini boccia la scelta: peccato spendere milioni” in “Corriere della Sera” del 16 aprile 2009, pagina 9;
(3) “Meglio rinviare il Ponte di Messina” in “Corriere della Sera” del 15 aprile 2009, pagina 1;
(4) “Chi ha paura del ponte?” in “LA SICILIA” del 16 aprile 2009, pagina 2.

 
 

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