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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

Santa Romana Chiesa bacchetta la “pecorella Italya” e abbraccia il “lupo Israele

09.05.09 - Sia chiaro: credere oppure non credere alla “religione”, che vanno predicando i preti, è questione di “fede”. Ed io, sulla fede, non metto lingua. Poi ci sono i “fatti concreti”. E su questi mi permetto di esprimere una qualche opinione. Oggi è tutto un fiorire di dichiarazioni di “chierici” che criticano la politica governativa sulla “immigrazione clandestina”. Le riporto in coda, dopo averle letto con un misto di meraviglia e disgusto.

Inutile dire che qui si parla di “immigrazione clandestina”, cosa ben diversa dalla immigrazione regolare. Ed è solo su questo aspetto (contrasto alla immigrazione clandestina) che io concordo con l’azione del Governo. Fermo restando che agli stranieri regolari va riconosciuta la parità dei diritti.

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Una prima stranezza è data dai tempi. E’ da venti e più anni che i Governi, che si sono succeduti nella guida della Repubblica, tentano di contrastare la “immigrazione clandestina”. E, per arginarla, i Governi hanno stipulato vari trattati per “bloccare i clandestini prima che raggiungano il suolo italiano”. Ultimo l’accordo tra Italia e la Libia. Detti accordi sono stati stipulati sia da governi di centrodestra che da governi di centrosinistra. E nel consenso generale.

Se le cose stanno così, perché improvvisamente, nel momento che, per la prima volta, trova attuazione l’accordo tra Italia e Libia ed avviene il “primo respingimento” si levano tutte queste urla e questi strepiti? Protesta l’ONU e fa la sua parte, ma approva la UE ed anch’essa fa la sua parte.

Protesta la “sinistra” e, francamente, non si capisce. Forse che taluni accordi per “bloccare i clandestini” non li ha firmati anche la sinistra? Insomma: la sinistra protesta tanto per protestare. Segno di pochezza intellettuale e morale.

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Stranamente, protesta anche Santa Romana Chiesa e tutti i suoi chierici. E qui il discorso si fa complicato. Può Santa Romana Chiesa ciurlare nel manico più di tanti squallidi politicanti? Perché una cosa salta agli occhi: lo stato “Città del Vaticano” è lindo, pulito e bene amministrato. Allora che vuol dire questo continuo “predicare l’accoglienza” se poi si delega agli Italyani l’impedire che stranieri vadano ad accamparsi all’interno della “Città del Vaticano”? Possibile che tanti “santi padri” non si rendono conto che stanno predicando l’ipocrisia e l’impostura? E, difatti, la carità bisognerebbe praticarla piuttosto che predicarla.

Colmo dell’ipocrisia clericale: mentre Santa Romana Chiesa bacchetta la “pecorella Italya” per avere respinto alcune centinaia di clandestini, Sua Santità Benedetto XVI° va in Palestina e conta di abbracciare i Capi del “lupo Israele” che, nel 1948, hanno cacciato 800.000 Palestinesi dai paesi natali e che, nel 2009, rifiutano di riprenderli. Con tutta evidenza alla “pecorella Italya” toccano le bacchettate così come si conviene ad una “pecora”. Mentre al “lupo Israele”, essendo un “lupo”, spettano strette di mano e parole di “fraterna amicizia”.

Colpa di Benedetto XVI°? Colpa di Santa Romana Chiesa? No, colpa di noi Italyani. Che abbiamo scordato l’antico insegnamento: se uno si fa pecora, viene il lupo e se lo mangia. E’ tempo di prendere atto che Santa Romana Chiesa sta coi “lupi” che divorano la “pecorella Italya”. E comportarsi di conseguenza.

Antonino Amato

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La protesta del segretario del Pontificio Consiglio per i Migranti
monsignor Marchetto: "Si criminalizzano gli emigranti irregolari"


Clandestini e legge sugli immigrati
Vaticano: "Violati i diritti dei rifugiati"


L'Osservatore Romano: "L'Italia preoccupa, dare aiuto a chi ha bisogno
è priorità". La Cei: "Reato di immigrazione clandestina da rivedere"


CITTA' DEL VATICANO - L'Italia che respinge in Libia i migranti intercettati in mare "preoccupa", perché dare aiuto a chi si trova in condizioni gravi è una priorità. La dura presa di posizione arriva dall'Osservatore Romano, dopo che contro il rimpatrio dei clandestini in Libia, che "ha violato le norme internazionali sui diritti dei rifugiati", aveva protestato già il segretario del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti, monsignor Agostino Marchetto. E la Cei si lancia contro il nuovo pacchetto sicurezza del governo, per l'introduzione del reato di immigrazione clandestina, che allarma i vescovi perché mette a rischio diritti fondamentali. Una norma che la Cei invita a rivedere.

Osservatore Romano: "Garantire assistenza e diritti umani". Il quotidiano della Santa Sede sottolinea "la priorità del dovere di soccorso nei confronti di chi si trova in gravi condizioni di bisogno. I migranti devono poi essere ricoverati presso strutture - si conclude - che possano fornire adeguate garanzie di assistenza e di rispetto dei diritti umani''.

Vaticano e Cei: Pacchetto sicurezza contro i diritti umani degli immigrati. Secondo il Vaticano, anche alcune norme del pacchetto sicurezza, come quella sulla denuncia obbligatoria dei medici, preludono a "gravi difficoltà" per la realizzazione dei diritti umani dei migranti in Italia.

