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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

Questi operai, chi credono di essere? Non sanno che, senza Patria, sono bestiame da macello?

18.05.09 - Tutti, proprio tutti, manifestano solidarietà a Rinaldini, alla FIOM, alla CGIL e ai Sindacati per la “aggressione squadristica” subita. Ed io mi associo.

Mi associo e spero tanto che quell’episodio resti isolato. Che diamine! Gli Italyani siamo invasi da milioni di stranieri che, nel migliore dei casi, ci tolgono il lavoro. Con la benedizione dell’ONU che, in teoria dovrebbe “dirimere i conflitti ed assistere i profughi”; ma che, nella realtà è diventato un inutile carrozzone che eroga ai suoi dipendenti stipendi da favola. E che chiede all’Italya di sostituirla nell’assistere i profughi. Con la benedizione del Papa e della CEI. Che predicano agli Italyani “l’accoglienza cristiana” ma che tengono ben serrati i vasti palazzi vaticani e vuoti i palazzi vescovili e tanti conventi. Ma è giusto così: l’Italya spenda per accogliere gli stranieri e il clero s’ingrassi e si arricchisca.

Succede, dunque, che in giro ci sta tanto “lavoro nero”. Perché molti stranieri, pur di avere un lavoro, accettano qualsiasi remunerazione e qualsiasi condizione. E, così facendo, tolgono agli Italyani il poco lavoro disponibile. Ma gli Italyani sono contenti delle “parole umanitarie” dell’ONU e degli appelli alla “accoglienza cristiana” dei preti. Acconciandosi alla parte di “cornuti e contenti”.

Anche perché i finanzieri e i loro camerieri vanno cianciando che “gli Italyani disdegnano i lavori manuali e modesti”; e i sinistri e i sindacalisti sono per la “fraternità dei popoli”. Naturalmente erano contrari quando noi Europei andavamo in Africa a far fruttare quelle ricche terre. Ma ora che gli Africani, spinti dalla fame, vengono da noi trovano più che giusto che noi si ceda loro il poco lavoro che c’è in Italya.


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Insomma: nel 1945 noi Italyani siamo stati liberati”. Ed è nella logica che noi Italyani non si parli più di “interesse nazionale”. E che noi si stia, umili e devoti, ad ascoltare i predicozzi dell’ONU, della CEI, dei finanzieri, dei massoni e dei “sinistri malati di internazionalismo dei bei tempi che furono”.

Oggi gli strati più umili della popolazione sono alla disperazione. E i singoli si ribellano. Convengo che si tratta di iniziative sporadiche da condannare; ma ci sarebbe la strada maestra: ricordarsi che “avevamo una Patria”, eravamo una “Nazione” ed avevamo un “territorio”. Sarebbe tempo che noi si dia vita ad un “FASCIO” di “cittadini”, di “produttori” e di “consumatori”.
E, intanto, lanciare la parola d’ordine: solidarietà nazionale, comprare italiano, scegliere italiano. Nelle grandi e nelle piccole cose.


 
 

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