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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

Mai fimmina sazia, mai patruni cuntentu

12.05.09 - Io non leggo nel cuore degli uomini. Non so, dunque, dire quanto Benedetto XVI° è sincero nell’invocare la “pace a 3” (giudei, cristiani e mussulmani). E mi chiedo: “Può aversi pace senza giustizia? In Palestina c’è sopraffazione, non c’è giustizia. Quindi, niente pace”. Né le mie sono le parole del “solito becero”.

Le “parole”, se non sono accompagnate da “fatti concreti” restano solo “astratte enunciazioni”. Più o meno sincere. In proposito riporto: “Ma il dialogo trilaterale è arduo. L’incontro interreligioso della sera è interrotto quando lo sceicco Taysir al-Tamimi ha preso il microfono e inveito contro Israele e i suoi crimini, mentre molti rabbini lasciavano la sala…” (1).
Come se non bastasse, altra notizia: “I rabbini europei hanno disertato la riunione delle comunità religiose convocata dalla Commissione UE ieri a Bruxelles in segno di protesta contro la presenza di organizzazioni vicine ai Fratelli mussulmani e del controverso intellettuale Tariq Ramadan” (2).

Insomma: gli Ebrei ritengono, a torto o a ragione, di essere i “padroni del mondo”. Sono disposti a “colloquiare con gli altri”; ma gli altri si devono mostrare umili e remissivi. Se no, prendono la kippa e abbandonano i colloqui. Su questa strada trovano i cristiani condiscendenti, forse per “amore” e forse per “necessità”; ma, tra gli Arabi/Mussulmani, incontrano ancora delle resistenze.

Benedetto XVI° è convinto del gran peso degli Ebrei nelle “cose di questo mondo”. E si prosterna ai “padroni del mondo”, adottando la “Shoah” come “verità sacra", come “formula sacramentale”. Cito le sue testuali parole: “Possano le loro sofferenze non essere mai negate, sminuite o dimenticate (1). Insomma la “Shoah” va accettata così come ce la narrano gli interessati. Ed accettata come la “Bibbia”, come i “Vangeli”. E recitata come il “Credo”, senza possibilità che gli storici possano arrecarvi correzione alcuna.

Sembrerebbero parole decisive, illuminanti e decisive, ed invece…. Ed invece, come insegna l’antico detto siciliano, “mai patruni cuntentu”. E difatti Meir Lau, presidente del Museo dell’Olocausto, dichiara: “Il discorso all’aeroporto è stato superbo, ma a Yad Vashem no. E’ mancato qualcosa. Non ho sentito le parole mi spiace, mi scuso, questo è certo. Ha usato la parola uccisi anziché assassinati e c’è una bella differenza. Non c’è stato nessun cenno ai tedeschi o ai nazisti, né una parola di rimpianto. Non ho sentito la partecipazione al dolore. Un occasione mancata” (3).

Questa la voce del padrone (mai contento), anche perché cerca di pagare il meno possibile la “prestazione” appena ricevuta. Non sapremo mai la lagnanza della femmina (mai sazia). Proviamo ad indovinare? Ma come, ti ho venduto la giustizia, ti ho venduto la verità. Ti ho venduto la Germania e l’Europa e mi dai così pochi alberghi nei quali esercitare il turismo religioso? Ed io come tornerò dai miei fedeli? Cosa dirò loro? Con quale faccia mi presenterò agli Europei?

Triste destino per una “Chiesa” che è passata per le mani di Carlo Magno, degli Imperatori Tedeschi, Spagnoli ed Austriaci; che era passata per le mani di Mussolini ed ora finisce nelle mani dei giudei. Dante Alighieri imprecava contro la “prostituta di Babilonia”. Eravamo nel 1300 dC. Se vivesse oggi, scriverebbe della “prostituta di Gerusalemme”? Ma si sa: ogni femmina che si rispetti deve avere un suo padrone. Ed assecondarlo in pubblico. Salvo chiedere il prezzo in privato.

Buon per me che prego gli Dei di Roma. Nel mio stato ideale, i “Pontefici” sono “magistrati della repubblica”. Ed esercitano il mandato a tempo. Nel nome del SPQR, non di Jahvé.


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(1) “Il Papa denuncia l’orrore dell’Olocausto” in “Corriere della Sera” del 12 maggio 2009, pagina 2;
(2) “Summit religioso UE, scontro sugli invitati” in “Corriere della Sera” del 12 maggio 2009, pagina 3;
(3) “Shoah, i rabbini divisi sul discorso del Pontefice” in “Corriere della Sera” del 12 maggio 2009, pagina 3.

 
 

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