"La normativa internazionale, alla quale si è appellata anche l'Onu - ha ricordato poi monsignor Agostino Marchetto - prevede che i possibili richiedenti asilo non siano respinti, e che, fino a che non ci sia modo di accertarlo, tutti i migranti siano considerati 'rifugiati presunti".

"Capisco che gli attuali flussi misti complicano le cose anche per i governi - ha aggiunto - ma c'è bisogno comunque di rendere operative le norme concordate e riaffermate più volte nelle sedi internazionali".


Monsignor Marchetto ha poi espresso la convinzione, già espressa più volte ma non sottoscritta dalle massime autorità ecclesiastiche, che la legislazione italiana in materia migratoria sia macchiata da un "peccato originale", rappresentato dalla volontà di "criminalizzare gli emigranti irregolari", una realtà di fronte alla quale "i cittadini sono posti e devono giudicare".

"Ciascuno si assumerà le proprie responsabilità. Per quanto mi riguarda - ha concluso - cerco solo di rappresentare la dottrina sociale della Chiesa che, nel valutare la soluzione ad un problema impone di verificare non solo se è efficace, ma se è giusta".

Anche il direttore dell'Ufficio per la pastorale degli immigrati della Cei, padre Gianromano Gnesotto, sottolinea che le norme contenute nel nuovo pacchetto sicurezza del governo mettono a repentaglio i diritti umani degli immigrati, e in pericolo, più in generale, il riconoscimento dei diritti "fondamentali" alla salute e all'istruzione di tutti i cittadini. Si rischia in questo modo di creare dei cittadini di serie B, ammonisce Gnesotto, e di fare degli immigrati delle "non persone". La Cei lancia quindi un invito a rivedere il reato di clandestinità, e trovare, se possibile, "una via di mezzo".

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Il segretario del Pontificio Consiglio per i migranti e gli itineranti

Vaticano: «Lesi i diritti umani
degli immigrati riportati in Libia»

Mons. Marchetto: «Violate le norme internazionali sui diritti dei rifugiati». Fini: «Non violati diritti»


CITTÀ DEL VATICANO - Il rimpatrio dei clandestini in Libia «ha violato le norme internazionali sui diritti dei rifugiati». È la posizione espressa dal segretario del Pontificio Consiglio per i migranti e gli itineranti, monsignor Agostino Marchetto. Ma anche alcune norme del pacchetto sicurezza, come quella sulla denuncia obbligatoria dei clandestini da parte dei medici, preludono a «gravi difficoltà» per la realizzazione dei diritti umani dei migranti in Italia, ha aggiunto mons. Marchetto.

VIOLATA NORMATIVA INTERNAZIONALE - «La normativa internazionale, alla quale si è appellata anche l'Onu, prevede che i possibili richiedenti asilo non siano respinti, e che, fino a che non ci sia modo di accertarlo, tutti i migranti siano considerati "rifugiati presunti"», ha chiarito il segretario del Pontificio consiglio. «Capisco che gli attuali flussi misti complicano le cose anche per i governi, ma c'è bisogno comunque di rendere operative le norme concordate e riaffermate più volte nelle sedi internazionali». Mons. Marchetto ha poi ribadito la sua convinzione, già espressa più volte ma non sottoscritta dalle massime autorità ecclesiastiche, che la legislazione italiana in materia migratoria sia macchiata da un «peccato originale» rappresentato dalla volontà di «criminalizzare gli emigranti irregolari».

ASSUMERSI LE RESPONSABILITÀ
- Il segretario ha poi elogiato l'azione dei movimenti cattolici che hanno criticato i recenti provvedimenti, auspicando che i loro appelli non rimangano inascoltati. Negare di fatto ai clandestini il diritto alle cure e all'istruzione per i figli, pena la denuncia, ha osservato Marchetto, «rappresenta un'evidente violazione dei diritti fondamentali della persona. Ciascuno si assumerà le proprie responsabilità. Per quanto mi riguarda, cerco solo di rappresentare la dottrina sociale della Chiesa che, nel valutare la soluzione a un problema, impone di verificare non solo se è efficace, ma se è giusta».

OSSERVATORE ROMANO - Ma critiche all'azione italiana sono giunte anche dall quotidiano «Osservatore Romano» che venerdì ha scritto: «Diverse organizzazioni umanitarie hanno espresso critiche nei confronti di questa operazione. Preoccupa il fatto - scrive il giornale vaticano - che fra i migranti possa esserci chi è nelle condizioni di poter chiedere asilo politico. E si ricorda anzitutto la priorità del dovere di soccorso nei confronti di chi si trova in gravi condizioni di bisogno. I migranti - prosegue il quotidiano d’Oltretevere - devono poi essere ricoverati presso strutture che possano fornire adeguate garanzie di assistenza e di rispetto dei diritti umani».

FINI - E sulle polemiche nate dalla decisione del governo di respingere le imbarcazioni dei clandestini il presidente della Camera Gianfranco Fini risponde, nella videochat sul sito della Camera: «Capisco l'Onu, ma il respingimento dei clandestini non è in contrasto con il diritto fondamentale dell'uomo. Certo la questione è complicata e il punto difficile è che il respingimento non sempre rende possibile la verifica di chi ha il diritto ad avanzare la richiesta dell'asilo politico».

08 maggio 2009

 
 

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