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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

A guardare dal buco delle serratura.....

02.09.2009 - Da mesi apro i giornali e faccio spallucce alle notizie dei “peccatacci” di Berlusconi. E penso con disprezzo a tutti quei giornalisti e politici che su queste cose ci hanno imbastito delle “crociate moralizzatrici”. Dicendomi: “Sono a corto di argomenti”. Poi ho letto del fattaccio: Vittorio Feltri, direttore de “Il Giornale”, ha allungato la manaccia toccando il culo di Dino Boffo, direttore dello “Avvenire”, svelandone il “peccatuccio”. E allora mi tocca notare che le giaculatorie si sono invertite. E che coloro che trovavano “normale” che il fotografo Zappadu stesse 3 anni appollaiato su un albero per rubare delle fotografie dalla villa di Berlusconi; coloro che trovavano “decente” che una “signora” si recasse dal Premier armata di telefonino per documentare gli incontri; gridano allo scandalo per il fatto che si sveli qualche altarino di Boffo, assiduo frequentatore di sacrestie.

Io, per me, resto fermo all’antico insegnamento: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”. E a questo mi attengo, rifiutando di allinearmi dietro certi “moralizzatori” che agitano la morale come un randello. Ma mi tocca notare che il Gruppo Editoriale “la Repubblica/Espresso”, proprietario il giudeo De Benedetti, su cui scrivono tanti mangiapreti, lanciava appelli al “mondo cattolico” perché prendesse posizione sui peccatacci di Berlusconi. E che “taluni sventurati risposero”, per dirla con il Manzoni. Le giaculatorie cambiarono quando la manaccia di Feltri si posò sul culo di Boffo. E qui intervennero tanti “Santi Padri” a gridare allo scandalo e alla vergogna. Io concordo con i loro discorsi. Solo mi chiedo perché i Santi Padri non sono intervenuti prima. Mah! Misteri della fede.

Boffo, da parte sua, si arrocca: presenta le dimissioni e se le fa respingere (1). Poi narra una “favola lacrimevole e lacrimosa” tentando di addossare il “fattaccio” ad un poveretto morto (2). Ma, sapendo leggere e scrivere, fa chiedere al suo avvocato che gli atti vengano “segretati” (3). Mah! Io non so se Boffo è “gay” oppure no e confesso che la cosa mi lascia indifferente. Ma do per certo che, quanto ad “orgoglio”, Boffo ne è sprovvisto, da assiduo frequentatore di sacrestie.

Potrei chiuderla qui. Solo che due illustri opinionisti, su queste cose, incrociano le penne. Vittorio Messori, canta messa e, tra una riga e l’altra, accenna a “poca prudenza” dei Santi Padri che tenevano Boffo a quel posto, esponendo le Gerarchie (4). Alberto Melloni, invece, parla di imboscate verso “candide vestali” (5). Mah! E ci sprecano pure una pagina su queste “dotte argomentazioni”!

E dire che Fanfani consigliava: “Chi la fa, la copra” e che, nella mia Sicilia, l’antico saggio afferma: “Cu futti futti, Dio pirduna a tutti”.
E allora di cosa stanno cianciando Lor Signori?

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(1) “Boffo, viaggio a Roma per dimettersi” in “Corriere della Sera” del 2 settembre 2009, pagina 3;

(2) “Quelle telefonate dal cellulare del direttore” in “Corriere della sera” del 2 settembre 2009, pagina 3;

(3) “Il GIP blinda le carte del processo” in “Corriere della sera” del 2 settembre 2009, pagina 2;

(4) “La prudenza mancata e le conseguenze di un danno enorme” in “Corriere della Sera” del 2 settembre 2009, pagina 4;

(5) “Un malessere profondo e il doppio allarme su moralità e Lega” in “Corriere della Sera” del 2 settembre 2009, pagina 4.