LItalya
batte gli USA in fatto di patriottismo
21.09.09
- Appresa la notizia delluccisione
di 6 nostri soldati in Afganistan,
ho commentato che, a costoro
e a tutti i nostri soldati
morti in guerra, si può
ben applicare lepigrafe
che campeggia alle Termopili: Straniero, annunzia
agli Spartani che qui giacciamo,
obbedendo alle loro leggi.
E ponevo una differenza sostanziale
tra il soldato,
che va là dove lo manda
lo Stato, struttura organizzata
di un popolo su un territorio,
dai politici che decidono le guerre. Nella
fattispecie del nostro stare
in armi in Afganistan.
Poi
ho taciuto. Sommerso da
un profluvio di dichiarazioni
di politici, commentatori
e giornalisti che sostenevano
con voce perentoria il nostro
dovere di stare in Afganistan.
Non senza notare che molti,
troppi, di costoro, che in
Italya stanno tutti i giorni
a rissare per la mangiatoia;
sono tutti allineati e coperti
nella fedeltà alla Patria.
Inutile dire che la loro Patria
e le loro argomentazioni
sono grottesche e ridicole. Basti dire che, ai sensi dellarticolo
11 della Costituzione, lItalya
ripudia la guerra per la difesa dei propri interessi;
ma partecipa ad
operazioni di pace per esportare
la democrazia in terre lontane. E pazienza
se qualcuno confonde la UNOCAL con la democrazia.
Del resto, se è vero
che labito
non fa il monaco,
provate voi a denunciare i
mille ipocriti mistificatori.
***
Chi
ci prova è Obama, Presidente
degli USA. Oggi leggo che Obama ha ieri
espresso dubbi sulla regolarità del processo elettorale (1). Il che vuol dire mettere
in dubbio la democrazia istaurata
in Afganistan coi carri armati
e coi bombardamenti indiscriminati.
E, come se questo non bastasse, ha adombrato un
cambio di strategia nel conflitto,
con lintensificazione
della caccia ad Al Qaeda e
a Bin Laden (1). Insomma: una presa
di distanza dal
corrotto Karzai (creatura
degli Yankees) e una netta
distinzione tra terroristi
di Al Qaeda e ribelli
pasthun. E con lipotesi
che si tenti la via della pacificazione nazionale (1).
Ignoro
se Obama riuscirà o
meno ad attuare i programmi
che sbandiera. Anche perché
lapparato militare/industriale
è tutto in piedi e
le lobbies sono tutte operative.
Costoro spinsero Bush alla
guerra, dubito che consentiranno
ad Obama di imboccare sentieri
diversi. Resta il fatto che
Obama ci prova.
I
nostri politici, i nostri
commentatori e i nostri giornalisti,
invece, stanno tutti a cantare
le lodi di USA/Israel. E mentre
costoro proclamano la loro
fedeltà ad USA/Israel,
Obama accenna a cambi di strategia.
Senza neppure avvertirli.
Ai tempi si diceva: Contrordine
compagni. Oggi
invece i guitti vengono lasciati
a recitare i loro tristi spettacoli.
E pazienza se la quindicina è squallida.
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(1) Affondo
di Obama: voto dubbio
in Corriere della
Sera del 21 settembre
2009, pagina 5.