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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Antonino Amato

“Salus Rei Publicae”: vista da Rosy Bindi e da Vittorio Grevi

10.09.09 - Rosy Bindi, intervenuta a “Porta a Porta” per commentare le polemiche nate dopo la bocciatura del “lodo Alfano”, si è vista apostrofare da Berlusconi come “più bella che intelligente”. E in tanti a tifare per la “Rosy nazionale” e a condannare la “battuta da bar sport” del Cavaliere (1). Sarebbe un intermezzo comico se gli stessi medesimi concetti, della parlamentare del PD, non venissero ripresi da Vittorio Grevi, che io, se avessi voce in capitolo, definirei “più intelligente che bello”. Vogliamo parlarne assieme?

Scrive Vittorio Grevi: “Una sentenza che è stata accolta con rispetto dal presidente Napolitano, il quale, per contro, si è visto rivolgere da Berlusconi l’addebito di non essere intervenuto sulla Corte costituzionale per orientarne la decisione in senso favorevole al Lodo Alfano, esercitando la sua notoria influenza sui giudici di nomina presidenziale. Ciò che in sostanza Berlusconi addebita a Napolitano è di non aver commesso un’illecita interferenza sul funzionamento interno di un organo di garanzia, qual è la Corte costituzionale. Ma questa non è una filosofia appropriata in uno stato liberale di diritto” (2).

Non si poteva dir meglio, ma non si poteva mentire con maggiore spudoratezza. E, difatti.... E difatti a me è capitato di leggere cento volte che, in mille occasioni, il Presidente ha esercitato la sua “moral suasion” sia nei confronti dei politici che dei magistrati. E che nessuno se ne è scandalizzato. Evidentemente tutti abbiamo chiara la differenza tra “l’interferenza” e la “moral suasion”. Salvo che in questa circostanza. Nella quale, a parere della Bindi e di Grevi, è normale che la Corte, nel 2004, abbia scritto una cosa e, nel 2009, abbia scritto cosa diversa. Ed è altrettanto normale sostenere che, se Napolitano avesse fatto presente ai Giudici della Corte che una bocciatura del Lodo Alfano avrebbe creato dei problemi ad un ordinato svolgimento della vita pubblica, questo avvertimento sarebbe stato “interferenza”.

Io non so dirvi se la Bindi e Grevi sono oppure non sono “belli” ed “intelligenti”. Affermo però che costoro fingono di essere “Alice nel Paese delle Meraviglie”. E delineano uno “Stato liberale” nel quale i massimi organi costituzionali non “colloquiano”. Perché il “colloquio” sarebbe “interferenza”. Pare che nella loro concezione di “Stato liberale” gli unici abilitati ad interferire sono gli Ambasciatori degli USA e di Israele. E, magari, i loro servizi segreti. Mah!

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Datemi pure dello “arcaico”, ma io rammento che, nell’antica Roma, le “autorità” erano tutte “magistrature della Repubblica”: lo erano i Consoli (che amministravano la cosa pubblica), lo era il Pretore (che amministrava la giustizia), lo era perfino il Pontefice Massimo (che amministrava i riti religiosi). Oggi invece Rosy Bindi e Vittorio Grevi ci delineano uno “stato liberale” e delle leggi astratte. Come se il tutto (Stato e Leggi) non dovesse servire alla “Res Publica” e ai suoi cittadini. Ma il tutto fosse stato preordinato....a beneficio di chi sanno loro.

Datemi pure del “nostalgico”. Ma io rammento che tra il 25 luglio 1943 e l’8 settembre 1943 nessuno si ribellò contro il Re che aveva fatto arrestare Mussolini e chiamato Badoglio a presiedere il Governo. La ribellione nacque e si sviluppò a seguito dello sconcio armistizio annunciato l’8 settembre 1943. Segno evidente che, in quei tempi, si pensava che la “Salus Rei Publicae” dovesse prevalere sulle opinioni e sugli interessi dei singoli.

Poi abbiamo subito la “guerra perduta” e la “liberazione”. Ed oggi ci tocca subirci le disquisizioni di Rosy Bindi e di Vittorio Grevi. I quali concepiscono gli organi costituzionali di questa Repubblica come delle “icone ieratiche”, come dei “santi in tabernacolo”, come dei “burattini appesi nello sgabuzzino” che “non colloquiano tra di loro”. Ma aspettano tutti che il prete li spolveri e li porti in processione o che il puparo li tiri fuori a recitare la parte loro assegnata.

Posso dissentire? Oh tempora! Oh mores!


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(1) “La Bindi e l’ironia del premier sulla sua bellezza. Una telefonata dal Colle e tremila email” in “Corriere della Sera” del 9 ottobre 2009, pagina 5;

(2) “Costituzionalità, il Colle e la scelta del 2004” in “Corriere della Sera” del 9 ottobre 2009, pagina 6.