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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

L’Italya batte gli USA in fatto di patriottismo

21.09.09 - Appresa la notizia dell’uccisione di 6 nostri soldati in Afganistan, ho commentato che, a costoro e a tutti i nostri soldati morti in guerra, si può ben applicare l’epigrafe che campeggia alle Termopili: “Straniero, annunzia agli Spartani che qui giacciamo, obbedendo alle loro leggi”. E ponevo una differenza sostanziale tra il “soldato”, che va là dove lo manda lo Stato, struttura organizzata di un popolo su un territorio, dai “politici” che decidono le guerre. Nella fattispecie del nostro “stare in armi” in Afganistan.

Poi ho taciuto. Sommerso da un profluvio di dichiarazioni di politici, commentatori e giornalisti che sostenevano con voce perentoria il “nostro dovere di stare in Afganistan”. Non senza notare che molti, troppi, di costoro, che in Italya stanno tutti i giorni a rissare per la mangiatoia; sono tutti allineati e coperti nella “fedeltà alla Patria”. Inutile dire che la loro Patria e le loro argomentazioni sono grottesche e ridicole. Basti dire che, ai sensi dell’articolo 11 della Costituzione, “l’Italya ripudia la guerra” per la difesa dei propri interessi; ma “partecipa ad operazioni di pace” per “esportare la democrazia” in terre lontane. E pazienza se qualcuno confonde la “UNOCAL” con la “democrazia”.
Del resto, se è vero che “l’abito non fa il monaco”, provate voi a denunciare i mille ipocriti mistificatori.

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Chi ci prova è Obama, Presidente degli USA. Oggi leggo che “Obama ha ieri espresso dubbi sulla regolarità del processo elettorale” (1). Il che vuol dire mettere in dubbio la democrazia istaurata in Afganistan coi carri armati e coi bombardamenti indiscriminati. E, come se questo non bastasse, “ha adombrato un cambio di strategia nel conflitto, con l’intensificazione della caccia ad Al Qaeda e a Bin Laden” (1). Insomma: una “presa di distanza” dal corrotto Karzai (creatura degli Yankees) e una netta distinzione tra “terroristi di Al Qaeda” e “ribelli pasthun”. E con l’ipotesi che si tenti la via della “pacificazione nazionale” (1).

Ignoro se Obama riuscirà o meno ad attuare i programmi che sbandiera. Anche perché l’apparato militare/industriale è tutto in piedi e le lobbies sono tutte operative. Costoro spinsero Bush alla guerra, dubito che consentiranno ad Obama di imboccare sentieri diversi. Resta il fatto che Obama ci prova.

I nostri politici, i nostri commentatori e i nostri giornalisti, invece, stanno tutti a cantare le lodi di USA/Israel. E mentre costoro proclamano la loro fedeltà ad USA/Israel, Obama accenna a cambi di strategia. Senza neppure avvertirli.
Ai tempi si diceva: “Contrordine compagni”. Oggi invece i guitti vengono lasciati a recitare i loro tristi spettacoli.
E pazienza se la quindicina è squallida.

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(1) “Affondo di Obama: voto dubbio” in “Corriere della Sera” del 21 settembre 2009, pagina 5.