Questi
operai, chi credono di essere?
Non sanno che, senza Patria,
sono bestiame da macello?
18.05.09 - Tutti, proprio
tutti, manifestano solidarietà a Rinaldini, alla FIOM, alla
CGIL e ai Sindacati per la aggressione squadristica subita. Ed io mi associo.
Mi associo e spero tanto che
quellepisodio resti
isolato. Che diamine! Gli
Italyani siamo invasi da milioni
di stranieri che, nel migliore
dei casi, ci tolgono il lavoro.
Con la benedizione dellONU
che, in teoria dovrebbe dirimere
i conflitti ed assistere i
profughi; ma che,
nella realtà è
diventato un inutile carrozzone
che eroga ai suoi dipendenti
stipendi da favola. E che
chiede allItalya di
sostituirla nellassistere
i profughi. Con la benedizione
del Papa e della CEI. Che
predicano agli Italyani laccoglienza
cristiana ma che
tengono ben serrati i vasti
palazzi vaticani e vuoti i
palazzi vescovili e tanti
conventi. Ma è giusto
così: lItalya
spenda per accogliere gli
stranieri e il clero singrassi
e si arricchisca.
Succede, dunque, che in giro
ci sta tanto lavoro
nero. Perché
molti stranieri, pur di avere
un lavoro, accettano qualsiasi
remunerazione e qualsiasi
condizione. E, così facendo, tolgono agli Italyani
il poco lavoro disponibile.
Ma gli Italyani sono contenti
delle parole umanitarie
dellONU e degli appelli
alla accoglienza
cristiana dei preti.
Acconciandosi alla parte di cornuti e contenti.
Anche perché i finanzieri
e i loro camerieri vanno cianciando
che gli Italyani
disdegnano i lavori manuali
e modesti; e
i sinistri e i sindacalisti
sono per la fraternità dei popoli.
Naturalmente erano contrari
quando noi Europei andavamo
in Africa a far fruttare quelle
ricche terre. Ma ora che gli
Africani, spinti dalla fame,
vengono da noi trovano più
che giusto che noi si ceda
loro il poco lavoro che cè in Italya.
**** ***
Insomma: nel 1945 noi Italyani
siamo stati liberati.
Ed è nella logica che
noi Italyani non si parli
più di interesse
nazionale. E che
noi si stia, umili e devoti,
ad ascoltare i predicozzi
dellONU, della CEI,
dei finanzieri, dei massoni
e dei sinistri
malati di internazionalismo
dei bei tempi che furono.
Oggi gli strati più umili della popolazione sono
alla disperazione. E i singoli
si ribellano. Convengo che
si tratta di iniziative sporadiche
da condannare; ma ci sarebbe
la strada maestra: ricordarsi
che avevamo una Patria,
eravamo una Nazione
ed avevamo un territorio.
Sarebbe tempo che noi si dia
vita ad un FASCIO di cittadini,
di produttori e di consumatori.
E, intanto, lanciare la parola
dordine: solidarietà
nazionale, comprare italiano,
scegliere italiano. Nelle
grandi e nelle piccole cose.